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sabato 23 novembre 2019

Cayce e il Kundalini

L’origine del concetto e termine kundalini si perde nell’antichità, ma ha almeno
5000 anni ed è una parola sanscrita per attorcigliato. Si riferisce alla condizione
dell’energia vitale nel corpo umano, che si pensa si trovi in una spirale dormiente
nella regione pelvica del nostro corpo, finché non verrà risvegliata ed elevata
attraverso sette centri spirituali che si trovano lungo un percorso in tre parti che
sale nel nostro corpo fino al cervello. Le parti del percorso sono lo sushumna, che è
in correlazione con il sistema nervoso centrale (colonna vertebrale e cervello) ed
ida e pingala, spesso descritte come due serpenti che formano una doppia elica, e
che sono in correlazione con il sistema nervoso autonomo.
Sorprendentemente il “profeta dormiente”, Edgar Cayce, - un cristiano del sud che
terminò la scuola elementare con l’ottava classe e non lasciò mai gli Stati Uniti né
studiò gli insegnamenti orientali – usava la stessa disinvoltura usando il termine e il
concetto del kundalini e parlando di “Gesù, il Cristo”. Descrisse il kundalini come “la
sede o la fonte delle forze vivificanti nel corpo” (3481-3). Spiegò che possiamo
“aprire le forze del kundalini del corpo” e, facendolo con la giusta intenzione,
diventare “una benedizione per gli altri”. Naturalmente ci avvertì e ci indicò di
circondare noi stessi con scopi più elevati e con il semplice mantra: “… Non la mia
volontà, oh Dio, bensì la Tua sia fatta, sempre …” (2823-3)
Cayce elencò un’intera gamma di effetti positivi che si creavano innalzando il
kundalini. Alla signorina [2823] disse che le avrebbe portato maggiore “visione,
percezione e – soprattutto – giudizio”. Alla signorina [5028] disse: “L’entità,
entrando in profonda meditazione, può con facilità innalzare le forze del kundalini
nel corpo al terzo occhio, tanto da diventare una veggente, in modo da poter
vedere il futuro e il passato.” Poi l’avvertì: “Ma la legge di ciò è che, a meno che
queste non vengano usate per motivi o scopi costruttivi e mai egoistici, porteranno
più danno che bene. Poiché in esse c’è l’espressione delle energie creative che
devono far parte dell’esperienza. Non permettere che le esperienze di molti ti
facciano rifiutare di vedere, dove e quando diventa necessario di innalzarle, e tu
non sarai in grado di vedere il futuro e il passato se non vivi ciò che chiedi e cerchi
negli altri. Fa’ che quello che cerchi sia che la legge del Signore Dio, che è
manifestata nel Cristo, possa essere manifestata attraverso te. Se il corpo farà
quello, potrà far onore al proprio ambiente e a tutti quelli che hanno il piacere e il
privilegio di conoscere l’entità. Se ne farai cattivo uso, diventerai uno zimbello,
diventerai uno che non fa onore a nessuno. Che cosa farà questa entità con queste
capacità? La scelta può essere soltanto in te” (5028-1).
Il signor [1861] chiese: “Quali sono le reazioni delle forze del kundalini –
fisicamente, mentalmente, spiritualmente?” Cayce replicò: “Potremmo scrivere
cinque o sei libri su questo! Quale si desidera conoscere? Ci sono dodici centri su
cui viene agito, ciascuno in un modo diverso, e dalle varie fonti dalle quali queste
vibrazioni sono innalzate in ed attraverso questi centri – e per quali scopi. Quante
caratteristiche e quanti desideri ha il corpo? Immaginalo e moltiplicalo per circa
quindici: avrai tutta la variazione che ci possa essere in simili attività nel corpo!
Quante inclinazioni hai visto nel corpo? Queste sono tutte delle attività delle forze
del kundalini che agiscono su qualche forza reattiva nei centri del corpo. E’ un bene
controllarle o mantenerle, ma intenzionalmente – non per motivi egoistici; certo,
individuali, ma creativi” (1861-11)
Questa fu l’undicesima lettura di [1861]. Nella sua quarta lettura Cayce gli aveva
già detto come innalzare la forza del kundalini nel suo corpo senza pericolo e con
prudenza quando chiese: “Come posso mettere in attività le mie ghiandole pineale
e pituitaria, così come il kundalini ed altri chakra, affinché io possa raggiungere
poteri mentali e spirituali più elevati? Ci sono degli esercizi a tale scopo e, se sì, La
prego di darmeli.”
Cayce replicò: “Come indicato, prima riempi così la mente con l’ideale che esso
possa vibrare in tutto l’essere mentale! Poi chiudi i desideri del sé carnale alle
condizioni intorno allo stesso. Medita su ‘la Tua volontà con me’. Sentilo. Riempi
tutti i centri del corpo, dal più basso al più elevato, di quell’ideale, ed apri i centri
dapprima circondandoti di quella coscienza: ‘Non la mia volontà bensì la Tua, oh
Signore, sia fatta in e attraverso me’. E poi abbi quel desiderio, quello scopo, di non
ottenere nulla senza la Sua direzione, bensì con la Sua direzione – che è il
Creatore, il Donatore di vita e luce; poiché è davvero in Lui che viviamo e ci
muoviamo ed abbiamo la nostra esistenza” (1861-4).
La signorina [2072] chiese a Cayce “per favore, mi dia un consiglio che mi
aiuterebbe in quei momenti in cui il kundalini inizia ad innalzarsi o circola in tutto il
corpo. Quale dovrebbe essere il passo successivo?” Egli rispose: “Circondati della
coscienza dello Spirito di Cristo; questo per mezzo dell’affermazione ‘che il sé sia
circondato della Coscienza Cristica, e le direzioni vengano attraverso quelle attività
nella forza stessa del corpo.’ Non cercare le influenze più basse, bensì la
Coscienza Cristica.”
Ella fece seguito alla sua domanda sul kundalini con questa richiesta: “Per favore
mi dia un consiglio che m’aiuterebbe a coltivare una voce più piacevole e dinamica
nel parlare.” Di nuovo Cayce la guidò alla Coscienza Cristica: “Questo dipende
soltanto dalla fermezza e dalla forza manifestate con cui le affermazioni o
dichiarazioni sono fatte, capisci? Via via che in te c’è l’interpretazione completa
della Coscienza Cristica, sentirai più forza, più personalità dinamica – ne è la
conseguenza. Poiché, come Lui ha detto: ‘Sto alla porta e busso; se aprirai,
entrerò’. Perciò, quando il Cristo guida attraverso la profonda meditazione e
l’elevazione della coscienza nelle forze corporee stesse, lo Spirito produce la
creazione delle influenze per una personalità più fortemente dinamica” (2072-11).
Rileviamo l’anatomia della meditazione del kundalini.
Nella lettura 3676 Cayce ci dà “i tre
centri nei quali c’è l’attività delle forze
del kundalini che agiscono come
suggerimenti alle forze spirituali per la
distribuzione nei sette centri del
corpo.” Sono situati alla terza
vertebra cervicale, la nona dorsale
(toracica) e la quarta lombare.
I nervi della nostra terza cervicale
sono nel collo e, insieme con la
quarta, controllano il diaframma, lo
strato muscolare che si estende fino
alla parte inferiore della gabbia
toracica e ha un ruolo importante
nella respirazione. Il respiro è vita
(Genesi 2,7) ed è un aspetto chiave
della meditazione profonda. Secondo
Cayce ed altre fonti, quando entriamo in meditazione, il nostro respiro cambia,
diventando dapprima più profondo e ritmico e poi, alla fine quando andiamo più in
profondità, leggero. In questa fase siamo molto calmi. Questa area è il chakra della
gola, il quinto chakra di sette. Cayce mette questo chakra in correlazione con la
nostra volontà e, come abbiamo visto, la nostra volontà deve essere assoggettata
alla volontà di Dio per aprire le forze del kundalini in modo corretto e senza
pericolo.
I nervi della nostra nona vertebra dorsale sono al centro della nostra schiena e
costituiscono la corteccia surrenale, che influisce sull’adrenalina potente nei nostri
corpi. Questa area è il chakra del plesso solare, il terzo chakra, e il centro da cui la
forza vitale del kundalini ottiene il suo slancio. Secondo Cayce, durante la
meditazione l’energia ritorna in questo centro per continuare a ricevere la spinta
necessaria per innalzare del tutto la forza vitale.
La quarta lombare è nella parte inferiore della nostra schiena. Insieme con la terza
lombare incide sugli organi sessuali. Si discute ancora se è il primo o secondo
chakra del corpo, ma considerando i commenti generali di Cayce, sarebbe il
secondo chakra, che egli identifica come la “sede dell’anima” e le cellule di Leydig,
che chiamava il “centro lyden”. E’ in questo centro che il kundalini si trova
attorcigliato, nell’attesa del processo di risveglio.
Cayce insegnò che l’energia nasce dal centro lyden passando per la via nervosa
verso la ghiandola pineale nel centro del cervello. Questo è il chakra della corona e
la posizione della “fontanella”, quando i nostri corpi sono stati appena formati.
L’energia scorre in su e torna indietro attraverso questo centro, unendo la nostra
forza vitale con la Forza Vitale di Dio. Da qui riempie la “coppa” pituitaria che alla
fine “trabocca” (come nel Salmo 23), energizzando così l’intero corpo – secondo la
descrizione di Cayce.
Sviluppiamo ora una semplice procedura meditativa seguendo le linee guida di
Cayce. Per prima cosa stabiliamo le nostre intenzioni e i nostri scopi. Perché
stiamo risvegliando la forza vitale: per ragioni egoistiche o per ragioni spirituali o
religiose? Le ragioni migliori sono legate al modo di fare di Dio e ad essere un
aiuto, una benedizione per gli altri. Poi circondiamo il nostro corpo e la nostra
mente con lo Spirito e la Coscienza Cristici che Cayce una volta descrisse come
essere coscienti di Dio e desiderare l’influenza di Dio nella nostra vita. Ora ci
isoliamo dalla nostra natura e dal modo di pensare terreni e cerchiamo la presenza
e la guida di Dio. Possiamo usare una preghiera o un mantra, come per esempio
“la Tua volontà, oh Dio, sia fatta in ed attraverso me ora, affinché io possa pensare,
parlare ed agire come Tu vuoi che io faccia”. Poi sentite la presenza dell’influenza
divina in tutto il vostro essere via via che lo apriamo. In una lettura, Cayce insegnò
ad immaginare la presenza divina usando le “forze immaginative”. Quando
sentiamo la Presenza, tocca a noi essere ricettivi, consentendo all’influenza divina
di esercitare la sua magia nella nostra mente e nel nostro corpo. Appena sentiamo
che la meditazione sta terminando, possiamo indirizzare l’influenza divina ai nostri
cari e a coloro di cui sappiamo che ne hanno bisogno. Facciamo questo pensando
a loro e percependo la loro essenza, poi consegniamo la presenza di Dio a loro,
lasciando i risultati a Dio.
Infine dobbiamo vivere la giornata (in pensiero, parola ed azione) nello spirito della
nostra unione meditativa con Dio e l’influenza divina. Via via che cresciamo, il
nostro sé esteriore e la nostra connessione divina diventano tutt’uno.

Personal Spirituality, primavera 2011
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