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martedì 25 giugno 2019

Il karma può essere davvero doloroso!

Un’amministratrice universitaria in pensione di 64 anni che soffre di traumi cranici ricorrenti causati da tamponamenti e cadute all’indietro, in ipnosi regredisce a una vita nel 5 a.C. in cui muore per una ferita alla testa dopo essere stata spinta giù da gradini di pietra.

Un’operatrice sanitaria di 65 anni affetta da sciatica regredisce a una vita francese nel XVIII secolo in cui pone fine alla carriera di una ballerina rivale facendole rompersi la gamba cadendo.

Un veterano della marina di 65 anni con artrite nei pollici regredisce a una vita nella guerra civile in cui aveva tagliato i pollici ai suoi avversari.

Sono questi i racconti immaginari di persone propense a raccontare delle storie fantasiose o le esperienze di vita reale di uomini e donne comuni che fanno affidamento sulle loro vite passate per avere risposte riguardo alle loro condizioni croniche attuali? A giudicare dai risultati della mia ricerca durata un anno sul karma fisico la risposta è che sono del tutto reali.
Dopo 30 anni in cui ho lavorato nel campo della ricerca e terapia della regressione alle vite passate posso affermare la fondatezza di tali esperienze. Esiste certamente una miniera di materiale che possa avvalorarlo. Nel catalogo a schede nella biblioteca A.R.E. a Virginia Beach, sotto “karma fisico” si trovano riferimenti a letture che trattano di ogni cosa dall’acne alla malattia venerea. A quei fortunati che ebbero una lettura sulle loro vite passate Edgar Cayce spesso spiegava come la condizione della loro vita attuale era il risultato di come avevano agito in una vita precedente.
Un esempio significativo fu una lettura per i genitori di un ragazzo di 11 anni che stavano cercando delle risposte riguardo all’enuresi del figlio. Cayce disse che questa era il risultato, “non soltanto una condizione fisica, ma riprende il disturbo che l’entità ha portato ad altri a causa delle loro credenze, fedi o attività.” (2779-1) Cayce disse che, in una vita passata, il ragazzo era stato un ministro del culto che aveva condannato dei bambini ad essere tuffati in acqua su uno sgabello legato all’estremità di un palo, a causa della loro capacità di vedere, udire o percepire voci provenienti da altri regni. Ora era lui a vivere questo “tuffo nell’acqua” per mezzo dell’enuresi.
Questo è un esempio da manuale di karma fisico, definito da Mary Ann Woosward, autrice di Scars of the Soul: Holistic Healing in the Edgar Cayce Readings [Cicatrici dell’anima: la guarigione olistica nelle letture di Edgar Cayce], come “una manifestazione della legge karmica che avviene nel corpo umano a un livello visibile o fisico.” Ma Cayce mise anche in rilievo che non tutti i problemi cronici fossero causati da condizioni fisiche, come nel caso del soldato della guerra civile con l’artrite nei pollici. Spesso la questione era molto più profonda. Come Cayce disse: “Ogni individuo ha i propri problemi individuali. Non tutti sono fisici …” (606-1)
A prescindere da come il karma fisico si manifesta Cayce disse chiaramente che quando si tratta di karma, “… qualunque cosa un’anima semini, quello lo dovrà anche raccogliere.” (2153-3) In molte sue letture sul karma fisico usò una variante dell’espressione “incontra se stesso”, riferendosi al fatto che gli individui si stavano imbattendo in aspetti delle loro azioni di vite passate che in questa vita si presentavano come condizione fisica. “Poiché ogni anima incontra se stessa in quella fase della sua esperienza in cui avvenivano gli errori che portano i risultati o effetti nel presente.” (3511-1)
Sebbene il karma fisico non sia un argomento nuovo, l’ho studiato seriamente solo qualche anno fa, dopo che diversi avvenimenti sincronistici mi avevano indicato questa direzione. Per prima cosa cominciai a vedere un cambiamento nella mia pratica privata della regressione nella quale un numero sempre crescente di clienti chiesero se potevamo far risalire la loro condizione cronica ad una vita precedente. Questo non era mai successo prima con tale frequenza e mi chiesi se fosse una tendenza crescente o un suggerimento non tanto sottile dell’universo che questo dovesse essere il mio prossimo progetto di ricerca.
Durante questo periodo diversi colleghi universitari mi incoraggiarono ad aggiungere l’intuizione medica alla mia pratica. Non certa che questo fosse giusto per me andai a una conferenza sull’intuizione medica dell’A.R.E. a Virginia Beach, condotta dal dott. C. Norman Shealy, un leader nella medicina alternativa, e da Caroline Myss, intuitiva medica e mistica che divenne conferenziere e autrice di bestseller del New York Times. Non mi ci volle molto per rendermi conto che non ero lì per diventare un’intuitiva medica, bensì per ascoltare le osservazioni preliminari del dott. Shealy sulle origini in vite passate delle condizioni fisiche. Era una dichiarazione audace per un medico e misi in dubbio se avessi capito bene. Cercando sul suo sito internet fui molto felice nell’apprendere di aver sentito bene: “Secondo la mia esperienza tutte le malattie, incidenti ecc. importanti in questa vita sono i risultati di “conti” in sospeso provenienti da una vita passata,” disse.
Ma il dott. Shealy non è l’unico professionista importante a condividere questo punto di vista. Il dott. Brian Weiss ha aperto la porta per innalzare la terapia regressiva a vite precedenti a una modalità meglio accettata. Il defunto dott. William McGarey, ex direttore medico della clinica dell’A.R.E. e direttore della divisione di ricerca medica della Edgar Cayce Foundation, disse: “Sono giunto alla conclusione che la maggior parte delle malattie serie, a lungo termine, degenerative siano di natura karmica.” E c’era il dott. Harold Reilly – un intimo amico di Cayce e fisioterapista rinomato a livello mondiale - che ha detto che, se crediamo nella reincarnazione con la sua legge del karma, dobbiamo includere in quel piano anche il corpo.
Pensando a tutto questo, per conoscere le ramificazioni del karma fisico dovetti solo esaminare la mia esperienza personale. Nei primi anni ’90 del secolo scorso cominciai a esplorare una mia vita precedente che secondo me si è svolta nella Virginia del XVIII secolo. Ciò comprendeva molteplici visite alla ricerca di luoghi che una volta potevo aver conosciuto. In uno di quei viaggi entrai nel salotto di una casa storica e nel giro di pochi minuti sentii un bruciore atroce nella parte inferiore della schiena. Dopo il mio ritorno a casa passai i sei mesi successivi alla ricerca di una diagnosi e di un rimedio, ma nonostante i raggi X e gli appuntamenti medici e chiropratici non ebbi alcun sollievo nè risposte riguardo alla causa del dolore. Conosceva una persona in grado di leggere l’akascico di cui avevo fiducia e con discrezione chiesi se poteva “tirare fuori” il mio “libro della vita” e identificare la fonte del dolore. Senza esitazione disse che nella mia vita passata ero stata colpita nella parte inferiore della schiena con un attizzatoio da caminetto nel salotto di quella casa. Una volta che aveva identificato la fonte del dolore, esso scomparve.
E’ difficile negare qualcosa quando succede a noi stessi, così, munita del ricordo di quell’episodio e degli eventi sincronistici che si verificarono intorno a me, decisi di condurre un progetto di ricerca designato ad accertare se le condizioni croniche sono davvero collegate ad una vita precedente e se sì, avrebbe portato alla guarigione la scoperta della fonte in vite passate di quella condizione?
Per un anno intero lavorai con 50 volontari dai 34 ai 74 anni d’età che rappresentavano un grandissimo numero di professioni altamente rispettate. Questi uomini e donne parteciparono al mio progetto lamentandosi di artrite, diabete, problemi di fegato, reni, peso e digestione, questioni riguardanti la testa, dolori a piedi, gambe e schiena, problemi sessuali, uso di droga e alcol e disordini mentali e emozionali. Molti furono scettici sul fatto che la loro condizione fosse connessa con delle vite passate e ammisero che temevano di inventare tutta la faccenda. Chiesi loro soltanto di mantenere la mente aperta, di rilassarsi e di lasciare che la loro anima raccontasse la loro storia karmica indipendentemente da dove li avrebbe portato.
La seduta iniziò con un controllo mediante body scanner focalizzato su tutti i dolori, punti sensibili o voglie sulla pelle presenti. La domanda sulle voglie era nata dal lavoro del defunto dott. Ian Stevenson all’università della Virginia, la cui ricerca aveva portato alla luce le prove del fatto che le caratteristiche fisiche come le voglie possono essere passate da una vita precedente ad una vita attuale. Una voglia sulla spalla, per esempio, può essere un segno rimasto da una ferita in una vita precedente in quella zona del corpo.
Roger Woolger, un pioniere nel campo della terapia regressiva, affermò: “Sia la ricerca sulle vite passate sia la terapia delle vite passate hanno ormai fornito una schiera impressionante di prove che dimostrano che questi vecchi traumi, ereditati mediante il primo livello del corpo sottile … si ri-imprimono ripetutamente nel corpo vivente come eruzioni cutanee, deformità, voglie, debolezze in certi arti o disordini organici come una vescica debole, un cuore debole, problemi ginecologici e così via.” La scansione del corpo era un tentativo di identificare quelle zone prima dell’inizio della regressione.
La parte regressiva della seduta guidava il partecipante verso quella vita in cui la sua condizione cronica aveva avuto origine. Durante questa parte essi individuavano la loro identità in una vita precedente e poi vedevano l’avvenimento significativo in quella vita che era stata la fonte della malattia che stavano vivendo oggi. Sebbene gran parte delle loro esperienze fossero esempi classici di una filosofia “occhio per occhio”, altre nel progetto vivevano il karma fisico per uno schema di atteggiamento o comportamento negativo. Una donna andò indietro ad una vita vissuta come giovane uomo nel Kentucky del 1858 il quale era morto perché si era rifiutato di ascoltare i consigli degli altri. In questa vita la donna è non udente.
Al termine della regressione ogni soggetto esaminava la propria morte nella vita passata e rivelava i propri ultimi pensieri mentre l’anima lasciava il corpo, dato che questi pensieri spesso costituiscono la vita successiva. Un buon esempio di questo è una donna che era entrata nell’attuale vita con una psoriasi dalla testa ai piedi. Nella regressione arrivò a una vita come prostituta nel vecchio West. I suoi ultimi pensieri furono: “Non voglio mai più essere toccata.” E’ quindi stata una coincidenza che in questa vita manifesti una condizione della pelle in cui nessuno desidera toccarla?
L’elemento finale della seduta – la scrittura dell’anima – diede loro la propria ricetta per la guarigione. La scrittura dell’anima è una forma scritta di meditazione, cioè si scrive in uno stato alterato di coscienza, procedura basata sulle letture di Cayce sulla scrittura ispirata. Ogni volontario fu provvisto di carta e penna e istruito a chiedere alla propria anima di essere guidato a ricevere il retroscena o ad affrontare domande rimaste senza risposta dalla regressione, e anche di fornire una guida per la guarigione. Mentre scrivevano anch’io scrivevo e in seguito condividevamo le nostre intuizioni con gli altri.
Era una parte preziosa dello studio perché spesso era la scrittura dell’anima a produrre i momenti illuminanti. Ciò fu evidente in una regressione precedente quando il mio soggetto tornò a una vita nel 79 d.C. a Pompei dove soffocò nel periodo immediatamente successivo all’eruzione del Vesuvio. Durante la parte della scrittura dell’anima scrisse: “Asma il risultato di polmoni ustionati?” Non avevo idea che stesse soffrendo di asma, ma la scrittura dell’anima la collegò al soffocamento e appena rivelata, l’asma scomparve.
Guarigioni spontanee come questa si verificarono in circa il 17% dei 23 volontari le cui sedute furono scelte per essere incluse nel mio libro Karma Can Be a Real Pain: Past Life Clues to Current Life Maladies [Il karma può essere davvero doloroso: Indizi dal passato per malattie di oggi, n.d.t.] La maggior parte degli altri ebbe gradi diversi di miglioramento.
L’obiettivo del progetto era scoprire le origini nelle vite passate della condizione cronica del soggetto, cosa che facevamo in ogni caso, ma anche portare la persona ad un luogo di perdono e comprensione. Di conseguenza la maggior parte fece l’esperienza di una guarigione o di un miglioramento della loro condizione. Coloro la cui condizione rimase uguale ebbero una pace rinnovata nei suoi confronti dicendo che il risultato della regressione era un cambiamento nell’atteggiamento sulla loro condizione e questo, di per sé, accelerava una guarigione emozionale.
Il dott. Garrett Oppenheim espresse quel sentimento nel suo articolo “A Karmic Case of Polio” [Un caso karmico di poliomielite, n.d.t.] nell’edizione di nov./dic. 1989 di Venture Inward. “Sono giunto a considerare il mio handicap come un dono che mi permette di comprendere le afflizioni di altri, di ampliare il mio orizzonte e di diventare, spero, una persona migliore.”
Cayce disse: “In verità non ci sono condizioni incurabili …” (3744-2) Considerate dal punto di vista della terapia di vite passate, queste condizioni diventano i promemoria dei problemi per risolvere i quali siamo venuti in questa vita. La terapia delle vite passate permette agli individui di esaminare, affrontare e infine guarire questi problemi. Via via che si fanno più ricerche in questo campo diventa chiaro che, sebbene il karma possa essere davvero doloroso, vi è tuttavia una cura!
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