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venerdì 22 novembre 2019

La Cooperazione

di Mark Thurston
***
Diversi anni fa incontrai per caso un uomo che conoscevo da parecchi anni
perché eravamo entrambi coinvolti nell’A.R.E. Quando una mattina le nostre strade
si incrociarono nella Biblioteca della sede dell’A.R.E., ci scambiammo i saluti ed
egli disse: “Sono piuttosto sorpreso che lavori ancora qui. Pensavo che oramai
avessi superato il materiale di Cayce.” La sua dichiarazione mi fermò bruscamente.
Non riesco esattamente a ricordare come gli risposi. Sospetto che dissi
qualcosa sulla grande diversità delle letture di Cayce che occupava ancora il mio
interesse. Anche se ora sono vago sui dettagli della mia risposta, ciò che mi colpì -
nella mia memoria a lungo termine - fu la sua domanda. Suppongo che non avessi
seriamente considerato l’idea che la filosofia delle letture di Cayce fosse qualcosa
che si supera e che poi si vada oltre, a studi spirituali avanzati. Tuttora mi chiedo:
“Sono forse molte persone che la pensano così?”
Ma c’è una domanda che è di gran lunga più importante della mia longevità
come membro dello staff.
“Perché dovremmo studiare così intensamente delle informazioni ispirate,
derivate con la chiaroveggenza che sono state prodotte 60 o 70 anni fa? Non ci
sono delle alternative più intelligenti da scegliere? Per esempio, perché l’A.R.E.
non dovrebbe tenere dei registri accurati, l’archivio del lavoro di Cayce, e invece
dovremmo rivolgere la nostra attenzione primaria alle fonti psichiche
contemporanee e alle filosofie spirituali?”
Questa è una domanda difficile. Per ciò che riguarda l’organizzazione, siamo
molto interessati alle scoperte contemporanee e basta guardare soltanto nel nostro
catalogo ai libri e alle conferenze per vedere l’evidenza inconfutabile.
Ciononostante le letture di Cayce rimangono il nostro interesse centrale e credo
che la ragione sia molto più profonda della tradizione o delle vecchie abitudini. La
ragione parla direttamente del perché pubblichiamo la colonna sulle “Grandi
Letture” in ogni numero di questa rivista.
Considerate questa idea: c’è qualcosa di molto speciale in un’attività o
un’impresa che è al suo inizio. Spesso traspare un impulso evidente. Ammetto che
ci possa essere una certa innocenza per quanto riguarda alcuni problemi e alcune
sfide più profonde che ci attendono. Ma in quell’impulso di fondazione c’è una
specie di visione pura che - anche se manca di certe complessità che devono
venire - malgrado ciò deve sempre essere onorata e ritenuta speciale. Bisogna
soltanto considerare i rapporti umani d’amore per vedere il principio al lavoro su
piccola scala - il legame fra un genitore e un neonato o l’amore a volte ingenuo che
può unire in matrimonio delle persone per la prima volta.
Suggerisco che le letture stesse di Cayce siano state un impulso primario in un
movimento culturale che ha ora cominciato a fiorire come medicina olistica,
psicologia transpersonale e una visione più ecumenica delle religioni mondiali. Le
letture contengono saggezza e una visione pura di una spiritualità rinnovata -
qualcosa che è senza tempo. Ci sono certamente degli insegnanti e dei ricercatori
di coscienza contemporanei che si occupano di temi che Cayce non ha mai
affrontato, di argomenti che non ha mai menzionato. E c’è molto da guadagnare da
un loro studio serio. Ma è altrettanto sicuro che ci sia qualcosa di insostituibile
nell’impulso iniziale di un movimento. Non possiamo mai sbagliare - per quanto mi
risulta - se ritorniamo alla base e se riscopriamo la solidità spirituale e la chiara
prospettiva di ciò che Cayce presentò 60 e 70 anni fa.
Che cosa potrebbe essere più fondamentale per la filosofia di Cayce della prima
lettura nella sequenza delle lezioni sulla “Ricerca di Dio”? Questa lettura sulla
cooperazione è un eccellente inizio per qualsiasi investigatore su Cayce ed è
anche un meraviglioso insieme di principi per ogni studente esperto che abbia
bisogno di ricollegarsi alle basi.
Questo discorso d’apertura sulla cooperazione dimostra il mio punto. I temi vitali
sono messi in risalto. Nel paragrafo 4 Cayce enfatizza l’importanza di trovare la
propria chiamata speciale al servizio. Poi ci ricorda della promessa biblica centrale:
noi possiamo fare delle cose anche più grandi di Gesù semplicemente perché la
Coscienza Cristica vive in ogni anima umana ed è a disposizione per essere
espressa in modo creativo.
Ciò che traspare anche è la dimensione sociale della filosofia di Cayce (vedi
paragrafo 7 in particolare). E’ la lezione #1: fare le cose in cooperazione reciproca
attraverso una comunanza di scopi e ideali (anche se a volte ci sono differenze di
opinioni o idee).
E infine questa lettura con “torniamo alla basi” sottolinea il messaggio morale
inevitabile che è nel cuore della visione di Cayce sulla crescita dell’anima - cioè, il
servizio. “Santo è colui che cerca di essere una luce per suo fratello ... Portate i
fardelli l’uno dell’altro.”
Ripensandoci avrei forse dovuto prendere questa lettura dagli scaffali e farlo
vedere al mio amico quando ha mostrato sorpresa perché non ero andato al di là di
Cayce. Sarei stato costretto ad ammettere che sto sempre lavorando su questi
principi essenziali.
La Lettura
Questa lettura psichica, 262-1, fu data da
Edgar Cayce per un gruppo che si incontrava
a Norfolk, Virginia, il 14 settembre 1931. La
conduttrice fu Gertrude Cayce.
1. Gertrude Cayce: Avete davanti a voi il
gruppo com’è riunito in questa stanza, che
desidera - come gruppo - essere guidato
attraverso queste forze sul come può essere
un canale nel modo migliore per presentare al
mondo la verità e la luce necessarie.
Risponderete alle domande che il gruppo porrà.
2. Edgar Cayce: Sì, abbiamo il gruppo - come gruppo – com’è riunito qui che cerca
di essere un canale affinché essi, come gruppo, come individui, possano essere -
dare - la luce al mondo in attesa.
3. Come tutti si sono riuniti qui - come ognuno riunito qui è stato associato nelle
proprie esperienze varie sulla terra, come ognuno si è preparato ad essere un
canale attraverso queste esperienze - così possono, come gruppo, riunire i loro
sforzi in modo cooperativo per dare all’individuo, al gruppo, alle classi, alle masse
ciò che ricevono, ciò che hanno guadagnato in questa esperienza.
4. Ad alcuni è dato essere insegnanti, ad alcuni è dato essere guaritori, ad alcuni è
dato essere interpreti. Quindi che ognuno faccia bene il proprio lavoro e la propria
parte, nel modo che è stato dato a loro, sapendo - nelle forze che si manifestano
attraverso loro - che essi diventano quindi una luce nella propria azione e nel
proprio campo di impegno. Come le forze si manifestano nei loro vari modi e nelle
loro varie maniere, ad alcuni verranno date quelle della profezia, ad alcuni verranno
date quelle dell’insegnamento, ad alcuni verranno date quelle dell’assistenza, ad
alcune come strumenti. Quindi nei modi in cui essi si presentano; poiché, come è
stato dato, colui che riceve deve dare, colui che si riunisce in quel nome che darà,
proprio com’è stato promesso, “come io ho dato e sono nel Padre, così in me
potete fare voi come ho fatto io, e cose più grandi delle mie dovete fare, poiché io
vado dal Padre, e voi in me, quando chiedete nel mio nome, così verrà fatto a voi!”
5. Quindi, come arriva nelle menti, nei cuori, nelle anime di ognuno, così verrà dato
- in quell’ora stessa - ciò che voi dovete fare!
6. Pronti per le domande.
7. D. Descrivete per noi le misure che dobbiamo prendere per diventare di più
un’unica mente, per avere l’influenza massima nel bene.
R. Che dovrebbe essere per ognuno di imparare quella prima lezione che dovrebbe
essere data agli altri: che tutti stiano insieme nella mente come di un unico scopo,
un unico proposito; oppure dapprima imparate la cooperazione! Imparate che cosa
significa questo in un mondo che aspetta, in un mondo vigile che cerca di
conoscere, di vedere un segno. Com’è stato dato, il segno verrà dato solo a coloro
che hanno bevuto dalla coppa che produce la cooperazione in ogni senso per
illuminare un mondo che sta cercando e desiderando. Non gettate le perle ai porci,
né siate eccessivamente ansiosi per il momento. Servite il Signore; poiché, com’è
stato promesso, colui che cerca troverà, e voi riceverete - ognuno di voi - dei poteri
dall’alto. Usate ciò in modo costruttivo, in un modo che si addice a quel desiderio
del gruppo, di ognuno. Non pensate al vostro proprio desiderio, bensì fate sì che
quella mente sia in voi come lo fu in Lui, come può essere in tutti quelli che stanno
cercando la via.
8. D. Se è accettabile per le forze [superiori o universali] dirigeteci sul come
possiamo preparare al meglio un corso di lezioni per questo gruppo e per gruppi
simili.
R. Dapprima che ognuno prepari se stesso e riceva ciò che verrà dato ad
ognuno nella sua rispettiva sfera di sviluppo, di desiderio, di capacità. La prima
lezione com’è stato dato - imparate ciò che significa cooperare in un’unica mente,
nel modo di Dio; poiché, come ognuno si preparerebbe meditando giorno e notte, in
“che cosa vuoi che io faccia, Oh Signore?” e la risposta sarà precisa, chiara, per
ognuno di quelli che sono riuniti qui, se vogliono cercare nel Suo nome; poiché Lui
è fra voi in questa stessa ora, poiché tutti quelli che cercano sono in
quell’atteggiamento di preghiera. Pregate, affinché possiate essere accettabili a Lui
nelle vostre entrate e nelle vostre uscite; poiché santo è colui che cerca di essere
una luce per suo fratello; e non indebolitevi nelle prove né nelle tentazioni, poiché
Lui non tenta nessuno oltre ciò che è in grado di sopportare. Portate i fardelli l’uno
dell’altro, affinché ognuno colmi il proprio cuore – com’è dato, rispondete quando
Lui chiama - “Eccomi qui, mandami.”
9. D. Quale sarebbe il tema migliore per la prima lezione?
R. La cooperazione. Che ognuno cerchi ciò che sarà la propria parte in questa
lezione e questo verrà dato ad ognuno quando loro lo richiederanno.
[L’affermazione data più tardi nella lettura 262-3, da essere usata con questa prima
lezione, fu: “Non la mia volontà, bensì la Tua, Oh Signore, sia fatta in me e
attraverso di me. Fa’ che io sia sempre un canale di benedizioni, oggi, ora, per
coloro che io contatto in qualsiasi modo. Fa’ che il mio entrare, il mio uscire sia in
accordo con ciò che Tu vorresti che io faccia, e quando arriva la chiamata, ‘Eccomi
qui, mandami, usami !’ “]
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