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mercoledì 17 luglio 2019

“Non ti condanno . . .”

La condanna di se stessi, l’argomento di questa insolita lettura sulla salute, è
una forza negativa potente. Quando ci rivolgiamo contro noi stessi, disturbiamo
l’espressione della vita stessa e interrompiamo la nostra connessione con ciò che
rende la vita importante. Quel principio viene spiegato nel primo paragrafo di ciò a
cui Gladys Davis (la segretaria del Sig. Cayce) si riferì: “come nessun’altra lettura
sulla salute”.
Il beneficiario ventunenne soffriva di notevole infelicità dovuta alla sua
omosessualità. Infatti fu un amico a scrivere al sig. Cayce per chiedere aiuto,
dicendo: “Non riesce ad adattarsi alla sua condizione e non riesce a comprenderla.
La sua condizione, come io la vedo, è qualcosa che non è dovuta ad un suo
sbaglio, bensì è qualcosa che sembra innata nella sua natura. Egli non sa cosa
fare ... E, fintanto che deve rimanere nello stato in cui si trova, la sua vita non sarà
altro che infelicità ... Questo guaio che ha gli ha fatto perdere ogni fede in
qualunque cosa - assolutamente qualunque cosa. E penso che, se Lei può aiutarlo
ad adattarsi alla sua condizione, sarà grande e importante quanto ogni altro caso
che ha aiutato.”
La lettura di Cayce è un richiamo ispirante e appassionato perché questo
giovane vada oltre l’influenza rovinosa dell’autocritica. Il messaggio qui è rilevante
per praticamente tutti, visto che la maggior parte di noi è ostacolata fino ad un certo
livello dal giudizio di sé.
Nel paragrafo 4 Cayce ci mostra come andare al di là dell’autocondanna.
Sebbene di solito ci incolpiamo o ci giudichiamo noi stessi per i nostri difetti, da una
prospettiva più elevata questi elementi della nostra vita sono dei doni, delle
opportunità attraverso le quali la vera crescita dell’anima può emergere. E così ciò
che viene “spesso contato come peccato o errore” può essere considerato come
sfida - qualcosa iniziato da un Creatore onnisciente e amorevole che ha
intenzionalmente fornito questa occasione di apprendimento e sviluppo. E’ un tema
tanto importante per questa lettura che il paragrafo finale ritorna su questo: “...ciò
che ti è sembrato un ostacolo [può] diventare un trampolino di lancio per la gloria
della tua stessa anima“!
Il punto di vista acuto di Cayce sulle nostre debolezze non è un tentativo
intelligente di farle sparire razionalizzandoci sopra o di incolparne Dio. Abbiamo
ancora bisogno di assumerci la responsabilità per noi stessi. E questa non è
nemmeno una filosofia che neghi la realtà di errore o peccato (leggete
attentamente il paragrafo 10 per vedere quanto Cayce prende sul serio la realtà di
tenebre e empietà). Però possiamo guardarci con occhi amorevoli e credere che la
guida spirituale abbia avuto una parte nel dare forma a difficoltà, sfide e difetti che
affrontiamo. E’ un privilegio operare con la tensione di un handicap, così Cayce
suggerisce nel paragrafo 5.
Un’idea sbagliata di cui dobbiamo liberarci è ogni legame immaginario fra la
virtù genuina dell’umiltà e il giudizio duro di sé. In modo superficiale potrebbe
sembrare che umiliarsi sia un primo passo verso l’altruismo, ma Cayce avverte che
qualsiasi tipo di condanna è una “manifestazione egoistica”.
Pensate alla condanna di sé in termini di due aspetti di se stessi - cioè due subpersonalità,
come la psicologia le chiama a volte. Una sub-personalità è “il
condannato” e l’altra sub-personalità è “colui che condanna”. Quel sé accusatorio
reclama una specie di superiorità egoista, arrogandosene il diritto. S’intende, ciò
che sperimentiamo in modo più intenso nella condanna di noi stessi è il dolore
emotivo e la paralisi che appartengono al sé condannato. Non è piacevole essere
umiliati, nemmeno da noi stessi. Ma in questa rete ingarbugliata di sub-personalità
dobbiamo riconoscere che qualcosa di egoistico sta avvenendo - l’essere pieni di
sé. Forse per questo la psicologia di Cayce collega così spesso l’esaltazione del sé
e la condanna del sé, descrivendoli come i due difetti fondamentali della nostra vita
mentale, interiore.
La soluzione di Cayce, nei paragrafi 7 e 8, offre la promessa speranzosa che
delle forze potenti ci possano aiutare a trattare questo problema. Il nostro rapporto
con il Cristo redentore è la chiave per uscire dal circolo vizioso di ingrandimento del
sé e condanna del sé. E’ la “misericordia dello spirito Cristico” a rendere possibile
una vittoria. E per enfatizzare che tipo di modello Cristo è per noi Cayce ci rimanda
alle parole di Gesù: “Non ti condanno, ma non peccare più.”
Quello è esattamente il modo in cui ci viene chiesto di trattare noi stessi -
astenerci dal giudizio paralizzante del sé e anche sfidarci a fare del nostro meglio la
prossima volta. Dobbiamo applicare questa filosofia quando ci sorprendiamo a fare
meno del nostro meglio. Guardiamo indietro con rammarico, biasimo e autocondanna?
Rimproveriamo noi stessi, passando giorni, settimane o mesi a
chiederci cosa avremmo dovuto fare o a sentirci colpevol? E’ naturale che qualche
tipo di esame retrospettivo sia di valore, ma deve essere breve e senza autocritica.
Il passo successivo è guardare avanti. Chiedetevi: “Come intendo agire la
prossima volta che questa situazione si presenta?” Quell’atteggiamento
speranzoso, che guarda avanti è il dono dello Spirito a noi. Quando riconosciamo le
nostre imperfezioni, ma siamo desiderosi di fare meglio, possiamo essere sicuri di
essere in rotta precisa con ciò che questa lettura ci ha tutti chiamati a fare.
La Lettura
Questa lettura psichica, 479-1, fu data da Edgar Cayce il 6 gennaio 1934, per un
giovane di 21 anni. La conduttrice fu Gertrude Cayce.
1 Edgar Cayce: Sì, abbiamo il corpo e quelle condizioni fisiche e mentali che
disturbano le manifestazioni migliori di vita e il suo significato attraverso le forze
fisiche manifestate in questo corpo.
2 Ora, come troviamo, dando le condizioni fisiche che possono essere aiutate,
determinando per il corpo delle manifestazioni migliori, sarebbe meglio dare le
analisi delle condizioni fisiche e mentali che il corpo incontra o che devono essere
affrontate dal corpo.
3 Che ci sono dei difetti fisici nella parte strutturale o nelle manifestazioni apparenti
in tutto il mentale, che sono prenatali nelle loro forze di base, viene troppo spesso
condannato dall’entità - e se vi è la giusta comprensione di ciò che è la Vita in una
manifestazione e la forza spirituale che detta l’attività della stessa, queste cose
possono essere comprese meglio da tutti.
4 Poiché quando ci sono quelle attività in un mondo materiale che determinano le
forze o influenze in cui vi può essere l’azione di un’anima nel suo sviluppo, ciò che
spesso viene considerato peccato o errore è per la misericordia verso un’anima da
parte di un Padre saggio e benefico che sta dirigendo, progettando, dando
all’anima un’opportunità per l’uso di ciò che può venire nell’esperienza di
quell’anima sul piano materiale. E quello che l’anima fa, attraverso il suo corpo e la
sua mente e gli attributi di questi, con la conoscenza e la consapevolezza
dell’inerenza dello spirito di vita attraverso Cristo sulla terra è l’opportunità di
sviluppo per quell’anima.
5 Perciò, in questo particolare corpo, piuttosto che condannare, piuttosto che
chiudere il sé alle capacità o le opportunità in cui può essere manifesto nel sé che
non c’è condanna, ma piuttosto che il sé può usare l’opportunità, il privilegio di
manifestarsi con un handicap o in quelle condizioni che esistono nel sé - per
manifestare meglio l’amore che è diffuso fra gli uomini, attraverso le attività in ogni
singola esperienza o in ogni ambiente.
6 Poiché, quando un’anima, una corpo-mente, una coscienza condanna non è
altro che una manifestazione egoistica - ed è il tentativo, come dei primi errori, di
incolpare ciò che il sé deve fare ad un altro.
7 Ma se soltanto l’anima volesse sapere che l’amore del Padre (che è stato
manifestato attraverso Suo Figlio il quale vinse peccato, errore, dis-agio, malattia e
persino la morte stessa sul piano materiale) ha promesso che attraverso la
coscienza di quella vita del Cristo che si risveglia in noi, come la coscienza della
Sua presenza inerente, può anche portare la guarigione sulle Sue ali, e ciò che in
apparenza è stato un impedimento può diventare la misura attraverso la quale altri
possono alla fine avere la conoscenza più grande, la comprensione maggiore della
Coscienza Cristica, la vita Cristica nella propria esperienza, allora tutti i problemi
materiali saranno compresi e superati.
8 E piuttosto che isolare il sé dai compagni o dalla compagnia, se soltanto la
coscienza volesse produrre i frutti dello spirito del Cristo manifesto, gli altri da parte
loro cercheranno di essere vicini, di essere nella luce di ciò che può essere diffuso
ovunque da una tale anima, in un tale corpo che rende manifesto in questa sfera
mondana quell’amore, quella vita, quella misericordia dello spirito Cristico nella vita.
9 Perciò, come troveremmo, se il corpo troverà queste cose nel sé e
nell’esperienza del sé potrà arrivare quella purificazione nelle forze fisiche del
corpo che renderà l’anima del corpo davvero integra!
10 Perciò, cerca di conoscere i Suoi modi con te. Non solo negando che peccato o
errore esistano. E’ vero, peccato ed errore non sono di Dio – eccetto attraverso i
Suoi figli che hanno portato l’errore, attraverso l’egoismo, nell’esperienza delle
anime degli uomini, il corpo per mezzo del quale
angeli ed arcangeli sono separati dalla pienezza del
Padre. Poiché nella Sua misericordia Lui ha dato a
tutti ciò che è il desiderio di ogni cuore in un piano
materiale - cercare compagnia in un modo che ci
possa essere lo scambio di esperienze in
qualunque sfera l’anima del corpo possa trovarsi. E
facendo questo, se vi è la manifestazione di avidità,
avarizia, odio, egoismo, modi sgarbati, empietà, ne
risulteranno i frutti - rivalità, conflitti, odio, avarizia e
separazione dalla luce. Poiché quelli che hanno voltato la faccia lontano dalla luce
di Dio possono solo vedere ombra o tenebre e che la luce è solo per quelli che
sono distanti. Eppure, se soltanto l’anima volesse rivolgersi al Padre dell’amore
manifesto sulla terra attraverso il Cristo, può essere vista la luce e la Gloria di una
nuova nascita anche in questa vita.
11 Che tutti siano stati concepiti nel peccato è solo una verità parziale; perciò ne fa
spesso una bugia intera a coloro che nel corpo trovano che il loro proprio sé fisico
possa trovare ciò che per la loro propria coscienza essi possono condannare in un
altro. Ma condannare - proprio come il Maestro insegnò quando le leggi morali o
quando le leggi fisiche o leggi spirituali venivano infrante e vennero presentate a
Lui come esempi per interrogarLo, Lui rispose sempre: “Voi non avete potere su di
me se non vi è stato dato dal Padre che non ha lasciato soli i Suoi figli, ma fa
sempre in modo che loro sappiano che il Redentore vive.” E la Sua luce, la Sua
vita, il Suo amore, purifica ogni piccola cosa! E, come Lui disse alla donna, “E io
non ti condanno, ma non peccare più.” E non stabilì per lei alcuna legge morale se
non quella che era cosciente nella sua di lei anima rispetto alle azioni nel fisico che
avrebbero avuto la tendenza di dividere o di trasformare la luce in oscurità nella vita
di quell’anima. E quando ella venne conosciuta fra quelli che avevano cercato la
luce, la sua vita diventò quella che condusse molti ad una comprensione - e tuttora
porta vita, luce e comprensione a molti.
12 Così, nel tuo proprio sé, sappi che in quello sta lo spirito di Dio - l’anima del tuo
sé. Lo spirito accelererà se soltanto l’anima vuole riconoscere il Suo potere, il Suo
diritto divino dentro di te!
13 Quindi, fa’ che le azioni del tuo corpo, il tempio della tua anima, vengano tenuti
puri nella tua stessa coscienza, proprio come la presenza del Maestro purificò ogni
corpo che cercava aiuto da un disagio fisico o una corruzione fisica e produsse la
manifestazione dei frutti dello spirito, della verità nella loro vita. Non che salvasse il
corpo dalla tomba, non che salvasse un corpo dalla sua transizione da una sfera
ad un’altra - ma piuttosto accelerò l’anima e la sua mente fino a tal punto che
gridava sempre come fece il Maestro nel Suo messaggio di allora alla Sua gente
che era stata condotta attraverso prove e tribolazioni, “gli altri possono fare come
vogliono, ma per quanto mi riguarda io - la mia anima, il mio corpo, la mia mente -
servirò il Dio vivente!” (Giosuè 24,15)
14 Beato è colui che il Signore punisce, poiché Lui ama tutti - e accelererà coloro
che chiamano il Suo nome e agiscono in armonia con le direttive che sono state
date ad ogni anima perché sappia di fare del bene e che non farlo diventa peccato,
ma perché sappia che Lui - il Cristo - starà in vece tua e purificherà completamente
il corpo dell’anima, affinché possa stare davanti al trono di grazia completamente
pulito!
15 Quindi fa’ le tue preghiere a Lui, dando gloria, potere e elogio a Lui - e in questo
modo possa ciò che ti è sembrato un impedimento diventare un trampolino di
lancio per la gloria della tua stessa anima!
16 Abbiamo terminato.
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