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mercoledì 13 novembre 2019

La Scelta della Gravidanza

Quando praticavo la medicina, la mia gioia più grande era lavorare con
donne gravide e far nascere i loro bambini. Però solo dopo aver conosciuto
profondamente il materiale di Edgar Cayce e dopo averlo applicato nella mia vita
cominciai a comprendere l’importanza del lavoro che stavo facendo. Nella mia
educazione nel campo della medicina non mi avevano insegnato nulla sul nesso fra
corpo, mente e spirito. E/o sullo spirito che risveglia la propria realtà nel corpo.
Il materiale di Cayce aprì dimensioni di comprensione che sono davvero
profonde. Nella lettura 457-10 venne posta la domanda: “L’anima entra nel bimbo
nel momento del concepimento o della nascita o fra l’uno e l’altro?” La risposta è:
“Può entrare nel momento del primo respiro; può entrare alcune ore prima della
nascita; può entrare molte ore dopo la nascita. Ciò dipende dalle condizioni,
dall’ambiente in quella circostanza.”
Nella lettura 281-53: “Quindi, col primo respiro dell’infante viene in essere
nella carne un’anima che è stata attratta, che è stata richiamata, da tutte le
influenze ed attività che hanno finito col formare l’andamento di tutto il periodo di
gestazione.”
Nella lettura 826-2: “Qui abbiamo una variazione nella nascita fisica e nella nascita
dell’anima, di alcune ore.”
Nei molti anni in cui ho studiato questo materiale e che ho lavorato con le
pazienti sono giunta alla comprensione che al momento del concepimento possono
esserci diverse anime che sono attratte e che influenzano il feto che si sta
sviluppando. Via via che la gravidanza progredisce, le anime che hanno in progetto
di entrare su questo piano terreno stanno vicine, in attesa, e influenzano ciò che
accade durante l’intera gravidanza.
Poi, al momento del primo respiro e dopo il primo respiro, l’anima entra nel
corpo.
La cosa veramente importante è la coscienza dell’anima, che si è evoluta
fino al punto in cui, nel momento del concepimento, quell’anima può essere attratta
alla struttura fisica in via di sviluppo. Questo ci dà, quindi, un approccio del tutto
diverso al problema molto reale dell’aborto.
Per molti anni ho lottato con il problema dell’aborto. Le circostanze di vita
delle mie pazienti erano diversissime dalle mie, e non potevo interferire con le loro
scelte, ma venivo invitata a sostenerle in quel periodo difficile.
A metà degli anni ’70 una paziente mi raccontò una storia che mi aiutò a
capire di che cosa Cayce stava parlando. Essa stava pranzando con sua figlia di 4
anni quando questa le disse: “L’ultima volta che sei stata mia mamma il tuo nome è
stato ---- e hai parlato così.” La madre annotò queste parole ma perse il foglio di
carta. In seguito però, la bimba di 4 anni disse qualcosa di molto importante. Disse:
“Ma quella non era l’ultima volta. L’ultima volta, quando ero alta 10cm e stavo nella
tua pancia, papà non era ancora pronto a sposarti, così sono andata via, ma sono
tornata.”
Quando sentii quella storia, una prospettiva del tutto nuova di
consapevolezza mi si aprì, e mi resi conto che l’anima entrante è un essere umano
cosciente, e come tale ha delle scelte, e queste scelte sono reali ancor prima che la
mente cosciente sa che sta facendo delle scelte. Queste sono delle scelte fatte al
livello dell’anima.
Dopo aver sentito quella storia, il mio approccio nei confronti di donne
incinte che stavano pensando ad abortire cambiò completamente. Ora chiedo alla
donna di mettere per iscritto che cosa sta pensando - tutte le ragioni per cui
dovrebbe abortire e tutte le ragioni per cui non lo dovrebbe fare - e poi di prendere
la decisione migliore possibile, pregare sulla questione e chiedere di ricevere un
sogno o qualche guida in merito. Se la sua decisione è abortire, allora le
suggerisco di parlare al bimbo, di dire al bimbo che questo non è il momento giusto
o la circostanza giusta; non sarebbe un bene per lui, o per la madre, qualunque
siano i motivi da lei identificati. Quindi le dico di far sapere al bimbo in modo che
possa comprendere, che non viene rifiutato, ma che è un atto d’amore, non un atto
di odio; che questo permette una crescita dell’anima.
Ripetutamente, nella mia esperienza e nell’esperienza di altri medici che
hanno compreso questo “fatto della vita”, la gravidanza si interrompe
spontaneamente con un aborto. E’ come se il bimbo stesse dicendo: “Oh - capisco.
Va bene.” Proprio l’anno scorso una mia amica, che fa il consigliere in un liceo
locale, ebbe una studentessa sedicenne che era incinta per una violenza di gruppo.
La ragazza era profondamente sconvolta, ma aveva detto che non avrebbe mai
abortito. La mia amica le parlò e le diede il mio libro ‘Nato per vivere’ (Born to Live),
e le suggerì di comunicare col bimbo. La ragazza ebbe un aborto spontaneo senza
complicazioni circa nel terzo mese di gravidanza.
Nei casi in cui l’aborto non avviene spontaneamente ma in cui la madre ha
seguito tutta questa procedura, ella non è sotto il peso della colpa né della
vergogna. Non si nega che ci siano dolore e separazione ad accompagnare il fatto,
non si nega che sia una decisione difficile da prendere, ma è una decisione
cosciente su cui ella ha riflettuto, pregato e lavorato. Così non si tratta di una brutta
cosa, e non la si fa per paura o odio, ma per amore.
Venture Inward, luglio/agosto 2006
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