Site Logo
martedì 25 giugno 2019

L’importanza dell’applicare le conoscenze spirituali

L’importanza dell’applicare le conoscenze spirituali

Una delle mie citazioni preferite di Edgar Cayce ci incoraggia ad agire – anche se quell’azione si rivela sbagliata. Dice:
D.: E’ stato fatto qualche progresso nelle ultime due o tre incarnazioni?
R.: C’è progresso, sia che andiate avanti o indietro! Il punto è muoversi! (3027-2)
Quando vidi questa lettura per la prima volta, fui rincuorata e anche confusa: rincuorata perché so che in questa vita ho fatto errori e, più di una volta, sono “andata indietro”, ma confusa perché non riuscii a capire come si possono fare progressi andando indietro. Avevo creduto che i miei ripieghi fossero proprio quello – un passo nella direzione sbagliata a cui (si spera) ho poi rimediato, andando nella giusta direzione. Ma più studiavo tutte le letture di Cayce, particolarmente quelle sull’applicazione, meglio capivo questa.
Cayce è molto chiaro sul fatto che, riguardo alla nostra crescita spirituale, ci sono più cose che semplicemente ottenere delle conoscenze. Possiamo studiare i grandi insegnanti spirituali del passato e del presente e leggere la Bibbia per ogni anno della nostra vita (come fece Cayce), ma, senza applicare ciò che abbiamo imparato, ci servirà a poco.
… tutti dovrebbero applicare ciò che hanno conosciuto e nell’applicazione ottenere una comprensione più chiara, migliore, nell’esperienza. (262-7)
Poiché, via via che applicate, arriva la comprensione nelle attività. (497-1)
Possiamo vedere che Cayce ci sta dicendo che l’applicazione e l’esperienza ci danno una comprensione migliore di ciò che abbiamo imparato. E l’esperienza, come sappiamo, a volte deriva dagli errori. Prosegue spiegandoci che, via via che mettiamo in pratica ciò che sappiamo, ci vengono fornite altre conoscenze.
Come già detto, usa ciò che hai in mano; e via via che le strade si aprono per le attività nei rapporti con coloro che sono intorno al corpo, all’entità, può arrivare ciò che è necessario per le prossime mosse … (441-1)
Cayce inoltre ci promette che l’applicazione dei frutti dello spirito (amore, fedeltà, pazienza, gentilezza, gioia, carità) ci porta più vicino a Dio:
Poiché soltanto praticando i frutti dello spirito puoi arrivare all’uso della Conoscenza e del suo frutto. Per avere amore, dallo; per avere pazienza, mostrala; per avere longanimità, siala; per avere l’amore di Dio, vivi vicino ai Suoi modi. (262-98)
Cayce ci ricorda che abbiamo un esempio nella vita di Gesù come incarnava lo Spirito Cristica:
Poiché come è stato detto: “Egli andava in giro facendo del bene.” Non essendo buono ma facendo del bene … (412-9)

Ci fornisce persino questo avvertimento di non mancare di applicare le nostre conoscenze o persino di volere applicarle (ricordate, le cose sono cose!):
La conoscenza senza la capacità di applicarla è dannosa. La conoscenza senza lo scopo e l’intenzione di applicarla è diabolica. La conoscenza senza alcun desiderio di applicarla è peggio della mancanza totale di conoscenza! (255-11)
Afferma inoltre che l’applicazione può portare contentezza alle nostre vite:
… l’entità può trovare le capacità maggiori e la contentezza maggiore nell’applicazione di quella conoscenza acquisita. (361-13)
Come succede con molte letture di Cayce, ci incoraggiano ad avere pazienza e a fare passi piccoli. L’applicazione non deve necessariamente essere difficile, ma bisogna che ci diamo da fare!
Non si cuce tutta la cucitura in un lampo, bensì un punto per volta. Quindi, come è stato dato, è precetto su precetto, un po’ qui, un po’ lì, facendo un’applicazione pratica.
(412-9)
Inoltre ci dà la promessa che con l’applicazione non solo ci verrà dato altro, ma riceveremo anche dei doni che ci sono stati “accordati”. E’ in questo modo che lo Spirito – o le Forze Creatrici – possono aiutarci. Quando noi agiamo, le Forze Creatrici agiscono.
Studieremmo bene ciò che è stato dato, ed applicati in questo presente piano terrestre, affinché i doni che sono stati accordati all’entità possano manifestarsi in questo stesso giorno e in questa generazione. (900-16)
Quando leggo il consiglio di Cayce sull’applicazione e la sua esortazione a “muoversi” ricordo sempre la storia metafisica di un uomo lasciato sul tetto durante un’inondazione. Egli resta su quel tetto, rifiutandosi di spostarsi, persino quando arrivano dei soccorritori – i primi due tentativi in una barca di soccorso e il terzo in un elicottero. Ogni volta l’uomo dice che Dio lo salverà, e rimane sul tetto. Alla fine è raggiunto dalle acque e annega. Quando infine incontra Dio, chiede: “Perché non mi hai salvato?” Al che Dio replica: “Ho mandato due barche e un elicottero!” Ricordiamoci questa storia la prossima volta che siamo tentati di sedere sul nostro simbolico “tetto”!
Venture Inward Newsletter, inverno 2104



Privacy Policy
Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.
Maggiori informazioniOK
La pubblicazione del materiale contenuto in questo sito è stata autorizzata dall’A.R.E., Inc., Virginia Beach, con tutti i diritti riservati all’A.R.E., Inc. Virginia Beach, all’A.R.E. Press, Association for Research and Enlightenment, Inc., a nonprofit organization, e, per le citazioni delle letture di Cayce, a Edgar Cayce Readings ©1971,1993,1994,1995,1996 by the Edgar Cayce Foundation.All rights reserved.
powered by Infonet Srl Piacenza