Site Logo
martedì 23 aprile 2019

Espandere i Sensi

L’uomo cosciente Cayce era in grado di vedere e percepire oltre le normali
capacità umane. Le sue stesse letture medianiche spiegavano che queste
sensibilità fossero un risultato naturale del suo livello di sviluppo spirituale e che
tutti gli esseri umani sarebbero infine stati abbastanza sensibili per vedere anche
l’invisibile. Cayce era in grado di vedere le anime disincarnate fra quelle incarnate.
Poteva udirle e parlare con esse. Egli spiegò che era come avere un interruttore
nella testa, che accendeva per vedere i fantasmi e comunicare con loro. Vedeva
anche le aure intorno ai corpi delle persone incarnate. Queste aure emanavano
colori e schemi che gli davano la possibilità di comprendere la condizione mentale,
emotiva e spirituale di una persona, persino durante una conversazione. Ecco
alcuni esempi nelle sue letture (da notare il suo uso del concetto cabalistico di
“emanazioni”).
“L’aura, quindi, è l’emanazione che proviene dalle influenze vibratorie di
un’entità individuale mentalmente, spiritualmente – specialmente delle forze
spirituali.” (319-2)
“Troviamo nell’aura le emanazioni fisiche e spirituali che dimostrano gli sviluppi
e i ritardi, così come le capacità per lo studio, le classifiche e l’applicazione degli
stessi.” (1612-1)
“Un’aura è l’emanazione o l’influenza che è sempre presente in un corpo
animato, che può cambiare o modificarsi riguardo all’influenza impellente dello
stesso o intorno allo stesso – o dall’intimo. Certo, l’aura cambia secondo il
temperamento.” (282-4)
“(D) Sto cominciando a vedere le aure?
(R) Cominciando a vedere le aure. Come vita, luce ed amore – con la
comprensione – è riflesso nel sé, così vi possono essere visti quelli dello stesso
riflesso proveniente dagli altri.
(D) Qual è il significato dei lampi e delle forme che vedo spesso?
(R) Quello delle vibrazioni più elevate della sfera di mezzo, così come le forze
spirituali che prendono forma nel o davanti al sé mentale.” (281-4)
Se Cayce si dovesse avvicinare a voi, saprebbe psichicamente cosa avete fatto
e pensato. La sua segretaria di molti anni raccontò che a volte lo evitava perché
“semplicemente non erano affari suoi.”
La moglie di Cayce, Gertrude, raccontò una storia su loro due che dormivano al
secondo piano della loro casa, quando qualcuno bussò sulla finestra della loro
camera da letto! Edgar seppe all’istante chi era questo spirito e andò di sotto per
far entrare il fantasma. Spiegò che ella aveva bisogno di aiuto nel trovare la strada
verso la vita successiva, perché era morta di recente e si era persa riguardo a cosa
doveva fare e dove andare. Sapeva che il sig. Cayce avrebbe saputo la risposta,
ma arrivò alla casa di Cayce dopo che lui e la moglie erano andati a dormire, così
semplicemente bussò sulla finestra della loro camera da letto invece di entrare nel
loro spazio privato.
La scienza ci dice che c’è molto più realtà di quanto non vediamo fisicamente.
Gli esseri umani possono vedere solo una ristretta gamma elettromagnetica
(spettro em). Questa gamma è meno del 5% dell’intero spettro elettromagnetico. I
coni e i bastoncelli all’interno della retina umana sono terminazioni nervose
fisicamente regolate per rispondere ad una stretta gamma di lunghezze d’onda
d’energia. Quando le frequenze energetiche all’interno dello spettro di “luce visibile”
colpiscono la retina, vengono creati degli impulsi elettrochimici che vengono
trasmessi all’area del cervello responsabile per la visione. Da questi impulsi
elettrochimici viene creato uno schema nella corteccia visiva che imita lo schema di
luce visibile che colpisce la retina. L’energia al di fuori di questa ristretta gamma di
luce visibile non produce alcuna risposta dai coni e dai bastoncelli della retina.
Tuttavia molte specie non umane hanno coni e bastoncelli regolati su frequenze
energetiche al di fuori dello spettro di luce visibile. P.e. gufi, falchi ed aquile
possono vedere le frequenze infrarosse, cioè, possono vedere le onde energetiche
create dal calore del corpo. Anche questo, però, è comunque una porzione molto
ristretta dell’enorme spettro elettromagnetico.
Dalla prima infanzia, Edgar Cayce poté vedere fate, folletti, angeli e amici invisibili.
Da bambino pensava che tutti li vedessero. Crescendo apprese che non era così.
Cominciò a tenere per sé le sue capacità, perché provocavano reazioni spiacevoli
negli altri e mettevano in ridicolo lui a le sua famiglia. Quando diventò un adulto più
sicuro di sé, raccontò questo ricordo come la sua stenografa lo annotò:
“Ricordo molto chiaramente il giardino nella vecchia casa di mia madre, quando
ero piccolissimo. Il padre di mia madre era uno dei primi coloni nel sudovest del
Kentucky; aveva un bel vecchio posto, e il giardino antiquato, con tutti i fiori
antiquati, era conosciuto in tutta quella parte del paese. Il fatto che tu abbia
menzionato che tua madre abbia distrutto dei cuori di Maria (Dicentra spectabilis)
mi fa ricordare quanti bei mazzi ne crescevano in quel giardino, con un grande
mazzo di erba a strisce, alcune peonie molto vecchie, tutti i tipi di ranuncolo e fiori
simili; un’aiuola stupenda di dolci violette e tutti quei fiori antichi. Fu qui che spesso
nella mia prima infanzia incontravo e giocavo con quelli che gli altri non potevano
mai vedere. Queste sono almeno alcune delle mie esperienze.
“Quale fosse la prima esperienza, non lo so. Quella che al presente sembra
essere fra le prime fu quando avevo forse diciotto o vent’anni. Avevo una casa-
giocattolo sul retro di un vecchio giardino, fra il caprifoglio ed altri fiori. Ricordo che,
a quei tempi, gran parte di quel giardino si era trasformato in canne alte. Avevo
creato un piccolo riparo con le cime delle canne ed ero stato assistito da un
compagno di gioco invisibile nell’intrecciarle o fissarle perché dessero un riparo.
Nelle belle giornate giocavo là. Un pomeriggio mia madre mi giunse in giardino
chiamandomi. Il mio compagno di gioco (che mi sembrava avesse la stessa mia
altezza) si trovava con me. Non mi era mai venuto in mente che non fosse “reale” o
che non fosse uno dei figli dei vicini, finché mia madre parlò e mi chiese il nome del
mio compagno. Mi voltai per chiederglielo, ma era scomparso. Per un po’ questo
alquanto disturbò mia madre, e mi interrogò a lungo. Mi ricordo di aver pianto
perché mi aveva spiato diverse volte, e ogni volta il compagno era sparito.
Circa un anno o un anno e mezzo dopo, questo cambiò notevolmente – per
quanto riguardo il numero dei compagni di gioco. Avevamo traslocato in un’altra
casa in campagna. Qui avevo due posti preferiti dove giocavo con questa gente
invisibile. Uno in particolare era in un vecchio cimitero dove i cedri erano diventati
altri. Sotto un cedro, i cui rami erano cresciuti vicinissimi al suolo, costruì un altro
piccolo luogo appartato dove – con questi compagni di gioco – ogni tanto raccolsi
pezzi di vetro colorato, foglie dai bellissimi colori e cose di quel tipo. Quello che mi
disturbava, tuttavia, era che non sapevo da dove [i compagni di gioco] venissero o
perché se ne andassero quando si avvicinava qualcuno della mia famiglia. L’altro
ritiro era un vecchio pagliaio preferito che usavo per scivolare giù. Si trovava
dall’altra parte della strada (principale) dove vivevamo e davanti alla casa.
L’esperienza più straordinaria (e che sicuramente la disturbava molto) fu quando
mia madre guardò fuori da una finestra e vide dei bambini scivolare giù da questo
pagliaio con me. Naturalmente avevo scavato un piccolo ritiro molto bello sotto il
fianco dell’anello di paglia in cui spesso eravamo seduti a discutere i grandi
problemi di un bambino di tre o quattro anni. Quando mia madre guardava fuori,
chiamava per chiedere chi fossero i bambini che giocavano con me. Mi resi conto
che non conoscevo i loro nomi. Come erano vestiti? Vi erano femminucce e
maschietti. Ora sarebbe impossibile descrivere il loro vestito, figura o volto, ma
allora non mi veniva in mente – e nemmeno adesso – che fossero diversi da me
stesso, eccetto che avevano la capacità di comparire o scomparire quando
cambiavano i nostri stati d’animo. Una volta guardai dalla finestra della casa e vidi lì
le fate che mi invitavano ad andare a giocare con loro. Quella volta anche mia
madre le vide molto chiaramente, ma non ebbe nulla in contrario che io le
raggiungessi. Questa esperienza, come ora ricordo, durò un’intera stagione, o tutta
l’estate.
Alcuni anni dopo, quando avevo sei o sette anni, la nostra casa era in un
boschetto. Qui imparai a parlare con gli alberi o sembrava che essi parlassero con
me. Ancora adesso ritengo che tutti possano udire delle voci che all’apparenza
provengono dagli alberi, se sono disposti a scegliere un albero (un albero vivo, non
morto) e sedersi, per venti giorni, con la schiena appoggiata al suo tronco ogni
giorno per quindici o venti minuti. Questa è stata la mia esperienza. Scelsi un
albero molto bello e ci giocai intorno con i compagni di gioco che arrivavano (che
allora sembravano molto più piccoli di me). Costruimmo una bellissima pergola di
rami di nocciolo, sequoia, sanguinella e simili, con violette selvatiche, aro
americano e molti muschi selvatici che sembravano particolarmente attratti a
questo posticino speciale dove incontravo i miei amici per parlare con loro - i
piccoli elfi degli alberi. Quante volte arrivarono – non lo so. Vivemmo lì per diversi
anni. Fu lì che lessi tutta la Bibbia per la prima volta, che imparai a pregare, che
ebbi molte visioni o esperienze; non solo vedevo gli elfi, ma anche quelli che mi
sembravano le schiere celesti [angeli] che devono essere apparsi alla gente del
passato, com’è stato documentato in particolare nella Genesi. In questa piccola
pergola non ci fu mai alcuna intrusione dalle gente all’esterno. Fu qui che lessi la
prima lettera di una ragazzina. Fu qui che andai a pregare quando morì mia nonna
che amavo così tanto e che era stata così importante per me. Descrivere questi elfi
degli alberi, le fate del bosco o, per me, gli angeli o schiere celesti, con tutte le cose
belle e gloriose che li circondavano, sarebbe quasi un sacrilegio. Hanno significato,
e lo fanno tuttora, così tanto per me che sono piuttosto l’esperienza sacra di cui
non parliamo – come non parliamo del primo bacio e cose simili. Perché faccio tali
paragoni? Senza dubbio ci sono delle manifestazioni fisiche che sono un
corrispettivo o un’espressione di tutte le forze invisibili intorno a noi, ma abbiamo
chiuso gli occhi e le orecchie ai canti delle sfere, così che siamo di nuovo incapaci
di udire le voci o di vedere le forme concretizzarsi e servirci – anzi, rinforzarci –
giorno per giorno!
Forse ci sono molte domande che porreste per sapere quali giochi giocavamo.
Quelli che giocavo sul pagliaio erano diversi da quelli nel cimitero o in giardino.
Quelli che facevo nel bosco erano ancoro diversi. Il più delle volte sembravano
andare bene con ciò che mi interessava o mi faceva sviluppare. Dire che questi
amici da gioco piantassero i fiori o scegliessero la pergola o la piccola nicchia in cui
fu costruito il mio ritiro, non penso che sia affatto esagerato, o che badassero a
queste cose o mi mostrassero – o mi parlassero – della loro bellezza. Fu qui che
imparai a leggere. Forse le schiere celesti mi diedero la mia prima interpretazione
di ciò che chiamiamo la Bibbia. Non penso di lavorare di fantasia quando dico una
cosa del genere. Facevamo i giochi dei bambini, giocavamo ad essere innamorati,
giocavamo a marito e moglie, giocavamo ad essere sorelle e fratelli e visitatori e
predicatori. Giocavamo a fare poliziotti ed imputati. Giocavamo a tutto ciò che
conoscevamo perché si trovava intorno a no.
No, adesso non ho mai queste visioni o, se capita, molto raramente.” (Rapporto
Edgar Cayce 464-12)
Quando Cayce aveva 54 anni, fece un sogno in cui queste
stesse fate e gli elfi gli apparvero di nuovo. La lettura
medianica su questo sogno (294-128) spiegò che questi
erano avvertimenti sul fatto che la sua anima avrebbe potuto
ritornare ai regni dello spirito (per noi, ciò significava che
avrebbe potuto morire) se la sua mente non fosse diventata
più attiva in questo mondo e se non avesse trovato più
persone a richiedere i suoi servigi unici.
Quando, durante una delle sue letture medianiche, gli
chiesero di spiegare i folletti benigni, rispose: “La maniera in cui quelli degli esseri
elementari – entità che non sono entrate nella materialità – si sono manifestati e a
volte si manifestano all’entità. Folletti benigni, spiritelli, fate, gnomi non sono esseri
elementari, bensì elementi che sono delle entità tanto definite quanto l’uomo
materializzato.” (1265-3) In una lettura sulle vite passate disse ad un’anima che
“prima di questa [incarnazione] l’entità fu nel paese scozzese. L’entità iniziò la sua
attività come bambino prodigio, come uno già versato nei suoi rapporti con le forze
invisibili o elementari; le fate e quelli di ogni forma che non danno espressione in un
modo materiale e vengono visti solo da coloro che sono sintonizzati
sull’infinito.” (2547-1)
Settantadue dei discorsi di Cayce menzionano le “forze invisibili”. Queste letture
descrivono le forze invisibili come “una coscienza di quella forza divina che emana
nella Vita stessa su questo piano materiale.” (281-7, corsivo dell’autore)
In noi vi è il bisogno di sviluppare un senso per il sottile, perché la maggior parte
delle nostre percezioni sensorie è grossolana, richiedendo profonda luce, suono,
sapore, odore e struttura. Ma le percezioni superiori sono simili ad una ragnatela,
traslucide, silenziose (come nella piccola voce silenziosa) e sempre delicate. Cayce
insegnò che i sensi più elevati si risvegliano quando l’anima si risveglia. Cercate
questo per prima cosa, poi le capacità arrivano in modo naturale.

Personal Spirituality, dicembre ‘09/gennaio ‘10
Privacy Policy
Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.
Maggiori informazioniOK
La pubblicazione del materiale contenuto in questo sito è stata autorizzata dall’A.R.E., Inc., Virginia Beach, con tutti i diritti riservati all’A.R.E., Inc. Virginia Beach, all’A.R.E. Press, Association for Research and Enlightenment, Inc., a nonprofit organization, e, per le citazioni delle letture di Cayce, a Edgar Cayce Readings ©1971,1993,1994,1995,1996 by the Edgar Cayce Foundation.All rights reserved.
powered by Infonet Srl Piacenza