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domenica 27 settembre 2020
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Le prove del DNA delle migrazioni dei sopravvissuti di Atlantide

Sulle tracce dei sopravvissuti di Atlantide e Lemuria attraverso i secoli

Edgar Cayce descrive tre periodi di tempo durante la lunga storia di
Atlantide in cui, via via che la terra si disintegrava, la gente lasciava il suo
paese nella speranza di sopravvivere in un luogo più solido. Le conoscenze
accumulate negli anni precedenti dagli atlantidei che avevano viaggiato nel
mondo per commerciare e condividere le informazioni fornivano gli emigranti
di molte possibilità per trovare dei luoghi per nuove case. Simboleggiando il
forte influsso delle migrazioni estese da Atlantide, i geografi arabi disegnarono
il paese sulle loro carte geografiche come un dragone nell’Oceano Atlantico. La
sua testa stava per il posto da cui la gente proveniva, e le sue lunghe code erano
i loro viaggi come si avvolgevano intorno al globo. Gli atlantidei si insediarono
tutti intorno all’Oceano Atlantico, ma le isole Canarie, i monti Pirenei, il
Marocco e la penisola iberica offrivano una sicurezza immediata senza viaggi
estesi.
Anni prima della distruzione finale di Atlantide, circa intorno al 10 000 a.C.,
dei membri della Legge dell’Uno che mantenevano la fede nel solo Dio
onnipotente misero in guardia dalla calamità in arrivo. Edgar Cayce racconta
che anche gli abitanti di veicoli che volarono verso la terra informarono la
gente del disastro incombente (1681-1). Alcune famiglie sagge che diedero
retta a queste predizioni si unirono in piccoli gruppi, costruirono navi solide, le
rifornirono di provviste e partirono. Quando vibrazioni casuali del terreno di
Atlantide segnalarono un’instabilità imminente, intere comunità in fretta
riunirono alcune cose necessarie e fuggirono sul mare in barche di fortuna.
Quando la terra tremò e i vulcani minacciarono Atlantide, coloro che
frettolosamente abbandonarono le loro case presero solo le provviste più
importanti per le loro necessità immediate. Ogni indugio avrebbe potuto
significare una morte orribile e fu impossibile stipare sulle navi affollate le
attrezzature necessarie per conservare il loro tenore di vita. Inondazioni,
terremoti ed altri disastri naturali successivi, inoltre le distruzioni delle
magnifiche librerie antiche del mondo si unirono per eliminare le conoscenze
dettagliate delle destrezze tecniche della civiltà atlantidea. Alla fine rimasero
solo ricordi di Atlantide. Che cosa resterebbe nell’anno 12 000 d.C. della nostra
civiltà se fossimo costretti domani di lasciare in fretta le nostre case portandoci
dietro solo ciò che abbiamo con noi, mentre terremoti scuotono le nostre città,
e la lava o giganteschi maremoti coprono ogni cosa?
Nei loro luoghi nuovi i rifugiati costruirono ripari, cacciarono, pescarono e
forse coltivarono del cibo, ma le loro mani finirono per essere piene di calli e i
loro vestiti diventarono stracci. Ora che il possesso di oggetti materiali
complessi era impossibile, i sopravvissuti impararono a trovare appagamento
nelle pratiche spirituali. I principi della Legge dell’Uno - una moglie, una
famiglia, uno stato, una religione, un Dio, uno scopo (2437-1) – offrivano loro
la pace interiore e sollievo dalle loro difficili condizioni di vita. Come i loro
antenati ad Atlantide, essi si amavano e si rispettavano l’un l’altro e il loro
ambiente naturale. Nella lettura 5750-1 Cayce descrive l’importanza di altari e
cerchi di pietre che diventarono il centro delle attività religiose degli
immigranti nello Yucatan.
L’attività vulcanica continua su quelle che ora sono Capo Verde, Madera e le
isole Azzorre le resero inabitabili, ma le vicine isole Canarie erano più ospitali.
Enormi grotte naturali offrivano un primo riparo finché i rifugiati senza mezzi
non ricostruirono una parvenza della loro vita precedente. Costruirono case e
poi piccole città con edifici fatti di grosse pietre compatte nello stile del loro
passato. I canali che scavarono per l’irrigazione prolungarono la loro stagione
di coltivazione. Nel 1402, durante la loro prima visita documentata nella zona,
gli spagnoli scoprirono le rovine di alcuni di questi edifici e canali antichi.
Via via che la vita nelle isole Canarie migliorava, la gente riprendeva alcuni
aspetti della sua cultura passata. Continuarono a compiere le iniziazioni ed i riti
magici complessi che avevano avuto un ruolo così importante nella vita della
loro patria. Le grotte si offrivano come ottimi santuari per questi avvenimenti,
anche come luoghi per conservare a lungo le mummie. Disponevano le loro
mummie rannicchiate, come facevano anche i discendenti degli altri atlantidei
in Messico, Perù e nell’Egitto dei primi tempi. I soffitti delle grotte nelle
Canarie, dove conservavano i corpi bendati, sono dipinti di rosso e le pareti
sono coperte di disegni di animali e di simboli e geroglifici indecifrabili in
rosso, nero, grigio e bianco. Una scrittura simile nelle grandi Grotte
interconnesse di Loltun nell’America Centrale non è mai stata tradotta.
Quando gli spagnoli arrivarono per la prima volta nelle Canarie, vi vissero
20.000 persone di quattro gruppi etnici. Gli spagnoli si riferivano al gruppo, i
cui antenati avevano costruito gli edifici e sistemi di canali sofisticati, come
guanci. Essi furono i principali abitanti delle isola di Gran Canaria e Tenerife.
Questa gente orgogliosa era rimasta indipendente e non aveva contratto
matrimonio con marinai ed avventurieri egizi e cartaginesi che avevano fatto
loro visita in passato. I guanci dissero agli spagnoli che si erano salvati salendo
in cima a dei monti che, una volta, erano state le vette di monti di una terra
sommersa. Erano così terrorizzati dall’acqua che non avevano barche.
I guanci conservarono alcune usanze che Platone descrive e che, secondo
lui, erano praticate ad Atlantide. Il loro sistema legislativo comprendeva 10
ufficiali elettivi e una colonna, simile a quella nel tempio di Poseidone. Sulle
sommità dei loro monti i guanci offrivano preghiere ad un dio onnipotente che
ricompensava la virtù e vendicava il peccato. Una setta di sacerdotesse, le
magadi, le cui pratiche assomigliavano a quelle delle streghe del Messico e della
vecchia Europa, praticavano il loro culto vicino a dei cerchi di pietra. Sotto il
potere di un gran sacerdote, queste streghe vergini praticavano delle danze
simboliche. Mentre erano ipnotizzate o in trance, queste donne servivano
come oracoli. Se i temuti terremoti scuotevano il paese e se i vulcani erano
attivi, le vergini si sacrificavano all’oceano, nella speranza di impedire che il
mare travolgente coprisse ogni cosa come aveva fatto in passato.
Gli esploratori che nel 1402 visitarono la regione dei guanci trovarono nelle
grotte anche stoviglie e disegni. I bellissimi disegni che gli artisti guanci
lasciarono sulle pareti delle grotte erano quasi identici a quelli dipinti nelle
grotte del sud della Francia. Le loro ceramiche, alcune risalenti a 20000 a.C.,
erano decorate con motivi simili ai disegni della ceramica più antica del Sud
America. Anche le rovine a Tenerife di piramidi di pietra nera e a sei gradini
indicano le origini lontane dei guanci. Gli archeologi hanno riferito che le
piramidi hanno molte migliaia di anni e sono orientate astronomicamente in
modo perfetto verso il tramonto nel solstizio d’estate. Scavi recenti sotto una di
queste hanno prodotto degli artefatti identificati con i guanci. Antiche
testimonianza spagnole riferiscono che i guanci danzavano, eseguivano dei
giochi e partecipavano a cerimonie sacre sulle cime piane di queste piramide di
pietra costruite a terrazze. Un altro ritrovamento interessante fra i beni dei
guanci fu una statua di pietra di un uomo nudo che portava una sfera, come
Atlante che regge il mondo. Sembrava simboleggiare il monte Atlas, il monte
imponente di Atlantide, che in passato, protendendosi nelle nuvole, sembrava
reggere i cieli.
Sebbene i guanci combattessero gli spagnoli eroicamente, gli invasori e le
malattie li sterminarono completamente nel giro di 150 anni. Tuttavia, le
mummie che lasciarono nelle grotte sul lato in ombra delle loro valli
continuano ad offrire informazioni che indicano che i loro parenti erano
fuggiti da Atlantide. Una percentuale elevata di queste mummie aveva il
sangue del tipo 0 negativo che è strettamente correlato con il gruppo sanguigno
dei baschi e dei berberi.
Edgar Cayce ci racconta nelle letture 1489-1 e 364-2 che gli atlantidei si
trasferirono nei Pirenei e in Marocco. I baschi, che vivono nelle montagne dei
Pirenei fra la Francia e la Spagna, sono fortemente convinti che i loro antenati
siano venuti da Atlantide. Nel 1978 il poeta basco Jacinth Verdaguer pubblicò
una bellissima poesia, L’Atlantida, che conserva per la posterità il rispetto del
suo popolo per la loro antica patria Atlantide. La poesia epica è scritta in
catalano, una lingua che è una combinazione di francese e spagnolo e oggi assai
usata a Barcellona e nelle vicinanze. Verdaguer descrive le vette coperte di
neve dei monti di Atlantide e i sui vulcani infuocati. Con sentimenti profondi
descrive vividamente dei bellissimi giardini di fiori e vaste zone di grano giallo
che assomigliano a campi di capelli d’oro, totalmente diversi dal suo proprio
stesso paesaggio montuoso. I condor di Atlantide che volano in alto, i suoi
feroci mastodonti e i mammut corpulenti si animano nella sua poesia proprio
come avvenne nelle storie tramandate per generazioni dai suoi antenati baschi.
L’affetto sincero di Verdaguer per Atlantide riflette l’amore dei suoi lontani
progenitori, come espatriati ovunque per il loro paese natio.
Il Nordafrica era un rifugio facilmente accessibile da Atlantide che attirava
molte famiglie intraprendenti. Esplorazioni radar della navetta spaziale
Columbia rivelano, come Edgar Cayce ci dice nella lettura 5748-6, che una
parte del deserto del Sahara era terra fertile. Alcuni atlantidei seguirono i fiumi
verso le comunità sulle rive del lago Tritone, un bel lago grande nell’Africa
centrale settentrionale che era largo circa 100 miglia. Lo storico greco Erodoto
(484-425 a.C.) nel suo Libro IV chiama la grande massa d’acqua Tritonis. Si
riferisce perfino ad una delle sue isole – Phla. Gli atlantidei vissero felicemente
sulle sue rive finché un violento terremoto lungo una linea di faglia non aprì
delle spaccature nei monti dell’Atlas. In una notte terribile, in cui la crosta
terrestre tremò violentemente e vulcani in eruzione gettarono rocce micidiali e
lava bollente nell’atmosfera, tutta l’acqua defluì dal lago.
I rifugiati terrorizzati si dispersero in tutte le direzioni. Un gruppo, ora i
berberi, fuggirono nei monti dell’Atlas, dove nominarono la vetta più alta
Atlas, perché la sua cima era spesso cinta da nuvole in un modo simile alla
vetta più memorabile della loro terra natia. La lingua dei berberi è unica
eccetto alcune caratteristiche comuni con la lingua dei guanci e con l’euscaro,
l’idioma antico dei baschi.
Nell’Europa sudoccidentale le grotte lungo i fiumi che portano alla Baia
della Biscaglia e all’Oceano Atlantico contengono belle sculture, pitture murali
e pezzi di gioielleria graziosa scolpite in ossa, avorio e pietre semipreziose.
Queste opere d’arte insolite che furono create fra il 30000 ed il 10000 a.C.
devono essere state fatte da artigiani atlantidei che erano fuggiti dalla loro
patria. Le sculture, le pitture e la gioielleria non erano i primi tentativi, bensì
capolavori di artisti finiti che riflettono un lungo periodo di evoluzione nel loro
paese natio. Per esempio, invece che dipingere con tinture vegetali, gli artisti
produssero pigmenti minerali permanenti che a volte richiedevano
temperature molto alte e un mescolamento accurato dei vari ingredienti. Come
risultato, dopo migliaia di anni il loro lavoro è ancora visibile sulle pareti
umide delle grotte.
I risultati dei test del DNA forniscono la conferma delle descrizioni che
Cayce dava dei viaggi dei sopravvissuti di Atlantide. Il DNA mitocondriale si
trova nelle cellule umane, fuori dal nucleo. E’ più semplice del DNA nucleare e
più facile da analizzare.
I baschi hanno la percentuale più elevata dell’aplogruppo X in Europa che si
trova anche nell’Irlanda nordoccidentale, fra i finlandesi e gli spagnoli. Non c’è
alcun aplogruppo X in Asia eccetto alcune persone nella tribù degli Altai che si
trova nel deserto del Gobi. Nella lettura 3420-1 Cayce descrive come alcuni
atlantidei si recarono nella terra del Gobi come emissari per insegnare alla
gente. Gli scienziati hanno scoperto un raro sottogruppo dell’aplogruppo X che
è chiamato U6. La subclade U6b1 si trova soltanto nella penisola iberica e sulle
isole Canarie. L’U6c si trova solo in Marocco e nelle isole Canarie.
Gli scienziati continuano a scoprire informazioni che confermano che ci fu
gente che sopravvisse alla distruzione di Atlantide. Si spera, via via che le prove
della civiltà perduta si accumuleranno, che saranno universalmente
riconosciute ed accettate.
Da: Venture Inward, gennaio-marzo 2014
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