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mercoledì 24 luglio 2019

Tutta la mia Vita è un Cerchio

Mentre giocavo a frisbee con i miei amici sulla Piazza Pubblica a
Wilkes-Barre in Pennsylvania, avevo lasciato su una panchina del vicino
parco la mia copia sempre presente de La Storia di Gesù secondo Edgar
Cayce di Jeffrey Furst. Era l’ultimo di un lungo elenco di “libri di Cayce” che
avevo assorbito, e di gran lunga il più illuminante per un buon cattolico
“mancato” come me. Forte nella mia fede in Dio e nella divinità di Gesù, ero
tuttavia confuso senza speranza sui come e perché del Suo Sé inscrutabile, e
questo libro aveva fatto luce su molti di quei “il Signore opera in modi
misteriosi” con cui ero cresciuto. Quando finimmo il nostro gioco tornai alla
panchina per scoprire con dispiacere che il mio libro era sparito! Qualcuno
aveva rubato un libro su Gesu? Ero sbalordito.
Quel libro era stato un caro amico. Avevo scritto “pagina 240” sulla parte
interna della copertina in modo da poter sempre tornare ad un passaggio che mi
aveva commosso alle lacrime la prima volta che l’avevo letto - e ci riesce ancora,
fino ad oggi. E’ una lettura spontanea (#5749) data al termine di una “lettura di
controllo” per un cercatore precedente. Senza che qualcuno l’avesse richiesto, la
Fonte cominciò a descrivere l’Ultima Cena, con “qui, con il Maestro”. Ne fa un
quadro così bello che, ogni volta che lo leggo, mi sento come se fossi presente.
Immancabilmente me ne sento umiliato ed ispirato.
La perdita di quel libro era solo l’ultima di una lunga lista di cose che mi stavano
dicendo che era ora di lasciare le comodità della mia città natale e di andare
finalmente a Virginia Beach. Per molto tempo avevo sentito il bisogno di essere “da
dove vengono i libri”, e questo sembrava proprio il segno che era ora di finalmente
mettere in pratica le mie credenze. Anche l’acquisto di un’altra copia dello stesso
libro non avrebbe accresciuto la mia crescita spirituale. Dio mi stava dicendo che il
tempo dei libri era finito. Dovevo stare in mezzo alle persone che conoscevano la
vita nel modo in cui io ero arrivato a conoscerla, e che attivamente cercavano le
stesse cose.
Erano passati sette anni da quando la mia sposa era morta fra le mie braccia dopo
un incidente d’auto, e circa due anni da quando qualcuno mi aveva dato una copia
di “Molte Dimore” di Gina Cerminara (in Italia ha il titolo: Edgar Cayce - medium e
guaritore). Quel libro cambiò - e molto probabilmente salvò - la mia vita. Mi aiutò a
capire che la Vita stessa - persino la mia vita personale - ha davvero significato e
scopo. Che facevo parte di un piano più ampio, ma comunque difficile da vedere.
Capii che molte circostanze della nostra vita sono state pianificate, da noi, prima di
entrare in questo mondo. Che, se mi fossi impegnato con sufficiente zelo, ciò che
stavo cercando (e di cui avevo disperato bisogno) mi sarebbe stato rivelato un
giorno. Decisi di portarmi qualche cambio di vestiti in uno zaino e di andare a
Virginia con l’autostop. Sarei stato Siddhartha! Avrei fatto di questo viaggio un
viaggio di scoperta di me stesso e un’opportunità di invitare Dio nella mia vita come
unico sostenitore e protettore. Avrei collocato la mia vita laddove erano i miei ideali,
con la fede che Dio avrebbe supportato i miei sforzi. Uscii dalla mia casa e dalla
mia vecchia vita esattamente come ero entrato in questo mondo - solo abbigliato in
modo più congeniale. Le persone che si fermarono e mi accolsero nelle loro
macchine e nelle loro vite stavano, quasi senza eccezione, cercando, anch’esse,
una comprensione più grande nella loro vita. Quelli che non lo facevano, avevano
semplicemente bisogno di qualcuno come me per ispirarli a interrogarsi sulla
propria vita. Dopotutto, fino alla morte di mia moglie, persino io ero stato un
ragazzo normalissimo. Venni congedato dall’Aeronautica Militare la mattina dopo la
sua morte, dopo quattro anni di lavoro come poliziotto aeronautico. Avevo un
impiego nell’Accademia della Polizia di Stato della Pennsylvania, insieme a sogni
su una casetta con un recinto a palizzata, due bambini, ecc. - una bella vita
normale. Ma Dio (e io, evidentemente) aveva altri piani. Per prima cosa, c’era da
sopportare e accogliere quella notte oscura dell’anima, necessaria per ispirare la
ricerca.
Arrivai all’A.R.E. come la maggior parte di quelli che arrivano qui,
sopraffatto da un senso di ,in qualche modo, “arrivare a casa”. Tutti i pensieri, le
emozioni, persino i cambiamenti nello stile di vita connessi con una vera crescita
spirituale, potevano manifestarsi qui in un ambiente favorevole. Nel 1970 non si
poteva dire questo di molti luoghi, a meno che non fossero monasteri. Ma qui non
c’erano dogmi, né religioni, né “-scismi o -ismi” - solo persone gentili che la
pensavano allo stesso modo, pronte a dare una mano. Mi sentivo come in cielo!
Dopo qualche mese mi resi conto che dovevo tornare a casa per un’ultima
volta, per mettere in ordine alcune faccende. Avevo bisogno di altri vestiti, dovevo
dire addio ad alcune persone amate ecc. Era ovvio che mi trovavo dove dovevo
essere e che facevo ciò che dovevo fare.
Partii di nuovo con l’autostop, questa volta ancora più consapevole del
genere di viaggio e della mia parte in esso. Di nuovo, le persone che incontrai
erano evidentemente guidate a raccogliere questo estraneo. Alcuni erano come me
e lo facevano perché sentivano che era la cosa giusta da fare. Altri dissero cose
come: “Nella mia vita non o mai preso a bordo un autostoppista! Ma semplicemente
dovevo fermarmi per Lei. Non so perché.” E poi successe. Avevo già dimenticato
com’era diverso il clima nei miei paraggi, e appena fuori Harrisburg, in
Pennsylvania, cominciò a nevicare. Nessuno sembrava volermi dare un passaggio,
e cominciai ad avere dei dubbi sul mio viaggio ...
Dopo ore di attesa per quello che, ne ero sicuro, sarebbe stato il passaggio
perfetto, iniziai ad incamminarmi per ritornare, triste e infreddolito, sulla strada
interstatale n.81, quando, all’ultimo minuto, una macchina accostò e un giovanotto
aprì la portiera e mi invitò a salire. Dopo che avessi espresso la mia gratitudine e
che ci fossimo presentati e scambiati qualche informazione personale, egli mi
domandò dove io fossi diretto, e dissi a Wilkes-Barre. Egli disse: “Fantastico! Sto
andando proprio lì per passare un po’ di tempo con la mia fidanzata e la sua
famiglia. Lei da dove viene?” “Da Virginia Beach.”
Egli disse con un gran sorriso: “Davvero? Da molto tempo voglio andarci.”
Esitò per un momento, quindi chiese: “Conosce il posto di Edgar Cayce?” Così gli
dissi, felice: “Oh sì. E’ per questo che sono andato a Virginia Beach. Lì mi sento
come a casa mia, e ora torno a Wilkes-Barre solo per concludere il mio trasloco.”
Allora mi raccontò, quasi in modo cospirativo: “Senta, un giorno la mia fidanzata ed
io stavamo attraversando la Piazza Pubblica quando ci sedemmo su una panchina,
e vi vidi questo libro. Era su Gesù. All’interno della copertina qualcuno aveva scritto
“pagina 240”, così lo aprimmo a quella pagina, e semplicemente ci mandò fuori di
testa! Ad entrambi piacque così tanto, a lei ha persino fatto venire le lacrime. Era
come se dovessimo trovarlo! Così diventammo membri dell’A.R.E. per comprare
altri libri - e ci andremo nel nostro viaggio di nozze!”.
Non riesco nemmeno ad immaginare che impressione devo aver fatto su
questo ragazzo. Le uniche parole che riuscii a pronunciare per molto tempo furono:
“Lei?” (pausa) “Lei!” (pausa) “Lei ha trovato il libro?” Egli continuò a guardare verso
di me come se fossi stato pazzo.
La mia piccola mente fece molta fatica ad immaginare ogni cosa che
doveva succedere perché questo ragazzo trovasse quel libro, e molti, molti mesi
dopo, dare un passaggio allo stesso ragazzo, che stava facendo autostop nel bel
mezzo del nulla, il quale l’aveva, inconsapevolmente, messo là perché lo trovasse!
E lo sta facendo ancora adesso.
In quali modi incredibili le nostre azioni all’apparenza più ordinarie sono
intrecciate nel Divino? Quanto è banale e sottile la guida interiore a cui
soccombiamo in quei momenti, quando lo Spirito ha bisogno che noi facciamo la
nostra parte nel Grande Piano? Di solito siamo del tutto inconsapevoli del potere
enorme che potrebbe essere provocato da un’azione che è praticamente
sconsiderata, notevole solo per la sua normalità. Eppure quali cambiamenti
immensi si avvereranno nella vita di chi sa quanti?
Inutile dirlo, fu un viaggio memorabile da Harrisburg a Wilkes-Barre. E
mentre mi piacerebbe dire che andai al suo matrimonio o che egli mi venne a
trovare durante il suo viaggio di nozze, non capitò nessuna di queste cose. Ma va
benissimo. Entrambi facemmo la nostra parte nella vita dell’altro e, per quello che
posso saperne, difficilmente abbiamo finito.
Ciò che successe fu che un’altra anima ancora ricevette assistenza per il
proprio risveglio. L’eterna luce di amore venne condivisa da due estranei che
conobbero l’un l’altro solo per qualche ora. E, in verità, chi di noi sa quando mai ci
rivedremo?
E questa è la migliore ragione per tener caro ogni singolo istante.
Dobbiamo ricordare che ogni azione della nostra vita, non importa quanto
banale sia l’apparenza esteriore, ha comunque luogo nel grande Mare di Amore e
Coscienza che chiamiamo Dio, “nel Quale viviamo e ci muoviamo e abbiamo il
nostro essere.” E anche che ogni istante è sempre sia una fine in sé sia un inizio di
qualcosa di più.
La vita raramente è ciò che sembra.
E’ persino migliore.
Venture Inward, settembre/ottobre 2006
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