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mercoledì 24 luglio 2019

Dall’Eden al Getsemani

Il viaggio di Adamo iniziò nel giardino dell’Eden e terminò nel giardino del Getsemani. Il primo Adamo perse la grazia divina a causa della disubbidienza ostinata; l’ultimo Adamo entrò nella grazia attraverso l’ubbidienza perfetta. Si può definire l’esilio dall’Eden in una parola: disubbidienza; Getsemani in una frase: “Sia fatta la Tua volontà.” Simbolicamente l’intero viaggio di un’anima ha luogo tra questi due giardini. Ne vale la pena, se vogliamo viaggiare dal primo giardino all’ultimo, seguendo il modello del Cristo: da Adamo a Gesù.

Ubbidienza
La parola ubbidienza ha delle connotazioni negative, perché la gente associa l’essere ubbidienti all’essere assoggettati dagli altri. L’ubbidienza può implicare sottomissione senza la nostra scelta – come quando si viene indotti all'obbedienza da qualcuno che ci intimidisce. I cani ben addestrati seguono gli ordini del loro padrone: “seduto”, “fermo”, “corri”, “prendi”. Sono ubbidienti.
L’uso scritturale della parola “ubbidienza” con comprende la schiavitù né il diventare automi. L’ubbidienza è la nostra scelta personale. Nessuno ci obbliga; è una scelta del nostro libero arbitrio diventare pienamente conformi alle leggi spirituali. Quando diciamo “sia fatta la Tua volontà” intendiamo dire che vogliamo essere in accordo con la volontà di Dio, con tutte le conseguenze che ne derivano, comprese le croci.
Per renderla bene accetta possiamo sostituire la parola “ubbidire” con “attenersi a”, “aderire a”, “conformarsi a”, “essere tutt’uno con” e così via – le letture usarono tutte queste come sinonimi. Per il momento, però, continuiamo con questa parola così che possiamo comprendere la prospettiva scritturale e anche quella delle letture di Cayce.
Ubbidienza implica che ci sia disubbidienza. Disubbidienza è inadempimento delle leggi spirituali. Quando cediamo ai modi del mondo – odio, gelosia, pettegolezzo, violenza, avidità, indolenza, arroganza – siamo disubbidienti alla verità o alla volontà di Dio. Cayce consigliò a molti tipi di persone ciò che una volta disse ad una donna di 38 anni: “Errori e insuccessi, peccato e dolore sono il risultato di disubbidienza alla legge divina.” (2408-1) Ubbidienza è scegliere di vivere con i frutti dello spirito: “amore, gioia, pace, pazienza, gentilezza, bontà, fedeltà, cortesia e autocontrollo.” (Galati 5,22-23) Una volta che scegliamo di allineare la nostra volontà con la volontà di Dio siamo ubbidienti alle leggi spirituali e non più “servi del peccato” (Romani 6,15-23). Detto diversamente, non siamo più sotto la legge karmica, ma viviamo per mezzo della grazia.
La sofferenza è per la maggior parte il risultato naturale della disubbidienza alle leggi spirituali, mentali e fisiche. In una lettura sulla salute eseguita per una donna di 59 anni, fra una prescrizione per un trattamento e l’altra, Cayce disse che la sua condizione era “un risultato di disubbidienza delle leggi”. Ora ella ha una possibilità di diventare ubbidiente alle leggi spirituali, anche mentre è sottoposta a trattamenti fisici. Per determinare la guarigione la lettura le disse che poteva mettersi in sintonia con il divino se fosse stata disposta a farlo, e Lui avrebbe provveduto, e aggiunse: “Quindi lascia che Lui agisca con te a modo Suo.” (69-4)
La Chiesa cattolica dà molta importanza all’ubbidienza. I santi cattolici sembrano vivere questa virtù in sommo grado. Uno di questi santi è stato San Martino de Porres (1579-1639). Cresciuto a Lima, Perù, fu istruito da un barbiere-chirurgo e fece esperienza nel curare ferite e malattie usando rimedi erboristici. Quando diventò un fratello laico nell’ordine domenicano, continuò di occuparsi dei malati nella sua comunità religiosa e anche dei laici. Grazie alle sue capacità miracolose di guarigione e la sua generosità illimitata molti malati arrivarono da lui per farsi curare. Spesso dovette sistemarli per la notte nel monastero. A causa della quantità impressionante di persone che avevano bisogno del suo aiuto egli diede ai malati persino il proprio letto. Ciò era contro le regole dell’ordine, e per questo fu ammonito. Un’altra volta il suo superiore lo punì perché aveva permesso a qualcuno di restare nella sua cella, nuovamente citando la sua violazione della regola. Sebbene fosse noto per la sua ubbidienza verso il suo superiore, Martino ragionò con lui: “Perdonatemi, Padre, ma non ho peccato in ciò che ho fatto. E’ vero, l’ho messo lì, ma è venuto con uno stomaco aperto. L’urgenza del caso ha richiesto l’azione. E quando la carità chiama, non dovrebbe essere al di sopra dell’ubbidienza?” L’ubbidienza a cui ci riferiamo qui è l’ubbidienza a una gerarchia cattolica, non a Dio. Martino era consapevole di questo e pronto a ragionare che l’ubbidienza a Dio può essere disubbidienza alle regole terrene. Martino non aveva paura di correre questo rischio per amare il suo vicino come se stesso.

Lasciare l’Eden
Il giardino dell’Eden è la coscienza originale di purezza e grazia, lo stato supercosciente che tutte le anime avevano in principio. Dio aveva messo in guardia Adamo ed Eva dal non mangiare dell’Albero della Vita, affinché non avessero fatto esperienza di bene e male, vita e morte (Deuteronomio 30,15). Cayce ci dice che mangiare la mela simboleggia l’esercizio del loro libero arbitrio in sfida con il comandamento di Dio invece che essere in armonia con la volontà di Dio.
Esercitando il loro libero arbitrio in questo modo, la cittadinanza di Adamo ed Eva dell’Eden o Regno di Dio fu revocata. Fu un punto di partenza e separazione da Dio, dall’infinito al finito, dallo Spirito alla materia. In questa condizione di “caduta” fu persa l’unione o l’essere tutt’uno con Dio.
Per ristabilire l’unione furono necessarie le incarnazioni terrene. Una volta separati, dovettero “passare attraverso tutti gli stadi di sviluppo” sulla terra e nel suo sistema solare (900-10). Fu l’inizio di un viaggio doloroso ma grandioso verso l’evoluzione o lo sviluppo dell’anima. La Terra fornì le influenze opposte di bene e male in cui il libero arbitrio poteva essere messo alla prova. Scegliere il bene voleva dire scegliere la volontà di Dio, che si manifestava come atti di puro amore – p.e. gentilezza, pazienza, perdono, carità e sincerità. Il male era fondamentalmente egoismo che si manifestava come “autoesaltazione,
autoglorificazione, indulgenza
verso se stessi, auto-
gratificazione,” con poca o nessuna considerazione per gli altri (254-91). Separarci attraverso l’egoismo significa far cattivo uso dell’energia creativa divina e innata, la medesima eredità che il figlio prodigo ha sperperato.
Incarnazione dopo incarnazione Adamo viaggiò nel tempo e nello spazio finché l’evoluzione fu completata nell’ultimo Adamo, Gesù. Con pazienza visse la verità e superò le influenze allettanti del mondo, diventando consapevole della sua unione con Dio. “Tentato nei fuochi della carne e purificato, Gesù entrò nella gloria della compagnia con Dio.” (262-89)
Gesù “imparò l’ubbidienza dalle cose che pativa” nelle condizioni fisiche e anche nell’angoscia mentale. Ma lo fece con lo scopo di rendere la sua volontà tutt’uno con quella di Dio (900-232 e Ebrei 5,8-9). Gesù divenne “nello scopo creatore e nell’attività tutt’uno” con Dio (2420-1). Lo scopo fu amare Dio con tutto il cuore, l’anima e la forza, e l’attività fu amare il suo prossimo come se stesso – andare in giro facendo del bene. Così Gesù diventò l’autore e il finitore, l’alfa e l’omega, del modello perfetto per l’evoluzione spirituale.
Gesù avrebbe potuto accettare l’offerta che Satana gli fece durante i 40 giorni di digiuno nel deserto. E allo stesso modo avrebbe potuto evitare la croce. Tuttavia scegliere entrambe le cose avrebbe significato seguire la propria volontà, non quella di Dio. Lo avrebbe tenuto esiliato dall’Eden.

“Voi siete Dei.”
(Giovanni 10,34)
Mentre stava pregando nel giardino del Getsemani, Gesù si tormentò per l’imminente esperienza della croce e della morte. Ma attraverso la preghiera e la meditazione egli acquisì forza e coraggio: “Padre mio, se è possibile, allontana da me questo calice; tuttavia, non come io voglio, ma come vuoi tu». (Matteo 26,39) Essendosi reso conto che la volontà di Dio era che accettasse la croce, pose tutta la sua fede in Dio. In altre parole, “combatté con se stesso” o lottò con la situazione nel giardino e vi si riconciliò con essa. Così Gesù “sconfisse quella Croce nelle meditazioni del Getsemani.” (1213-1) La crocifissione interiore avvenne nel Getsemani quando Gesù scelse la volontà di Dio invece della propria. Gesù non fu solo ubbidiente alla volontà di Dio in vita, bensì anche “ubbidiente fino alla morte” (Filippesi 2,8). Il risultato fu la resurrezione, l’ascensione e uno stato glorificato.
Cayce disse che quando esaminiamo le nostre stesse esperienze del Getsemani vediamo solo “una strada di spine; la traspirazione, il sudore di sangue … tutto fuorché la Felicità.” Questo è il modo con cui viene solitamente raffigurato. Eppure, avendo sconfitto la croce nelle meditazioni del Getsemani, Gesù fu felice. Persino sulla via verso il Calvario egli rise, scherzò e disse delle parole gentili che resero felici gli altri (262-111).

Entrare nel Getsemani
Se l’Eden rappresenta il punto di partenza, il Getsemani rappresenta il punto d’arrivo. Da qualche parte lungo il viaggio Eden-Getsemani un risveglio avverrà in noi: “Sorgerò e andrò dal Padre mio.” Più avanti ci rendiamo conto: “Devo occuparmi degli affari del Padre mio”, finché completiamo la nostra evoluzione spirituale: “Io e mio Padre siamo uno” (Luca 15,18, Luca 2,49, Giovanni 10,30). L’intera esperienza dall’Eden al Getsemani ci impegna a lottare contro il sé e sconfiggerlo per trovare il nostro sé divino (364-7).
Finché e a meno che non siamo entrati nel nostro personale Getsemani non abbiamo raggiunto la nostra maturità spirituale. Senza raggiungere il Getsemani non vi è resurrezione né alcuna reintegrazione della nostra cittadinanza nel Regno di Dio. Entrando nel Getsemani possiamo ritornare al giardino dell’Eden senza il tentatore – proprio come fece Gesù. Il nostro viaggio non è stato invano; ritorniamo pronti per essere compagni e cocreatori con Dio e per rivendicare la nostra eredità spirituale: “Voi siete dei” (Giovanni 10,34). Il sentiero è stato tracciato, la via è stata aperta per colore che vorrebbero entrare.
Dio soffiò nelle narici di Adamo ed egli divenne un essere vivente; Dio battezzò Gesù con lo Spirito Santo ed egli divenne un essere vivificante, uno spirito stimolante (1 Corinzi 15,45). Lo Spirito Santo viene dato soltanto a coloro che ubbidiscono a Dio (Atti 5,32). Per questo non vi è preghiera più grande di questa: “Sia fatta la Tua volontà”, fintanto che le nostre azioni rispecchiano la nostra preghiera. “Sia fatta la Tua volontà” vuol dire mettere la nostra volontà in sintonia con quella di Dio, e in questo modo può essere ristabilita l’unione che abbiamo perduto nell’Eden. E così andiamo incontro a ogni croce, ogni difficoltà e ogni sfida nel nostro proprio giardino. E dopo essere passati attraverso le nostre esperienze nel Getsemani, anche noi diventeremo esseri vivificanti.
Gesù andò spesso nel Getsemani per meditare e pregare, per conoscere la volontà di Dio, e dovremo fare altrettanto. Abbiamo lasciato l’Eden molto tempo fa; il Getsemani ci sta chiamando.
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