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mercoledì 26 giugno 2019

Che cos'è la guarigione intuitiva?

Il crepuscolo luccicò violetto, inondando le colline della New England.
Subito sopra potei vedere il pianeta Giove radioso sotto un frammento della
pallida luna d’estate. Una vista magica che mi rafforzava. La prima serata,
ancora calda, stava in equilibrio fra luce e ombra - come lo siamo tutti noi -
dirigendomi verso ciò che doveva venire.
Stavo andando a guidare un workshop sulla guarigione intuitiva per 150
detenute di un riformatorio per donne nel Connecticut. Ero stata invitata a
parlare da un’assistente sociale della prigione ed intuitiva dotata, Marcelle,
che aveva letto il mio libro ‘La Seconda Vista’. Al telefono ci trovammo subito.
Era inflessibile e divertente, con la voce di una ragazza da strada proveniente
direttamente da Brooklyn. “Queste donne si sono rovinate ,” disse. “Hanno
fatto delle scelte terribili nella loro vita. Venga ad insegnare loro ad ascoltare
la propria saggezza. Le piacerà. Le farà del bene.” Ero onorata. Afferrai
l’occasione al volo. Ancora una volta fui stupefatta per dove la vita mi portava.
La guarigione intuitiva in una prigione? Approvata dal direttore? Durante il
mio tirocinio medico all’UCLA (Università di Los Angeles), potrei mai aver
immaginato un momento del genere?
Non dico che non mi sentissi ansiosa al pensiero di andarci. Una volta
avevo visitato un carcere di massima sicurezza per uomini - un’esperienza
illuminante, ma snervante. So che è irrazionale, ma ogni volta che ho da fare
con persone in uniforme statale mi sento in colpa, come se avessi fatto
qualcosa di sbagliato. E’ un riflesso. Anche se non vado veloce mi mostro
imbarazzata ogni volta che una macchina della polizia mi insegue. Inoltre, lo
devo ammettere, il solo pensiero di essere rinchiusa e di sentirmi dire cosa
fare mi getta in un panico estremo. Suppongo che sia una combinazione di un
tocco di claustrofobia, il mio terrore di regole e regolamentazioni arbitrarie e
il mio bisogno di sapere che posso scappare immediatamente da ogni
situazione, se scelgo di andarmene. Sono sempre quella a cui piace essere al
volante della propria macchina . . . non si sa mai.
La mia tensione diminuì mentre mi stavo avvicinando all’entrata. Intorno
alla prigione c’erano acri di erba lussureggiante fiancheggiata da meli
selvatici a forma di ombrello e gruppi di pini nodosi profumati. Mi stupii dei
gruppi di tacchini dalle piume porpore e delle oche nere del Canada che
vivevano allo stato brado, protetti sul terreno statale. Marcelle mi salutò
sorridente: “Benvenuta a Danbury.” Trattenni il fiato. Degli universi erano in
collisione. Eccola lì, con la pelle scura ed esotica come una zingara nella sua
lunga gonna floreale coloratissima, i capelli corvini fluenti - un cenno alla sua
discendenza libanese. Ma dietro di lei c’era un recinto a doppio filo spinato
fatto di lame di rasoio con punte di pugnale. Mi feci forza, presi un respiro
lungo, profondo. Entrammo.
Prigioni non sono posti di curve o colori. Ovunque guardassi
c’erano solette angolate di calcestruzzo, recinti rettangolari beige,
porte della volta quadrata che sbattevano violentemente quando si
chiudevano, e panche scolorite che cigolavano tutte fortemente.
Marcelle ed io attraversammo il cortile - circa la dimensione di
due campi da calcio - ed entrammo nell’auditorio, un paesaggio
che sembrava brullo, ma ciononostante vibrava con energia
palpabile. Per me un grande dono nell’essere intuitiva è la capacità di
percepire ciò che non si può vedere. Ora, qui, sentii dei riflettori invisibili che
mi scaldavano come il sole, provenienti dagli occhi delle donne. Tutto intorno
osservai centinaia di occhi che guardavano su verso di noi, che domandavano,
cercavano, brillavano. Un misto di ruvidezza e dolcezza. Occhi marroni
africani, ovali, misteriosi, occhi di vecchie rugose, altri limpidi azzurri o
verdi. Potevo percepire il ronzio della rabbia e della paura, l’irrequietezza
sotto la loro pelle . . . ed allo stesso tempo un luccichio sottile che permeava
tutto.
“Buona sera, signore,” Marcelle salutò la folla allegramente. “Vorrei
presentarvi alla dottoressa Orloff.” Salii sul palcoscenico e mi sedetti con
cautela. Mi sentivo minuscola, scrutando l’enorme auditorio gremito di un
mare di donne in uniforme cachi. Sapevo che le esteriorità delle nostre vite
non potevano essere più diverse. Inoltre ero una figura perfetta per essere
presa come stereotipo. Psichiatra e guaritrice intuitiva dalla California?
Andiamo. Quante persone, particolarmente sulla Costa Orientale, potevano
avere un’occasione di divertimento con ciò? Se solo fossi venuta dal Midwest!
Mi chiesi se mi avessero ascoltato affatto. Dovetti ricordare a me stessa che il
modulo da firmare per questo workshop era stato compilato nel giro di 20
minuti. Queste donne avevano tutte scelto di venire, di rinunciare al loro
tempo libero.
Cominciai con le informazioni di base. “Quante di voi sono state messe in
guardia dalla vostra intuizione di non commettere un crimine, ma non le
hanno dato retta ?” Quasi tutte alzarono la mano. “Quante di voi hanno mai
saputo che la loro salute era in pericolo, ma hanno ignorato i segnali che il
corpo ha mandato?” Le mani si alzarono di nuovo.
“Quante di voi hanno percepito che un rapporto sarebbe stato ingiurioso,
ma l’hanno comunque iniziato?” “Lo sapevo al primo appuntamento!” gridò
una bionda vigorosa dal fondo. Tutte risero, forti dell’intesa. Chiaramente
molte di queste donne avevano ricevuto dei segnali per evitare le difficoltà,
ma non avevano ascoltato. Tuttavia fui sorpresa sia per la loro onestà sia della
loro conoscenza di se stesse.
Per tutta l’ora successiva fui inondata da una serie continua di domande.
“Che cosa è la guarigione intuitiva?” chiese una donna. “Significa soprattutto
venire in contatto con il vostro cuore per sentire la vostra intuizione. Quindi
usare quell’informazione per guarire. Il primo passo,” dissi, “è trovare quella
piccola voce silenziosa dentro di voi che vi racconta la verità sulle cose. Una
specie di angelo custode. Dovete essere molto tranquille per sentirla.”
“Ci ho provato. Non riesco a sentirla,” ella disse. “Il rumore nella mia testa
è troppo forte. Non riesco a smettere di pensare a mio figlio. Non riesco a
smettere di pensare ad uscire di qui.” Uscire di qui: sapevo di sentire un
ritornello che infestava questo posto, una monomania non irragionevole.
Ero consapevole dell’angoscia di questa donna. Come si poteva non
esserlo? Ma il mio compito era trasmetterle l’idea che noi tutti abbiamo le
nostre preoccupazioni - le nostre ossessioni. Era giusto voler uscire di
prigione. Era giusto pensare a suo figlio. Ma per cominciare a guarire doveva
trovate la quiete. “All’inizio,” spiegai, “è naturale avere pensieri. Il nostro
elenco di cose da fare, le nostre speranze, i nostri sogni, le paure - anche la più
valida di queste deve essere temporaneamente messa da parte se vogliamo
trovare la nostra voce intuitiva. La chiacchiera della mente continua per
sempre. Il segreto è imparare a meditare. Praticate l’essere nella quiete per
alcuni minuti ogni giorno. Potete farlo più a lungo quando siete pronte. Ogni
volta che un pensiero arriva, allenatevi a concentrarvi sul vostro respiro.
Questo vi aiuterà a trovare il silenzio.”
Mi guardai intorno per vedere le facce nella stanza. Le donne sembravano
essere completamente con me. Mi raccolsi, continuai. “Quante di voi
meditano ora?” domandai, aspettandomi solo qualche mano. Quasi metà del
pubblico rispose; fui deliziata. Devo aver trasmesso il mio stupore. “Abbiamo
qui corsi di meditazione e di yoga ogni giorno,” esclamò
qualcuno. Sorprendente - niente affatto la mia visione di una
prigione.
Durante questa discussione notai che una donna austera,
pallida nella prima fila stava diventando nervosa. I suoi occhi
scuri, incrostati di mascara nero, sembravano drogati ed
impazienti. (Più tardi scoprii che era un assassina condannata.) La sua mano
sbalzò dritta in aria, richiedendo la mia attenzione. Per la verità avevo troppa
paura per non rispondere. “Per favore, possiamo smetterla di parlare così
tanto?” ringhiò. Oh no, pensai, ora sta arrivando. La stanza piombò nel
silenzio. Guardai nella direzione di Marcelle ma sembrava perfettamente
calma. Nel frattempo la donna continuava semplicemente a fissarmi. Voleva
qualcosa da me, ma che cosa? Non lo capivo - ciò era evidente. Finalmente
disse, esasperata: “Sono stufa di parlare soltanto. Voglio sapere
quale sensazione la guarigione intuitiva dà. Non possiamo meditare qui? Non
può per favore farcelo vedere?” “Sì!” altre voci si unirono alla sua. Tirai un
sospiro di sollievo. Naturalmente.
Così quella sera di agosto nella prigione federale di Danbury 152 donne
meditarono insieme. Con luci fluorescenti che ci abbagliavano, una voce
disincarnata che abbaiava degli ordini tramite altoparlante nel cortile,
chiudemmo gli occhi e respirammo. “Cominciate focalizzandovi sul cuore,”
dissi. “Lentamente . . . cominciate a sentire l’amore dentro di voi. Non
forzatelo. Aprendovi all’amore è il modo in cui ascoltate. Allora la voce della
vostra intuizione può essere sentita. Lasciate che l’amore scorra in ogni parte
del vostro corpo che è malata o che fa male. Se arriva un’immagine
prendetene nota, non fermatevi sopra di esse. Ma più tardi guardate come
può aiutarvi a guarire. Siate consapevoli solo del vostro respiro. Se avete del
dolore emotivo fate che l’amore vi circonda completamente. Semplicemente
accettate tutto.” Per quasi 20 minuti questa assemblea di donne - condannate
per assassinio, violenza su bambini, appropriazione indebita, cospirazione
per rovesciare il governo, rapine in banca - comunicò, rise, pianse. Alcune
sperimentarono un bagliore di amore, per altre fu molto di più.
L’amore risuona da universo ad universo. Trasformò un auditorio di
prigione in un luogo di devozione. Ogni volta che un gruppo di persone si
riunisce con l'intenzione di guarire è una forte medicina. Ogni volta che
cerchiamo sinceramente l’amore nel nostro cuore la magia ci afferra. A
Danbury vidi ancora una volta che indipendentemente da quanto chiunque di
noi sia caduto in basso vi è sempre la promessa di redenzione. Sono grata a
quelle donne per la franchezza dimostrata e per il loro coraggio di guarire. Ha
aiutato a rendermi impavida. Ognuno di noi ha sofferto la malattia. Tutti ci
siamo sentiti feriti, traditi, delusi. Tutti dobbiamo cercare con tanta fatica per
trovare l’amore.
Con l’amore arriva la libertà. Conosco il pericolo della metafora, di
paragoni fatti con troppa facilità. Tuttavia devo dirvi che le prigioni in cui
viviamo, esterne o interne, hanno potere su di noi solo fino al punto in cui
permettiamo loro di definire chi siamo. Oppure per quelli di noi al di fuori del
recinto fatto di fili a rasoio soltanto fino al punto in cui neghiamo che esse
esistono. Pensate alle decadi di incarcerazione del premio Nobel Nelson
Mandela. Malgrado condizioni orribili egli non soccombette mai all’odio
razziale né abbandonò i suoi principi.
Come Mandela, i detenuti che incontrai e il loro momento di guarigione ci
offrono degli specchi per vedere noi stessi più chiaramente. Oltre alla
questione di quanto crudele fosse l’ambiente da cui veniamo e della vera
miseria e dei costi della povertà alcuni di noi sono più bravi di altri nel
controllare le proprie emozioni o non vivendole in modo distruttivo. Queste
donne ci insegnano una verità intuitiva essenziale: il fatto di essere tutti
fortemente interconnessi l’uno con l’altro. Vale a dire, siamo tutti piuttosto
simili che non. Potrebbe facilmente non sembrare così.
Dopo la nostra meditazione, dato che sono intuitiva, le detenute mi
pregarono con insistenza di predire i risultati dei loro casi giudiziari, la data
del loro rilascio, se o meno avrebbero ottenuto la libertà condizionale. Erano
prese da preoccupazioni della vita reale che non erano le mie. Ciononostante
non smisi mai di sentire le nostre somiglianze. Siamo tutti un unico cuore,
legati inscindibilmente. Per ognuno di noi, se vogliamo alleviare malattia o
disperazione, l’amore deve essere la lente attraverso la quale vediamo noi
stessi ed il mondo. I particolari variano da una vita all’altra, ma il compito
rimane lo stesso.
Prendete la mia esperienza in questa prigione come un punto di partenza,
un microcosmo molto umano della nostra fame di guarire. Per noi tutti
l’amore è il sostegno della guarigione intuitiva, l’essenza di tutte le cose
spirituali. Quello che è dentro e fuori. Oscurità e luce. La Risposta. Nella
tradizione del mio insegnante spirituale vi è un sentiero, il Tao, sul quale tutti
gli altri sentieri convergono. Sia che troviate l’amore di cui parlo nella
religione convenzionale, nella contemplazione tranquilla o nella radiosità
della luna, dovete comunque sapere in ogni cellula del vostro essere che è
reale e incondizionato. Non un concetto astratto o una meta remota, bensì
una forza accessibile, degno di fiducia nella vostra vita quotidiana. Se non
riuscite a sentirla, permettetemi di mostrarvi come potete sentirla. Tutto
quello che ci vuole è innocenza e una mente aperta. Aspettate e basta. Vi
aspettano dei miracoli. Il sentiero spirituale che percorriamo è molto largo e
fatto di terra e pietre solidissime. E’ pronto a sopportare ogni aspetto di chi
siete e altro ancora. Che abbiate una salute eccellente o che siate malati, felici
o no, non c’è una singola parte di voi che non sia benvenuta in questo viaggio.
Fatemi dire in particolare che cosa significa guarigione intuitiva. E’
ascoltare i segnali del vostro corpo - la vostra voce intima e il vostro cuore
intimo, la vostra connessione spirituale - per scoprire come diventare più
integri fisicamente, emotivamente e sessualmente. L’intuizione vi dà un
vantaggio sulla prevenzione delle malattie. Percependo dei segnali di
avvertimento potete agire prima per ristabilire l’integrità del vostro sistema
interno di difesa, a volte prima della comparsa dei sintomi. Tutti gli esseri
umani sono manifestazioni di energia. Se arriva la malattia potete imparare
come equilibrare intuitivamente l’energia del vostro corpo per accelerare la
rigenerazione e la riparazione. La conoscenza che ottenete se ascoltate si
traduce positivamente a tutte le sfere della vostra vita. Vi dà una direzione
pratica per avvicinarvi ad ogni problema.
La guarigione intuitiva è integrativa. Significa rispettare
l’intelligenza della vostra mente analitica, ma anche fare appello ad
una saggezza più profonda per guidarvi. E’ una danza. Il vostro
intelletto e la vostra intuizione sono degli alleati; possono lavorare
bene insieme. Ricordate solo che l’intelletto, per quanto brillante
sia, è limitato dalla sua focalizzazione lineare. Riesce a vedere solo tanto. In
contrasto l’intuizione è multidimensionale, può penetrare oltre la superficie,
offre soluzioni per la vostra salute e per la vostra felicità che la mente sola
non può apprezzare. La difficoltà sta nel fatto che il chiacchierio della mente è
spesso così forte da sommergere la conoscenza dentro di voi. Potete ritrovare
quella conoscenza.
Inoltre l’intuizione vi porta nel regno del genio - dove idee, immagini e
sogni si accendono, rendendo la guarigione una realtà assoluta anche quando
la scienza lo considera impossibile. Come medico ho sentito quante volte
dottori ben intenzionati avevano detto ai miei pazienti: “La sua malattia è
cronica. Dovrà semplicemente convivere con essa” o “l’unico modo per
sentirsi meglio è prendere questa pillola.” Un tale consiglio può essere
pericoloso, debilitante, falso. Ci sono sempre delle opzioni; trovarle può voler
dire che dovrete diventare una specie di rivoluzionario. Osate andare oltre la
saggezza medica convenzionale. Fidatevi che sarete in grado di destare la
vostra visione interiore. Quando lo farete le risposte diventeranno chiare -
anche se a volte totalmente inattese.
Preparatevi ad essere sorpresi. Qui sta agendo un senso cosmico di
umorismo. Può sembrare che un briccone dispettoso stia facendo andare
avanti lo spettacolo. Voi chiedete delle soluzioni - ve le daranno. Cercate di
non essere presi in giro e non sottovalutate la loro importanza. Sulla
superficie, il consiglio che ricevete può sembrare oltraggioso, per niente
pratico, l’ultima cosa al mondo che volete fare. Non avete un’indicazione
come metterlo in pratica. Non saltate a qualche conclusione. La logica
inganna.
Gli scenari più improbabili di guarigione possono essere i più ispirati. Io
sono una prova vivente. A vent’anni ebbi un sogno esplicito che mi disse che
avrei fatto la psichiatra, che avrei ottenuto i credenziali per aiutare a rendere
valido il campo psichico. Io un medico? In quei giorni nulla avrebbe potuto
suonare meno attraente. Ero una hippy. Stavo vivendo con il mio ragazzo
artista in un loft a Venice Beach, un impiegato nel reparto asciugamani alla
May Company. Inoltre i miei genitori erano medici, come lo erano la maggior
parte dei loro amici. Uffa. Molto noioso. Gravitavo verso i tipi creativi ai
margini. Avevo appena cominciato ad esplorare il mio lato intuitivo,
lavorando come ricercatrice all’UCLA con la parapsicologa dott. Thelma
Moss. Per lo meno sapevo abbastanza allora per credere che questo sogno
potesse avverarsi. Non che avessi mai pensato che si fosse avverato. In quel
periodo i miei genitori mi mandarono da una consulente per la carriera. Mi
fece un test, poi mi parlò dei risultati. Non dimenticherò mai le sue parole:
“Qualunque cosa lei faccia,” disse, “non scelga una professione in cui bisogna
aiutare gli altri.” Supponete che io seguissi questo consiglio. Avrei mancato la
mia vera vocazione. Per fortuna il mio sogno mi ha salvata. La sua energia mi
ha spinto attraverso 14 anni di addestramento medico.
I messaggi intuitivi che ricevete possono cambiarvi la vita. Vi prego,
ascoltate. Ne può venire fuori solo del bene. Tuttavia so quanto è facile fissarsi
su ciò che state già inseguendo, ciò che sentite è giusto per voi. Io faccio
questa lotta tutte le volte. Semplicemente apertevi alle altre possibilità, come
ho imparato a fare io. Vedete come il vostro futuro si evolve. Vi è spesso un
sincronismo; si possono presentare delle opportunità. Se è così, seguitele.
Osservate dove vi portano. Il cambiamento di questo tipo ha sempre una
componente di imprevedibilità. Può essere misterioso, accattivante.
Preparatevi a sorridere.

(Venture Inward, settembre/ottobre 2010)
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