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domenica 17 novembre 2019

L’Uomo dei Miei Sogni o L'importanza della Preghiera di 40 Giorni

di Carole A.P. Chapman
***
Per quanto ne so, tutto cominciò con un sogno.
Tutti dicono che vogliono trovare l’uomo o la donna dei loro sogni. Ma che
cosa succederebbe se voi sognaste di un estraneo che doveste sposare - e se poi
il giorno dopo vedeste quella persona ? Che cosa fareste ? Vi avvicinereste a lui
dicendogli: “Ho appena sognato che dovrei sposarvi” ? O stareste a vedere e
aspettereste, chiedendovi di che tipo di persona avete sognato ?
Feci il sogno circa cinque mesi dopo aver cominciato un lavoro come
giornalista fotografica al Centro di Ricerca della NASA a Langley, a Hampton,
Virginia. Le mie foto di aerei e modelli di navi spaziali, di piloti collaudatori,
astronauti e scienziati vennero pubblicate in tutto il mondo. I miei articoli apparvero
nelle pubblicazioni della NASA. Fu un periodo eccitante della mia vita.
Il sogno era venuto la notte dopo il mio ultimo appuntamento con un uomo
che mi aveva chiesto di sposarlo. Avevo rifiutato cortesemente. Questo non fu facile
perché era un miliardario ed io ero una madre sola con tre ragazzi quasi in età da
college.
I ragazzi ed io stavamo in una casetta vicino alla Baia di Chesapeake. Noi
quattro ci dividevamo un unico letto: io dormivo sul materasso, le ragazze sulle
molle e mio figlio trascorreva le sue notti sulle coperte impilate sul pavimento di
legno.
Quando i bambini ed io eravamo venuti da Phoenix e Virginia Beach
potevamo portare soltanto quello che riusciva a stare nel nostro furgone Ford del
1970. Dopo aver caricato i nostri vestiti, le stoviglie, le pentole, i libri, la macchina
da scrivere, lo stereo, i giocattoli, la mia macchina fotografica e il nostro cagnolino
terripoo di nome Muffin e i nostri quattro gatti, non c’era più spazio per i mobili. Il
mio nuovo lavoro alla NASA mi dava i mezzi di sostentamento, ma dovevamo
procurarci i nostri mobili sul lato delle strade nei giorni di raccolta di oggetti
voluminosi.
Non era stato facile dire di no al mio amico miliardario. Mi aveva fatto vedere
delle bellissime case in prima fila sul mare dove voleva che vivessimo. Quanto mi
mancava avere una bella casa! Avevamo dovuto lasciare Phoenix perché la banca
aveva ostacolato il riscatto dell’ipoteca della nostra casa con quattro camere da
letto e piscina quando il padre dei bambini non pagò gli alimenti per due anni. Però
la nostra lotta di sopravvivenza ci aveva avvicinati come famiglia. I bambini ed io
avevamo imparato a fidarci l’uno dell’altro e a dipendere l’uno dall’altro. “Uno per
tutti e tutti per uno,” dicevamo di solito.
Trovammo ripetutamente che le cose si risolvevano da sole. Per esempio
quando tornai a scuola per avere il diploma uno dei miei compagni di studio era per
caso un meccanico che insistette per riparare la mia vecchia macchina - nell’area di
parcheggio del College di Phoenix. In cambio scrissi a macchina la sua tesi.
Fu come se i miei figli ed io ricevessimo un’educazione spirituale. Il mio ex
marito mi aveva fatto un favore perché quando mi buttò fuori dalla sua vita atterrai
nelle braccia di Dio.
Fu anche un periodo in cui fui vicinissima a Dio. Quando il nostro impianto
d'aria condizionata si ruppe durante un’estate soffocante in Arizona dormimmo sulle
sedie di plastica intorno alla piscina. Quando ci addormentavamo tutto il cielo era
aperto sopra di noi. A volte vedevamo un aereo o un satellite viaggiare in mezzo
alle stelle. Altre volte c’erano fulmini di caldo a colorare i monti che circondavano la
valle. Era celestiale sonnecchiare con una brezza che faceva vento ai nostri corpi.
Arrivai ad apprezzare anche le cose più piccole - dato che era abbastanza fresco
per dormire, la bellezza e la tranquillità del cielo notturno. Ricordo quelle notti sotto
le stelle, i miei figli accanto a me, il nostro cane e i gatti nei pressi, come uno dei
periodi più felici della mia vita. Apprezzare anche le cose più piccole dà una pace
notevole. Fu facile terminare ogni giornata con una preghiera di ringraziamento:
grazie per avere un riparo per un’altra notte, grazie per avere del cibo per un altro
giorno, grazie per averci l’un l’altra e grazie che il mondo di Dio risuonasse con
bellezza, dramma e pace - una pace che passava l’immaginazione.
Sebbene possa essere sembrato che il miliardario fosse stato un dono del
cielo per tutti gli anni in cui ci erano mancate anche le cose necessarie della vita, i
ragazzi ed io non eravamo per la verità bisognosi come sembravamo. Avevamo
una fede immensa nel fatto che avremmo trionfato su ogni cosa. Sebbene io
l’ammirassi e rispettassi non potevo dire di sì alla sua proposta di matrimonio
perché non amavo quell’uomo.
Non volevo un altro matrimonio come il primo. Volevo un compagno per
l’anima - un’anima gemella. Col senno di poi suppongo che il sogno, che mi
mostrava l’uomo che avrei dovuto sposare, venne perché ero rimasta fedele ai miei
ideali e avevo resistito alla tentazione di vivere bene finanziariamente. Stavo
resistendo per amore.
L’annotazione sul mio diario dei sogni è datata 28 marzo 1990. La prima parte
del sogno fu sull'attore "Godunov" che recitò il marito destinato a sposare la madre
single nel film “Il testimone”. Nel sogno Godunov aveva questa casa “importante”
che aveva disegnato, un cane di tipo Labrador e un amico dai capelli scuri con una
moglie dai capelli scuri. C’era un satellite che rappresentava il lavoro di qualcuno.
Nella parte successiva del sogno vidi un palcoscenico. Sul palcoscenico
centrale sotto i riflettori c’era un uomo alto, robusto con capelli di un biondo
rossiccio, che stava in piedi con la schiena rivolta a me. Come se fosse stato su
una piattaforma girevole ruotò lentamente fino a trovarsi di fronte a me. Mi piaceva
il suo aspetto. Mi sorrise dolcemente.
Quando mi svegliai pensai che il mio sogno mi stesse dicendo che avevo fatto
la scelta giusta nel non sposare il miliardario - che ci fosse qualcosa di migliore ad
aspettarmi, il proverbiale “molti pesci nel mare”, rappresentato dall’uomo nella
seconda parte del sogno.
Siccome avevo tenuto un diario dei sogni per anni sapevo che i sogni a volte
usano parole in modo intelligente. In questo caso “Godunov” suonava come e
probabilmente significava “good enough” (buono abbastanza). Perciò il mio
inconscio mi stava probabilmente dicendo che da qualche parte la fuori c’era un
uomo che poteva non essere miliardario ma che, ciononostante, era “abbastanza
buono” per me.
Non mi venne mai in mente pensare che l’uomo nel sogno fosse una persona reale
che stavo per incontrare.
Potete immaginare il mio stupore quando attraversai la caffetteria della NASA
nel primo intervallo per il pranzo, il vassoio in mano, e vidi un uomo in piedi alla
fontanella dell’acqua che mi dava la schiena. Cercando gli amici che di solito
pranzavano con me fui sorpresa a scoprire che quell’uomo alla fontanella aveva
l’aspetto di qualcuno che avevo incontrato prima. Era un uomo grosso con una
schiena larga e indossava una giacca marroncina di velluto a coste che faceva
risaltare i suoi capelli biondi rossiccio. Quando gli passai accanto, gli occhi
all’altezza del suo gomito, guardai su per vedere il suo viso. Era l’uomo del mio
sogno ! E lo trovai terribilmente attraente !
Il cuore mi batté pazzamente. Quasi feci cadere il vassoio. Volevo gridare:
“Che cosa stava facendo nel mio sogno ieri sera ?” Ma invece pensai, aggrappati al
vassoio ! Avevo paura di svenire. Ci volle tutta la mia concentrazione per
comportarmi normalmente in questa caffetteria colma di centinaia di persone.
Mi volsi altrove perché non volevo fissarlo. Il mio respirò venne in piccoli
scoppi brevi e veloci. Sentii il mio viso diventare rosso e piccole perle di sudore
comparire intorno alla bocca.
Non sapevo cosa fare. Non ci sono manuali di etichetta che descrivono il
giusto comportamento al momento di incontrare l’uomo dei propri sogni. Non ci
sono talk show che facciano incontrare il sognatore con l’oggetto sognato. Non ci
sono articoli nelle riviste femminili a raccontarci come le varie persone hanno
affrontato il primo incontro con un uomo di cui avevano appena sognato che
sarebbe stato il loro futuro marito. Così non feci nulla.
Trovai i miei amici del pranzo e mi sedetti sperando che il battito del mio
cuore non potesse essere udito nella contea accanto.
“Carole, che cos’è che non va ?” disse una delle mie amiche. “Sembri aver
visto un fantasma.” “Oh, suppongo che sia perché ho pochi zuccheri nel sangue.”
Non sapevo cosa dire. E così non dissi altro sull’argomento, parlando di qualsiasi
cosa e di tutte le altre cose - tuttavia per tutto il tempo guardai nella direzione dove
lui era seduto. L’unica indicazione per il mio stato d’animo era un leggero tremore
che avevo nelle mani. Mi sentivo come una ragazzina nella caffetteria del liceo.
Quando arrivai a casa quella sera scrissi nel mio diario dei sogni: ho appena
visto l’uomo del mio sogno. Ha dei baffi ed è più paffuto - ma carino. Gli ho
guardato le mani - niente anello.
Potreste pensare che ora che l’avevo trovato avremmo presto vissuto felici e
contenti per sempre. Mi dispiace, questa è una storia vera, non una favola.
Tanto per cominciare, avevo paura. Che cosa significava, letteralmente
incontrare l’uomo dei miei sogni ? Che cosa mi sarebbe successo se ci fossimo
messi insieme ? Ero in preda a qualche tipo di destino ?
Per parecchie settimane dopo lo osservai nella caffetteria, chiedendomi di che
tipo di uomo avevo sognato. Era uno scienziato di ricerca, un ingegnere che
lavorava nei tunnel a vento, un inventore, un tecnico, un pilota collaudatore o
faceva parte della squadra di supporto per il nostro aereo di ricerca ? Stava spesso
seduto con dei compagni di lavoro, ridendo e raccontando delle storie.
Continuai ad aspettarmi che mi riconoscesse, che fosse inscindibilmente
attratto a me. Certo, se era quello che ero destinata a sposare non mi avrebbe
anche lui cercato ? Non avrebbe dovuto sentire la vicinanza della mia presenza ?
Ma egli sembrava totalmente dimentico della mia esistenza . Il guaio con l’aver
sognato l’uomo che avrei dovuto sposare era che egli non aveva sognato me !
Il tempo passò e diventai sempre più restia ad avvicinare il Sig. BuonoAbbastanza,
l’Uomo dei miei Sogni. Mi consolai con l’idea che probabilmente non
era quello giusto. Probabilmente tutti i dettagli - la casa, il cane, l’amico migliore ed
il satellite - erano falsi, e questo uomo era probabilmente un fortunato sosia. Forse,
senza saperlo, l’avevo visto prima nella caffetteria ed il mio inconscio l’avevo
messo nel mio sogno. In ogni caso non volevo sembrare una cretina avvicinandomi
a lui.
Per circa un anno uscii con molti uomini desiderabili che avevo incontrato sia
alla NASA di Langley sia alla Base adiacente dell’Aeronautica di Langley. Non lo
vidi più. A causa di una tendenza che ho di essere in sovrappeso sono sempre
stata attenta alla mia figura. Perciò cominciai a camminare durante l’ora di pranzo
invece di mangiare alla caffetteria. Sebbene dovessi spesso fare delle foto in molte
delle più di 40 strutture in tutto il centro i nostri sentieri non si incrociarono di nuovo.
Non dovetti mai intervistarlo o lavorare con lui durante una conferenza stampa. Alla
fine dimenticai il sogno, l’uomo e l’attrazione che sentivo per lui.
Ma dopo un anno non avevo trovato nessuno che mi piacesse
particolarmente. Non volevo chiunque. Dopotutto avevo rifiutato il miliardario.
Volevo un compagno dell’anima, qualcuno che fosse come l’altra metà del mio
puzzle, un uomo il cui destino fosse interconnesso con il mio dall’inizio dei tempi.
Sentii parlare della preghiera di 40 giorni in cui si ringrazia Dio per ciò che si
desidera come se lo si avesse ricevuto, nel nome di Gesù il Cristo. La preghiera
comprendeva l’accortezza “se è la Tua volontà”, così che, se si chiedeva qualcosa
che avrebbe potuto essere dannoso per voi o altri, Dio vi avrebbe protetto da voi
stessi. Perciò, nel mio caso, pregai: “Nel nome di Gesù il Cristo, ti ringrazio per
aver trovato la mia anima gemella, se è la Tua volontà.”
Bisogna dire questa preghiera con persistenza per 40 giorni. Se saltato anche
un solo giorno dovete ricominciare tutto da capo. Si suppone che il numero 40 sia
un numero biblico potente - i 40 giorni di Cristo nel deserto, i 40 giorni di Noè
nell’arca, ecc.
Decisi che, siccome non avevo ancora trovato la mia anima gemella nel modo
convenzionale, avrei provato con la preghiera di 40 giorni. Ovviamente nulla
sarebbe successo fino all’ultimo giorno o agli ultimi due giorni - c’era qualcosa di
potente nel pregare con persistenza per la stessa cosa per 40 giorni.
Feci bene per 20 giorni e poi lo dimenticai per un giorno, così dovetti
ricominciare tutto da capo. Incredibilmente, il 39esimo giorno consecutivo di
preghiera fui nella caffetteria per qualche motivo e letteralmente sbattei contro il
Sig. Buono-Abbastanza, l’Uomo dei miei Sogni. Avevo fretta e correvo intorno ad
una colonna quando mi schiantai in questo muro inamovibile di petto. Gridai e saltai
indietro. Egli afferrò le mie braccia in modo che non potessi cadere e poi mi lasciò
dolcemente. “Mi scusi”, mormorai al suo mento, troppo impaurita per guardarlo in
faccia, mentre il cuore mi batteva nelle orecchie. Sorrise - quello stesso sorriso
tranquillo e dolce che avevo visto nel sogno. Corsi.
Sempre piena di speranza ritornai a mangiare nella caffetteria. Spesso vidi
che egli mi stava guardando. Così ci volle quello perché egli mi notasse. Dovevo
sbattere contro di lui ! Gli sorrisi da lontano. Egli ritornò il sorriso - proprio come al
liceo. Però non andò mai oltre un cenno del capo o un sorriso. Forse era tanto
timido quanto lo ero io. Però, a causa della mia preghiera, sentivo che, malgrado
tutta la timidezza del mondo, avrei alla fine dovuto avvicinarlo.
Questo volta era un obbligo nei confronti di Dio. Non si chiede l’aiuto di Dio, lo
si riceve e poi lo si getta via. E comunque Dio mi aveva già dato prima il sogno su
quest’uomo. Avevo pregato “se è la Tua volontà”, e se questo era la volontà di Dio
avrei fatto meglio a farla !
Non mi ero sempre sentito a mio agio con la frase “fare la volontà di Dio”.
Infatti per molti anni avevo sentito che era stupida e terrificante. Chi era comunque
questo Dio, che dovevo fare la Sua volontà piuttosto che ciò che era meglio per me
? Da tutto ciò che avevo saputo su Dio, specialmente le storie terribili su di Lui nel
Vecchio Testamento, Egli sembrava un tipo proprio senza cuore.
Però negli anni della mia ricerca spirituale ero arrivata a rendermi conto che
Dio era personalmente memore di me. Vidi come le prove della mia vita, come
quegli anni devastanti a Phoenix , erano in verità delle esperienze di
apprendimento. Inoltre, in un periodo in cui molte famiglie erano in difficoltà, i miei
figli ed io ci eravamo avvicinati moltissimo per i tempi duri passati insieme.

Così ero arrivata a capire che c’è una
sapienza maggiore a guidare la mia vita,
un’intelligenza che ha un quadro più ampio di
me e che è profondamente preoccupata della
mia sopravvivenza e della mia felicità. Infatti la
“volontà di Dio” cominciò a significare
qualcosa più grande di me, che sapeva più di
me, che si prendeva profondamente cura di
me e poteva anticipare i miei bisogni meglio di
quanto non lo potessi io stessa.
Perciò, siccome sembrava che Dio avesse
l’intenzione che io conoscessi quest’uomo, sentivo che dovevo eseguire la volontà
di Dio al meglio delle mie capacità. Ero anche curiosa a vedere se il resto dei
dettagli nel sogno era corretto.
Finalmente un giorno quando il momento mi sembrò propizio - non ci fu quasi
nessuno nella caffetteria, ed egli fu solo - aspettai finchè non lasciò l’edificio e poi,
nel modo meno appariscente possibile, affrettai il passo per raggiungerlo.
“Salve”, dissi.
Si voltò lentamente, come nel sogno, per essermi di fronte. Non l’avevo mai
prima guardato in faccia da così vicino. C’era uno sguardo divertito nei suoi occhi
mentre stava guardando giù da me. Aveva gli occhi blu celesti più stupefacenti del
mondo.
“Lei avrà pensato che fosse qualcun altro,” disse, facendo quel dolce sorriso
che mi piaceva tanto. La sua voce era un baritono satinato.
“No”, replicai, “ho sognato di lei.” (Più tardi mi disse che era la battuta migliore
che avesse mai sentito.) Mi invitò nel suo ufficio. Il suo nome era John Chapman.
Parlammo. Mi ricordo di essere stata così nervosa da sedermi lateralmente,
girandomi verso di lui solo con la faccia. Lui, d’altra parte, stava seduto
comodamente, dondolandosi leggermente sulla sua poltrona d’ufficio girevole
cigolante di legno. Mi guardò dritto in faccia, le gambe rilassate e aperte, le mani
sulle cosce. Dopo aver parlato per un po’ mi disse che ero una delle donne più
interessanti che avesse mai incontrato.
Dopo questo occasionalmente pranzammo insieme nella caffetteria. Scoprii
che i dettagli nel sogno erano stati corretti. Aveva una casa “elevata” - costruita su
palificazioni perché la casa era così vicina alla costa. Aveva disegnato la casa egli
stesso ? Pressappoco. Aveva trovato la pianta in un libro e l’aveva modificata a suo
piacimento. Si chiese come facevo a sapere queste cose, dato che nessuno del
suo posto di lavoro era mai andato a trovarlo.
Scoprii anche che aveva un cane nero di tipo Labrador. Non avevo bisogno di
chiedere del suo amico perché l’avevo già incontrato nella caffetteria. L’uomo aveva
la carnagione scura, aveva i capelli scuri e anche la moglie aveva i capelli scuri.
Il satellite ? Sebbene John, che è fisico ed inventore, non stesse lavorando
con dei satelliti quando l’incontrai per la prima volta, si trasferì alle Scienze
Atmosferiche dopo che ci sposammo. Ora fa simulatori per satelliti.
Un aspetto interessante del nostro rapporto è che quando avemmo il nostro
primo appuntamento egli mi disse che continuava ad avere questa sensazione di
già visto - come se mi avesse incontrato prima e mi conoscesse già. Avevo letto
che questo era uno dei segni quando delle anime gemelle s’incontrano. Mi dava la
conferma che stesse avvertendo un senso del destino con me come io l’avevo con
lui.
Mentre ci incontravamo scoprimmo anche che avevamo molte cose in
comune, specialmente il nostro amore per gli spazi aperti - andare in barca a vela e
nuotare. Spesso c’incontrammo all’ora di pranzo per nuotare.
Quando mi chiese di sposarlo, circa un anno dopo che l’avevo avvicinato, mi
fece trasalire chiedendomi se avrei sentito le stesse cose per lui se non avessi
avuto il sogno. Mi ci vollero due giorni per rifletterci. Pensai ad un incidente
nell’oceano quando ero quasi annegata mentre il mio surf venne preso da una
barra di sabbia. John mi aveva salvata. Anche finanziariamente stavo annegando. Il
mio stipendio non era proprio sufficiente per me e i miei figli. Sebbene all’inizio
facesse male al mio orgoglio dovetti ammettere che avevo bisogno della forza e
stabilità di John. Pensai anche a tutto quel divertimento che avevo ora che era nella
mia vita. Per le mie pesanti responsabilità nel tirare su i ragazzi da sola ero
diventata così austera. Lui portò il sole nella mia vita. Ed ero pazzamente
innamorata di lui. Dissi di sì.
Non fatevi l’idea che essere sposata all’uomo dei vostri sogni sia come una
favola in cui viviamo per sempre felici e contenti. Siamo sempre esseri umani -
imperfetti per definizione. Durante il corso prematrimoniale con il nostro pastore
imparammo che tutti noi scegliamo un compagno che ci aiuterà a risolvere i
problemi non ancora finiti della nostra infanzia. Diciamo semplicemente che ci
adattiamo all’ordine del giorno dell’altro. In aggiunta credo che abbiamo avuto
molte vite insieme e stiamo ancora cercando di risolvere alcune ferite e malintesi.
Ma questo non assomiglia a nessun altro rapporto che abbia mai avuto
prima. Per esempio, quando ci siamo dato il primo appuntamento, John portò me e
le mie figlie alla Fiera dello Stato. La cosa che desideravo più di tutte alla fiera era
che John mi avesse baciata in cima alla ruota gigante, la mia giostra preferita. Però
non gli chiesi nemmeno di andare sulla ruota gigante con me perché non volevo
fargli pressione. Quando fummo a metà distanza John non scelse di andare sulla
ruota gigante. Così mi misi in coda per me sola. Proprio quando stetti per montarci
John salì sulla gondola con me.
“Non sei obbligato”, dissi.
“Non m’importa su quale giostra sono fintanto che sono con te,” replicò.
Le cose stanno migliorando, pensai. Forse avrei persino avuto quel bacio in
cima. Però quando l’addetto giostre mise tre ragazzi di età sicuramente prepubescente
sul sedile di fronte a noi il mio cuore mancò. Sembravano quel tipo di
ragazzini che portavano le fionde in un romanzo di Mark Twain. John schiacciò il
suo busto a larga stazza dietro la sbarra di sicurezza e mise il braccio intorno a me.
Concentrai il mio sguardo sul lato dei ragazzi perché tenevano gli occhi fissi su di
noi.
Quando il profumo di mais caramellato si diffuse intorno a noi cominciammo
la nostra salita. Le luci al neon brillavano nell’oscurità sempre più fitta. Masse di
bambini piccoli, tenendosi stretti i loro palloncini, trottavano accanto ai loro genitori.
Delle giovani donne spingevano i loro ragazzi che portavano dei pelouches giganti
vinti ai giochi di carnevale, e giovani di età scolastica urlavano e strillavano sulle
giostre.
Quando l’addetto faceva via via scendere i passeggeri dalle gondole, la ruota
gigante si fermava per un po’ di tempo e poi andava avanti per poco e si rifermava.
Ci muovemmo lentamente finchè non eravamo proprio in cima con una vista
magnifica della fiera. Be’, pensai, non avrò mai un bacio con quei marmocchi che ci
guardano.
Proprio allora John mi strinse a sé e sussurrò: “ Facciamogliela vedere.” E mi
baciò a lungo e dolcemente.
Quindi è così essere sposata all’uomo dei miei sogni. A volte - non tutto il
tempo - ma ogni tanto, in qualche modo, come se sapesse leggermi nella mente,
esaudisce i miei sogni.
(Venture Inward, luglio/agosto 2001)
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