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giovedì 14 novembre 2019

La volontà - il fattore che ci guida

Come si afferma nelle letture di Cayce, l’influenza più forte per chiunque è la conoscenza e l’applicazione dell’ideale di Cristo – un termine che è sinonimo di verità, leggi spirituali o universali o, semplicemente, la legge (440-14). La comprensione e la messa in pratica dell’ideale porta all’evoluzione dell’anima. Inoltre, senza usare la volontà per mettere in pratica l’ideale, non ci può essere sviluppo. Nelle letture di Cayce, all’esercizio della volontà e all’avere un ideale è data la stessa importanza – al punto che si potrebbero scrivere libri su questo argomento (1718-1).
Qual è lo scopo e la funzione della volontà? Perché esiste la necessità di risvegliare la volontà e come possiamo farlo? Come possiamo spiegare il paradosso di sentirci dire di usare la nostra volontà, ma anche di pregare: “Non la mia volontà, ma la Tua, oh Signore, sia fatta in e attraverso me”? (254-85 – Luca 22,42)
Siamo stati creati per essere compagni e co-creatori con Dio, così Egli ci ha fatti a Sua immagine e somiglianza dandoci una mente e il libero arbitrio. Questo ci permette di scegliere per noi stessi (1567). E’ la volontà a darci l’individualità e a renderci coscienti di noi stessi (853-9). Senza questa consapevolezza non possiamo diventare i compagni di Dio. Il libero arbitrio ci mette all’apice: “L’uomo è più vicino all’illimitatezza che ogni altra cosa nella creazione” (281-55). Ogni anima fu “creata un pò più in alto di tutto il resto dell’intero universo ed è capace di sfruttare, dirigere e applicare le leggi dell’universo” (5-2). Come possiamo diventare co-creatori e applicare le leggi senza una volontà ben sviluppata e risvegliata? Le nostre incarnazioni terrene forniscono il massimo margine di manovra per usare la nostra volontà. In tutti i problemi, sfide e guai, opportunità e compimenti è implicato l’uso della volontà.

LE SCELTE DI GRANDE IMPORTANZA
Per esercitare e sviluppare la nostra volontà Dio ci dà la capacità di scegliere all’interno di un contesto: “Vedi, io pongo oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male” (Deuteronomio 30,15). Si esercita o pratica la volontà al meglio all’interno delle forze opposto di bene e male, “nelle scelte di grande importanza” (683-2, 1797-3). Soltanto con l’esercizio della volontà – facendo delle scelte tutti i giorni per fare il bene piuttosto che il male – possiamo sviluppare noi stessi.
Le forze opposte si presentano in due modi distinti: il nostro karma e le influenze astrologiche. “Per questo abbiamo continuamente le influenze contrastanti, o il bene e il male” davanti a noi per fare delle scelte ed esercitare la nostra volontà. (1435-1)
Karma: il karma buono o cattivo proveniente dalle vite passate è espresso attraverso le nostre emozioni – p.e. essere pazienti o portare rancore. Il karma che compare nella nostra vita attuale ci costringe ripetutamente a scegliere fra il bene e il male. Nella nostra scelta sta il nostro destino. Il bene conduce verso la vita e il male conduce alla morte.
Influenze astrologiche: la tensione degli opposti si trova anche nelle nostre influenze astrologiche che portiamo in una vita terrena dai nostri soggiorni su altri pianeti del nostro sistema solare. Queste sono influenze sia benevole sia avverse. Per determinare lo sviluppo dell’anima siamo tenuti a usare le forze della nostra volontà per superare le influenze avverse e coltivare quelle benevole (963-1). Tuttavia, a causa del libero arbitrio, forse scegliamo di fare il contrario, anche registrando insuccessi. Inoltre possiamo avere un’influenza astrologica e usarla malamente. Per esempio, da Venere viene l’influenza dell’amore che può essere sviluppato e diventare l’amore per gli altri e per la bellezza o un amore “licenzioso ed egoista” (5755-1)
Nelle letture sulle vite passate Cayce forniva le influenze astrologiche con una precisazione: “senza considerare la forza di volontà” o “indipendentemente dalla forza di volontà” (254-2, 4562-2). La volontà può superare qualsiasi influenza e qualsiasi stimolo, quindi le influenze possono essere manifestate o meno in una persona. E’ l’uso della volontà “a determinare la crescita o il ritardo in una qualsiasi” vita (1992-1). La volontà è il guardiano. Ciò che abbiamo nella mente è permesso dalla volontà.

“Avendo dato il libero arbitrio, quindi – pur avendo la preconoscenza, pur essendo onnipotente e onnopresente – è solo quando l’anima che è una porzione di Dio SCEGLIE che Dio conosce la fine di ciò.” (5749-14)

SIA FATTA LA TUA VOLONTA’
Nella lettura 900-220 chiesero a Cayce, in trance, di definire la volontà: “La volontà è quella facoltà della corpo-mente con cui l’uomo esprime o i desideri egoistici della carne o LA VOLONTA’ del Padre. Capisci?” Questo, come Cayce disse, è ciò che è dimostrato nella storia del Figliol Prodigo. Il suo uso iniziale della volontà fu egoista: “Padre, dammi LA MIA parte. VOGLIO andare nel mondo e cercare.” Dopo aver provato sofferenza per aver usato malamente la volontà, scelse ti fare invece la volontà di Dio: “Mi leverò e andrò da mio Padre.” Questo è un risveglio, ed egli fu ricevuto in cielo da un Dio misericordioso (Luca 15,11-32).
Quando preghiamo “Sia fatta non la mia volontà, ma la Tua”, non significa che non stiamo usando la nostra volontà, bensì che non usiamo malamente la nostra volontà trasgredendo le leggi di Dio. “La mia volontà” implica desideri egoistici, con poca considerazione e spesso a scapito degli altri. Con l’uso egoistico della nostra volontà e delle nostre capacità conosciamo conosciamo angoscie e sofferenze, disarmonia e malattie. Rendendoci conto del nostro comportamento sbagliato cominciamo a cercare e a scoprire la volontà di Dio come La Via. Ci rendiamo conto che il nostro errore è stato cercare di creare senza Dio; dobbiamo essere co-creatori e lavorare in armonia con Dio. Facendolo i nostri desideri diventano altruistici e la nostra vita sarà al servizio degli altri. “Alleggerendo i fardelli di qualcun altro tutta la forza di volontà è potenziata molteplicemente” (911-7).
La nostra volontà è attiva quando sfidiamo Dio; la nostra volontà è anche attiva quando facciamo la volontà di Dio. La differenza sta nel nostro scopo o intento: egoismo contro altruismo. E’ la nostra scelta egoista che ci separa da Dio e facendo la volontà di Dio giungiamo all’unione con Lui. Nulla può separarci da Dio eccetto noi stessi (877-1).
Quando preghiamo “sia fatta la Tua volontà, non la mia” diciamo: “Fa’ che la mia volontà sia tutt’uno con la tua volontà; fa’ che la mia volontà sia tutt’uno nello scopo e nell’attività con Dio”. Non c’è preghiera più grande di “sia fatta la Tua volontà”, e possiamo manifestare questo pregando “fa’ che i pensieri del mio cuore, le parole della mia bocca e le attività delle mie mani siano accettabili ai tuoi occhi, oh Dio”. Quando preghiamo “sia fatta la Tua volontà”, la nostra volontà non è in uno stato passivo poiché desidera fortemente di allinearsi con la volontà di Dio e renderla attiva. Siamo disposti a essere guidati da Dio e porteremo a termine la guida interiore ricevuta. Questo permette allo stesso Spirito di Dio di scorrere dentro di noi e “lo Spirito stesso attesta insieme con il nostro spirito” (Romani 8,16)(2072-14)

Quindi, la preghiera di tutti sia – tre volte ogni giorno … non ditelo soltanto,
ma sentitelo, siatelo: “SIGNORE! SIA FATTA LA TUA VOLONTA’ IN ME,
OGGI. SIGNORE, SIA FATTA LA TUA VOLONTA’ IN ME OGGI.” Poi,
quando fate le vostre attività quotidiane … fate che le vostre parole, le vostre
azioni, i vostri pensieri siano sempre “SIGNORE, SIA FATTA LA TUA
VOLONTA’ IN ME OGGI.”

CAMBIO DI DIREZIONE
Se crediamo all’idea che tutti gli avvenimenti della nostra vita siano prestabiliti o “siano destino”, stiamo sottovalutando il ruolo della volontà. Affrontiamo molte avversità perché “la volontà e la scelta [sono] rivolte nella direzione sbagliata” (262-115). Non necessariamente è così. Insito nella volontà è il potere di scegliere e cambiare i risultati (262-86). Questo è il motivo preciso per cui abbiamo certi sogni; essi rivelano conseguenze basate sul nostro attuale modo di pensare. Essendo preavvisati abbiamo la volontà di applicare le verità e di cambiare la nostra mentalità, e di conseguenza i risultati. Scegliendo continuamente di fare la volontà di Dio davanti al male – animosità, gelosia, pettegolozzi, indulgenze, tentazioni e così via, esercitiamo la nostra volontà in modo corretto. Quando scegliamo di fare del male, paghiamo un prezzo per questo – quella scelta non è secondo il piano di Dio, bensì la conseguenza delle nostre scelte avventate, il pasticcio delle leggi universali. Dio non ha voluto che un’anima soffrisse o perisse mai, bensì ha preparato una via d’uscita da ogni tentazione a cui abbiamo ceduto (2 Pietro 3,9). “La rovina dell’uomo, quindi, [è] dentro lui stesso, gratificando i desideri, le debolezze della carne” (900-15).
Invece di condannarci noi stessi o di biasimare Dio, gli altri o le circostanze dovremmo “cambiare direzione” con un cuore pio e contrito (3509-1). Dio ha posto nelle nostre mani la magnifica capacità di fare dei cambiamenti. Tutto tranne questo è una mancanza nell’usare la nostra volontà correttamente. Senza l’uso spiritualmente motivato della nostra volontà attraversiamo la vita zoppicando. La misericordia redentrice è direttamente proporzionale alla nostra volontà di scegliere e agire – come nel caso di Zaccheo, l’esattore delle imposte che salì più in alto ed ebbe una visione più ampia (307-4, Luca 19,1-10).
Nelle questioni di scelta le letture di Cayce davano la responsabilità a ogni persona: “Ci deve essere qualcosa nell’intimo che risponde … NON sarà detto da qui … l’entità deve decidere”, “fa’ la scelta dentro di te” (333-6, 264-50).
Nella lettura sulle vite passate 1752-1, Cayce disse a una donna di 35 anni che “la volontà è il fattore così carente nell’esecuzione”, quando illustrava le sue influenze astrologiche, le virtù e i difetti. Ella ricorreva agli altri per prendere le sue decisioni. Deve invece analizzare se stessa e studiare “i modi di controllare se stessa per mezzo della propria volontà”. Qui dobbiamo fare una distinzione: Cayce non sta dicendo che non dovremmo ascoltare i consigli o le opinioni degli altri, ma non possiamo sottrarci alla nostra responsabilità di prendere decisioni. Cayce le disse di esercitare la sua volontà “per essere più dominante, ma con quella dominanza mitigata da compassione, giustizia, amore, fede e speranza …” In altre parole, lo scopo deve essere stabilito nell’ideale e non in “motivi egoistici”. Quando facciamo il punto su noi stessi, forse arriviamo a comprendere l’uso e il cattivo uso della nostra volontà. Rivolgendoci al nostro intimo, cercando la guida e l’aiuto di Dio, possiamo scegliere la via giusta.
Vi è poco sviluppo per colui che è compiacente, tiepido o troppo impaurito per agire (520-1). E’ persino meglio fare la cosa sbagliata, Cayce disse a una persona, che non fare nulla. Quella è la lezione nella parabola di Gesù dei talenti. Colui che non fece nulla con il talento datogli fu quello che il suo Maestro rimproverò, e il suo talento gli fu tolto (674-3, 815-3, Matteo 25,14-30). Questo è il dramma di colui che, avendo paura di “raccogliere del cattivo karma”, non fa scelte e azioni difficili. Dio può correggere solo coloro che mantengono la volontà attiva fintanto che siamo sinceri nelle nostre intenzioni. Con la correzione possiamo imparare e crescere. Per Dio “il tentativo viene contato come rettitudine”, che porterà la gioia nella nostra vita (3440-2). Questo è il motivo per cui l’applicare l’ideale nella nostra vita quotidiana è tanto messo in rilievo nelle letture, e nessuna sfera offre le opportunità per farlo più della terra (991-1).

“Poiché con il libero arbitrio diventiamo come i figli del Padre.
Senza il libero arbitrio diventiamo come degli automi o come
la natura nella sua bellezza – ma sempre SOLO QUELLA
ESPRESSIONE; mentre l’anima dell’uomo può crescere per
essere uguale con, tutt’uno con le Forze Creatrici.” (1435-1)


LA VOLONTA’ E L’IDEALE CRISTICO
La volontà può essere esercitata al meglio quando affrontiamo tentazioni, avversità e opportunità. Quando scegliamo di vivere l’ideale in questo contesto, non solo è risvegliata la volontà, ma anche le forze del bene in noi: “amore, gioia, pace, sopportazione, gentilezza, bontà, fedeltà, dolcezza e autocontrollo” (Galati 5,22-23). Le forze del bene sono ciò che costituiscono l’ideale.
Caparbietà e sfacciataggine fanno parte della mente carnale e materiale, che è ribelle e distruttiva. “E mentre un uomo può sfidare le leggi della natura, sfidare persino le leggi del suo Creatore, egli deve pagare e Pagare e PAGARE!” (830-2) Per contro “colui che rende la volontà tutt’uno CON quelle Forze Creatrici o influenze costruttive può costruire e COSTRUIRE e COSTRUIRE! (1210-1)”. Se applichiamo l’ideale nella nostra vita quotidiana, la nostra rigenerazione spirituale avrà inizio e saremo sulla buona strada per essere incoronati dalla gloria di Dio e per diventare compagni e co-creatori con Lui (601-11, Giacomo 1,12). Sfidare la volontà di Dio e poi trovare la volontà di Dio è il nostro grande viaggio dello sviluppo dell’anima.

RISVEGLIARE LA VOLONTA’: PRENDETE UNA POSIZIONE
Le letture ci stimolano a “prendere una posizione chiara” per dichiarare il nostro scopo nell’ideale di Cristo, che ci darà la “fermezza interiore” (1733-2). Altrove nelle letture Cayce consiglia: “Non a casaccio, non per caso”, ma “attenetevi saldamente a ciò che vi proponete nel cuore” e abbiate la “determinazione di continuare!” (2475-1, 165-26) E vivete le verità “SAPENDO e OSANDO fare ciò che è giusto al Suo cospetto” - un atto della volontà (228-3). E’ presente una certa audacia e un certo coraggio, mitigati dalla compassione, che nascono dal fare la volontà di Dio.
Giosuè, il grande capo che condusse gli israeliti nella terra promessa dopo Mosè, li sfidò: “Scegliete oggi chi volete servire” (Giosuè 24,15). Poi dichiarò la sua posizione: “Gli altri possono fare come vogliono, ma quanto a me – servirò il Dio VIVENTE” (255-12, Giosuè 24,15). Questa stessa anima, che più tardi si incarnò come Gesù, prese anche una posizione quando dichiarò all’età di 12 anni: “Non sapevate che devo occuparmi delle cose del Padre mio?” (Luca 2,49) Tutta la sua vita è una testimonianza di questo scopo cristallizzato. Nel suo ministero egli ripetè nuovamente la Sua posizione: “Sono disceso dal cielo, non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato” (Giovanni 6,38). La sua determinazione spirituale sbocciò nei suoi discorsi e nelle sue azioni. Avendo vissuto la legge in modo perfetto non era più legato dalla legge, invece la legge gli obbediva! (900-315) Era in grado di fermare i venti forti, camminare sull’acqua, molteplicare il cibo o dare la vita a qualsiasi condizione affrontasse. Era “capace di sfruttare, dirigere e imporre le leggi dell’universo” (5,2). Anche noi possiamo giungere a questa stessa coscienza di libertà: “Conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi” (Giovanni 8,32). Per farlo dobbiamo usare la nostra volontà per scegliere e vivere la legge, e questa è la volontà di Dio. Paradossalmente, facendolo la nostra volontà è guidata, rinforzata e pienamente risvegliata.
Dio non desidera come Suo compagno un’anima che non abbia scelto di diventare uguale a Lui. Quando Gesù disse: “IO e Mio Padre siamo uno”, la gente cercò di lapidarlo perché si rendeva uguale a Dio. Gesù ricordò loro: “Voi siete dei” (Giovanni 10,30-34; Lettera ai Filippesi 2,5-6) (2981-4). Quando scegliamo di tornare da Dio, proprio come il Figliol Prodigo, la volontà è il “fattore di guida” che ci porterà indietro, insieme con l’ideale, il principio guida (633-3) (3744-4). Il risveglio della nostra volontà divina è fondamentale per diventare dei!
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