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martedì 11 agosto 2020

‘Nemmeno Vi Condanno . . . ‘

La condanna di se stessi, l’argomento di questo insolito reading fisico, è una forza negativa potente.
Quando ci rivolgiamo contro noi stessi disturbiamo l’espressione della vita stessa e interrompiamo
la nostra connessione con ciò che rende la vita importante. Quel principio viene spiegato nel primo
paragrafo di ciò a cui Gladys Davis (la segretaria del Sig. Cayce) si riferì come “come nessun altro
reading fisico”.
Il beneficiario ventunenne soffriva di notevole infelicità dovuta alla sua omosessualità. Infatti fu un
amico a scrivere al sig. Cayce per chiedere aiuto, dicendo: “Non riesce ad adattarsi alla sua
condizione e non riesce a comprenderla. La sua condizione, come io la vedo, è qualcosa che non è
dovuta ad un suo sbaglio, bensì è qualcosa che sembra innata nella sua natura. Egli non sa cosa fare
... E, fintanto che deve rimanere nello stato in cui si trova, la sua vita non sarà altro che infelicità ...
Questo guaio che ha gli ha fatto perdere ogni fede in qualunque cosa - assolutamente qualunque
cosa. E penso che, se Lei può aiutarlo ad adattarsi alla sua condizione, sarà grande e importante
quanto ogni altro caso che ha aiutato.”
Il reading di Cayce è un richiamo ispirante e appassionato perché questo giovane vada oltre
l’influenza rovinosa dell’autocritica. Il messaggio qui è rilevante per praticamente tutti, visto che la
maggior parte di noi è ostacolata fino ad un certo livello dal giudizio di sé.
Nel paragrafo 4 Cayce ci mostra come andare al di là dell’autocondanna. Sebbene di solito ci
incolpiamo o ci giudichiamo noi stessi per i nostri difetti, da una prospettiva più elevata questi
elementi della nostra vita sono dei doni, delle opportunità attraverso le quali la vera crescita
dell’anima può emergere. E così ciò che viene “spesso contato come peccato o errore” può essere
considerato come sfida - qualcosa iniziato da un Creatore onnisciente e amorevole che ha
intenzionalmente fornito questa occasione di apprendimento e sviluppo. E’ un tema tanto
importante per questo reading che il paragrafo finale ritorna su questo: “... ciò che ti è sembrato un
ostacolo [può] diventare un trampolino di lancio per la gloria della tua stessa anima“!
Il punto di vista acuto di Cayce sulle nostre debolezze non è un tentativo intelligente di farle sparire
razionalizzandoci sopra o di incolparne Dio. Abbiamo ancora bisogno di assumerci la responsabilità
per noi stessi. E questa non è nemmeno una filosofia che neghi la realtà di errore o peccato (leggete
attentamente il paragrafo 10 per vedere quanto sul serio Cayce prende la realtà di tenebre e
empietà). Però possiamo guardarci con occhi amorevoli e credere che la guida spirituale abbia avuto
una parte nel dare forma a difficoltà, sfide e difetti che affrontiamo. E’ un privilegio operare con la
tensione di un handicap, così Cayce suggerisce nel paragrafo 5.
Un’idea sbagliata di cui dobbiamo liberarci è ogni legame immaginario fra la virtù genuina
dell’umiltà e il giudizio duro di sé. In modo superficiale potrebbe sembrare che umiliarsi sia un
primo passo verso l’altruismo, ma Cayce avverte che qualsiasi tipo di condanna è una
“manifestazione egoistica”.
Pensate alla condanna di sé in termini di due aspetti di se stessi - cioè due sub-personalità, come la
psicologia le chiama a volte. Una sub-personalità è “il condannato” e l’altra sub-personalità è “colui
che condanna”. Quel sé accusatorio reclama una specie di superiorità egoista, arrogandosene il
diritto. S’intende, ciò che sperimentiamo in modo più intenso nella condanna di noi stessi è il dolore
emotivo e la paralisi che appartengono al sé condannato. Non è piacevole essere umiliati, nemmeno
da noi stessi. Ma in questa rete ingarbugliata di sub-personalità dobbiamo riconoscere che qualcosa
di egoistico sta avvenendo - l’essere pieni di sé. Forse per questo la psicologia di Cayce collega così
spesso l’ingrandimento del sé e la condanna del sé, descrivendoli come i due difetti fondamentali
della nostra vita mentale, interiore.
La soluzione di Cayce, nei paragrafi 7 e 8, offre la promessa speranzosa che delle forze potenti ci
possono aiutare a trattare questo problema. Il nostro rapporto con il Cristo redentore è la chiave per
uscire dal circolo vizioso di ingrandimento del sé e condanna del sé. E’ la “misericordia dello
spirito Cristico” a rendere possibile una vittoria. E per enfatizzare che tipo di modello Cristo è per
noi Cayce ci rimanda alle parole di Gesù: “Nemmeno vi condanno, ma non peccate più.”
Quello è esattamente il modo in cui ci viene chiesto di trattare noi stessi - astenerci dal giudizio
paralizzante del sé e anche sfidarci a fare del nostro meglio la prossima volta. Dobbiamo applicare
questa filosofia quando ci sorprendiamo a fare meno del nostro meglio. Guardiamo indietro con
rammarico, biasimo e auto-condanna? Rimproveriamo noi stessi, passando giorni, settimane o mesi
a chiederci cosa avremmo dovuto fare o a sentirci colpevoli? E’ naturale che qualche tipo di esame
retrospettivo sia di valore, ma deve essere breve e senza autocritica.
Il passo successivo è guardare avanti. Chiedetevi: “Come intendo agire la prossima volta che questa
situazione si presenta?” Quell’atteggiamento speranzoso, che guarda avanti è il dono dello Spirito a
noi. Quando riconosciamo le nostre imperfezioni ma siamo desiderosi a fare meglio possiamo
essere sicuri di essere in rotta precisa con ciò che questo reading ci ha tutti chiamati a fare.
Il Reading
Questo reading psichico, 479-1, fu dato da Edgar Cayce il 6 gennaio 1934, per un giovane di 21
anni. La conduttrice fu Gertrude Cayce.
1 Edgar Cayce: Sì, abbiamo il corpo e quelle condizioni fisiche e mentali che disturbano le
manifestazioni migliori di vita e il suo significato attraverso le forze fisiche manifestate in questo
corpo.
2 Ora, come troviamo, dando le condizioni fisiche che possono essere aiutate determinando per il
corpo delle manifestazioni migliori sarebbe meglio dare le analisi delle condizioni fisiche e mentali
che il corpo incontra o che devono essere affrontate dal corpo.
3 Che ci sono dei difetti fisici nella parte strutturale o nelle manifestazioni apparenti in tutto il
mentale, che sono prenatali nelle loro forze di base viene troppo spesso condannato dall’entità - e se
vi è la giusta comprensione di ciò che è la Vita in una manifestazione, e la forza spirituale che detta
l’attività della stessa, queste cose possono essere comprese meglio da tutti.
4 Poiché quando ci sono quelle attività in un mondo materiale che determinano le forze o influenze
in cui vi può essere l’azione di un’anima nel suo sviluppo, ciò che spesso viene considerato peccato
o errore è per la misericordia verso un’anima da parte di un Padre saggio e benefico che sta
dirigendo, progettando, dando all’anima un’opportunità per l’uso di ciò che può venire
nell’esperienza di quell’anima sul piano materiale. E quello che l’anima fa, attraverso il suo corpo e
la sua mente e gli attributi di questi, con la conoscenza e la consapevolezza dell’inerenza dello
spirito di vita attraverso Cristo sulla terra è l’opportunità di sviluppo per quell’anima.
5 Perciò, in questo particolare corpo, piuttosto che condannare, piuttosto che chiudere il sé alle
capacità o le opportunità in cui può essere manifesto nel sé che non c’è condanna, ma piuttosto che
il sé può usare l’opportunità, il privilegio di manifestarsi con un handicap o in quelle condizioni che
esistono nel sé - per manifestare meglio l’amore che è diffuso fra gli uomini, attraverso le attività in
ogni singola esperienza o in ogni ambiente.
6 Poiché, quando un’anima, una corpo-mente, una coscienza condanna non è altro che una
manifestazione egoistica - ed è il tentativo, come dei primi errori, di incolpare ciò che il sé deve fare
ad un altro.
7 Ma se soltanto l’anima volesse sapere che l’amore del Padre (che è stato manifestato attraverso
Suo Figlio il quale vinse peccato, errore, dis-agio, malattia e persino la morte stessa sul piano
materiale) ha promesso che attraverso la coscienza di quella vita del Cristo che si risveglia in noi,
come la coscienza della Sua presenza inerente, può anche portare la guarigione nelle Sue ali, e ciò
che in apparenza è stato un impedimento può diventare la misura attraverso la quale altri possono
alla fine avere la conoscenza più grande, la comprensione maggiore della Coscienza Cristica, la vita
Cristica nella propria esperienza, allora tutti i problemi materiali saranno compresi e superati.
8 E piuttosto che isolare il sé dai compagni o dalla compagnia, se soltanto la coscienza volesse
produrre i frutti dello spirito del Cristo manifesto, gli altri da parte loro cercheranno di essere vicini,
di essere nella luce di ciò che può essere diffuso ovunque da una tale anima, in un tale corpo che
rende manifesto in questa sfera mondana quell’amore, quella vita, quella misericordia dello spirito
Cristico nella vita.
9 Perciò, come troveremmo, se il corpo troverà queste cose nel sé e nell’esperienza del sé potrà
arrivare quella purificazione nelle forze fisiche del corpo che renderà l’anima del corpo davvero
integra!
10 Perciò, cerca di conoscere i Suoi modi con te. Non solo negando che peccato o errore esistano.
E’ vero, peccato ed errore non sono di Dio - salve attraverso i Suoi figli che hanno portato l’errore,
attraverso l’egoismo, nell’esperienza delle anime degli uomini, il corpo per mezzo del quale angeli
ed arcangeli sono separati dalla pienezza del Padre. Poiché nella Sua misericordia Lui ha dato a tutti
ciò che è il desiderio di ogni cuore in un piano materiale - cercare compagnia in un modo che ci
possa essere lo scambio di esperienze in qualunque sfera l’anima del corpo possa trovarsi. E
facendo questo, se vi è la manifestazione di avidità, avarizia, odio, egoismo, modi sgarbati, empietà,
ne risulteranno i frutti - rivalità, conflitti, odio, avarizia e separazione dalla luce. Poiché quelli che
hanno voltato la faccia lontano dalla luce di Dio possono solo vedere ombra o tenebre e che la luce
è solo per quelli che sono distanti. Eppure, se soltanto l’anima volesse rivolgersi al Padre
dell’amore manifesto sulla terra attraverso il Cristo, può essere vista la luce e la Gloria di una nuova
nascita anche in questa vita.
11 Che tutti siano stati concepiti nel peccato è solo una verità parziale; perciò ne fa spesso una
bugia intera a coloro che nel corpo trovano che il loro proprio sé fisico può trovare ciò che per la
loro propria coscienza essi possono condannare in un altro. Ma condannare - proprio come il
Maestro insegnò quando le leggi morali o quando le leggi fisiche o leggi spirituali venivano infrante
e vennero presentate a Lui come esempi per interrogarLo, Lui rispose sempre: “Voi non avete
potere su di me se non vi è stato dato dal Padre che non ha lasciato soli i Suoi figli, ma fa sempre in
modo che loro sappiano che il Redentore vive.” E la Sua luce, la Sua vita, il Suo amore, purifica
ogni piccola cosa! E, come Lui disse alla donna, “E io non ti condanno, ma non peccare più.” E non
stabilì per lei alcuna legge morale se non quella che era cosciente nella sua di lei anima rispetto alle
azioni nel fisico che avrebbero avuto la tendenza di dividere o di trasformare la luce in oscurità
nella vita di quell’anima. E quando ella venne conosciuta fra quelli che avevano cercato la luce la
sua vita diventò quella che condusse molti ad una comprensione - e tuttora porta vita, luce e
comprensione a molti.
12 Così, nel tuo proprio sé, sappi che in quello sta lo spirito di Dio - l’anima del tuo sé. Lo spirito
accelererà se soltanto l’anima vuole riconoscere il Suo potere, il Suo diritto divino dentro di te!
13 Quindi, fa’ che le azioni del tuo corpo, il tempio della tua anima, vengano tenuti puri nella tua
stessa coscienza, proprio come la presenza del Maestro purificò ogni corpo che cercava aiuto da un
disagio fisico o una corruzione fisica e produsse la manifestazione dei frutti dello spirito, della
verità nella loro vita. Non che salvasse il corpo dalla tomba, non che salvasse un corpo dalla sua
transizione da una sfera ad un’altra - ma piuttosto accelerò l’anima e la sua mente fino a tal punto
che gridava sempre come fece il Maestro nel Suo messaggio di allora alla Sua gente che era stata
condotta attraverso prove e tribolazioni, “Gli altri possono fare come vogliono, ma per quanto mi
riguarda io - la mia anima, il mio corpo, la mia mente - servirò il Dio vivente!” (Giosuè 24:15)
14 Beato è colui che il Signore punisce, poiché Lui ama tutti - e accelererà coloro che chiamano il
Suo nome e agiscono in armonia con le direttive che sono state date ad ogni anima perché sappia di
fare del bene e che non farlo diventa peccato, ma perché sappia che Lui - il Cristo - starà in vece tua
e purificherà completamente il corpo dell’anima, affinché possa stare davanti al trono di grazia
completamente pulito!
15 Quindi fa’ le tue preghiere a Lui, dando gloria, potere e elogio a Lui - e in questo modo possa ciò
che ti è sembrato un impedimento diventare un trampolino di lancio per la gloria della tua stessa
anima!
16 Abbiamo terminato.
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