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domenica 17 novembre 2019

La Personalità e l’Individualità

Negli ultimi anni del suo lavoro vediamo la psicologia spirituale di Edgar Cayce
al suo livello più maturo. Molte letture date in questo periodo erano relativamente
brevi - in alcuni casi a causa del grande carico di lavoro che egli aveva assunto. Ma
brevità è spesso il segno della saggezza e alcune fra questi letture brevi sono fra le
più importanti.
Questa lettura, che fu data soltanto nove mesi prima che egli dovesse
interrompere il suo lavoro psichico, è forse la sua dissertazione più eloquente sulla
personalità e l’individualità. Questi due termini sono il cuore della psicologia
spirituale che si trova in tutte le letture. Non aspettatevi di sentire qualcosa su
questa distinzione quando frequentate un corso universitario in psicologia,
specialmente da parte di un professore che rappresenta un punto di vista
tradizionale. Anche in questi primi anni del XXI secolo è sempre soltanto una
prospettiva emergente della mente e dell’anima umane. Cayce fu chiaramente un
pioniere in questo sforzo 50 anni fa.
Le idee in questa lettura sono basate su un’assunzione di legittimità. L’universo
segue certe leggi universali, proprio come la costituzione di ognuno di noi è creata
intenzionalmente e legittimamente. Il paragrafo 10 offre un’analogia utile sulle leggi
della nostra società e continua a riferirsi al modo con cui Gesù il Cristo diventò un
esempio per noi per il rapporto giusto fra personalità e individualità.
Ma che cosa significano questi due termini? Il paragrafo 5 contiene una
descrizione succinta della personalità. E’ il sé che presentiamo al mondo esterno.
Assomiglia a ciò che la psicologia Jungiana chiama la persona - le maschere che
portiamo e che usiamo per interagire con le persone e con le situazioni della vita
quotidiana. La vostra personalità è l’identità familiare del sé che conoscete. In un
modo esterno è il sé che vedete nello specchio o il sé che osservate quando
guardate un videonastro di voi stessi. Ma è anche fatto di certi elementi della
nostra vita interiore. Per esempio, si può osservare nei modi familiari e di routine
che diciamo a noi stessi in silenzio. Quelle piccole voci con cui ci giudichiamo col
senno di poi o ci critichiamo sono probabilmente aspetti della personalità. Sono
basate su schemi abitudinari che abbiamo imparato strada facendo.
Molto spesso l’ordine del giorno della personalità è una preoccupazione con se
stessi e la propria importanza - ciò a cui si riferisce il paragrafo 6 come il desiderio
di far “riconoscere la vostra superiorità personale “ da altre persone. E così
potremmo pensare alla personalità come ciò che ci fa iniziare da una certa
ostinazione per metterci al centro delle cose, che a sua volta costruisce abitudini di
pensiero, sentimento e azione che cominciano ad avere una vita automatica
propria.
Come annotato nella descrizione nel paragrafo 5, la personalità può operare
consapevolmente o inconsapevolmente. Sfortunatamente è inconsapevole per la
maggior parte del tempo. Tendiamo ad avere il pilota automatico inserito per quanto
riguarda il sé della nostra personalità. Siamo spinti da forti schemi di abitudini. La
personalità è l’elemento condizionato o radicato del nostro essere. Può essere un
ostacolo difficile alla nostra crescita, in particolare quando cerca di prendere il
posto dell’individualità.
L’individualità è il nostro essere più autentico. E’ il sé che ha una continuità da
una vita all’altra. E’ il sé superiore - un termine che Cayce usò soltanto raramente,
preferendo invece il termine individualità. Forse Cayce fu riluttante ad usare
l’espressione “sé superiore” perché non voleva che pensassimo a questo sé
profondo e più autentico come se fosse già perfetto. L’individualità ha ancora
bisogno di crescere e svilupparsi. Quello che la rende così particolare è la sua
capacità di crescita e il suo impulso in quella direzione (Invece la personalità è
spesso contenta dello status quo, anche se questo significa un po’ di disagio e
dolore.).

Il sé dell’individualità è l’identità che risvegliamo nella
meditazione. Infatti una delle migliori definizioni di
Cayce (281-13) di questa disciplina spirituale vitale è
un’attività che non fa parte della personalità, ma
invece dell’individualità. Potete probabilmente
ricordare dei periodi nella vostra vita meditativa
quando sentivate di fare quello spostamento.
Improvvisamente il vostro modo di pensare consueto
e i vostri schemi emotivi si sono placati; e quando si sono calmati avete ricordato
un altro lato di voi stessi. Quell’aspetto appena risvegliato di voi stessi era in
contatto con la “coscienza universale” (vedi paragrafo 7) e molto probabilmente
dava una sensazione chiara e forte. Mettervi in contatto con la vostra individualità vi
ha fatto sentire sicuri e salvi, così che è stato facile offrire preghiere molto sentite
per altre persone al termine della seduta di meditazione.
A livello più elementare, che cosa rende differenti questi due lati di noi? In che
cosa il sé della personalità è dissimile da questo modo più autentico di conoscere
noi stessi? La distinzione essenziale è una di prospettiva e di punto di vista
mondiale. Viene illustrato molto bene nell’esempio di Cayce di Jim, John e Susan
(nei paragrafi 5 e 6). Il sé della nostra personalità pensa, dice e fa le cose con un
punto di vista molto particolare per quanto riguarda le motivazioni: i nostri propri
bisogni. D’altra parte il sé della nostra individualità può guardare le stesse
situazioni o opportunità da una prospettiva motivazionale differente: la
considerazione per il bene maggiore e una capacità di rispettare i bisogni degli
altri. Questa è essenzialmente la Regola d’Oro a cui viene accennata nel paragrafo
6.
Certamente, tutto questo fa apparire la personalità in una cattiva luce e
l’individualità in una luce meravigliosa. Però in altre letture su questo tema Cayce ci
ricorda che la personalità è un elemento necessario per vivere in un corpo nel
mondo materiale. Fino ad un certo grado abbiamo bisogno di cercare per conto
nostro e anche di sviluppare qualche abitudine e delle routine (Riuscite ad
immaginare di guidare una macchina e di dover stare attenti continuamente a ogni
piccola cosa che fate? Qui la personalità serve ad uno scopo molto utile.). Però un
grande problema nasce quando perdiamo il contatto con l’individualità e crediamo
erroneamente che il sé della personalità sia tutto quello che siamo.
Lavorare con gli ideali è la chiave per distinguere con chiarezza e per stare in
contatto con il sé della propria individualità. Infatti l’ultima metà di questa lettura
contiene delle istruzioni specifiche sulle domande che potete porvi per stabilire i
vostri ideali - spiritualmente, mentalmente e fisicamente. Sapendo in che cosa
crediamo e che cosa riteniamo i nostri valori più importanti abbiamo un modo
semplice e diretto per ridare al sé dell’individualità la sua consapevolezza. Il
nocciolo nel seguire un sentiero spirituale si trova in quelle piccole scelte -
potenzialmente fatte dozzine di volte ogni giorno - per opporsi al trascinamento
consueto della personalità e per ascoltare la saggezza dell’individualità.
La Lettura
Questa lettura psichica, 3590-2, fu data da Edgar Cayce per un Membro Socio
femminile dell’Association for Research & Enlightenment, Inc. a Virginia Beach,
Virginia, il 26 gennaio 1944. La conduttrice fu Gertrude Cayce.
1. Gertrude Cayce: Darai una lettura mentale e spirituale per questa entità, con
informazioni, consigli e guida che saranno utili in questo momento; rispondi alle
domande che possono essere poste:
2. Edgar Cayce: Sì, abbiamo il corpo, la mente avida di sapere, [3590].
3. Dando ciò che può essere utile a questa entità, come troviamo, molte delle
condizioni che sono come le personalità e individualità devono essere considerate.
4. Qui, per l’entità, la personalità e l’individualità dovrebbero avere qualche analisi,
per dare all’entità un concetto di ciò che intendiamo per personalità e individualità:
5. La personalità è ciò che l’entità, consapevolmente o inconsapevolmente, diffonde
davanti agli altri per essere visto dagli altri. Che vogliate dire buon giorno a Jim o
John ignorando Susan o meno - questo fa parte della personalità, a causa di
qualche differenza o qualche desiderio di essere usati o di essere utili per mezzo di
ciò che gli altri avrebbero da dare.
6. Mentre l’individualità in quella stessa
circostanza sarebbe: desidero fare questo o
quello per Susan o Jim o John, perché mi
piacerebbe fare questo per Jim o John o
Susan se le condizioni fossero ribaltate.
7. L’una è per la coscienza universale che è
una parte dell’attività dell’entità-anima. L’altra
è personale o il desiderio di riconoscimento o il desiderio che l’altro individuo
riconosca la vostra superiorità personale.
8. Queste sono variazioni per questa entità individuale.
9. Quindi, analizzando le influenze mentali e spirituali che possono essere applicate
nell’esperienza, l’entità si trova di essere - se si sofferma per analizzarsi - un corpo,
una mente, con la speranza di un’anima eterna, che avranno costantemente,
eternamente il riconoscimento di quei rapporti con la coscienza universale o Dio.
10. Allora, come ha trovato l’entità su questo piano materiale, è necessario
fisicamente conformarsi a certe leggi morali e penali della società, dello stato, della
nazione, anche per essere chiamato un buon cittadino. Perciò, se ci vuole una
preparazione per l’entità come entità-anima, come cittadino del regno celeste, non
è forse altrettanto necessario che ci sia una conformazione alle leggi che
riguardano quel regno spirituale di cui l’entità fa parte? E c’è stato un esempio, un
cittadino di quel regno, il Figlio stesso, ha dato l’esempio all’entità come anche agli
altri. Non è, quindi, un bene che l’entità studi per mostrarsi approvato da quel
regno, mettendo giustamente l’enfasi appropriata su tutte le fasi dei Suoi
ammonimenti, dei Suoi giudizi, dei Suoi comandamenti e che diventi perciò tale da
essere un buon cittadino di quel regno individuale?
11. Queste sono soltanto ragioni dell’io, se viene preso il tempo per interpretare ciò
che crediamo e in cui speriamo.
12. Non farlo soltanto mentalmente. Fallo mentalmente e materialmente. Mettilo giù
in tre colonne distinte: il fisico - quali sono gli attributi del corpo fisico? Occhi,
orecchie, naso, bocca - questi sono mezzi o maniere attraverso i quali la
consapevolezza del corpo fisico può farsi conoscere dagli altri, per mezzo di vista,
udito, con le parole, i sentimenti, l’odorato. Questi sono delle coscienze. Poi ci sono
le emozioni del corpo. Queste vanno sotto la direzione mentale, sì - ma ci sono
anche quelle fasi dove nasce il corpo mentale e emotivo, o sotto il controllo del
fisico e a volte sotto il controllo totale del mentale. Quali sono allora gli attributi
mentali? La capacità di pensare, la capacità di agire sul pensiero. Da dove
vengono queste? Usi la facoltà dell’essere fisico per queste? Lo fai in molti casi,
eppure riesci a pensare stando seduto e fermo - puoi pensare te stesso dovunque
la tua coscienza ha fatto un’impressione sull’essere fisico di ciò che esiste. Perché
puoi stare seduto nel tuo ufficio e vederti a casa e sapere esattamente che aspetto
ha il tuo letto e che cosa ci hai lasciato sotto quando sei partito questa mattina!
Queste cose sono fisiche e per niente materiali; eppure le giudichi paragonandole
con quella conoscenza, quella comprensione.
13. L’io spirituale è vita, l’attività del mentale e del fisico è dell’anima - e perciò un
corpo-anima.
14. Annota gli attributi di ognuno e quando e come usarli e come li cambi. Qual è
l’ideale di ognuno? Del tuo corpo mentale, del tuo corpo fisico e del tuo corpo
spirituale o corpo-anima? E mentre cresci nella grazia, troveremo che l’individualità
cambierà - fino a quando diventerai uno, come il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo
sono uno.
15. Questa è la maniera in cui cresci.
16. Quindi studia per mostrarti approvato da Dio, un lavoratore che non si
vergogna, che distribuisce in modo giusto le parole di verità, che mantiene l’io
incorrotto dal mondo; che non condanna, proprio come tu non vuoi essere
condannato. Perché come preghi, come egli ha insegnato “perdonami come io
perdono gli altri.” Così nella tua condanna, così nel tuo giudizio passeggero fa’ che
sia soltanto come tu vorresti essere giudicato dal tuo Creatore.
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