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sabato 19 ottobre 2019

Il Peccato è’ Disubbidienza

D: Definite peccato e peccato originale, o che cosa fu il peccato originale. Per favore spiegate.
R: Può essere definito in una parola - disubbidienza!
In principio l’uomo perfetto ricevette tutti gli attributi del Dio-Padre, in ambienti ideali preparati da
Dio per la manifestazione materiale dell’uomo. Paragoniamo l’uomo reso perfetto attraverso
l’esperienza con l’uomo che è intenzionalmente disubbidiente:
All’inizio troviamo l’uomo che ascolta quelle influenze in disaccordo con il modo di Dio. Poi nel
tempio, già a 12 anni, troviamo l’uomo perfetto che cerca, che domanda e che risponde alle
domande sul rapporto dell’uomo con Dio.
Il peccato è quindi la disubbidienza intenzionale. Fa’ il paragone dentro di te per quanto riguarda
quelle esperienze indicate nel I, II, e III della Genesi e quelle nel II di Luca - dove troviamo il
nostro modello, la nostra lezione e quelle illustrazioni che indicano il peccato contro la rettitudine,
uno che cerca intenzionalmente di conoscere il rapporto con il Creatore o la risposta: “Non sai che
devo occuparmi degli affari di mio Padre?” Quanta differenza rispetto a quell’altra, “la donna che
mi hai dato, lei mi ha persuaso, e così ho mangiato”! 262-125
D: Definite volontà. Che cos’è?
R: La volontà è quella facoltà della corpo-mente con cui l’uomo esprime i desideri egoistici della
carne o la volontà del Padre. Chiaro? “Voglio alzarmi ed andare da mio padre.” “Padre, dammi la
mia parte. Voglio andare nel mondo e cercare.” Vedi la differenza nei due? Uno, voglio, per
l’individuo. Voglio alzarmi ed andare da mio padre, presentandosi soggetto alla Volontà del Tutto,
ed una manifestazione del desiderio del sé. In questo vediamo le due operazioni della volontà, ed
attraverso la stessa si può ottenere ciò che è di valore o ciò che viene inteso dalla volontà o dalla
forza forte della volontà. 900-220
D: Qual è la differenza fra il Regno di Dio ed il Regno dei Cieli?
R: Com’è stato indicato, l’uno è dentro di noi mentre l’altro è l’attività dell’Infinito su quelle
influenze che fanno pesare le esperienze del regno nella vita degli individui. Perché Egli l’ha così
spesso paragonato alle varie esperienze che possono essere nelle emozioni degli individui; come
p.e.: il regno dei Cieli viene paragonato a colui che ha cento pecore ed una fu persa, ed egli lasciò le
novantanove ed andò a cercare quella che era stata persa. Oppure il regno dei cieli viene paragonato
a colei che perse una monetina e mise sotto sopra tutta la casa e chiamò i vicini a gioire con lei
perché aveva trovato ciò che era stato perso. Questi sono esempi del regno dei Cieli; mentre il
Regno di Dio - quelli che vi entrano hanno conosciuto la Felicità del Regno dei Cieli nella propria
esperienza. 262-111
Questa variazione differenzia il regno dei cieli dal regno del Padre: l’uno è le esperienze del finito,
l’altro è la gloria con l’Unione nell’infinito.
Perciò, via via che gli individui diventano consapevoli di queste attività, il regno dei cieli è dentro
nell’intimo. 262-29
D: Che cos’è la verità?
R: Ciò che rende consapevoli del divino in ogni singola attività; che è del sé mentale, materiale,
spirituale - ed è una crescita in ogni singola anima. D: Che cos’è il giudizio?
R: Con quale giudizio sarai giudicato? La Legge è amore; l’Amore è legge. Il giudizio è pesare
l’amore, la legge secondo l’intenzione, lo scopo dell’attività nei suoi rapporti con te stesso e con la
forza che ha spinto alla stessa. Un soppesare di prove in un’attività; dato che la Legge è ciò
attraverso cui, per mezzo di cui, in cui tutti sono giudicati. 262-81
D: Per favore spiegate la fede spirituale.
R: L’applicazione di ciò che è stato risvegliato dallo spirito dentro il sé. 262-18
Poi vorremmo definire per l’entità che cosa intendiamo quando diciamo che l’entità ha pazienza - in
un modo attivo, positivo e non semplicemente come una cosa passiva. Subire o sopportare avversità
o critica o idiosincrasie di altri non è affatto necessariamente pazienza. Può diventare
semplicemente una pesante fatica non solo per se stessi ma uno sfogo di espressione da parte di altri
che può non essere mai del tutto soddisfacente perché non vi è alcuna resistenza.
La pazienza passiva ha certamente il suo posto; ma considera la pazienza piuttosto dai precetti del
rapporto di Dio con l’uomo: l’amore sconfinato è pazienza. La sopportazione è a volte pazienza, la
coerenza è sempre pazienza. 3161-1
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