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giovedì 14 novembre 2019

Il Mandala è un Simbolo per il Destino della Mente

Attraverso l’intuizione diretta con la coscienza di Dio Edgar Cayce divenne
consapevole del destino della mente. Teilhard de Chardin giunse a conclusioni
simili attraverso il suo studio della natura. Essi non furono i soli a rendersi conto
che Dio è una forza attiva che evolve la mente dell’umanità. Anche lo psichiatra
svizzero Carl Jung (1975-1961) fece la stessa scoperta, ma con un metodo ancora
differente.
Paragonando i sogni dei suoi pazienti con temi mitologici contenuti nelle
religioni mondiali e presso i popoli indigeni, il dott. Jung concluse per prima cosa
che c’è una forza nell’essere umano che spinge per esprimersi. Egli scoprì che gli
elementi nei sogni (persone, animali ed altri simboli) spesso rappresentavano
aspetti inconsci della persona che cercavano l’espressione nella coscienza.
Riceviamo il termine “l’ombra” dalla scoperta di Jung che molti aspetti inconsci che
necessitano di diventare coscienti vengono dapprima accolti dalla coscienza come
inferiori o indesiderabili. Infatti questi aspetti trovano spesso espressione
involontaria come comportamenti indesiderabili, fino a quando la persona non
stabilisce un rapporto cosciente con questi aspetti del s é ed impara ad incanalare
queste energie in modo appropriato. Continuando le sue indagini Jung concluse
che la forza ultima in una persona che cercava espressione è Dio.
Jung credeva di aver scoperto le prove che c’era un seme di Dio attivo come una
forza nella psiche umana. In modo analogo alla ghianda che spinge la quercia in
tutta la sua grandezza, Jung vedeva che la forza di Dio spingeva gli individui a
vivere in pieno l’interezza delle loro anime, ad abbandonarsi all’esperimento di Dio
con la vita umana.
Era come se Dio cercasse la vita cosciente attraverso la coscienza degli
individui. Jung credeva che la sua prova indicasse un Dio che non voleva che nulla
fosse trattenuto, bensì che la persona avesse la libertà di dialogare con questa
forza e ad adattarla alla natura umana applicando valori e ideali.
Contrariamente a Cayce, e molti altri teologi cristiani, Jung non vedeva Dio come
totalmente benigno e amorevole, ma piuttosto qualcosa di simile ad un essere
selvaggio onnipotente, inconscio, tanto incensurato, disinibito quanto la Natura
stessa.
Nella mitologia di Jung Dio si evolve dall’interazione con la Sua espressione
umana, come vediamo nel libro di Giobbe, e più tardi nell’incarnazione di Dio nella
vita di Gesù dove Dio raggiunse la Propria espressione ultima, più integra, umana.
In seguito Jung scoprì il simbolismo del mandala, un cerchio in varie forme, che
appare universalmente. Egli realizzò che il mandala esprime quell’integrità di Dio, il
Tutto della creazione. Il cerchio include ogni cosa e contiene sia gli aspetti
inespressi che quelli espressi della natura.
Jung trovò nel simbolismo del mandala la prova che l’integrità di Dio è
rappresentata nell’integrità dell’anima umana, proprio come Cayce indicò che
l’anima umana è una versione in miniatura del Creatore. Egli notò che una forma
particolare del mandala, il cerchio diviso in quattro da una croce centrale, esprime
la tensione creativa fra l’infinità di Dio e l’espressione limitata, individuale dell’anima
nei “quattro quarti” dell’esistenza materiale.
Questa tensione, fra Tutto Ciò Che E’ (il cerchio) e tutto ciò che una persona
è capace di sperimentare durante la sua fisicità (le quattro direzioni) crea
sofferenza, come quando si cerca di spingere una forza vitale troppo ampia
attraverso un canale troppo stretto. Diventare Dio è un grosso peso per gli umani. I
suoi studi estesi convinsero Jung che la svolta della coscienza effettuata da Gesù
aveva creato un nuovo modello di coscienza che gli esseri umani successivi
potevano seguire.
Jung credeva che la vita documentata di Gesù fosse una parabola del nostro
sentiero spirituale, una storia dell’incarnazione di Dio nell’umanità e delle nostre
lotte per diventare consapevoli di questa realtà. Via via che i suoi studi
continuavano Jung identificava “il Cristo” come un simbolo della meta
dell’evoluzione della coscienza. Egli sarebbe stato d’accordo con la formula di
Cayce di questa consapevolezza, come in “lo scopo del cuore umano è conoscere
te stesso come te stesso eppure tutt’uno con Dio” (281-37, A-18).
Gli studi di Jung mostrarono che il cuore è al centro della croce. Esso è il
chakra di mezzo, con tre centri pi 249ù spirituali in alto e tre centri più terreni in
basso. Si trova anche in centro fra il sentimento personale di un essere umano
individuale e il sentimento trascendente dell’universale e divino.
Può anche risolvere il paradosso perché può tenere amore e sofferenza insieme
nella pazienza.
Così il cuore ha la sua forza unica di guarigione e importanza centrale
nell’evoluzione della mente per evolvere “la Coscienza Cristica” nella
consapevolezza di ognuno.

[Da: Personal Spirituality, maggio
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