Site Logo
mercoledì 24 luglio 2019

La Metafora Biblica di Cayce: la crescita della nostra anima in tre fasi

Per comprendere come riunirci con Dio e ottenere la piena illuminazione, aiuta
capire come la nostra situazione ebbe inizio: la Genesi. Cayce non vede il nostro
inizio con la nascita fisica, bensì molto, molto prima, quando Dio disse: “Sia fatta la
luce” (Gen.1,3). Le nostre anime furono concepite allora e da allora hanno fatto un
viaggio di auto scoperta e crescita spirituale.
Ecco una delle letture di Cayce sulle tre fasi per diventare compagni eterni,
pienamente coscienti, con il nostro Creatore (i commenti fra parentesi nelle letture
sono i suoi, non miei). Egli risponde ad una domanda sulla trasfigurazione di Gesù
sul monte, quando gli spiriti di Mosè e Elia apparvero insieme al Gesù radiante. Il
commento sulla corte esteriore ed interiore si riferisce all’Esodo e a Mosè e il nuovo
tempio che Dio fece costruire a Mosè.
“Lo schema nel primo approccio dell’uomo che venne alla corte esteriore (il
corpo fisico), la corte interiore (l’uomo spirituale) viene avvicinata attraverso il corpo
mentale (il Santa Sanctorum), dove il Padre può parlare a tu per tu. Così, nella
visione … sul monte, la legge e i profeti furono rappresentati nel fisico, nel mentale,
nello spirituale; in Mosè, Elia e nel Cristo.” (262-37)
La trasfigurazione, come viene vista dai discepoli Pietro, Giacomo e
Giovanni, era una metafora celeste di primaria importanza sullo schema triplice
per arrivare all’illuminazione e stare di nuovo con Dio in paradiso, parlando con Lui
faccia a faccia.
Spesso le letture di Cayce interpretavano le storie bibliche come metafore per il
viaggio personale della nostra anima.

Adamo ed Eva rappresentano una fase importante sul
sentiero spirituale, dalla genesi nell’Eden all’Apocalisse e
riunione finali con Dio, come, una volta, l’avevamo nel
Giardino. In questa storia, Adamo ed Eva non erano solo degli
individui, bensì simboleggiavano un intero gruppo di anime –
noi!
Molti lettori attenti della Genesi fanno notare che Caino trovò
una moglie fra la gente. Chi erano queste persone, se c’erano solo Adamo, Eva,
Abele e Caino?
In ebraico la parola adam si riferisce all’umanità nel senso collettivo. Nel libro
biblico dei Numeri, adam non viene tradotto come “l’uomo”, come avviene nella
Genesi, bensì come “persone”! Da lì si vede che la storia è più vasta che il viaggio
di un uomo solo.
In Genesi 5,1-2 è scritto: “Questo è il libro della genealogia di Adamo. Quando
Dio creò l’uomo [la parola ebraica qui è “adam”, cioè persone], lo fece a
somiglianza di Dio; maschio e femmina li creò, li benedisse e li chiamò Adam
quando furono creati.” Ora vediamo chiaramente che Adam è un gruppo nonché un
individuo. Cayce dice anche che la vostra anima e la mia erano là!
Rivediamo questa storia classica da questa nuova prospettiva e con le
intuizioni di Cayce su questa grande metafora.
I figli di Dio furono creati dapprima ad immagine di Dio (Gen. 1,26, 5,1) che,
Gesù ci spiega, è spirito (Giovanni 4,24). Più tardi fummo creati fisicamente dalla
polvere della Terra (Gen. 2,7). Infine, quando questa creazione fisica dovette
essere separata in due diversi tipi di corpi, uno maschile e l’altro femminile (ebraico
ish e ishshah in Gen. 2,23).
Queste creazioni riflettono i cambiamenti che avvennero quando usammo il
nostro libero arbitrio e andammo via per fare l’esperienza della vita.
Inizialmente Dio e noi avevamo la stessa immagine: eravamo un tutt’uno.
Abbiamo tutt’ora questa parte di noi stessi nel profondo di noi. Gradualmente, con
l’esercizio del nostro libero arbitrio, sviluppammo memorie, speranze e paure
individuali e la nostra propria storia. Poi, quando giungemmo in questo mondo
fisico, assumemmo una forma, muovendoci dallo spirito nella materia. Similmente
a come nuvole diventano pioggia e pioggia diventa ghiaccio, ci muovemmo da una
natura simile a nuvole ad una forma più solidificante nell’acqua piovana, e poi infine
alla solidità, come nel ghiaccio – conservando sempre la nostra qualità essenziale,
come H2O conserva la sua natura fondamentale nella nuvola e nel ghiaccio.

In ebraico Eva significa “vivo” o “vita”. Eva venne dal
didentro del nostro personaggio complessivo (adam)
durante un “sonno profondo” in cui Dio tolse una
“costola” dall’intera persona per darle forma (Gen.
2,22). Tuttavia, la parola ebraica usata in questo
passaggio per costola è tsela, che significa anche
“lato”. Una traduzione migliore sarebbe stata “tolse
un lato dell’intera persona.” Va da sé che la femmina
era già stata creata ad immagine di Dio nel primo
capitolo (Gen. 1,27), molto tempo prima di questa
creazione fisica. Eva e la sua creazione simboleggiano il ricupero dell’aspetto
interiore, vivificante di tutto il nostro essere, che fu soppresso durante la spinta
dall’energia pura (spirito) alla materia.
Dio voleva che diventassimo tutto ciò che ci era possibile essere, così Lui/Lei
ci diede la libertà di scegliere, di azzardarci a fare un viaggio di auto scoperta e
crescita dell’anima. Dai nostri regni originali di coscienza ci siamo aperti la strada
verso la materia, verso la forma corporea.
Nei primi giorni della vita terrestre camminavamo ancora con Dio nel Giardino,
simbolo questo del nostro nesso cosciente e dell’amena pace di quello stato. Piano
piano, però, cominciammo a sentirci a disagio alla presenza onnisciente di Dio,
sentendoci, come l’autore della Genesi scrive così lucidamente, “nudi” alla
presenza di Dio. Naturalmente eravamo nudi anche il giorno prima, ma ora questo
ci dava fastidio. Volevamo nasconderci dalla presenza onnisciente di Dio.
Volevamo usare la nostra volontà senza che Dio ne avesse parte. Cayce chiamava
questo “il viaggio su attraverso l’egoismo”. (1602-3)
Questo desiderio ci fece uscire dal Giardino e nascere due aspetti nuovi di noi
stessi, simboleggiati nella nascita di Caino e Abele.
In ebraico, Caino significa “acquisito” e riflette come il nostro cercare il proprio
interesse acquisì l’ego. Abele significa “respiro o vapore” e simboleggia
l’assomiglianza del sé della nostra anima con le nuvole. Nelle sue letture, Cayce ci
insegna di diventare consapevoli della differenza fra personalità ed individualità,
spiegando che la personalità è una parte acquisita e proiettata di recente di noi
stessi, in modo che gli altri possano vederci come vogliamo essere visti.
L’individualità, invece, è il nostro sé interiore. Egli usa la parola
individualità per distinguere questa parte più profonda dalla
personalità esteriore: “L’individualità è ciò con cui vivi te stesso, il
tuo sé interiore. E questo è profondo, di vasta portata”. (2995-1)
E’ eterno, mentre la personalità è temporanea, per un’unica
incarnazione.
Questi rappresentano due aspetti in via di sviluppo di noi
stessi: il primo è l’ego, rappresentato da Caino, e il secondo è
l’anima, rappresentata da Abele. La nostra anima è come un pastore che ha cura di
un gregge (Abele), un simbolo per chi non è egocentrico, che bada agli altri e se ne
prende cura. Ma il nostro sé egocentrico (Caino) si prende cura di se stesso e delle
proprie cose. Fa infuriare l’ego il fatto che Dio gradisca di più i doni dell’anima. Dio
va dall’ego e dice: “Perché sei irritato e perché è abbattuto il tuo volto? Se agisci
bene, non dovrai forse tenerlo alto? Ma se non agisci bene, il peccato è
accovacciato alla tua porta; verso di te è la sua bramosia, ma tu dominala.” (Gen.
4,6-7)
L’ego, invece, sopraffa sua sorella, l’anima, uccidendola.
[Digressione: è interessantissimo per noi oggi il fatto che l’entità Caino fu
cacciato dal Giardino nel “paese di Nod, ad est dell’Eden”, che è l’odierno
Afganistan. Il Caino storico morì a Kabul, la capitale dell’Afganistan, e si pensa che
sia sepolto a sud della città, ai piedi di un monte. Oggigiorno ci ritroviamo a
combattere in Afganistan, la terra di Nod, ed in Iraq, la terra dell’Eden, fra Tigri ed
Eufrate, dove si trovava il Giardino leggendario.]
Saltando da Adamo ed Eva e Caino e Abele alla storia di Mosè, che Cayce
identifica come la fase per la spiritualizzazione del corpo, troviamo delle chiavi
importanti per la riunione con Dio.
Mosè, che qui simboleggia il sé della nostra
anima, pronto per un’altra possibilità, viene tirato
fuori dal fiume della vita, simboleggiato dal fiume
Nilo. Diventa il favorito del faraone, che ora
simboleggia l’ego arrivato alla piena potenzialità.
Per un po’ Mosè – la nostra anima – è felice per il
suo nuovo rapporto col faraone – l’ego – ed è al
servizio dei bisogni dell’ego, ma, alla fine, Mosè
(la nostra anima) si sveglia alla possibilità che la
vita non sia solo questo e che lui non sia
destinato solo a questo o persino che il vero lui non fosse solo questo. Egli perfino
uccide uno degli operai del faraone (l’ego) per impedirgli di fare male agli altri. Poi
si rende conto che l’ego non permette questo. Di conseguenza, abbandona il suo
comportamento spinto dall’ego e ogni ricchezza e spendaccioneria della materialità
e si dirige nel deserto per trovare se stesso e Dio.
L’autore dell’Esodo, con grande intelligenza, usa molte metafore per
trasmettere le verità più profonde a coloro che le cercano.
Il primo avvenimento in cui Mosè (la nostra anima) si imbatte nel deserto ha a
che fare con i sette centri spirituali del corpo, i nostri chakra. Mosè vede sette
ragazze intorno ad un pozzo profondo, che simboleggia i sette centri spirituali (o
chakra) intorno alla sorgente invisibile della vita nel nostro profondo (il pozzo).
Queste ragazze non possono abbeverare le loro greggi, perché
gli altri pastori continuano ad allontanarle, il che simboleggia le
distrazioni mondane che riempiono la nostra coscienza di vita
materiale. Mosè, da solo, scaccia tutti i pastori e rifornisce le
sette ragazze di acqua (Es. 2,17). Quando i centri spirituali
hanno ricevuto parte del nutrimento dalla sorgente interiore di
vita, Mosè va nella tenda del loro padre, il quale, cosa che non
sorprende, è un sacerdote, e vive con loro. Alla fine sposa la
figlia maggiore (il centro spirituale più elevato). Poco dopo
incontra Dio nella forma di una fiamma di fuoco in mezzo a un
roveto (Es. 3,2).
Ora, essendo così materiali, immediatamente proiettiamo questo roveto al di
fuori di noi, come una pianta materiale, ma nel Nuovo Testamento lo Spirito Santo
scende sulle donne pie e sui discepoli nella forma di una fiamma sopra il
“cespuglio” di capelli sulle loro teste. E‘ dentro questo cespuglio che il centro
spirituale si aprì e che la fiamma dello Spirito parlò al figlio perduto.
Mosè udì la voce di Dio nella sua testa.
La prima istruzione da parte di Dio a Mosè fu liberare tutti gli aspetti del sé
dell’anima (schiavi israeliti) dal dominio dell’ego alla ricerca solo del proprio
interesse (faraone). Ma Mosè piagnucolò che aveva bisogno di aiuto per farlo,
perché l’ego era forte e aveva intenzione di ucciderlo, come fece con Abele. Dio
istruì Mosè a mettere per terra il suo bastone di legno (simbolo di una parte morta
dell’Albero della Vita). Quando lo fece, il bastone diventò un serpente e questo
spaventò Mosè, ma la voce di Dio istruì il sé della nostra anima di alzare quel
serpente. E, come fece Mosè e come facciamo noi, diventa un bastone potente,
capace di molti miracoli (Es. 7,9), persino di tornare di nuovo in vita come un albero
vivente (Num. 17,8).
Per comprendere quello che vuol dire “alzare il serpente” bisogna tornare alla
Genesi e rendersi conto che non solo Adamo ed Eva caddero, cadde anche il
serpente. Il serpente simboleggia la forza vitale della kundalini e la coscienza
legata ad essa. Avevamo talmente abbassato le nostre vibrazioni e la nostra
coscienza che non era possibile giungere alla presenza di Dio senza prima elevare
le nostre vibrazioni e la nostra coscienza.
La storia di Mosè ci dà infine un’altra informazione segreta per riunirci col
nostro Creatore, il nostro compagno nel Giardino della nostra coscienza più
profonda. Anche se ora siamo lontano da Dio e dal cielo, Dio ci incontrerà nel
Sancta Sanctorum dentro di noi. Dio diede a Mosè i dettagli per un nuovo tempio,
un tempio portabile che ci segue – alla fine si comprenderà che questo è il tempio
del nostro corpo (Eb 9,11).
Ora ci spostiamo alla fase successiva, rappresentata dalla storia di Elia. Egli
simboleggia la fase in cui ci sforziamo di vivere secondo degli ideali spirituali, di
imparare e di fare la volontà di Dio.
Elia è una fase più matura nella crescita della nostra anima, perché il suo ego
e la sua anima sono più uniti – ancora lottano l’uno contro l’altra, ma non fino al
punto di Caino e Abele e del faraone e Mosè.
La storia di Elia ha molti eventi chiave che sono
lezioni per noi sul sentiero spirituale. La prima è
che la sua fede in Dio è così grande che egli,
come Mosè che riceve la manna nel deserto,
viene nutrito da Dio, da corvi che gli portano del
pane (1 Re 17,6). A sua volta, Elia fu capace di
dare da mangiare alla vedova di Zarepta, giorno
dopo giorno, quando non c’era cibo (1 Re 17,14)
e di risuscitare suo figlio morto (1 re 17,18-22),
simbolo della di lei speranza fiorente di nuova vita.
Confidare nella capacità di Dio di aiutarci – la manna dal cielo e la resurrezione
della nostra speranza crescente di nuova vita – è importante affinché trascendiamo
molte delle limitazioni che affrontiamo in questa vita fisica.
Ecco un altro evento molto eloquente che rivela la differenza fra Elia e Gesù.
Elia è così esuberante nella sua devozione a Dio che non crede che ci sia qualcun
altro a cercare davvero Dio! Dice a Dio di essere l’unica voce a fare appello a Lui,
ma Dio controbatte che conosce settemila che Lo chiamano (1 Re 19,18). Inoltre il
giudizio di Elia è duro, facendogli uccidere i sacerdoti di Baal, quando Dio voleva
solo che egli Lo rivelasse a loro. D’altra parte, Gesù ci insegna di amare anche i
nostri nemici, un atteggiamento che porta ad un senso maggiore dell’unità di ogni
vita, di tutte le anime, malgrado il loro cattivo uso del libero arbitrio.
Come sappiamo, Elia si reincarna come Giovanni Battista e ancora una volta
viene visto come una voce solitaria che grida nel deserto. Nelle letture di Cayce
“Gesù mantiene piuttosto lo spirito della legge e Giovanni la lettera della stessa”.
(2067-11) “Nella lettera della legge si è vincolati; nello spirito si è resi liberi”.
(1717-1) “Vivi non solo secondo la lettera della legge, ma secondo lo spirito della
stessa, perché la lettera incute paura, lo spirito dà la vita”. (257-229)
Ora ci spostiamo a Gesù, che simboleggia l’anima illuminata che diventa
tutt’uno con Dio e va in giro facendo del bene in questo mondo.
Lavoriamo con ciascuna di questi tre schemi o fasi: (1) innalzando le vibrazioni
del corpo e la nostra coscienza quotidiana (Mosè), (2) imparando come udire Dio e
a mettere in equilibrio la nostra volontà con quella di Dio (Elia) e (3) vivendola
pienamente applicando i Frutti dello Spirito di Dio (Galati 5,22-23) nelle nostre
situazioni e relazioni quotidiane (Cayce 1336-1). Cayce ci chiede di cercare nel
tempio del corpo per conoscere Dio come conosceremmo un compagno. Elia ci
dice che Dio è “una piccola voce silenziosa” dentro di noi. (1 Re
19,12)
Cayce aggiunge: “Solo l’anima continua a vivere. Ciò che
ebbe un inizio ha una fine. La tua anima è una parte dell’inizio e
della fine e così è tutt’uno con le Forze Creatrici di Dio. Se agirai
nei tuoi rapporti con i tuoi intenti, i tuoi desideri in modo da
rendere quel corpo – con cui l’anima è rivestita – un possibile
compagno con Lui.” (1641-1)
Spetta a noi fare questo, fisicamente, mentalmente e
spiritualmente.

Personal Spirituality, ottobre/novembre 2008
Privacy Policy
Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.
Maggiori informazioniOK
La pubblicazione del materiale contenuto in questo sito è stata autorizzata dall’A.R.E., Inc., Virginia Beach, con tutti i diritti riservati all’A.R.E., Inc. Virginia Beach, all’A.R.E. Press, Association for Research and Enlightenment, Inc., a nonprofit organization, e, per le citazioni delle letture di Cayce, a Edgar Cayce Readings ©1971,1993,1994,1995,1996 by the Edgar Cayce Foundation.All rights reserved.
powered by Infonet Srl Piacenza