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venerdì 22 novembre 2019

Dio come trinità nell'Unità

La trinità non è un’espressione di dei multipli, bensì un tentativo di esprimere o interpretare l’unico Dio infinito in tre ruoli comprensibili. Questi tre vogliono aiutare la nostra natura tridimensionale a comprendere meglio Dio e il nostro rapporto con Lui/Lei.
Se temporaneamente lasciamo andare il nostro amore devoto per Dio e solo per un attimo consideriamo il concetto di Dio in modo obiettivo, possiamo vedere che è una dottrina strana. E’ fondata sulla convinzione umana che ci sia una coscienza onnipotente ed onnipresente nella quale ogni vita ha la sua esistenza, è stata la fonte di ogni vita ed è il destino di ogni vita! Ma in qualche modo permette che si verifichino tutti i tipi di attività senza il suo coinvolgimento, che derivano dal “dono” del libero arbitrio.
Alcune culture personificano questa potenza dandole un nome, come p.e. Brahma, Bhagavan, Tian Gong, Elohim, Wakan Tanka, Allah e così via. Alcune culture hanno usato termini che esprimono parentela, come p.e. Zio (Hopi) e Padre (cristiani). Altre raffigurano la potenza come impersonale, infinita e inconoscibile, senza darle alcun nome o immagine. Nel tentativo di espandere la comprensione di Dio, alcune culture descrivono la potenza differenziandola nelle sue parti, note più comunemente come una trinità. Il primo aspetto di Dio è come creatore. Questa è la parte che ha dato origine a tutte le cose. La porzione seguente di Dio è come aiuto o salvatore, uno che vive vicino a noi e comprende le nostre vite. E l’aspetto finale è una qualità mistica di Dio che è conoscibile solo attraverso un risveglio e un’unione interiore, trascendentale. L’origine del fatto che si esprime Dio in tre forme ha a che fare con le tre dimensioni in cui abbiamo la nostra coscienza dominante. Il tre funziona meglio per noi – come corpo, mente, spirito.
Nel cristianesimo gli aspetti uno e trino di Dio sono il Padre, il Figlio (salvatore) e lo Spirito Santo. Il Padre nostro ci ha creato, ci ama e chiede di avere in cambio il nostro amore cosciente. Il Padre ha mandato Suo Figlio per salvarci dalle tenebre e dalla solitudine mostrandoci “la Via”. Lo Spirito Santo (definito come lo “Spirito di Verità” e il “Consolatore” in Giovanni 14-17) è la nostra risorsa, richiamando “tutte le cose alla nostra memoria”. E’ una risorsa invisibile a cui possiamo ricorrere e conoscere nei nostri cuori e nelle nostre menti.
Sebbene il giudaismo non insegni un Dio uno e trino, nel Libro della Formazione (Sepher Yetzirah) della Cabala è scritto: “Dio creò il mondo mediante tre sepharim.” La Genesi fa descrivere Dio attraverso tre nomi; Elohim (Capitolo 1, tradotto in italiano come “Dio”), che crea la luce e la vita, e lo spirito degli umani a Sua stessa immagine; Yahweh Elohim (Capitoli 2 e 3, di solito tradotto in italiano con “Signore Dio”), che ci crea fisicamente dalla polvere della terra, ci separa in maschile e femminile e sta con noi nel Giardino; e poi Yahweh (Capitolo 4, tradotto come “Signore”) che interagisce con noi dopo la perdita del Giardino. Per questo, tre nomi interpretano la natura iniziale di Dio in tre parti: creatore spirituale, creatore fisico e padrone o signore delle nostre vite, benché fino ad un certo punto abbiamo il libero arbitrio. Dopo questi tre nomi iniziali per Dio troviamo Adonai (il plurale di Adon, che significa ancora “Signore” o “Maestro” o anche “Padrone”) e Jehovah (una latinizzazione dell’ebraico Yahweh, che anche significa ”Signore”).
Nell’antico Egitto ci furono diverse trinità, ma una delle più comunemente raffigurate è Ra, Mut e Amon Ra. Ra è la fonte di ogni vita e ogni vita è un raggio proveniente da questo stesso raggio. Mut è la madre e nutrice che attivamente si prende cura di noi. Amon Ra è l’aspetto nascosto di Dio, la fonte invisibile di salute, armonia, fertilità e la bontà di tutte le cose. Si può intendere prontamente che questo corrisponde a Padre, Madre e allo Spirito nascosto.
Nell’induismo troviamo la trinità descritta in Brahma, Vishnu e Shiva. Brahma è il creatore, Vishnu è il preservatore e Shiva è il distruttore (il distruttore di ignoranza ed illusioni). Brahma pose il suo spirito eterno in tutta la creazione. Lo spirito eterno non assume alcuna forma, bensì viene espresso dalla vita in qualsiasi forma. Lo spirito individuale di una creatura è sempre connesso con lo spirito originale, onnipresente, eterno.

Nel taoismo – una teologia della Via o Corso – Dio può essere compreso attraverso San Qing, che si riferisce ai tre cieli puri e ai tre aspetti puri di Dio.
1. Yu Qing è l’aspetto di purezza di giada dell’infinito ed è il creatore del Cielo e della Terra. In questo aspetto c’è Yuan-shi tian-zong, e si dice
che sia senza principio e l’essere supremo di tutti gli esseri; in realtà
rappresenta il principio dell’essere ed è il prototipo di un essere. Da
lui tutte le cose hanno avuto origine. Egli è eterno, illimitato ed
invisibile.
2. Shang Qing è l’aspetto di purezza superiore dell’uno ed è Ling-bao
tian-zong, a volte chiamato Dao-Jun, “Signore della Via”, e Tian-shang
dao-jun, Maestro supremo della Via”. E’ considerato il custode degli
scritti magici (Ling-bao jing). Esiste dall’inizio della fisicità, e il suo
compito è calcolare il tempo, assegnarlo alle varie epoche e regolare
lo yin e lo yang.
3. La terza porzione della trinità è Tai Qing, il Grande Puro, e
rappresenta l’insegnante immortale e divino. Assume molte forme
diverse per avvicinare la gente del “mondo della polvere” agli
insegnamenti del Tao (significa “la Via”).

Consideriamo ora le letture meravigliose di Edgar Cayce in riferimento a questo studio della trinità e dell’unione.
“Essi sono uno; come il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono uno.” Dopo aver affermato questo principio importante, Cayce, dal suo stato di trance profonda, quindi suddivide la Trinità in tre parti distinte (2420-1):
1. Dio come il Padre, il Creatore
2. Il Figlio come la Via, la Mente, l’Attività, il Preservatore
3. Lo Spirito Santo come la forza motivante – oppure come il distruttore o il
vivificatore.”
Questo corrisponde perfettamente all’antico induismo dove le tre parti di Dio sono Brahma, il Creatore; Vishnu, il Preservatore, e Shiva, il Distruttore (di illusione ed ignoranza).
In un’altra lettura, Cayce differenzia la Trinità usando il microcosmo di cui siamo costituiti: corpo, mente e anima (1747-5):
1. Dio-Padre è come il corpo, o il tutto
2. la Mente è come il Cristo, che è la via
3. lo Spirito Santo è come l’anima o – nell’interpretazione materiale –
scopi, speranze, desideri.
Probabilmente nel macrocosmo questi sarebbero Padre come il Cosmo, Figlio come la Coscienza Universale e Spirito Santo come l’agente o impeto motivante o vitale che guida la vita.
Tornando al microcosmo, Cayce cerca di aiutarci a cogliere il concetto difficile che la vita fisica è un’ombra della vita spirituale. Nella seguente lettura sviluppa questa idea usando la Genesi:
“Queste [le parti della Trinità], quindi, nel sé sono un’ombra dello spirito della Forza Creatrice. Pertanto il Padre è come il corpo, la mente è come il Figlio, e l’Anima è come lo Spirito Santo. Poiché è eterno. C’è sempre stato e sempre ci sarà, ed è l’anima fatta a immagine del Creatore, non soltanto l’essere fisico o mentale, ma con gli attributi [del Creatore]. Poiché, com’è stato detto in principio: Dio si mosse e disse, ‘Sia la luce’, e la luce fu, non la luce del sole, bensì invece ciò di cui, attraverso cui, in cui ogni anima aveva, ha e per sempre ha il suo essere. Poiché nella verità vivi e ami e hai il tuo essere in Lui.” (5246-1)
In un’altra lettura Cayce affronta l’argomento così (1158-12): “Le cose materiali sono le ombre di ciò che è spirituale nella sua essenza. Ora sai che H2O è l’acqua – ovunque! Quindi l’acqua è l’acqua, e una parte del tutto, con tutti gli elementi essenziali che portano alla capacità di manifestazioni nel portare la vita, nel dissetare. E diventa attiva così in qualunque sfera o fase si trovi; che sia in quella glaciale, come ghiaccio; in quella temperata, come acqua; o in quella fase come vapore. Ma ovunque – in ogni fase – le sue attività sono le stesse!”
I nostri corpi fisici sono materia solida (ghiaccio), i nostri corpi mentali e emozionali sono fluidi (liquidi) e i corpi spirituali della nostra anima sono simili a nuvole (vapore). Tutti e tre sono la stessa cosa – acqua in forme e condizioni diverse: solida, liquida e vapore! L’Acqua della Vita è quindi nei nostri corpi, menti ed anime. Tutti ci costituiscono in condizioni diverse.
Nelle letture 3143-1 e 5657-11 Cayce uguaglia gli stati gassosi alle condizioni e regni spirituali, osservando che siamo usciti dalla condizione gassosa (vapore) ed entrati nella materia (solidi) e ci stiamo ora risvegliando dalla materia tramite la coscienza in espansione (acqua) verso la condizione più eterica, vaporosa, gassosa dello spirito e dell’anima. Eppure tutte sono H2O, o in questa metafora l’essenza di noi in stati d’essere diversi.
Come diventiamo più consapevoli della presenza del Grande Spirito, dello Spirito Santo in noi, nei nostri piccoli spiriti? Cayce ci dà una risposta difficile da comprendere. Di quando in quando possiamo percepire lo Spirito attraverso i nostri cinque sensi fisici, ma il modo migliore e perciò quello che dobbiamo cercare di ottenere è attraverso le “forze intuitive spirituali”.
“Ha qualcosa delle forze intuitive spirituali come viene dall’intima comunione con lo Spirito Santo, il Consolatore promesso, la coscienza del Cristo” (262-15).
La parte di questa lettura che dovrebbe catturare la nostra attenzione è “viene dall’intima comunione con lo Spirito Santo”. Dobbiamo pianificare del nostro tempo per questa comunione. Da tali comunioni derivano le “forze intuitive spirituali” importantissime. Ma ciò non funziona se semplicemente cerchiamo di parlare allo Spirito Santo dalla nostra mente esteriore, cosciente. Dobbiamo imparare ad ascoltare, o meglio sentire, con la mente e il cuore interiore profondo la presenza e la comunicazione della presenza dello Spirito Santo. E’ là che si verifica la vera comunione.
Qui è importante comprendere che Gesù insegnò “Cristo non è un uomo”. “Gesù è l’uomo e Cristo è lo Spirito. Lo Spirito di Cristo era in Gesù”, e anche Gesù attribuiva i suoi doni e la sua saggezza a questo Spirito in Giovanni 14 e 15.
Lo spirito di Dio in noi è l’Emmanuel (letteralmente “Dio con noi”) delle antiche profezie. Secondo queste profezie un messia (letteralmente “unto”) doveva essere inviato da Dio sulla Terra per risvegliare tutte le anime e portare ad esse salvezza e resurrezione. Il discepolo Giovanni comincia il suo vangelo con una visione poetica del ruolo e dell’influenza di questo messia. Inizia il suo vangelo: “In principio era il Verbo …” In realtà, nel greco originale questo testo è “In principio era il Logos …” Logos significa molto di più della parola italiana “verbo”. Significa il principio divino, razionale che governa e sviluppa l’universo. Nel vangelo di Giovanni c’è un caso in cui Gesù effettivamente usa due parole greche per “verbo”, dando risalto al significato più ampio dietro la parola “logos”. Gesù ebbe una discussione con i farisei e gli scribi del Tempio e fece quella famosa affermazione “Prima che Abramo fosse, Io Sono.” (Gv 8,58) Naturalmente egli sta parlando dal punto di vista del Logos, attraverso cui tutto fu fatto e su cui Gesù è sintonizzato. Ecco la sua affermazione di due parole (8,43): “Perché non comprendete il mio parlare [lalian] Perché non potete dare ascolto alla mia parola [logon, accusativo di logos]”. E’ chiaro che Gesù fa distinzione fra le parole che sono nel linguaggio e la fonte di ogni espressione, verità e comprensione, il Logos. Inoltre nel testo greco originale non c’è alcun pronome maschile nelle frasi iniziali del passo, quindi il testo dice di fatto:
“In principio era il Logos, e il Logos era con Dio, e il Logos era Dio. Questo era in principio con Dio. Tutte le cose sono state fatte per mezzo di Questo. Senza Questo niente è stato fatto di tutto ciò che è stato fatto. In Questo era la vita, e la vita era la luce dell’umanità. E la luce splende nelle tenebre; ma le tenebre non l’hanno accolta. Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni [Battista]. Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Egli non era la luce, ma venne per rendere testimonianza alla luce. Era la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Questo era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di Questo, eppure il mondo non lo riconobbe. Questo venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto. A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio, perfino a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Logos si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità.”
Questo è un inizio molto ispirato per il più mistico dei quattro vangeli. Ma un’altra gemme dietro questa nuova comprensione del “Verbo” si trova nel capitolo 8,31. Qui Gesù ci informa che possiamo dimorare nel Logos, e così ricevere la verità direttamente ed essere resi liberi: “Se rimanete fedeli al mio Logos, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi.” Secondo molte religioni, specialmente l’antico induismo, il Creatore ha messo in ciascuno di noi un po’ di Se Stesso durante la creazione iniziale. Ciò significa che, ad un livello profondo, siamo dei all’interno di Dio, piccoli ‘io sono’ nel grande IO SONO. In questo modo Gesù, ad un livello più profondo, era il “Figlio di Dio” e noi siamo figli e figlie d Dio. Come Gesù affermò citando Salmo 62: “Voi siete dei.” Come Gesù, siamo figli e figlie dell’”uomo”, e allo stesso tempo figli e figlie di Dio. L’umano e il divino dimorano in noi insieme. La grande sfida sta nell’integrare questi due aspetti nel giusto ordine. Al presente la maggior parte di noi sono umani che amano la spiritualità. La meta è diventare Spiriti, Spiriti Divini che temporaneamente si stanno manifestando in una forma e coscienza umana. Dopo la resurrezione Gesù si ritirò nell’unione con il Creatore, ma disse che siamo canali della luce e dell’amore del Creatore in questo mondo finché ritornerà per guidare un’Età d’Oro.
Come Cayce disse in diverse letture, il flusso della vita e della saggezza comincia nello Spirito, scorre nel Mentale e poi rende la sua presenza visibile nel Fisico – non all’incontrario, come spesso pensiamo. Mettiamoci dapprima in contatto con lo Spirito, attraverso la Mente, e poi le nostre vite fisiche cambieranno in meglio, e saremo in grado di fare più bene di quanto faremmo da soli senza lo Spirito. Cayce dichiara chiaramente: “Lo Spirito è la vita vera.” (262-29)
Quando ci guardiamo intorno vediamo varietà, diversità e separatezza. Voi siete là. Io sono qui. I vostri pensieri sono vostri; i miei sono miei. L’unione non è evidente. Eppure, dalla connessione simile ad una trance di Edgar Cayce con la Coscienza Universale egli vedeva ed insegnava l’unione: “La prima lezione … dovrebbe essere UNO – Uno – Uno – UNO; Unione di Dio, unione dei rapporti dell’uomo, unione della forza, unione del tempo, unione dello scopo. UNIONE in ogni sforzo – Unione – Unione!” (900-429) Per Cayce i nostri pensieri non erano solo nostri! In realtà, sapeva dire esattamente ciò che avevamo pensato perché i nostri pensieri hanno lasciato un’impressione sulla Coscienza Universale. E era in grado di “leggere” queste impressioni. Per lui i pensieri erano “cose”. Durante una lettura aveva delle difficoltà a stabilire se qualcuno aveva effettivamente fatto qualcosa o solo pensato di farlo, perché i nostri pensieri fanno un’impressione tanto forte sulla Coscienza Collettiva quanto le nostre azioni! Questo è un pensiero inquietante – “oh, ho appena fatto un’altra impressione sulla Coscienza Collettiva!” A Cayce premeva che noi tutti cogliessimo le implicazioni di questa inevitabile unione.
E’ possibile che tutti e tutto siano parte di qualche Collettivo invisibile, qualche Tutto indivisibile nel quale esiste tutta la varietà, e ciascuna influisce sulla composizione di questa Collettivo? Cayce dice di sì: “Non solo Dio è Dio, ma il sé è una parte di quell’unione”. In diverse letture Cayce ci spinse a semplicemente credere questo e a vivere come se fosse vero! In questo modo saremmo giunti a capire che è effettivamente vero. “Che questo, figli miei, sia la lezione per voi: L’intento nell’essere in relazione con ogni singolo individuo dovrebbe essere portare alla luce quell’elemento migliore in ciascuno, nell’UNIONE dello scopo, nell’unione dello spirito, nell’unione della mente, nei riguardi di tutti quelli con cui ti metti in contatto – poiché gli individui, in ultima analisi, sono tutt’uno.” (288-19, parafrasato)
In qualche maniera, che non facilmente percepiamo, tutti quelli che incontriamo e con cui interagiamo ogni giorno, compresi noi stessi, sono tutt’uno.
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