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sabato 23 novembre 2019

Lo Psicomanteo di Cayce

Lo Psicomanteo di Cayce

Lo Psicomanteo di Cayce Sidney D. Kirkpatrick E’ ben noto il fatto che Edgar Cayce abbia usato la tavola Ouija solo una volta. Insieme con sua moglie Gertrude nel loro appartamento sul terzo piano a Selma, Alabama, e con il figlio Hugh Lynn di 10 anni, furono seduti al tavolo del soggiorno e posero le mani sulla tavoletta. “Non ho mai visto un pezzo d legno saltabeccare in quel modo”, disse Hugh Lynn più tardi. “Fu come se ci fosse una porta girevole di persone decedute che stavano lì in coda in attesa di essere ascoltate, e tutti avevano tre minuti per fare il loro discorso e poi sarebbe entrato quello successivo.” Psicomanteo e Ouija La ragione apparente per cui Cayce non toccò più una tavola Ouija né ne sostenne l’uso fu a causa del rischio che chiunque avrebbe corso invitando indiscriminatamente spiriti disincarnati nella propria vita. Il proprio sé superiore e le guide spirituali non sono di guardia alla porta. Come per la pratica della scrittura automatica o l’uso di droghe allucinogene per “incanalare” i morti, Cayce era convinto che ne sarebbe derivato più danno che aiuto. “Molte cose buone sono venute attraverso le tavole Ouija e la scrittura automatica”, scrisse. “Ma molta gente ne è anche stata turbata. Il piatto della bilancia pende dalla parte negativa.” Lo stesso, tuttavia, non valeva necessariamente per indurre uno stato simile alla trance usando uno strumento noto come psicomanteo – dove si sta seduti in una stanza poco illuminata fissando uno specchio oscurato, un oggetto riflettente o un motivo a colore. La sua tecnica non richiede alcun apparecchio complicato, specchio costoso o “cabina spiritica”, bensì usa un congegno semplice, fatto in casa che può essere costruito nel giro di pochi minuti con del materiale facilmente reperibile. Lo chiamò “visualizzatore di fate” e, se veniva usato con un atteggiamento mentale auto- riflessivo e meditativo, poteva essere utile per innalzare la propria coscienza e ottenere introspezione e visioni psichiche. Cayce stesso non usò la parola “psicomanteo” per descrivere il suo visore, ma sicuramente conosceva il concetto, visto che questi congegni hanno una lunga storia. Fra gli amici e sostenitori di Cayce che probabilmente li hanno usati furono Arthur e Zelda Lammers, che condussero sedute spiritiche nella loro casa a Dayton, Ohio, e avevano la loro “stanza di apparizione” drappeggiata di nero. Antichi oggetti di divinazione Secondo Omero ed Erodoto gli oracoli greci erano noti per aver usato oggetti riflettenti come sangue, acqua o olio come canale verso il mondo dello spirito. Come i racconti dell’antica Troia, le leggende hanno un fondamento di verità. Nel tempio dell’”oracolo dei morti” a Dodona nel nordovest della Grecia, gli archeologi scoprirono un labirinto in pietra di gallerie che conducevano ad un corridoio che conteneva principalmente i resti di una massiccia caldaia di bronzo e di una postazione di visione. Si presume che i pellegrini, dopo aver digiunato o ingerito foglie o semi allucinogeni, fossero condotti attraverso il labirinto buio e poi guardassero fisso il liquido nero e riflettente contenuto nella caldaia dove avevano visioni dei loro cari defunti o prevedevano avvenimenti futuri. Similmente i sacerdoti aztechi usarono specchi di ossidiana bene levigati per la divinazione e per evocare delle visioni. Si dice che John Dee, il famoso matematico ed alchimista del XVI secolo, abbia usato uno specchio di quel tipo – che fu portato in Spagna dopo la conquista del Messico da parte di Cortés – per ottenere visioni per conto della sua mecenate reale, regina Elisabetta I. La tecnica dello “scrying” (cristalloscopia), come fu chiamata nell’era elisabettiana, prevedeva di porre la mente in uno stato vacuo per ricevere immagini telepatiche guardando fisso uno “speculum”. Si dice che nientemeno che Nostradamus si fosse servito di una vaschetta d’acqua che usava come “specchio magico” per “vedere” il futuro. Dagli indiani d’America ai monaci tibetani, ogni cultura, così sembrerebbe, ha usato qualche forma di divinazione con lo psicomanteo. I risultati di Raymond Moody con lo “scrying” Nessun approfondimento del tema, tuttavia, è completo senza menzionare il dott. Raymond Moody, che citò delle ricerche su vasta scala sullo psicomanteo che egli svolse in diversi dei suoi libri popolari. Usando delle istruzioni che aveva trovato in antichi testi egizi creò una moderna cabina di apparizioni dove i soggetti sottoposti ai test sostennero che fossero riuniti con i cari defunti. Prima dell’esperienza con lo psicomanteo, i soggetti che venivano sottoposti ai test passavano diverse ore con Moody preparandosi a incontrare psichicamente il proprio caro che volevano incontrare. Poi accompagnava la persona in una cabina chiusa coperta di una pesante stoffa nera ed illuminata con una lampadina schermata di basso wattaggio – l’equivalente in luminosità di una candela. La persona si sedeva in una poltrona comoda di fronte ad un grande specchio a muro inclinato verso il basso in modo che il soggetto non vedeva se stesso, solo la pozza di oscurità nello specchio. Alcuni dei soggetti di Moody sottoposti al test ebbero visioni nel giro di pochi minuti, per altri ci vollero ore. Circa la metà, però, sperimentò qualcosa di assai insolito e diversi furono convinti oltre ogni dubbio che si fossero davvero messi in comunicazione con un loro caro defunto. In un caso un’infermiera di 44 anni, che cercava di mettersi in contatto con il marito defunto, uscì dalla cabina del tutto sconcertata. Aveva stabilito un contatto, ma con suo padre, non col marito. Nell’occhio della sua mente egli era letteralmente uscito fuori dallo specchio per parlarle. Alcuni ricercatori medici descrivono l’esperienza come il risultato dell’effetto Ganzfeld, un tipo di privazione percettuale causata dall’esposizione ad un campo non strutturato, uniforme. L’esperienza è molto comune fra i minatori che riportano di aver avuto allucinazioni e visioni quando erano stati intrappolati in piccoli spazi poco illuminati, e da esploratori dell’artico che descrivono dei fenomeni paragonabili quando non vedevano nient’altro che un paesaggio anonimo di bianco per lunghi periodi di tempo. Il cervello isola dagli occhi il segnale invariabile, quindi amplifica il “rumore neurale” dalla mente inconscia, un po’ come quando si entra in uno stato di sogno. La spiegazione del “rumore neurale” è lo stesso che gli scettici usano per spiegare le esperienze di premorte, ma non riescono a spiegare i molti casi in cui i soggetti che subiscono l’effetto ottengono informazioni, conoscenze o intuizioni oltre a quelle che ci si potrebbero ragionevolmente aspettare da loro. L’esperienza personale di Cayce L’opera di Edgar Cayce è la prova più convincente del fatto che le informazioni psichiche possano davvero essere richiamate alla mente inconscia. Una lettura che Cayce eseguì all’inizio della sua carriera sullo psicomanteo o non fu messa per iscritto o si perse in un incendio che distrusse il suo studio fotografico dove lavorava. Ciò che sappiamo oggi sul nesso che aveva con l’argomento proviene dalla sua corrispondenza con Beatrice Coffing, una giovane che si trasferì dalla California in Virginia per essere vicina alla famiglia di Cayce e che, con suo marito Richmond Seay, si impegnò profondamente nell’opera di Cayce dopo, grazie alle letture di Cayce, suo marito aveva riacquistato la vista sempre più debole. Dopo aver ricevuto una lettura sulle sue vite passate che identificò Beatrice come la “piccola Anna” – una ragazzina di Beverly, Kentucky, nella sua incarnazione precedente, dove era stata amica intima di Edgar nei suoi anni formativi, ne seguirono molte discussioni sulle loro comuni esperienze d’infanzia in cui erano stati in comunione con fate ed altre entità spirituali. “visualizzatore di fate” che consiste di un pezzo di cartone coperto con un panno viola con un piccolo foro circolare nel centro. Dietro il cartone coperto è posta una candela, non più grande di quelle che si trovano sulle torte di compleanno. L’osservatore fissa lo sguardo sulla candela attraverso il foro, lasciando fare il resto alla mente subconscia. Quanto tempo la persona deve fissare la candela non è specificato, né cosa possono vedere. Per Beatrice, l’effetto era la visione di fate. La corrispondenza non dà indicazioni sul successo dell’esperimento, soltanto che Beatrice, che fu sempre affettuosa con Edgar, si lasciava prendere dall’entusiasmo all’idea quanto sarebbe stato meraviglioso meditare insieme con Edgar davanti al visualizzatore di fate. “Se potessi essere sola con te accanto a me penso che potrei raggiungere uno stato medianico simile al tuo”, scrisse. “Comunque, potrebbe essere attraverso l’ipnosi dell’amore.” La corrispondenza fra Edgar e Beatrice, archiviata in 2072-6 relazioni, descrive un Esperimenti di oggi Ron Feldheim, un membro attivo dell’A.R.E. da Miami, è stato uno di diversi studiosi dell’opera di Cayce a fare esperimenti con un congegno del genere. Durante una conferenza in Florida in cui i partecipanti usarono lo psicomanteo di Cayce individualmente e in gruppi, l’esperienza fu considerata un grande successo. Dice che l’effetto sia come guardare in una sfera di cristallo, solo che è aumentato dalla candela e dal panno viola scuro che, secondo la tradizione esoterica e le letture di Cayce, calma la mente cosciente e stimola la mente subcosciente. Forse questo è il motivo per cui il colore viola e le candele sono diventati caratteristiche tipiche sugli altari delle chiese. Feldheim costruì il suo psicomanteo usando un pannello di presentazione trilaterale, che si può ottenere facilmente in un negozio di forniture per ufficio. Poi incollò del velluto viola sulla superficie interna e con un coltellino tagliò nel pannello centrale un foro che aveva circa la dimensione di una moneta e arrotondò i bordi. Tutto ciò che restò da fare era trovare una candela votiva in un candeliere di vetro, che pose sul tavolo circa 30 a 45 cm dietro lo schermo. Con tutte le altre luci spente, l’osservatore siede davanti allo schermo, aggiustando la sua posizione e quella della candela finché l’occhio, il foro e la fiamma della candela sono allineati. Come vale per tutte le forme di meditazione, l’esperienza è più efficace in un ambiente pacifico e tranquillo. Staccate orologi che ticchettano e telefoni che suonano per non essere disturbati. Indossate dei vestiti comodi. Forse desiderate eseguire mentalmente o fisicamente un rituale di purificazione circondandovi di un cerchio protettivo di luce bianca e dicendo una preghiera. La preghiera di protezione di Cayce che forse desiderate usare è: “Via via che apro me stesso alle forze invisibili che circondano il trono di bellezza, grazia e potenza, getto intorno a me la protezione che si trova nei pensieri di Lui.” (262-3) L’obiettivo è facilitare la vostra transizione in uno stato alterato di consapevolezza. Quando siete pronti, sgombrate la mente e concentratevi sul cerchio della fiamma della candela. Non cercate di forzare o controllare l’esperienza, bensì semplicemente lasciate che vi stimoli. Dopo un po’ di tempo – minuti o ore – la vostra visione si fa confusa, come se una leggerissima nebbia viola con raggi di luce ostacolasse la vostra vista. Questo è spesso un segno certo che il vostro viaggio stia per iniziare. “E poi, non so”, dice Feldheim. “”Non ho mai visto nulla io stesso, ma tutti gli altri che hanno partecipato nell’esperimento, sì!” Da: Venture Inward, aprile-giugno 2014
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