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sabato 23 ottobre 2021

Perché soffriamo?

Perché soffriamo?

Come PUO’ essere quindi che non capite che Dio vi ama, perché soffrite? Per l’anima è una grazia, è giustizia! Poiché quelle cose che sono preoccupazioni della carne e della terra non possono ereditare la vita eterna. Perciò la vita varia, la vita cambia nelle esperienze degli individui attraverso i soggiorni sulla Terra e così imparate le vostre lezioni … attraverso le cose che VOI soffrite. (262-100)

Perché soffriamo è una domanda spirituale antichissima e spesso usata come atto di accusa nei confronti di Dio. Come poteva un Dio amorevole permettere la sofferenza umana? Esaminiamo questo da un punto di vista metafisico.
La citazione sopra associa la sofferenza con l’attaccamento, in un modo quasi buddista: i nostri attaccamenti e il fatto che non li abbandoniamo creano sofferenza. Penso a un bambino che esce da un negozio di alimentari col desiderio di avere un sacchetto di patatine e il genitore dice che non può averlo. Il bambino cerca di convincere il genitore. Si potrebbe dire che il bambino sta soffrendo per non ottenere ciò che desidera, ma il genitore amorevole ha dei motivi buoni per rifiutare. Via via che il bambino crescerà, le motivazioni del genitore diventeranno chiare e il bambino si renderà conto che la sofferenza veniva da un attaccamento al piacere di breve termine di un sacchetto di patatine, prima di comprendere i benefici a lungo termine del cibo più sano. In questo senso la sofferenza ha giovato al bambino ed è stata appresa una lezione.
Un altro modo di considerare la sofferenza è dal punto di vista karmico. Se abbiamo causato sofferenza in un’esperienza passata, questo dimostra una mancanza di compassione, e quella sofferenza alla fine ritornerà a noi, non come punizione, ma in modo che impariamo la lezione della compassione. Ancora una volta, è attraverso la sofferenza che viene appresa una lezione durevole. L’azione senza compassione appartiene all’ego o alla “terra”. La compassione appartiene all’anima e “eredita la vita eterna”. Attraverso la nostra sofferenza alla fine impariamo ad agire usando la coscienza “eterna” dell’anima. E’ anche importante far presente la grazia connessa al karma. Incontriamo le nostre conseguenze karmiche col minor impatto possibile per poter apprendere la lezione. Quando impariamo la lezione e “non pecchiamo più” possiamo andare oltre quella lezione per imparare cose nuove.
Nella lettura 3209-02 Cayce afferma: “Per molte entità quelle cose che fanno parte dei dispiaceri sono un aiuto maggiore per lo sviluppo.” Poi nella lettura 2632-1: “Ogni anima, entrando nell’esperienza materiale, lo fa ai fini di un avanzamento verso quella consapevolezza di essere pienamente cosciente dell’unione con le Forze Creatrici.” La mia domanda è: che cosa porta la maggior parte della gente più vicino a Dio, alla fortuna o alla sofferenza? La maggior parte della gente prega, cambia stile di vita o si impegna in nuovi comportamenti quando deve affrontare la sofferenza che può essere vista come il guardrail che ci reindirizza verso il nostro sentiero spirituale.
Inoltre la sofferenza assume maggiore significato quando la colleghiamo con uno scopo. In verità, Cayce disse che tutte le sofferenze di Gesù avevano senso in quanto sostenevano il Suo ideale e la Sua missione. La Sua sofferenza aveva uno scopo. Soffrire senza un senso percepito può davvero essere straziante. Tuttavia un altro modo di considerare la sofferenza è dal punto di vista della scelta dell’anima, dove la sofferenza è una scelta dell’anima per imparare qualcosa invece che un risultato del karma. Ecco un esempio dal mio lavoro come ipnoterapeuta regressionista.
Venne da me una donna con una domanda sul concetto di Cayce secondo cui scegliamo i nostri genitori. Per lei era difficile accettare questo: “I miei genitori sono stati tossicodipendenti. Nella mia infanzia l’amore non è stato servito. Ho vissuto una vita di abbandono e violenza di ogni tipo. Mio padre si è ucciso quando avevo dieci anni. I miei fratelli si sono uccisi quando ero sulla ventina. Ho vissuto una vita di odio per me stessa, violenza, tossicodipendenza e molteplici tentativi di suicidio. Perché avrei scelto questa vita?” In trance profonda la donna raggiunse le sue guide interiori e chiese: “Perché ho scelto i miei genitori?” Esse spiegarono: “Volevi una vita di crescita dell’anima. Una crescita dell’anima profonda e intensa. Certamente hai ottenuto tantissimo in questa vita. Dovresti saperlo.”
Questa cliente era arrivata confusa riguardo alla sua sofferenza, ma quando comprese il suo senso, il suo valore, fu trasformata. Provò la coscienza della sua anima. Ciò che ho imparato in questo lavoro che mi ha portato “dietro il velo” è il modo in cui l’ego e l’anima sono cose completamente diverse. L’anima vuole la crescita, mentre l’ego vuole delle scorciatoie. E così vediamo come “la vita varia, la vita cambia nelle esperienze degli individui attraverso i soggiorni sulla Terra e così imparate le vostre lezioni … attaverso le cose che VOI soffrite. “ (262-100)
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