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lunedì 22 aprile 2019

Comprendere lo Scopo della Vita

Il concetto chiave nelle letture di Edgar Cayce su come comprendere lo scopo
della vita è che vi è davvero uno scopo in ogni vita. Non esiste una cosa come il
caso o l’incidente, ma tutte le esperienze nella vita ci arrivano invece per una
buona ragione. Benché spesso non vediamo il bene ultimo nelle nostre circostanze,
possiamo imparare a riconoscerlo più spesso e così adottare un atteggiamento più
positivo e costruttivo verso la vita. Il materiale su questo argomento è un esempio
ispirante delle letture di Edgar Cayce, che danno un concetto chiaro della base
razionale dietro la vita e del controllo notevole che abbiamo dei nostri stessi destini.
LO SCOPO DELLA VITA
Il nostro scopo nella vita è inseparabilmente connesso con la nostra vera natura
come esseri spirituali. Poiché, se le letture di Edgar Cayce hanno ragione, siamo
stati creati da Dio come esseri spirituali, parti di Lui Stesso: “Quindi quando Lui si
mosse, le anime – porzioni di Lui Stesso – ebbero origine.” [263-13] Inoltre ci
dicono che “in principio, quando ci fu la creazione o il dar vita ad entità individuali,
fummo fatti per essere compagni con il Padre-Dio.” [1567-2] Ciascuno di noi fu
creato prima dell’avvento del mondo materiale per essere amico di Dio! Le letture di
Edgar Cayce descrivono questo ruolo come niente meno che essere “co-creatori”
con Dio, anime individuali a cui fu concessa la dignità di pari condizione con il
Creatore Stesso.
Siamo spesso così fissati sui nostri concetti di noi stessi come corpi che
occupano uno spazio materiale che può essere difficile cogliere la piena rilevanza
di questa affermazione sulla nostra natura ed origine, perché dice che la nostra
vera identità individuale non si trova nei nostri corpi né nella nostra personalità,
bensì nelle nostre anime eterne, che esistono da “prima dell’inizio” del tempo. Ma
se il nostro vero scopo è essere compagni per Dio, perché quella consapevolezza
è così lontana dalla nostra coscienza? E se la nostra natura ultima è spirituale,
perché ci ritroviamo ad esistere in corpi fisici e ad identificarci con essi e col mondo
materiale?
Secondo il materiale di Cayce possiamo comprendere la condizione umana in
termini di scelte che abbiamo fatto. Intrinseca alla nostra natura come figli e figlie di
Dio è la capacità di scegliere. Come compagni e co-creatori con Dio ci è stato
concesso il libero arbitrio che ci rende esseri responsabili. Un vero compagno lo
deve essere per scelta e così, fin dall’inizio, ci è lasciata la libertà di scegliere
l’unione o la separazione da Dio:
“Poiché, com’è stato detto nei tempo passati, ogni giorno è messo davanti a noi
la vita o la morte, il bene e il male. Noi scegliamo sulla base della nostra natura. Se
la nostra volontà venisse spezzata, se ci ordinassero di fare questo o quello o di
diventare un automa, allora la nostra individualità sarebbe persa e saremmo solo
come in Lui senza coscienza – COSCIENZA - coscienza di essere tutt’uno con Lui;
con le capacità di scegliere per noi stessi!
Poiché POSSIAMO, come Dio, dire Sì a questo, No a quello; POSSIAMO
ordinare questo o quello nella nostra esperienza …Poiché siamo davvero come dei
lavoratori, collaboratori nella nella vigna del Signore …” [1567- 2]
La stessa natura di Dio sembra determinare che noi entriamo in rapporto con
Lui per scelta. Altrimenti, per definizione, non saremmo compagni e co-creatori con
Lui. Saremmo soltanto degli automi, incapaci di una condizione alla pari.
Il resoconto fornito nelle letture di Cayce prosegue facendo notare l’ovvio:
abbiamo scelto la via della separazione da Dio invece della via dell’unione con Lui.
A quanto pare abbiamo trovato la preoccupazione con noi stessi così allettante che
non siamo disposti a mantenere la consapevolezza del nostro rapporto con Dio.
“Quindi quell’errore nell’attività individuale – non di un altro, ma di noi stessi,
individualmente – ci ha separato da quella consapevolezza.”
[1567-2]
Fu quando ci eravamo separati da Dio nella coscienza che Lui, nel suo infinito
amore e pazienza, ci fornì la vita fisica come un modo per imparare l’uso corretto
del nostro libero arbitrio:
“Così Dio preparò la via attraverso la carne per mezzo della quale tutte le fasi
dello spirito, della mente e del corpo potessero esprimersi.” [1567-2]
E’ nelle esperienze della vita di tutti i giorni che abbiamo l’opportunità di
crescere per raggiungere la misura della nostra piena statura come co-creatori con
Dio. E’ nel mondo materiale, con le sue leggi di causa e effetto, che abbiamo la
possibilità di usare la nostra volontà e di imparare, attraverso l’esperienza diretta, le
conseguenze (positive e negative) delle nostre scelte. Così siamo esseri spirituali a
cui sono state date innumerevoli vite per crescere ed imparare. In realtà le letture di
Cayce descrivono questo processo in termini di educazione:
“Sappi che ogni soggiorno o dimora [vita] può essere paragonato a ciò che,
nella vostra esperienza mentale, avete come una lezione, come un’educazione
scolastica per gli scopi per cui ogni entità-anima entra in un’esperienza terrestre …
Ogni studio di ogni lezione aggiunge quindi qualche fase di sviluppo per l’anima.
E ciascuna si merita quindi l’opportunità; ed è stato detto rispetto alla benevolenza
dell’unione divina che non vuole che un’anima perisca o perda di vista la propria
identità o si lasci sfuggire quegli scopi per cui ogni anima è entrata nell’esperienza.”
[1158-5]
In altre parole, ogni esperienza nella vita ho lo scopo ultimo di portarci più vicini
a Dio. Una volta che abbiamo raggiunto la nostra maturità spirituale, possiamo,
nella coscienza, ritornare al Padre nel nostro ruolo di compagno e pari.
CONNETTERE L’ESPERIENZA CON LO SCOPO ULTIMO
Benché possa essere relativamente facile parlare dello scopo
della vita nell’ampio contesto della nostra origine e del nostro
destino, è una cosa del tutto diversa fare l’esperienza di
quella verità nella nostra vita quotidiana. Tuttavia proprio quel
bisogno dell’esperienza diretta, attraverso la scelta, del nostro
rapporto con Dio è la ragione per cui siamo qui sulla Terra.
Come facciamo a provare quel senso di scopo nella trama
della nostra vita quotidiana? Le letture di Cayce indicano
alcuni modi in cui possiamo diventare coscienti della
significatività nelle situazioni della vita di tutti i giorni.
Il punto cruciale è allenarci a ricordare che ogni esperienza (anche quella
spiacevole) ci dà l’opportunità per la crescita. Qui si tratta soprattutto di sviluppare
l’abitudine di ricordarsi che vi è uno scopo nella situazione attuale della propria vita.
“Ricorda, sempre, che laddove sono esistiti ed esistono manchevolezze
nell’esperienza, quelli che sono saggi le usano come trampolini di lancio verso il
vero sviluppo; sempre meno di sé e sempre di più affinché il corpo, la mente possa
essere usata come un canale per glorificare un Padre unificato sulla Terra…
Il fatto che la terra sia stata data come un luogo di educazione per coloro che in
principio sbagliarono nell’indulgenza verso se stessi, nell’affermazione della propria
potenza, nella glorificazione di sé, è quindi davvero un’esperienza che reca
sollievo, anche per coloro che, nella loro esperienza, trovano scompigli, contese ed
antagonismo e forze inquietanti. Se solo si svuoteranno di se stessi, potranno
diventare dei canali attraverso cui può essere manifestato un Padre glorificato nel
Figlio ... [1150-1]
In particolare possiamo imparare a riconoscere le opportunità di crescita nei
nostri rapporti con altre persone. Tutte le persone con cui interagiamo ci offrono la
crescita. Possono aiutarci e sostenerci in tempi di bisogno. Possono farci trovare di
fronte ad aspetti disgustosi della nostra stessa personalità o possono offrirci la
possibilità di un servizio altruistico. Nella maggior parte dei casi sembra che i nostri
amici ci offrano tutte e tre le possibilità di crescita!
“… considera i tuoi amici come la più grande delle tue opportunità.
Nessun’anima può avere così tanti amici da potersi permettere di perderne uno
solo, tuttavia ci sono degli obblighi, ci sono dei doveri che sono legati a tali relazioni
… Poiché Egli non ha voluto che alcun’anima perisse, ma con ogni tentazione ha
preparato un modo, una maniera di salvezza. Il più delle volte arriva attraverso i
tuoi amici, i tuoi compagni e dato che spesso questi hanno rappresentato e
rappresentano un salvatore… così, nella tua relazione e nella tua attività, devi fare
di te stesso… un aiuto, un salvatore, un’assistenza, una SPERANZA per
molti.” [1709-3]
Per noi è importante non pensare mai che una situazione non sia “riparabile”.
Cayce disse a molte persone che in qualsiasi momento potevano scegliere di
trasformare i loro problemi in grandi opportunità, semplicemente cambiando il loro
atteggiamento nei confronti di questi. Quale atteggiamento è importante?
“Mantieni l’atteggiamento mentale corretto, cioè non serbare rancore, ma sii
gentile, sii affezionato, tollerante, dimostra pazienza…Sii sempre creativo nelle tue
attività. Anche questo: sii CONTENTO di avere l’opportunità di essere vivo in
questo periodo … 2376-3]
Forse il punto cruciale nella questione dell’atteggiamento è che accettiamo la
responsabilità per le nostre circostanze, qualunque siano. Non dovremmo incolpare
gli altri né il “destino”, bensì dovremmo sapere che facciamo continuamente
l’esperienza delle conseguenze delle nostre scelte. Se accettiamo la responsabilità
per le conseguenza dolorose che stiamo provando, allora diventa possibile
assumere il controllo delle nostre vite e fare diversi tipi di scelte:
“Poiché ogni anima, ogni entità continuamente affronta se stessa. E se ogni
anima volesse soltanto capirlo, quelle sofferenze che sono spesso attribuite agli
altri sono causate, per la maggior parte, da noi stessi. Sappi che vi stai affrontando
te stesso!” [845-4]
Infine, se abbiamo la pazienza di vedere oltre il qui e ora, possiamo collocare
ogni esperienza nel contesto della nostra origine e del nostro destino. Da questa
posizione privilegiata possiamo vedere le esperienze e circostanze individuali come
una parte di un insieme molto più ampio, ricordando che la vita è continua e che
nessuno sforzo è mai perso:
“Ma l’entità dovrebbe – e a volte avviene – rendersi conto che la vita non sta
solo nel vivere, in un’unica esperienza. Poiché la vita continua; la vita stessa è una
coscienza, un dono di un’influenza infinita che possiamo chiamare Dio.”
[2399-1]

Research Report, Understanding the Purpose of Life, A.R.E.
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