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mercoledì 13 novembre 2019

Gli anni perduti di Gesù in India

Pochi cristiani vogliono approfondire l’argomento. Preti, vescovi, ministri del culto e profani allo stesso modo lo evitano come la peste. Perché? Perché non hanno risposte. Eppure è una domanda semplice e importante: dove è stato Gesù fra gli anni 13 e 30? Dobbiamo supporre che un giovane uomo, la cui nascita fu annunciata dagli angeli e che, all’età di 12 anni, stava dibattendo in modo brillante con dei rabbini, fu un carpentiere nel negozio del padre? E’ evidente che l’uomo che apparse a Gerusalemme all’età di 30 anni per intraprendere una missione che sapeva essere molto pericolosa e che probabilmente sarebbe terminata con la sua morte fosse ben preparato e si potrebbe addirittura dire “istruito” e del tutto sicuro della sua capacità di portarla a compimento.
L’omissione dei Vangeli nel trattare questo argomento è sospetta. Sembrerebbe logico che i suoi discepoli volessero conoscere e condividere la storia di un tale “uomo dei miracoli”. Questo fa pensare che in qualche modo, un giorno, queste informazioni siano state omesse dai Vangeli, forse nel 325 d.C. al Concilio di Nicea. E’ possibile che qualcuno nella Chiesa cristiana primitiva conoscesse questa storia e la trovasse inconciliabile con la nuova religione proclamata da Costantino, sviluppata intorno alla divinità di Gesù. La convinzione di questa possibilità è favorita dal fatto che la storia dei cosiddetti “anni perduti di Gesù” fosse ben nota a quel tempo – in India!

Gesù è stato uno yogi?
Nell’era moderna ci sono stati numerosi riferimenti ai viaggi di Gesù in India e nel Tibet e sono tutti eccezionalmente concordanti. Il più degno di nota è forse La Seconda Venuta di Cristo di Paramahansa Yogananda (1893-1952), scritto originariamente negli anni ’40 del secolo scorso e ripubblicato nel 2004.
Yogananda, che nel 1920 fondò la Self-Realization Fellowship a Los Angeles, è più conosciuto per il suo bestseller classico Autobiografia di uno Yogi. Ne La Seconda Venuta egli riformula gli insegnamenti di Gesù alla luce della filosofia religiosa orientale, prendendo la posizione che Gesù fu influenzato dall’induismo e buddismo e dalla saggezza orientale esoterica superiore, ritenuta la competenza dei Maestri himalayani. Questa influenza, sostiene, fu il risultato del giovane Gesù che visse e studiò con dei monaci e insegnanti in India e nel Tibet. Si può facilmente comprendere che detti come “il regno di Dio è dentro di voi” e “non sapete che siete dei?” derivino dal pensiero religioso orientale. Gesù fece inoltre riferimenti indiretti al karma e alla reincarnazione, e gran parte di ciò che insegnò sull’amore e sulla compassione sembra chiaramente influenzato dagli insegnamenti del Buddha. Il punto di vista di Yogananda riguardo a Gesù come uno “yogi autorealizzato” diventa più accettabile quando si esaminano più da vicino i “miracoli” che Gesù ha compiuto. Tutti sono stati replicati da generazioni di yogi nelle colline pedemontane himalaiane.
Questi poteri sono i cosiddetti “siddhi” (poteri spirituali) sviluppati in anni di osservanza rigorosa dello sviluppo spirituale per mezzo di yoga e meditazione con l’aiuto di un guru – specialmente le arti del Raja Yoga. La capacità di camminare sull’acqua o di levitare è nota come “vayu-siddhi” ed è considerata uno dei siddhi minori. Gesù fu persino in grado di insegnare la tecnica ai suoi discepoli. Il potere di risuscitare i morti è noto come “ishitvam” ed è uno degli otto siddhi maggiori. Kabir, Tulsidas, Akalkot Swami e altri ebbero il potere di riportare in vita i morti. I raja yogi appaiono e scompaiono abitualmente, guariscono i malati, calmano gli elementi e manifestano oggetti solidi dal nulla. Il fatto che Gesù aveva questi poteri significa che probabilmente studiò il Raya Yoga con degli yogi elevati in India e nel Tibet finché diventò “auto-realizzato”.

ShangriLa
Il libro più recente sull’argomento è King of Travelers, Jesus’ Lost Years in India [Il re dei viaggiatori, Gli anni perduti di Gesù in India, n.d.t.] di Edward T. Martin, uno studioso attento delle letture di Cayce e per molti anni membro di un gruppo di studio Alla Ricerca di Dio. La sua opera è centrata sulla “catena di prove”, cioè tutte le fonti di informazioni attendibili sull’argomento, comprese le letture di Edgar Cayce e Il Vangelo Acquariano di Gesù il Cristo di Levi Dowling. L’opinione di Martin è che la trattazione più approfondita su questo argomento si trovi in Gli anni perduti di Gesù di Elizabeth Clare Prophet.
Le prove sembrano riguardare quasi esclusivamente il monastero isolato e misterioso di Himis a Leh nella provincia di Ladakh nel Kasmir settentrionale. Himis è un “gompa” o “posto solitario di rifugio dal mondo della tentazione” apprezzato dai monaci buddisti. Prophet dice che Himis è “messo al sicuro in una valle nascosta nell’Himalaya 11.000 piedi sopra il livello del male. Alcuni fra quelli che l’hanno visitato dicono che richiama alla mente visioni di Shangri-La.” Fu a Himis che il giornalista russo di 29 anni Nicolas Notovitch giunse alla fine del 1887 perché un lama gli aveva raccontato che lì avrebbe potuto trovare un manoscritto sulla vita del profeta Issa che era giunto là quando ero un giovane uomo. Issa era il nome indiano per Gesù. Durante una conversazione il capo dei lama a Himis menzionò che lì c’erano delle pergamene nelle quali “si trovano la vita e le azioni del Buddha Issa che predicò la dottrina sacra in India e fra i figli di Israele”. Queste pergamene in tibetano, il lama spiegò, erano copie della versione originale tenuta a Lhasa e scritte in pali antico. Durante una lunga permanenza a Himis mentre era in convalescenza dopo la frattura di una gamba, Notovitch persuase il lama a mostrargli le pergamene, “due grossi volumi rilegati con i fogli ingialliti dal tempo e a permettergli di tradurre e prendere nota dei versi. Alla fine questo diventò il libro La vita di San Issa: il migliore dei figli degli uomini, pubblicato da Notovitch nel 1894. Consisteva di 244 versi sparsi e tradotti, disposti da Notovitch in 14 capitoli. La storia complete scritta da Notovitch con i versi inseriti era intitolata La vita sconosciuta di Gesù Cristo. Quel libro, originariamente in francese, fu un successo immediato, che ebbe 18 tirature in Francia, 3 negli USA e una in Inghilterra. Fu tradotto in tedesco, spagnolo, svedese e italiano.

Issa predica alle caste più basse
La vita di San Issa potrebbe davvero essere considerato il vangelo più antico, benché narrato da mercanti invece che da discepoli, visto che presumibilmente fu scritto nel primo o secondo secolo. Inizia con la storia della schiavitù ebrea in Egitto e finisce con la crocifissione. Riguardo alla partenza di Gesù per l’India dice che, all’età di 13 anni, egli avrebbe dovuto prendere moglie, e la casa modesta di Giuseppe e Maria si riempì di “ricchi e nobili” che cercarono di fare del giovane illustre e brillante il loro genero.
“Fu allora che Issa clandestinamente lasciò la casa di suo padre, uscì da Gerusalemme e, in compagnia di alcuni mercanti, viaggiò verso Sindh (India), affinché potesse perfezionarsi nella parola divina e studiare le leggi dei grandi Buddha.” Quasi certamente la carovana di cammelli dei mercanti viaggiò sulla Via della Seta, la rotta commerciale principale da est a ovest. Issa attraversò il fiume Indo e continuò il viaggio sul continente verso il tempio di Jagannath nella provincia di Orissa nell’India sudorientale. Lì fu accolto con entusiasmo dai sacerdoti bramini bianchi e trascorse sei anni studiando i Veda, apprendendo come insegnare, guarire i malati ed eseguire esorcismi – a Jagannath, Rajagriha, Benares e in altre città sacre. Poi, in una dimostrazione prematura del suo caratteristico atteggiamento causa-guai anti-establishment, il giovane Issa provocatoriamente predicò le sacre scritture indù alle caste inferiori – contadini, mercanti e lavoratori, facendo così infuriare i bramini e i kshatriyas (sacerdoti e guerrieri) che prontamente emisero un contratto sulla sua vita. Secondo i versi “egli fortemente condannò pubblicamente gli uomini che derubavano i propri simili dei loro diritti come uomini, dicendo ‘Dio il Padre non stabilisce alcuna differenza fra i suoi figli, che gli sono tutti cari allo stesso modo.’”
Messo in guardia dai suoi amici, Issa fuggì in Nepal nelle colline pedemontane himalaiane, il luogo di nascita di Gautama Buddha con cui evidentemente sentiva un forte legame. Avendo appreso la lingua pali Issa trascorse i successivi sei anni studiando gli antichi rotoli nei monasteri buddisti del Nepal e del Tibet, compreso Himis, dove restò per circa due mesi finché colui “che il Buddha aveva scelto per diffondere la sua parola sacra, poteva spiegare in modo perfetto i rotoli sacri.” Poi si voltò verso occidente e iniziò il viaggio fatale di ritorno verso la Palestina, per vivere il suo destino difficile.
Benché popolare, La vita sconosciuta ebbe qualche trattamento duro dai critici, soprattutto da Max Muller, un orientalista ben noto e professore di filologia alla Oxford University, che dichiarò che il libro fosse fraudolento in un articolo in The Nineteenth Century, una rivista accademica. E così l’autenticità di San Issa rimase in dubbio per molti anni. Poi nel 1922 Swami Abhedananda si recò al monastero Himis per determinare una volta per tutte se Notovitch aveva detto la verità. Abhedananda, che aveva 56 anni a quel tempo, aveva vissuto una vita di integrità e autorità spirituale indiscussa, avendo percorso l’India in lungo e largo a piedi nudi e senza denaro all’età di 20 anni. Nel 1929, nel suo libro Il Kashmir e il Tibet, Abhedananda dichiarò che, sebbene all’inizio fosse stato scettico, aveva potuto verificare che tutto ciò che Notovitch aveva detto era assolutamente vero. Per ironia della sorte Max Muller, allora deceduto, era stato uno degli amici più intimi dello Swami. Questa conferma della leggenda di Issa da uno come Abhedananda avrebbe potuto essere abbastanza per ridurre i critici al silenzio. Ma allora arrivò un sostegno ancora più importante da una fonte inaspettata e molto imponente.

“Questi libri dicono che il vostro Gesù è stato qui”
Nicholas Roerich era davvero un uomo eclettico in ogni senso della parola. Nato nel 1874 a San Pietroburgo in Russia in una famiglia dell’alta borghesia e istruito come avvocato e artista, durante l’inizio della sua vita Roerich era un abile pittore, professore e impresario d’arte, ma cercò di mettere insieme tutte le arti. Prophet dice: “Tipicamente descritto nelle note biografiche come ‘pittore, poeta, archeologo, filosofo e mistico nato in Russia’ Roerich fu anche diplomatico, scrittore, critico, educatore, scenografo, costumista ed esploratore.” Ma in fondo il mistico prevalse e sentì una forte spinta di viaggiare verso l’India e il Tibet. Nel 1924, all’età di 50 anni, il suo successo mondano cosa del passato, Roerich, sua moglie Helena, i suoi due figli e il lama tibetano Lobsang Mingyur Dorje preparono una spedizione per l’Asia Centrale che consisteva di “nove europei, 36 nativi e 102 cammelli, yak, cavalli e muli.” Il figlio maggiore, George Roerich, era un noto archeologo e orientalista che aveva studiato a Harvard e alla scuola delle lingue orientali di Parigi. Conosceva il persiano, sanskrito, cinese e tutti i numerosi dialetti tibetani. Uno dei vari obiettivi del viaggio era lo studio degli antichi monumenti e le condizioni e le origini delle religioni contemporanee.
Inaspettatamente, ovunque andassero sentirono parlare delle leggende su Gesù. Nel suo libro Altai-Himalaia, pubblicato nel 1929, che era un diario di viaggio, dice: “A Srinigar abbiamo dapprima incontrato la strana leggenda sulla visita di Gesù in questo luogo. In seguito abbiamo visto quanto era diffusa in India, nel Ladak e in Asia Centrale la leggenda della visita di Cristo in questi luoghi. “ Disse inoltre che aveva sentito diverse versioni della leggenda, ma che tutte concordavano su un punto, “che, durante il tempo della Sua assenza, Cristo si trovò in India e Asia.” Poi Roerich cominciò a sentir parlare del manoscritto della vita di San Issa. Nel suo secondo libro, Himalaia, scrive su Himis. “Riguardo ai manoscritti di Cristo – dapprima ci fu un diniego completo … Poi lentamente, poco a poco, compaiono dei dettagli reticenti frammentari, difficili da ottenere. Alla fine viene fuori che gli anziani del Ladak abbiano sentito parlare dei manoscritti, ne sono al corrente.” Roerich sapeva del libro di Notovitch. Dice: “Molti ricordano i passi del libro di Notovitch, ma è ancora più meraviglioso scoprire, in questo posto, in molte varianti, la medesima versione della leggenda di Issa.”
Ci furono altri dopo Roerich. Nell’estate del 1939 Madame Elisabeth G. Caspari, una musicista svizzera, e suo marito si trovarono in un pellegrinaggio al monte Kailas nel Tibet e lungo la strada si fermarono a Himis. Mentra stava seduta su tetto del convento fu avvicinata dal bibliotecario del monastero e da due monaci. Portarono tre manoscritti con delle copertine eleganti. Mentre apriva con cura le pagine di pergamena, il bibliotecario le disse: “Questi libri dicono che il vostro Gesù è stato qui.”
Fondamentalmente tutti questi rapporti assumono la posizione che Gesù fosse stato un discepolo consapevole di Gautama Buddha, e questa è la ragione per cui i monaci a Himis trattavano i manoscritti con tanta riverenza. Alcuni sono convinti che egli fosse in realtà una reincarnazione del Buddha. Sostengono che avesse compreso che la sua missione era diffondere la dottrina buddista in occidente e che il cristianesimo è semplicemente una versione occidentalizzata del buddismo. Ci sono stati diversi libri su questo argomento che fornivano elenchi impressionanti di analogie fra buddismo e cristianesimo. Questa idea porta argomenti a favore di una lunga storia di rivelazioni continue e connesse da parte di “portabandiera” consecutivi a intervalli precisi e tutti dedicati ad elevare la coscienza spirituale della razza umana. Da questo punto di vista ha di certo senso pensare che il giovane Gesù, cosciente del ruolo che avrebbe dovuto svolgere, abbia fatto un viaggio verso l’unico luogo sul pianeta dove sapeva di poter essere preparato per quel ruolo.

La conferma di Cayce
Nell’era moderna la convinzione che Gesù abbia fatto il viaggio in India è stata avallata in modo deciso da Edgar Cayce. Nella lettura 5749-2, condotta nel giugno 1932, Cayce rivelò che Gesù, da giovane adolescente, era davvero andato in India, Persia ed Egitto, specificando che rimase in India dall’età di 13 a 16 anni, frequentò una scuola essena a Jagannath sotto la guida di Arcahia e Kahanji, e poi anche a Benares, dove apprese nozioni sull’induismo e continuò i suoi studi esseni.
Cayce disse che Gesù trascorse un ulteriore anno viaggiando e studiando in Persia, proseguì per l’Egitto e vi restò finché ritornò in Palestina. Ciò significa che trascorse circa 12 anni in Egitto, dall’età di 18 anni fino ai 30 anni. Questa rivelazione di Cayce apre una linea d’indagine del tutto nuova che sembra contraddire l’affermazione precedente che Gesù avesse trascorso sei anni studiando il buddismo nella lamasseria di Himis nel Tibet. Questo, tuttavia, potrebbe non essere una contraddizione, bensì piuttosto una modifica minore della storia. Siccome Cayce non diede conto di tutte le attività di Gesù in India, il suo soggiorno lì avrebbe benissimo potuto essere limitato ad un solo anno circa di studio a Himis. In origine questo avrebbe potuto essere il suo piano, visto che Nepal e Tibet erano sulla sua via di ritorno dall’India orientale verso Persia, Egitto e Palestina. Se è vero che il cristianesimo è in realtà una versione occidentalizzata del buddismo, allora la sua sosta nella lamasseria era una parte importante della sua missione. Voleva leggere proprio le testuali parole del Buddha. Questo è un concetto interessante data l’asserzione di Cayce che l”entità” Gesù, nello spirito o nella carne, abbia influito su tutte le religioni che insegnarono che Dio è Uno, compreso il buddismo.
Così i Suoi soggiorni in India e Tibet nella Sua vita come Gesù gli fornirono informazioni vitali di cui aveva bisogno per portare a termine il suo incarico quando ritornò in Palestina.
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