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martedì 11 agosto 2020

La Città di Poseidia

D- Descrivete brevemente una delle grandi città di Atlantide al culmine della sua prosperità
commerciale e materiale, dandone il nome e la posizione.
R- Questo lo troviamo in quella chiamata Poseidia, o la città che fu costruita sulla collina che
dominava dall’alto le acque di Parfa (?), e anche nella vicinanza dell’uscita e dell’entrata delle
acque dalle quali, attraverso le quali molti dei popoli passavano nella loro associazione o
connessione con quelli delle mura esterne o paesi esterni. Troviamo questa una città non del tutto
circondata da mura, bensì una parte della stessa costruita in modo che le acque di questi fiumi
diventassero degli stagni intorno ai quali si ottenevano dei luoghi sia per il sacrificio sia per lo sport,
e quelle necessità per la pulizia del corpo, della casa ecc., e queste - - come troviamo - - vennero
portate da grandi condotti o canali in queste parti per la conservazione, ma costantemente tenute in
movimento così che si purificassero nel loro corso; poiché, come troviamo, come si vede, l’acqua in
movimento sulle pietre o quelle varie forze nelle forze naturali purifica se stessa in sei metri di
spazio.
Quanto al tipo delle costruzioni, queste erano disposte per gran parte in file - - una sull’altra; eccetto
soprattutto i templi - - che si trovavano intorno ai fuochi sacri dove questi venivano offerti, i
sacrifici che vennero costruiti gradualmente dalla gente nel loro tentativo di placare quelle forze
nella natura, e da cui, troviamo, venivano tutte quelle forme nelle varie parti della terra in cui queste
venivano portate nei loro canali necessari, per produrre le variazioni nel loro ambiente e le relative
condizioni. In questo tempio troviamo delle grandi colonne semi circolari di onice, topazio e
intarsiate con berillo, ametista e pietre che facevano le variazioni perché raccoglievano i raggi
solari. Perciò una parte dello stesso diventò adoratori del sole in altre parti, da dove ci fu un’uscita
di popoli.
In questo ardevano i fuochi sacri, e lì si levavano i fuochi intermittenti che andavano e venivano,
che più tardi vennero adorati da alcuni che portarono molta distruzione, perché aspettavano a lungo
nel periodo prima che la distruzione veniva. Questi erano quei luoghi in cui ci fu infine la necessità
di offrire dei sacrifici umani che, quando messi nei fuochi, diventavano le ceneri che venivano
gettate sulle acque che venivano bevute da quelli che venivano fatti prigionieri provenienti da parti
di altri paesi.
Nell’allestimento di questi (sacrifici) quelli nel tempio dominavano - - piuttosto che quelli che
avevano delle posizioni ufficiali nell’eseguire gli ordini di chi si trovava in queste posizioni.
Quanto al modo di costruzione questi avevano un cortile esterno - - o dove gruppi o masse potevano
riunirsi. In quello interno quelli che facevano parte di un gruppo scelto o quelli delle camere
secondarie. Quelli del cortile interno, o luogo sacro intorno all’altare, erano solo per gli eletti, o i
pochi scelti. 364-12
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