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martedì 12 novembre 2019

L’Unità, la Prima Lezione

Una delle grandi ironie della natura umana è il fatto che la struttura stessa intesa
ad arricchire il nostro rapporto con Dio sia quello che ci divide maggiormente come
famiglia umana. Sono state combattute più guerre per i principi religiosi che per
ogni altro motivo, perché un gruppo ha cercato di inculcare il suo sistema di fede o
la supremazia del loro Dio, sugli altri.
Questi conflitti non esistono semplicemente fra le religioni, ma sono anche
all’interno dei nomi. Ci sono sette nel cristianesimo, nel buddismo, nel giudaismo,
nell’induismo, nell’islam - all’interno di ogni religione - che sono convinte di avere
l’unica “vera” fede.
Oltre a separare la gente fra di loro, questi conflitti hanno anche causato un
diffuso disinganno per quanto riguarda le religioni. Molte persone hanno rinunciato
alla loro fede in Dio a causa della loro delusione per l’umanità.
Il materiale di Edgar Cayce attribuisce questo problema alla nostra ignoranza
della nostra unità l’uno con l’altro. Cayce presenta un approccio pieno di speranza
e ispirazione a spiritualità e religione che intreccia tutta l’umanità inscindibilmente
insieme. Piuttosto che focalizzarsi sulla forma di religioni o dogma particolari, le
letture si concentrano sull’importanza di ogni singola anima che tenta di
manifestare una consapevolezza dello spirito vivente nella terra. Dalla prospettiva
di Cayce la nostra meta non è semplicemente aspettare il paradiso o fuggire dalla
terra, ma portare una consapevolezza del Creatore nelle nostre vite e in tutto ciò
che ci circonda, dovunque ci troviamo, proprio ora.
Anche se usano la terminologia del cristianesimo tradizionale, le letture di Cayce
sono profondamente universali. Lo schema della vita di Gesù viene visto come un
esempio per ogni singola anima. Infatti, in risposta ad una domanda sull’ortodossia
religiosa, Cayce affermò: “Qual è la differenza? ... La verità è dell’Unica Fonte. Non
ci sono alberi come querce, frassini o pini? Ci sono le necessità per questi di
affrontare questa o quella esperienza ... Quindi tutti occupano il loro posto. Non
criticate nessuno, ma piuttosto mostrate che buon pino o frassino o quercia
siete!” (254-87)
Oggi l’A.R.E., l’organizzazione che Cayce ha fondato, è composta da individui di
ogni razza e retroscena religioso che hanno trovato un significato nuovo all’eterna
domanda che cosa significa essere un figlio di Dio sulla terra. In verità questo è il
legame comune che condividiamo tutti come umanità collettiva: non c’è che un solo
Dio e siamo tutti figli di Dio. Per risvegliare quel senso di concatenazione che
condividiamo l’uno con l’altro le letture affermano che ogni viaggio spirituale
dovrebbe cominciare con la consapevolezza che il Signore Dio è Uno. Senza tener
conto del nome col quale chiamiamo quel Dio o delle religioni sulla terra dalle quali
ci sentiamo attratti non c’è che un Creatore, una Fonte, una Legge. Questo
concetto di unità è alla base della filosofia delle letture di Edgar Cayce.
In un mondo pieno di varietà questa nozione di unità può dapprima sembrare un
concetto difficile da comprendere. Dopotutto siamo circondati da una miriade di
piante, alberi, animali, esperienze e persone. Piuttosto che tentare di rendere tutte
le cose uguali, l’unità suggerisce invece che abbiamo l’opportunità di considerare
questa ricca diversità come un esempio di modi molteplici in cui l’uno Spirito cerca
di trovare espressione nella nostra vita. Siccome c’è soltanto un Dio - la fonte di
tutto quello che esiste - l’universo deve essere composto fondamentalmente da una
forza soltanto.
Unità come forza implica che tutte le cose siano interconnesse. Ognuno di noi
ha una connessione con tutti gli altri, la terra, l’universo e Dio. Questa una forza è
una forza per il bene che sta tentando di portare la spiritualità del Creatore nella
terra. Sfortunatamente, a causa della nostra consapevolezza limitata della forza del
libero arbitrio, gli individui possono indirizzare quella forza verso scopi e desideri
egoistici, creando del male nel processo.
La buona notizia è che, a dispetto di come le cose appaiono nel mondo di oggi,
le letture asseriscono che tutto ciò che fa parte della Creazione sarà col tempo
portato ad una consapevolezza di questa unità e della legge dell’amore che
implica. Una delle nostre sfide come individui è fare del mondo un posto migliore
perché siamo vissuti in esso. Forse il migliore approccio a questa consapevolezza
viene riflesso nella Bibbia quando afferma che dobbiamo amare Dio con tutto il
nostro cuore, mente e anima, e i nostri vicini come noi stessi.
In termini di spiritualità, il concetto di unità suggerisce che Dio non sia limitato ad
esprimersi attraverso una religione soltanto. Invece, il Creatore si manifesta nella
vita degli individui a causa della loro fede e della loro relazione con la fonte
spirituale, non a causa della loro religione specifica. Dalla prospettiva di Cayce la
religione è la forma in cui gli individui tentano di capire la manifestazione di questo
Spirito. Dio può lavorare (e lo fa) attraverso ogni anima sulla terra.
Come modo di scoprire l’unità dello spirito, le letture incoraggiano lo studio
religioso comparativo. Attraverso tale disciplina ognuno di noi potrebbe vedere al di
là delle differenze di superficie e trovare invece ciò che ci accomuna con gli altri: “...
coordinate gli insegnamenti, le filosofie dell’Est e dell’Ovest, dell’Oriente e
dell’Occidente, le nuove verità e quelle vecchie ... Mettete in correlazione non le
differenze, ma dove tutte le religioni s’incontrano - là vi è un Dio. ‘Sappi, Oh Israele,
il Signore Dio è uno!’” (991-1)
Nel concetto di reincarnazione, quello che è più importante non è a quale
religione la gente possa appartenere nel presente, ma come applica la conoscenza
che possiede. Nel ciclo della reincarnazione siamo tutti stati degli ebrei, siamo tutti
stati studenti delle religioni orientali o medio-orientali, siamo tutti stati agnostici o
anche ateisti, siamo tutti stati cristiani. E’ importante ricordare che prima di tutto
siamo tutti figli dello stesso Dio e solo secondariamente siamo divisi da dottrine o
credo religiosi specifici. Siamo degli esseri spirituali che si manifestano nel mondo
fisico. I nostri dogmi e credo religiosi hanno cambiato tanto prontamente quanto
noi. Essere bigotti nei confronti di una situazione, tipo di individuo o esperienza -
sapendo che attrarremo a noi quelle stesse circostanze nel futuro - è in disaccordo
con il concetto di unità.
Discutendo definizioni religiose, le letture affermano: “... considerate un campo
di grano. Nel chicco di grano c’è la vita. L’uomo lo pianta nel terreno, lo lavora e
quindi riceve il raccolto. Non tutti gli uomini selezionano lo stesso tipo di grano. Non
tutti lo arano allo stesso modo. Non tutti lo seminano allo stesso modo. Non tutti lo
raccolgono allo stesso modo. Eppure in ogni caso produce il meglio che ci sia. E’ il
Dio o la vita dentro ogni chicco che l’uomo sta cercando. Sostiene il suo corpo e
produce anche abbastanza semenza per coltivare ancora. Quella è la religione.
Quelle sono le definizioni.” (1089-3)
La Religione
Le letture di Cayce non hanno mai consigliato ai cercatori di cambiare il loro
credo religioso. Cayce era più preoccupato per l’applicazione dei principi spirituali
che per la religione di un individuo. Sebbene entrambi siano importanti, c’è una
differenza fra spiritualità e religione.
La religione si preoccupa principalmente di questioni di dogma, rituale, struttura
e tradizione. Sfortunatamente certe strutture religiose specifiche sono state viste
troppo spesso come lo strumento per la salvezza personale piuttosto che essere
semplicemente una delle varie forme nelle quali l’umanità sta cercando di
comprendere la manifestazione dello spirito nella propria vita. Molti individui hanno
elevato una religione al di sopra di tutte le altre, credendo che ci sia soltanto una
forma con la quale dimostrare la vera fede. D’altra parte, a volte è stata la struttura
religiosa stessa a frustrare o deludere gli individui, forse anche a farli decidere che
non avevano più bisogno della religione. Nessuna di queste risposte riflette il
concetto dell’unità.
E’ importante ricordare che la religione serve ad uno scopo. Senza alcuna forma
la spiritualità può troppo facilmente diventare soltanto un gioco mentale filosofico
senza ramificazioni pratiche per la vita quotidiana. La spiritualità sciolta può essere
frammentata, indipendente in modo egoistico, privo di comunione, ecc. Senza la
forma religiosa i bambini possono venir tirati su senza un senso dell’applicabilità
dello spirito nella loro vita.
Una delle nostre perplessità rispetto alla religione è che spesso scambiamo la
forma per lo spirito. Per esempio, certi individui possono avere un’esperienza
religiosa particolarmente toccante mentre frequentano una chiesa particolare, come
essere sopraffatti dallo spirito, risvegliarsi alla consapevolezza della presenza di
Dio o addirittura parlare una lingua sconosciuta. Piuttosto che vedere queste
esperienze nel contesto della forma, però, la gente spesso presume che, visto che
la loro esperienza era valida, ogni altra cosa associata a quella forma religiosa
contenga lo stesso grado di validità. Dimenticano soltanto che in tutta la storia
dell’umanità gli individui hanno avuto esperienze simili di trasformazione in ogni
religione.

Rispetto alle varie forme religiose le letture spiegano:
“Ci possono essere diversi canali di approccio, sì. Perché non tutti i popoli
camminavano nei campi quando il frumento era maturo! Né tutti stavano vicino alla
tomba quando Lazzaro fu chiamato a venire fuori. Nemmeno erano presenti tutti
quando Egli camminò sull’acqua, ne quando sfamò i cinquemila, né quando fu
appeso sulla croce. Eppure ogni esperienza ha risposto e
risponde ancora a qualcosa dentro ogni individuo e entità-
anima. Perché ogni anima è un corpuscolo nel corpo di Dio.”
(3395-2)
Una lettura afferma: “... Dio ama coloro che Lo amano,
siano essi chiamati di questa o quella setta o -ismo o culto!
Il Signore è uno!” (3976-8)
Ricordate, una delle premesse delle letture di Cayce è
che siamo tutti figli di Dio - esseri spirituali che si
manifestano sulla terra. Benché possiamo trovarci nella
dimensione fisica, non siamo creature fisiche con le anime,
piuttosto siamo anime alle quali succede di esprimersi sulla
terra. La distinzione è importante, perché troppo spesso
possiamo metterci in relazione con aspetti esterni, temporanei, come razza, sesso,
colore e religione che non fanno parte della nostra vera natura spirituale.
Dalla prospettiva delle letture di Cayce la salvezza non dipende
dall’appartenenza ad una religione specifica, dalla meditazione o da qualsiasi
attività, diversamente dal manifestare la spiritualità del Creatore in terra - un
destino collettivo che fa parte della nostra unità. Non è così che andiamo in
paradiso, piuttosto cresciamo nella consapevolezza della nostra vera natura
spirituale e del nostro rapporto con Dio e l’uno con l’altro. Questo processo di
crescita e sviluppo viene chiaramente descritto nel Nuovo Testamento (Matteo
13,31-33), quando Gesù discute la natura del cielo in parabole:
“Spiegò a loro un’altra parabola che diceva: Il regno dei cieli è come un granello
di seme di senape che un uomo prese e seminò nel suo campo: che in verità è il
più basso di tutti i semi: ma quando è cresciuto, è la più grande fra tutte le erbe e
diventa un albero, così che gli uccelli dell’aria vengono e abitano fra i suoi rami.
Raccontò loro un’altra parabola; il regno dei cieli è simile al lievito che una donna
prese e nascose in tre misure di farina, finché il tutto non era lievitato.”
E, dalle letture: “Perché crescete al cielo, non andate in cielo. E’ dentro la vostra
stessa coscienza che crescete là.” (3409-1)
La Spiritualità
Mentre la religione ha spesso a che fare con la forma, la spiritualità ha a che
fare in generale con l’applicazione del sapere o della consapevolezza individuale.
Dato che il nostro stato naturale è spirito, il risveglio alla piena consapevolezza
spirituale è uno degli scopi che noi tutti abbiamo in comune. Nella lettura 3357-2
Cayce afferma che “lo sviluppo dell’anima dovrebbe avere la precedenza su tutte le
cose”. Questo sviluppo non viene raggiunto attraverso qualche grande atto o
azione, ma è invece un compimento graduale che viene raggiunto “riga per riga,
regola per regola”. Quello che sembra più importante in termini di sviluppo
dell’anima è l’applicazione di un individuo delle cose dello spirito nelle loro
interazioni con gli altri: amore, gentilezza, dolcezza, pazienza e determinazione.
Siccome lo scopo della vita è portare la spiritualità del Creatore sulla terra, sia
l’essere in sintonia che l’applicazione sono il nocciolo della crescita spirituale.
L’essere in sintonia è il processo del risveglio ad una consapevolezza della nostra
natura spirituale e il nostro vero rapporto con Dio. Gli strumenti raccomandati più
frequentemente per raggiungere questa sintonizzazione sono la pratica regolare di
preghiera e meditazione. Sia preghiera che meditazione sono inestimabili per
ristabilire una piena consapevolezza della nostra fonte spirituale, mentre invitiamo
la volontà di Dio a operare attraverso noi come canale delle Sue benedizioni per gli
altri.
Oltre ad enfatizzare l’importanza della sintonizzazione le letture di Cayce
includono delle lezioni per l’applicazione pratica di principi spirituali. Raccolti in un
libro, Una Ricerca di Dio, coprono argomenti come cooperazione, virtù e
comprensione, pazienza ed amore - lezioni che vengono studiate in tutto il mondo.
Essenzialmente queste lezioni aiutano i cercatori a diventare più coscientemente
consapevoli dell’unità di tutta la vita e del loro rapporto con Dio, l’uno con l’altro e
con se stessi.
Un concetto spesso ripetuto nel materiale di Edgar Cayce è che “lo Spirito è la
vita, la mente costruisce e quello che è fisico è il risultato”. Questo significa che
quell’unica forza, lo Spirito, fluisce attraverso di noi continuamente. Però le
proprietà della mente agiscono su di esso e quindi esso viene incanalato nella vita
di tutti a seconda del loro libero arbitrio. Per quanto un individuo creda o meno in
Dio, a ogni cosa intorno a quella persona viene dato vita attraverso le proprietà
dell’unico spirito attivante. Quello che egli o ella fanno con quello spirito è una
questione di scelta. E, come Cayce ha affermato, crimini o miracoli possono
esserne il risultato.
Questa capacità della creazione personale, sia attraverso pensiero, esperienza
o attività, ha fatto sì che le letture identificassero l’anima umana come co-creatrice
con Dio. A causa di questo dono di co-creazione Cayce consigliava alle persone di
stabilire una motivazione (o ideale) spirituale appropriata per la loro vita,
indirizzando così la scelta personale verso direzioni positive. Dalla prospettiva di
Cayce abbiamo troppo spesso perso i contatti con l’intenzionalità (il perché) dietro
alle nostre azioni quotidiane. Se stabiliamo coscientemente una motivazione
spirituale come servizio o compassione o amore e se, quindi, cerchiamo di rendere
quella motivazione una parte maggiore della nostra vita, può risultare una vera
trasformazione personale e un vero sviluppo dell’anima. La trasformazione
spirituale non è soltanto la nostra meta, ma è anche il nostro diritto di nascita. Le
letture suggeriscono che ognuno possiede uno schema di perfezione spirituale nel
profondo di se stesso che sta soltanto aspettando di venir risvegliato
dall’applicazione e dalla volontà umana. In un certo senso è una mappa della
nostra vera natura spirituale. Con la motivazione spirituale giusta verremo allineati
con questo schema perfetto, operando con sintonizzazione, atteggiamenti mentali
appropriati e il desiderio di portare il nostro ideale spirituale all’applicazione fisica.
Secondo le letture questo schema di perfezione - che permetteva agli individui
di portare la spiritualità del Creatore nella forma fisica - fu dimostrato per primo da
Gesù. Alla fine saremo tutti sfidati a manifestare quello stesso schema nella nostra
vita attraverso servizio e amore incondizionato.
Gesù e la Coscienza di Cristo
Mentre da alcuni Gesù è stato visto come l’unico Figlio di Dio che portava
salvezza soltanto a quelli che si chiamavano cristiani, altri sono spesso stati in
disaccordo con questa opinione. Membri di confessioni non cristiane possono aver
ignorato la sua vita e la sua missione o possono aver pensato che i cristiani siano
stati crudeli, e perciò non sono interessati in Gesù.
Studenti del Nuovo Pensiero o di religioni comparative
possono aver deciso che Gesù sia soltanto un insegnante
o possono averlo ignorato del tutto. Secondo le letture di
Cayce ognuno di queste prospettive è miope.
Anche se era un insegnante della Scuola Domenicale
per tutta la sua vita, nonché un dignitario nella chiesa
presbiteriana, per Cayce il significato della vita di Gesù
andava oltre quello descritto parimenti da cristiani e noncristiani.
Il materiale di Cayce offre informazioni illuminanti
e stimolanti sulla vita e l’opera di questo uomo Gesù che
diventò il Cristo.
Essenzialmente le letture presentano Gesù come nostro fratello maggiore,
un’anima che venne per mostrare ad ognuno di noi la via di ritorno alla nostra fonte
spirituale manifestando perfettamente le leggi del Creatore. Parte della sua
missione era dimostrare in pieno la consapevolezza vivente dello spirito sulla terra -
qualcosa che ognuno di noi dovrà fare col tempo. Perciò la vita di servizio per gli
altri di Gesù serve come esempio per tutta l’umanità. La lettura afferma:
“Perché il Maestro, Gesù, proprio il Cristo, è il modello per ogni uomo sulla terra,
sia egli nobile o ebreo, parteniano o greco. Perché tutti hanno il modello, facciano
essi appello a quel nome o meno”. (3528-1)
Questo modello di perfezione, chiamato la Coscienza Cristica, è la
“consapevolezza in ogni anima, impressa come schema nella mente e in attesa di
venir risvegliata dalla volontà, dell’unità dell’anima con Dio” (5749-14). Senza
riguardo alla religione individuale o a credo personali questo modello Cristico esiste
in potenzialità nella fibra stessa del loro essere. E’ quella parte di noi che è in
perfetto accordo con il Creatore e che sta semplicemente aspettando di trovare
manifestazione nella nostra vita.
“Perché davvero in Lui, il Dio-Padre, vi muovete ed avete il vostro essere. Agite
di conseguenza! Non agite pensando di essere un dio! Potete diventarlo, ma
quando lo siete non pensate a voi stessi. Poiché qual è il modello? Egli non
pensava che fosse ruberia fare Se Stesso uguale a Dio, ma Egli agì di
conseguenza sulla terra”. (4083-1)
Noi, come il figliol prodigo (Luca 15,11-32), eravamo con Dio in principio e per
scelta e esperienza ci siamo trovati tagliati fuori da una consapevolezza completa
di Lui. Da un punto di vista la caduta dell’umanità è stata davvero la nostra discesa
nella coscienza dai regni dell’infinito a quelli di tempo e spazio. Però questa non è
stata necessariamente una cosa brutta o una scelta erronea. Proprio come un
bambino impara con l’esperienza, con le scelte e con gli errori fatti lungo la strada,
le nostre proprie esperienze attraverso scelta e volontà danno corpo ad un
processo di maturazione che ci permetterà di venire in possesso di tutta la nostra
eredità e di una consapevolezza della nostra vera natura spirituale. Col tempo, man
mano che portiamo la spiritualità di Dio sulla terra, ci desteremo alla nostra propria
Fonte spirituale e troveremo infine la nostra via del ritorno al Creatore.
“L’anima, quindi, deve ritornare - ritornerà - al suo Fattore. E’ una porzione delle
Forze Creative che viene colmata di energia perfino nella materialità, nella carne ...
Quindi, siate soltanto gentili, siate soltanto pazienti, mostrando soltanto dell’amore
fraterno per il vostro simile; quello è il modo in cui un individuo si adopera per
diventare consapevole dello Spirito di Cristo”. (272-9)
Gesù stesso dichiara: “Io sono nel Padre mio, e voi in me, e io in voi” (Giovanni
14,20). Facciamo tutti parte di quella stessa fonte spirituale. Gesù era un figlio di
Dio - proprio come siamo tutti figli di Dio. Quello che Gesù fece lo siamo tutti
chiamati a fare, e come nostro fratello maggiore e nostro modello, Egli ci mostrerà
la via. Infatti, Gesù è il Buon Pastore che proprio ora è molto impegnato a riunire il
gregge di Dio e a insegnarci sul nostro rapporto con il Creatore. Il fatto che ognuno
fa parte integrale del gregge di Dio e che noi tutti condividiamo la stessa relazione
con il Creatore proprio come Gesù, trasformerà col tempo - rivoluzionerà addirittura
- i modi in cui pensiamo di noi stessi e come ci trattiamo reciprocamente.
Unità e Spiritualità
Se il principio di unità è una forza diffusa nell’universo, perché abbiamo così
tante sette religiose? In parte perché ognuno di noi è attratto da ciò che gli serve in
un dato momento per la propria crescita personale. Possediamo anche la
caratteristica molto umana di voler definire con precisione la nostra verità,
mettendo parametri intorno alla nostra comprensione in modo da poterlo affrontare.
Ma la verità è una cosa in crescita e le letture di Cayce affermano che nessuno
abbia tutte le risposte alla domanda fondamentale chi siamo veramente come figli
spirituali di Dio.
Però malgrado tutte le nostre differenze Edgar Cayce credeva che potremmo
condividere un ideale comune. Questo preciso ideale era la sua risposta al mondo:
“Il mondo come mondo ... ha perso il suo ideale. Gli uomini possono anche non
avere la stessa idea. L’uomo - tutti gli uomini - possono avere lo stesso ideale! ...
quello può avvenire soltanto se tutti hanno quell’unico ideale; non quell’unica idea,
bensì ‘ama il Signore tuo Dio con tutto il cuore, il tuo vicino come te stesso!’ Questa
è l’intera legge, questa è l’intera risposta al mondo, per ogni singola anima. Quella
è la risposta alle condizioni mondiali come esistono oggi”. (3976-8)
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