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martedì 25 giugno 2019

Lo Spirito degli Animali

Che cosa hanno da dire sugli animali le letture di Cayce? Qual è la loro natura?
Hanno un’anima? Continuano a vivere dopo la morte?
La risposta a queste domande inizia con questa lettura:
Lo spirito si spinse nella materia – e diventò ciò che vediamo nel nostro mondo
tridimensionale come i regni della terra; quello minerale, vegetale, animale – un
mondo tridimensionale. (262-114)
Queste parole ricordano i versi sulla creazione nella Genesi, ma sono più
profonde. E’ un concetto interessante vedere gli animali come un regno spirituale
ed un’espressione dello spirito che si è “spinto nella materia”. Nella seguente
lettura troviamo ulteriori notizie sul “regno animale” e la sua espressione sulla terra:
Nel mondo materiale, dove troviamo espressioni del fisico e dello spirituale,
troviamo la Mente. Tuttavia ciò che conosciuta come la Mente di Gruppo – o quella
del regno delle piante, del regno minerale e del regno animale … ritorna (come il
suo Destino) alla Forza Creatrice che è il suo autore, il suo creatore. L’uomo –
l’agente del libero arbitrio … determina il suo Destino a seconda del fatto se la sua
Mente … è tutt’uno o in contrasto con le Forze Creatrici. (262-80)
Questo concetto di Mente di Gruppo ricorda ciò che chiamiamo istinto animale, e
inoltre queste parole della lettura ci fanno pensare quanto gli animali siano pieni di
innocenza. Come questa lettura sembra indicare è perché gli animali sono sempre
in armonia con le Forze Creatrici. Mentre gli esseri umani – con il libero arbitrio –
possono agire in modi “distruttivi” che sono contro le Forze Creatrici, sembra che
questa lettura dica che gli animali non possano farlo.
Per quanto gli animali possano agire in modo “distruttivo” – come p.e. un cane
che scava il cortile, un gatto che graffia i mobili o un animale domestico che urina in
casa, nessuno di questi comportamenti è “distruttivo” nello stesso modo in cui gli
umani possono essere distruttivi. Questi comportamenti sono certamente
indesiderati per gli esseri umani, ma per gli animali sono del tutto naturali. L’istinto
della loro Mente di Gruppo li fa agire in questo modo. Perché un cane o un altro
animale faccia qualcosa di innaturale, ci vuole l’interferenza degli umani. Un’altra
lettura approfondisce questo concetto:
Sì, un cane può imparare a fumare! Sì, un cavallo può imparare a mangiare lo
zucchero! Ma non sono inclinazioni naturali – piuttosto l’influenza dell’uomo su
queste attività per mezzo dei contatti! (2072-8)
Nuovamente ci sentiamo dire che gli animali agiscono in modo naturale. Sono in
conformità con la legge naturale o le Forze Creatrici; vale a dire, a meno che non
siano sotto l’influenza del libero arbitrio umano. Certo, un essere umano può
insegnare ad un cane di non orinare in casa e ad un elefante di dare spettacolo in
un circo, ma questi sono comportamenti innaturali prodotti dalla forza di un libero
arbitrio umano (nel bene e nel male) e non in armonia con la Mente di Gruppo degli
animali (cioè istinto o natura naturale).

Dalle letture di Cayce sappiamo che ci fu un’era in
cui la terra era abitata da coloro che si erano spinti
nella materia per esprimersi e per fare esperienza
delle tre dimensioni. Il risultato di questo fu che
alcune anime rimasero bloccate in quella materia, e
queste furono le creature della nostra mitologia,
come sono descritte in questa lettura:
… coloro che furono fisicamente impigliati nel
regno animale con appendici, con zoccoli fessi, con
quattro zampe, con parti di alberi, con code, con squame … (2072-8)
E’ interessante la correlazione fatta dalla seguente lettura che paragona queste
anime avventurose con gli animali domestici:
Quegli individui che, attraverso i loro soggiorni sulla terra come anime, si erano
spinti nella materia tanto da diventare entità separate … potrebbero essere
paragonati con gli animali da compagnia di oggi – come lo sviluppo attuale del
cavallo, del mulo, del cane, del gatto. (2464-2)
Per essere chiaro Cayce prosegue, spiegando che questo non significa che ci sia
una trasmigrazione dell’anima fra animali ed umani, benché invece:
Questo non vuole indicare che ci sia una trasmigrazione o trasmutazione
dell’anima fra animale ad umano; ma si fa il paragone riguardo alla caratteristica,
alla mente e al fatto che quelli così addomesticati al presente dipendano dai loro
padroni per la considerazione del loro benessere materiale nonché mentale – però
in tutti c’è sempre l’istinto, la natura predominante di quella classe o impregnazione
di anima di gruppo in cui si è spinta per l’espressione di sé. (2464-2)
Qui viene confermata l’idea che la Mente di Gruppo, a cui quest’ultima lettura si
riferisce come “anima di gruppo”, sia una forma di istinto animale. Ribadisce inoltre
che, a causa del libero arbitrio degli umani che può essere usato in modo
costruttivo o distruttivo, il benessere degli animali dipenda da noi. Come è stato
dichiarato nel libro della Genesi, noi abbiamo il dominio sugli animali e sulla terra,
ma siccome abbiamo il libero arbitrio, sta a noi la scelta come esercitarlo – per il
male o per il bene, in disaccordo o in accordo con le Forze Creatrici.
Cayce qui afferma inoltre che gli animali di compagnia dipendano da noi per il
loro “benessere mentale”. Nonostante la loro Mente di Gruppo gli animali non sono
automi, ma individui. Chi ha vissuto con gli animali sa quanto diversi ed individuali
essi siano persino quando provengono dalla stessa famiglia!

Cosa dice sulla vita dopo la morte, sulla
reincarnazione degli animali? Se
effettivamente si reincarnano, possono
passare da una specie all’altra?
La risposta di Cayce a questi interrogativi si
trova in un gruppo di letture eseguite per vari
membri della famiglia da febbraio a settembre
del 1933. Alla zia e allo zio della famiglia
apparteneva una cagnolina di nome Mona che
deve aver avuto una personalità forte, perché
in quegli otto mesi in quattro letture per questa
famiglia furono fatte domande su di lei.
La prima lettura in cui Mona viene menzionata è per la zia di 44 anni che
domandò dove e in che modo aveva avuto rapporti in precedenza con suo marito,
suo fratello, sua nipote e poi … “La mia cagnolina, Mona?” Cayce rispose che
aveva avuto a che fare con Mona durante un’esperienza a Roma. Nel 1933, per
motivi forse noti solo a lei, questa donna protestante proseguì chiedendo: “E’ stata
un cane allora?” La risposta di Cayce fu categorica: “Una leonessa!” (268-3)
Non finì qui. A questa lettura ne seguì un’altra una settimana dopo per il marito
della donna. In questa lettura furono poste le seguenti domande e ottenute le
seguenti risposte:
D. In che rapporta sta con la cagnolina Mona?
R. Ha combattuto con il corpo nell’esperienza romana.
D. Allora che cosa è stata Mona?
R. La leonessa che lottò con l’entità e con coloro che distrussero molti che allora
l’entità stava cercando di aiutare. (280-1)
Questa leonessa stava cercando di trovare espressione nella loro casa come un
piccolo cane domestico. Deve essere stata una cagnolina davvero tosta!
Seguì una lettura per la nipote undicenne della donna. Questa lettura fu
eseguita sette mesi dopo che Mona venne menzionata per la prima volta nelle
letture, e fu posta la domanda:
D. Mona sarà sempre un cane?
La risposta di Cayce fu:
R. Questo dipende dall’ambiente e da ciò che la circonda. No. (405-1)
In altre parole, per quanto quella leonessa possa essere stata tosta durante
l’esperienza romana di questa famiglia, se voleva di nuovo essere una compagna
di questa famiglia, tornare come una leonessa, ovviamente, non era una scelta
possibile. A causa delle circostanze attuali della famiglia e del loro ambiente di vita
divenne invece Mona, una cagnolina piena d’energia.
L’ultima lettura che menziona Mona è forse la più interessante. Fu eseguita per il
nipote quattordicenne della donna. Nella sua lettura fu posta la domanda:
D. Si potrebbe ottenere una lettura sulle sue vite passate attraverso queste fonti
per la cagnolina Mona della zia [268]?
Cayce risponde:
R. Forse sì. Quanto al fatto cosa possa essere è un’altra cosa! Non è possibile
comprenderla, a meno che non impariate la lingua dei cani! (406-1)
E’ un grande esempio dell’umorismo di Cayce nelle letture, ma allo stesso
tempo la risposta è del tutto seria. Un’altra lettura approfondisce questo concetto
con questa analogia:
Siccome i cani non parlano, la gente pensa che non capiscano. (552-2)
Solo un altro caso di reincarnazione animale viene presentato nelle letture, nel
1934 per una studentessa sedicenne. Ella domandò:
D. La coscienza dell’anima di Peggy [cane], presente in questa stanza, fu allora
in uno dei miei animali?
La risposta di Cayce:
R. Sì, … Negli animali della famiglia o nella casa. (276-6)
Secondo queste letture, le vite degli animali continuano dopo la morte. Essi
inoltre si reincarnano e pare che, come noi, possano rimanere fedeli a certi gruppi
di anime. Proprio come possiamo immaginare le anime umane sospese sopra i
genitori, decidendo sul loro “rientro”, cercando quell’opportunità di portare
nuovamente lo spirito sulla terra, abbiamo ora un’immagine dei nostri animali che
fanno la stessa cosa.
Sanno forse quando stiamo progettando la nostra prossima visita al canile?
Fanno forse in modo da essere quel gatto randagio in cui ci imbattiamo una sera
buia e piovosa? Forse come risposta basta questa lettura di Cayce che riassume
tutto mirabilmente:
Poiché la Vita come si manifesta, che sia nell’erba, nella rosa, nell’albero, nel
cane, nel gatto, nell’uccello, nell’animale, E’ una manifestazione di ciò che venerate
come Dio. (1367-1)

Venture Inward, gennaio-marzo 2014
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