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mercoledģ 20 novembre 2019

La Storia di Mosč

Solitamente la storia di Mosè (Esodo 1-2) che ricordiamo si riassume così: un
faraone ordinò di uccidere tutti i neonati maschi ebrei perché gli ebrei stavano
diventando troppo potenti. Così, quando Mosè ebbe tre mesi, sua madre lo
abbandonò in un cesto che mise sul Nilo dove la figlia del faraone lo trovò e lo
crebbe come figlio suo.
Tuttavia, usando la storia, la Bibbia e le letture di Cayce, si scopre la vera
storia di Mosè. Per comprendere il susseguirsi degli avvenimenti nella vita e
nella nascita di Mosè occorre tornare alla storia biblica che si riferisce a
Melchisedec, Abramo, Isacco, Giacobbe e Giuseppe. Qui è rilevante la scuola
dei profeti, che più tardi furono chiamati esseni, composta di ebrei e non ebrei
(pagani). Durante i tempi di Mosè essi si stavano preparando al salvatore. La
lettura 254-109 di Edgar Cayce afferma: “Così ci furono quelli dei vari gruppi,
benché il loro scopo fosse quello delle prime fondazioni dei profeti stabilite o
intese dalla scuola dei profeti, per mezzo di Elia; e diffuso e studiato attraverso
le cose iniziate da Samuele. Il movimento non fu egizio, benché adottato da
quelli in un altro periodo – o un periodo precedente – e diventò una parte
dell’intero movimento … Questo fu l’inizio del periodo in cui le donne venivano
considerate uguali agli uomini nelle loro attività, nelle loro capacità di formulare,
di vivere, di essere, dei canali. Entrarono a far parte della scuola per
consacrazione – di solito da parte dei genitori.”
In seguito, nella stessa lettura, Cayce dichiara: “Queste furono messe da
parte per potere, per scelta diretta, offrire se stessi come canali attraverso cui
avrebbe potuto venire l’origine divina o nuova, capisci?” Questo gruppo di
uomini, donne e bambini, compresi Jochebed (la madre di Mosè) e la sua
famiglia, consacrarono la loro vita ad un modo di vivere che portò loro una
comprensione maggiore della profezia e del suo avverarsi riguardo alla nascita
di Mosè. Probabilmente la figlia di Giacobbe, Dinah, così come Jochebed,
Miriam ed Aronne fecero parte di questo gruppo che visse per prepararsi a
contribuire a far avverare la profezia. Dalla lettura 3659-1: “Poiché, prima di
quella [incarnazione], l’entità fu nel paese della Palestina come compagna di
Miriam, che aiutò a guidare le norme spirituali, anzi, con i principi della legge
che la madre e i fratelli di Miriam diedero a quei popoli.” La formazione e la
dedizione di questo gruppo è di somma importanza per comprendere la nascita
di Mosè.
Pensando al perché e al come la promessa di un salvatore si sia verificata,
possiamo concentrarci sulla vita di Giacobbe durante la quale fu rivelata la storia
e la promessa del salvatore. Giacobbe ebbe 12 figli maschi e una figlia. I figli
maggiori erano gelosi del figlio minore, Giuseppe, il prediletto del padre.
Cospirarono per vendere Giuseppe in schiavitù, dicendo al padre che animali
selvaggi l’avevano ucciso. Successivamente Giuseppe diventò il governatore
dell’Egitto. Con l’avvento di una grande carestia, la famiglia di Giuseppe arrivò in
Egitto per trovare cibo. Giacobbe mandò i suoi figli in Egitto per comprare del
grano. Allora questi scoprirono che il loro fratello Giuseppe non era morto, ma
che era un uomo potente in Egitto. Giuseppe e il faraone invitarono la famiglia di
Giacobbe e gli ebrei a venire in Egitto. Si insediarono in una zona della valle del
Nilo chiamata Goshen (Cairo). Dopo molti anni, quando stava morendo,
Giuseppe disse agli ebrei che sarebbe stato mandato loro un salvatore per
ricondurli a Cana. Nella Genesi 50, 24: “Poi Giuseppe disse ai fratelli: ‘Io sto per
morire, ma Dio verrà certo a visitarvi e vi farà uscire da questo paese verso il
paese ch’egli ha promesso con giuramento ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe’.
Questa fu la promessa agli ebrei in Egitto del loro salvatore.
Un faraone nuovo
Un altro gruppo in quel periodo era chiamato gli Hyksos che erano associati
con Giuseppe e gli ebrei. In pratica gli Hyksos risiedevano in una zona dell’Alto
Egitto, mentre gli ebrei abitavano la zona di Ramses e Goshen in quella parte.
Secondo Esodo 1,8-9: “Or sorse sopra l’Egitto un nuovo re, che non aveva
conosciuto Giuseppe. Egli disse al suo popolo: ‘Ecco, il popolo de’ figliuoli
d’Israele è più numeroso e più potente di noi.’ Questo nuovo faraone temette la
forza crescente degli ebrei e ordinò di uccidere tutti i neonati maschi per
indebolire il potere degli ebrei. Con grande probabilità questo nuovo faraone fu
Seqenenre Tao II. Prese la decisione di spingere gli Hyksos fuori dall’Egitto. La
storia non fa menzione di una guerra contro gli ebrei, ma menziona una guerra
contro gli Hyksos durante quel periodo. Gli Hyksos furono un gruppo misto
semitico-asiatico di immigranti che entrarono in Egitto e assunsero lo stile di vita
egizio. Abitavano ad Avaris (Basso Egitto), gli egizi stavano a Tebe (Alto Egitto)
e gli ebrei a Goshen (Basso Egitto). Aiutarono l’Egitto portando con loro il
cavallo da tiro ed il carro da guerra, nuovi tipi di verdure, l’arco composito e gli
animali con la gobba. Gli Hyksos vollero più potere. Apophis, il sovrano degli
Hyksos, mandò un messaggio a Seqenenre Tao II lamentandosi dello stagno
degli ippopotami a Tebe. Il faraone non prese bene il suo messaggio e iniziò una
ribellione per cacciare gli Hyksos dall’Egitto. Sua moglie, la regina Ahhotep I,
incoraggiò la sua lotta contro gli Hyksos. Seqenenre Tao II fu ucciso, suo figlio
Kamose continuò la guerra contro gli Hyksos e fu ucciso anche lui. L’altro figlio
di Seqenenre Tao II, Ahmose, era troppo giovane per combattere, così la regina
Ahhotep I lo istruì e mantenne vivo il grido di guerra finché non fosse
abbastanza cresciuto per lottare contro gli Hyksos. Riuscì a cacciare gli Hyksos
dall’Egitto e prese anche il controllo dell’Alto, Medio e Basso Egitto. Quando
Ahmose morì, suo figlio Amenhotep I divenne faraone.
La storia rileva che Amenhotep I usò mattoni per i suoi materiali da
costruzione. In Esodo 1,14 leggiamo che le vite degli ebrei erano dolorose per la
schiavitù pesante nel lavoro di costruzione degli edifici. Questo periodo molto
difficile fu tra gli anni 1546 e 1506 a.C. Thutmose I, un generale sotto
Amenhotep I, diventò faraone quando Amenhotep I morì senza eredi. Thutmose
I sposò la sorellastra di Amenhotep I, e benché non fosse di sangue reale, fu
sposato con una donna di sangue reale. I figli di Thutmose I furono Thutmose II
e Hatshepsut. In quei giorni il maschio non doveva per forza essere di sangue
reale per diventare faraone; doveva essere sposato con una donna di sangue
reale, dato che in quel periodo la donna era importante in Egitto. Questo spiega
perché un faraone aveva sempre due mogli. Una moglie reale produceva una
femmina e una moglie non reale produceva il maschio. Poi univano in
matrimonio il fratellastro e la sorellastra. Quell’usanza permetteva al faraone di
restare in famiglia.
Questo ci conduce al tempo della nascita di Mosè. Gli ebrei stavano
aspettando che il Salvatore promesso li riportasse a Cana. Gli egizi avevano
appena finito una lunga campagna per cacciare gli Hyksos dalle loro terre. La
figlia di Thutmose I, Hatshepsut, nacque dalla consorte reale e Thutmose II dalla
consorte non reale. La famiglia reale viveva a Tebe lontano dai combattimenti
che ebbero luogo per il conflitto con gli Hyksos in Egitto.
Un bel bambino
Nel frattempo gli ebrei aspettarono il Salvatore. Alcuni vivevano
a Tebe, altri a Goshen. In Esodo 2,1-2: “Or un uomo della casa di
Levi andò e prese per moglie una figliuola di Levi. Questa donna
concepì, e partorì un figliuolo; e vedendo com’egli era bello, lo
tenne nascosto tre mesi.” Lo nascose perché temeva che
morisse? Da chi lo nascose? La storia afferma che i combattimenti
erano terminati almeno un anno prima della nascita del bambino.
Dalla lettura 3659-1, già citata in precedenza: “… prima di quella
[incarnazione] l’entità fu nel paese della Palestina come compagna di Miriam,
che aiutò nel dirigere le norme spirituali, anzi, con i principi della legge che la
madre e i fratelli di Miriam diedero a quei popoli.” Alla donna che ricevette
questa lettura fu detto che era stata una compagna di Miriam che insegnò le
leggi e le norme spirituali e faceva parte della casa e delle conoscenze del clero.
Inoltre nella lettura 5367-1 un’altra donna si sentì dire che era stata Tanai,
domestica del faraone, e che aveva udito le preghiere, non solo di Jochebed e
Miriam, mentre questa entità vedeva il bambino crescere e sapeva a che cosa
era destinato. La lettura 254-109 sostiene: “Questo fu l’inizio del periodo in cui le
donne venivano considerate uguali agli uomini nelle loro attività, nelle loro
capacità di formulare, di vivere, di essere, dei canali. Entrarono a far parte della
scuola per consacrazione – di solito da parte dei genitori.” In seguito, nella
stessa lettura, Cayce dichiara: “Queste furono messe da parte per poter, per
scelta diretta, offrire se stessi come canali attraverso cui avrebbe potuto venire
l’origine divina o nuova, capisci?” Comprese in questo gruppo di uomini, donne
e bambini erano Jochebed (la madre di Mosè) e la sua famiglia. Miriam, la
sorella di Mosè, ricevette una preparazione speciale per conoscere il destino di
Mosè.
Un’altra lettura 2574-1) disse ad una donna che aveva aiutato
nell’educazione di Mosè: “… di nome Tahi. L’entità incoraggiò quelle attività ed
aiutò nell’istruzione di Mosè non solo come egizio, ma dalle associazioni con
Jochebed l’entità seppe dallo scriba Ezekiai di quelle promesse che erano state
fatte ai santi prima di Abramo, Isacco e Giacobbe. Queste diventarono una parte
dell’esperienza dell’entità. Quando ci furono gli spostamenti dalla terra egizia,
l’entità fu fra coloro che andarono con Mosè, Aronne e Miriam; l’entità era
un’intima compagna di Miriam in quei periodi di vagabondaggi, e rafforzò molto
le mani di coloro che aiutarono a preparare la via.” Tahi non solo insegnò a
Mosè le usanze egizie, ma imparò anche da Jochebed le usanze ebree. Questa
lettura descrive coloro che, attraverso la scuola dei profeti, aiutarono
nell’educazione riguardo alle leggi e alle usanze di Abramo fino a Mosè.
Così, quando Jochebed mise Mosè nel cesto e lo depose sulle rive del Nilo
con l’aiuto di sua figlia Miriam, sapeva bene due cose: che un maschio non
aveva bisogno di essere di sangue reale per avere successo nella famiglia
egizia e che egli era il salvatore mandato per ricondurre gli ebrei a Cana.
Questo non fu fatto perché si temeva per la vita del bambino, bensì per iniziare
l’educazione della sua vita. Quanto fu propizio il caso che una giovane donna,
destinata ad essere uno dei faraoni più grandi dell’Egitto, fosse lì per raccogliere
il bambino dal fiume e poi per aiutare Mosè a guidarlo nel suo viaggio.
Hatshepsut era quella donna che lo mise in una posizione di potere in Egitto
asserendo che fosse figlio suo. Entrambe le madri, Hatshepsut e Jochebed,
furono i canali per lo sviluppo di Mosè nel materiale verso una spiritualità più
elevata nella coscienza.

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