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mercoledì 20 novembre 2019

Non voltatevi a guardare indietro – lasciate andare i rimpianti e i desideri nostalgici

D. : “…nella lettura del 7 agosto [262-25] per favore spieghi che cosa si intende con “non voltarti a guardare indietro. Ricorda la moglie di Lot.”

R.: Di guardare sempre avanti, poiché quando si guarda verso la luce le ombre restano indietro e non diventano impedimenti per lo sviluppo individuale. I pensieri sono cose e sebbene il passato che se ne è andato possa essere usato come un trampolino di lancio verso cose più elevate, voltarsi a guardare indietro fa inciampare, proprio come la moglie di Lot considerò con nostalgia ciò che aveva lasciato per quegli elementi appaganti che portavano alla vita carnale invece che alla vita spirituale. (262-28)

Alcuni anni fa ebbi una conversazione sgradevole con una parente e i miei tentativi di riconciliazione furono vani. Nelle settimane successive ricordai molte volte la conversazione fastidiosa. Desideravo la pace, così cercai una guida nella preghiera. Più tardi, quando ero seduto in meditazione, la mia mente tornò agli stessi pensieri fastidiosi. Poi “udii” dentro di me: “Non voltarti a guardare indietro, servi Me.” Subito mi resi conto che mi ero voltato a guardare indietro ripetutamente e mi ero soffermato su pensieri di un livello limitato come ‘egli disse’, ‘lei disse’. Facendo questo, una parte di me viveva nel passato. Dopo l’esperienza vissuta nella meditazione decisi di lasciar andare il passato e mi sentii come liberato. In questa libertà ho potuto servire con tutto il cuore.
Il messaggio “non voltarti a guardare” si riferisce all’ammonizione che gli angeli diedero a Lot e la sua famiglia mentre stava fuggendo da Sodoma appena prima della sua distruzione. La moglie di Lot si voltò a guardare indietro e divenne una statua di sale (Gen. 19, 1-27). Gesù si riferisce a questo preciso avvenimento quando esortò: Non voltatevi a guardare indietro. Ricordate la moglie di Lot – un passo che le letture usavano ripetutamente. Ci sono alcuni motivi per cui non dovremmo voltarci.

Una statua di sale
Le storie nella Bibbia rappresentano “condizioni, circostanze, esperienze” di ogni individuo. Sodoma e Gomorra sono due città che stanno per il “fare i conti con il peccato”. Quali furono i peccati di Sodoma e Gomorra? “Superbia, abbondanza di pane ed agio di riposo” e “non diedero alcun conforto al povero ed al bisognoso” (Ezech. 16, 49-50). La gente delle due città che si autoesultava era priva di spiritualità ed ignorava i ripetuti avvertimenti ricevuti prima della sua distruzione.
Se qualcuno è edonisticamente nostalgico, come nel caso della moglie di Lot che desiderava ardentemente la decadenza di Sodoma e Gomorra, si volta a guardare indietro. La moglie di Lot non si voltò a guardare indietro con semplice curiosità innocente o per assaporare un ricordo felice, bensì aveva un forte desiderio di autogratificazione.
Il sale è un conservante. La moglie di Lot che diventa una statua di sale è un simbolo per essere conservati nei desideri del passato, invece di abbandonarli.
Cayce disse ad una donna che “l’amore di quelle cose che portano piacere ed agio nelle relazioni materiali nella vita – queste non sono responsabili, ma non venerarle.” (410-2)
Non vi è nulla di sbagliato nel trarre piacere dalle cose più belle della vita, ma non in modo edonistico. Quando Gesù trasformò l’acqua in vino, non fu il vino migliore della festa di nozze? Ma Gesù disse anche: “La vita è di più del cibo e il corpo di più dei vestiti.” Dobbiamo crescere spiritualmente e servire gli altri, senza cadere in preda all’edonismo.
Le sacre scritture indù parlano di un concetto chiamato vairagya (rinuncia, non attaccamento) che significa lasciar andare l’attaccamento o l’aggrapparsi mentalmente ai desideri materiali e ai fardelli del passato. Tali attaccamenti possono essere completamente sradicati, scegliendo per prima cosa di farlo e poi meditando sulla suprema luce nell’intimo.

La Terra Promessa
Proprio come Sodoma e Gomorra hanno un significato simbolico nella Bibbia lo ha anche l’Egitto. L’Egitto rappresenta “la liberazione dalla schiavitù” (281-33). Sotto la guida di Dio, Mosè condusse gli israeliti in Egitto fuori dalla schiavitù e li portò nella Terra Promessa. Fin dall’inizio del loro viaggio durato 40 anni essi affrontarono numerosi ostacoli. Ci furono continue incognite e Dio li condusse e guidò giorno per giorno.
Nonostante le opere miracolose ripetute di Mosè la maggioranza degli israeliti non condivise la sua convinzione o fede in Dio. Erano assillati dal dubbio della promessa di Dio, ribellandosi agli ostacoli e alle difficoltà che affrontavano. Ripetutamente si volgevano indietro verso l’Egitto, protestando varie volte con Mosè: “Perché mai siamo usciti dall’Egitto?” … “Se solo fossimo morti nella terra d’Egitto!” … “Non sarebbe meglio se tornassimo in Egitto?”
Dopo essersi messo su un cammino condotto da Dio, se uno dubbia continuamente egli si volge a guardare indietro. Per questo Gesù disse: “Nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio” (Luca 9,62).
‘Ritorno in Egitto’ è il grido dell’anima, dimostrando che preferirebbe trovarsi in schiavitù invece di sopportare un viaggio poco familiare verso la libertà. Il viaggio verso la Terra Promessa è metaforico per il viaggio di ritorno dell’anima a Dio. L’anima si imbatte in incognite nella forma di ostacoli e difficoltà, perché ha bisogno di sviluppare fiducia in Dio e contemporaneamente la pazienza – tanto da raggiungere la sua cristitudine. In quel viaggio deve abbandonare gli appetiti mondani che la legano alla materialità, ma non volgendosi a guardare indietro.

“Ogni santo ha un passato”
Forse sentiamo il peso della colpa e della vergogna dalle nostre azioni passate: gelosia, arroganza, impazienza, belligeranza o qualcosa di peggio. Forse abbiamo anche fatto la cosa giusta chiedendo perdono a Dio. Tuttavia, quando una persona continua a rivisitare le sue offese passate persino dopo aver chiesto perdono a Dio e sentito il perdono, essa si volta a guardare indietro (262-121).
Quando il nostro ripensamento non è sincero e completo, di tanto in tanto siamo di nuovo attratti dal passato. In altri momenti non è la sincerità che ci manca, bensì la volontà di cercare l’aiuto di Cristo per accelerare il processo che manca.
Ciò che manteniamo vivo rimane vivo. Ciò che abbiamo temuto, coltivato e conservato resta con noi – che sia buono o cattivo. Colpa e vergogna possono tenerci legati al passato, procurando sentimenti di indegnità e dubbio. Forse siamo così inflessibili nella nostra autocondanna, così minimali nel nostro voltarci nell’intimo, così inconsistenti nella nostra fede che manchiamo di determinare un vero cambiamento. Dobbiamo lasciar andare, liberarci ed iniziare una vita nuova con uno spirito rinnovato. Invece di essere impantanati nel passato diamo un posto a Cristo. Considerate Pietro. Rinnegò Gesù imprecando e bestemmiando, ma pianse e si pentì e più tardi diventò un insegnante e guaritore.
Oscar Wilde disse: “Ogni santo ha un passato e ogni peccatore ha un futuro.” Il punto non è tanto che abbiamo delle trasgressioni passate, poiché “tutti sono stati inferiori alle aspettative”, ma che siamo dispiaciuti, apprendiamo le nostre lezioni e cambiamo in meglio. Cayce li espresse così: “Non è come ho vacillato, ma ho di nuovo cercato il Suo volto?” (281-7) Il nostro entusiasmo nel cambiare non si esaurisca per prerogative ed emergenze, giustificazioni e pretesti materiali.
Dopo aver dilapidato la sua eredità con un modo di vivere dissoluto, il figliol prodigo decise di rialzarsi ed andare da suo padre, abbandonando la sua vita ribelle. Ebbe un ripensamento sincero – umiliandosi cercò il perdono del padre e si trovò nella pienezza della misericordia di suo padre. Né il padre né il figlio rivisitarono il passato, ma celebrarono solo il presente (Luca 15,11-31).
Cayce disse ad una donna: “Giammai non esiste un’influenza più grande di questa: ‘mi alzerò per andare dal Padre!’” (1554-6) Ad un uomo disse: “Non cedere al tuo sé”, bensì colma la mente col pensiero: “Mi alzerò ed andrò, confidando nel Padre e nelle Sue promesse che, benché io vaghi lontano, benché io abbia errato nella parola e nell’azione, accetterò quel perdono e comincerò a correggere me stesso in tal modo che io possa rivendicare quelle promesse che ora sono mie.” (378-23) Non importa fino a che punto ci siamo smarriti, la volontà può prevalere su tutte le influenze “a condizione che la volontà sia resa tutt’uno con il modello del Cristo.” (5749-14)

Niente più rimpianti
Una cosa è avere dei difetti, ma un’altra imbrogliare noi stessi ricordando “false speranze ed esperienze” o paure, delusioni o scoraggiamenti. Questi possono avere un effetto paralizzante. I pensieri travolgenti del passato ci privano dalla possibilità di vivere in modo pieno e gioioso nel presente: “Non avrei dovuto saldare i conti con il mio vicino”, “avrei dovuto scegliere una carriera diversa”, “non avrei dovuto licenziare il mio dipendente” o “ho avuto un’infanzia terrbile”. Tali pensieri e rimpianti del passato possono confonderci e sopraffarci.
Quando un uomo cinquantacinquenne chiese a Cayce fino a che punto le “influenze della sua infanzia in famiglia“ l’avessero reso incapace, Cayce rispose: “Proprio tanto quanto un’entità individuale lo permette …” (4083-1)
Invece di biasimare gli altri o essere depressi per il passato e gridare “povero me”, possiamo rivolgere lo sguardo verso un nuovo domani. Non possiamo ricreare il passato, ma possiamo creare il futuro. Tuttavia non possiamo creare un futuro migliore insistendo sui problemi e sulle debolezze del passato, bensì sulla forza di ciò che sappiamo fare oggi.
Mentre ci lasciamo alle spalle il passato, cerchiamo di non fare quelle cose nel presente che “più tardi porterebbero a rimpianti, perché questi sono il tipo di male che mina la vita alla base.” (369-16)

Lo splendore delle promesse di Dio
Dio ha promesso: “Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come la neve; anche se fossero rossi come porpora, diventeranno come la lana.” (Isaia 1,18) Quando ci siamo allontanati dal nostro passato e ci siamo concentrati sul servizio del Cristo, le nostre menti, i nostri corpi e le nostre anime sono purificati.
Possiamo fare come dice Paolo: “Dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso quelle che stanno davanti corro verso la mèta per ottenere il premio della celeste vocazione di Dio in Cristo Gesù.” (Filippesi 3, 13-14)
“Non stiamo a guardare le ombre che ci trascinano giù, bensì lo splendore delle promesse di Dio.” (303-14) Mantenendo questo atteggiamento mentale porteremo una speranza nuova e un risveglio delle nostre capacità innate. Quindi, perché rimandare un altro giorno, un’altra vita? Viviamo nella forza del Cristo e non nella debolezza del sé.
Venture Inward, luglio-settembre 2015



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