Da Darwin a Cayce
L’incontro fra evoluzione ed involuzione
di Mark Thurston, Ph.D.
Solitamente non si parla contemporaneamente di Charles Darwin
e Edgar Cayce. Pare che questi due personaggi di cardinale
importanza, entrambi nati nel diciannovesimo secolo, abbiano lavorato
creativamente in sfere diverse – l’uno come pioniere della
scienza naturale, l’altro come esploratore dei luoghi intimi della
mente e dello spirito. In realtà, potrebbe essere facile assumere
che la loro ricerca e i loro insegnamenti si contraddicano – l’uno
si concentrò sulle realtà fisiche della biologia e della
selezione naturale, l’altro mise in rilievo la supremazia del
mondo invisibile che si trova dietro ogni realtà materiale.
Alcuni mesi fa, un’avventura personale
mi fece, però, considerare quanto distanti o compatibili siano
davvero Darwin e Cayce. Durante un
viaggio in un luogo lontano, che fu importantissimo per lo sviluppo
delle teorie di Darwin, fui stimolato a cercare dei modi in cui questi
due uomini potevano essere visti almeno come complementi nella creazione
di un quadro più ampio sul funzionamento della vita.
In molti modi la “Nuova Era”
di cui Cayce ed altri parlarono è prevalentemente
una questione di scienza e spiritualità che trovano un terreno
comune. Per esempio, una caratteristica dei nostri tempi è vedere
le esplorazioni del mondo interiore e le esplorazioni del mondo esterno
come essenzialmente due lati della stessa moneta. Coloro che respingono
questa sintesi saranno come i capi della chiesa nel Rinascimento, i
quali restarono cocciutamente fedeli al punto di vista medievale e rifiutarono
la nuova conoscenza degli scienziati come Copernico e Galileo. Ora,
all’inizio del ventunesimo secolo, - un periodo che sembra il
secolo delle scienze biologiche e naturali – quelli di noi profondamente
interessati alla spiritualità dovrebbero cercare dei modi per
collegare gli insegnamenti di figure pionieristiche come Darwin
e Cayce.
Per me l’incentivazione a questo
tipo di pensiero fu un viaggio recente alle isole Galapagos. C’era
qualcosa di molto speciale in queste isole che permise a Darwin di raccogliere
alcune delle prove più importanti per sostenere le sue teorie
nascenti. Sembra, però, un luogo lontano ed inospitale perché
vi venisse un giovane genio. Chi era questo uomo che è passato
alla storia come una delle figure più rivoluzionarie nella scienza?
A 16 anni Darwin (era
nato nel 1809) se ne andò da casa per studiare medicina all’università
di Edimburgo. Ma la vista della chirurgia eseguita senza anestesia gli
ripugnò e alla fine andò all’università di
Cambridge per prepararsi a diventare sacerdote. Dopo aver ottenuto la
laurea, Darwin continuò a sviluppare la sua passione per lo studio
della natura ed accettò un invito a servire come naturalista
senza paga sulla Nave di Sua Maestà, la “Beagle”,
che salpò alla fine del 1831 per una spedizione scientifica di
cinque anni nelle terre nell’Oceano Pacifico.
La ricerca di Darwin
che derivò da questo viaggio venne a costituire la base del suo
famoso libro Sull’Origine delle Specie per Mezzo della
Selezione Naturale. Pubblicato nel 1859 – circa
18 anni prima della nascita di Edgar Cayce – il libro fu forte
oggetto di discussione. In questa pubblicazione innovatrice Darwin descrisse
la sua teoria dell’evoluzione, mettendo in discussione le convinzioni
contemporanee sulla creazione della vita sulla terra. Darwin visse con
la sua famiglia vicino a Londra e continuò a scrivere e pubblicare
le sue opere sulla biologia per tutta la vita. Pare che, nell’ultima
parte della sua vita, abbia sofferto di un disturbo di panico e di una
malattia rara contratta durante i suoi viaggi nell’America del
Sud. Era afflitto dall’affaticamento e da una malattia intestinale
per il resto della sua vita e morì nel 1882.
Al suo tempo, le osservazioni, teorie
e pubblicazioni di Darwin minarono la visione del mondo
della sua era, compresa la nozione che Dio aveva con cura e con uno
scopo creato il mondo e ogni tipo di creatura e pianta, esattamente
come li troviamo nei tempi moderni. A quell’epoca la maggior parte
della gente pensava che il mondo in cui vivevano fosse lo stesso di
quello creato da Dio migliaia di anni fa, com’è descritto
nella Genesi. Il punto più controverso di Darwin era la nozione
che venne divulgata come “gli esseri umani discendono dalle scimmie”,
cosa che, naturalmente non rispecchia in modo preciso il punto di vista
della sua teoria, ma comunque coglie l’essenza del principio:
gli esseri umani in realtà non sono proprio tanto speciali; siamo
semplicemente ancora un’altra specie che si è sviluppata
con un processo evolutivo.
A prima vista sembrerebbe che gli insegnamenti
di Cayce, diverse decadi più tardi, confutino
Darwin, almeno per quanto riguarda le origini dell’umanità.
Come una volta Cayce lo espresse: “L’uomo non
discende dalla scimmia, ma l’uomo si è evoluto –
è risuscitato, capisci, di quando in quando, ogni tanto, un po’
qui, un po’ là, linea su linea e linea e linea su linea”.
(3744-5) Come dobbiamo giudicare questa asserzione, specialmente alla
luce delle prove scientifiche quasi certe che i nostri corpi come homo
sapiens contengano un’assomiglianza del DNA così notevole
con altri primati? Qui dobbiamo stare attenti. Diventiamo come i capi
cocciuti della Chiesa di 500 anni fa, se ignoriamo il fatto inconfutabile
che i nostri corpi appartengono al regno animale e che sono il prodotto
di millenni di evoluzione biologica.
In realtà, 123 letture di Cayce
alludono all’”evoluzione”, quindi non era un principio
che egli metteva in dubbio. Piuttosto si trattava di definire “che
cosa” si evolve e come il mondo invisibile, non materiale dello
spirito è anch’esso incluso nel processo.
La storia di Cayce della
creazione e della comparsa di forme di vita sulla terra è certamente
un racconto complesso ed affascinante. Alcuni la trovano ispirante;
altri hanno l’impressione che sia una favola fantastica, priva
di prove a sostegno. Ma affinché non ci facciamo prendere dagli
aspetti sensazionalistici di questo racconto – la coscienza spirituale
ribelle che si proietta in animali e piante; razze miste di animali;
umani con code e piume – concentriamoci sull’essenza della
sua storia della nostra creazione.
Cayce mise risalto sull’”involuzione”
piuttosto che sull’”evoluzione”. Involuzione è
il processo di “farsi coinvolgere o restare impigliato”.
E così, nella filosofia spirituale di Cayce, l’origine
dell’uomo è per prima cosa una creazione spirituale. In
questo senso, “l’uomo non si è evoluto dalle scimmie”
perché inizialmente ciascuno di noi è stato un essere
del mondo spirituale. Ma il piano divino per noi fu di crescere oltre
a ciò che eravamo all’inizio – in questo senso, di
“evolverci” nella coscienza. Il piano per noi fu di conoscere
la nostra unione con Dio e anche di conoscere pienamente la nostra stessa
individualità. (“ … come entità-anime, affinché
noi potessimo sapere di essere noi stessi, eppure tutt’uno con
Lui …” 3003-1) Quel piano richiedeva l’involuzione
– l’arrivo di esseri spirituali nel mondo tridimensionale,
materiale. Attraverso l’involuzione ci fu data l’opportunità
di fare esperienza di noi stessi in un modo concentrato, individuale.
Almeno un nuovo tipo di consapevolezza fu reso possibile.
Ma nel racconto minuzioso di Cayce
le cose presero una piega sbagliata. Le anime cominciarono ad usare
il loro libero arbitrio in modo ribelle. Le esperienze non servivano
più tanto a portare consapevolezza spirituale nella realtà
materiale, quanto invece auto gratificazione e diversivo egoistico.
La materialità cominciò a non servire da banco di prova
per un nuovo tipo di consapevolezza cosciente, quanto invece da prigione
e trappola. Si stava perdendo il potenziale dell’involuzione.
Per riscattare le possibilità dell’involuzione,
doveva avere un ruolo l’evoluzione. Ma non era l’evoluzione
puramente materialistica che era tutto quello che Darwin riuscì
ad immaginare. Dal mondo spirituale fu creato per le anime un tipo
di corpo molto speciale. La forma umana fu creata dapprima come una
creazione spirituale. Quel corpo fatto di energia sottile aveva lo schema
per un sistema nervoso estremamente sensibile e i centri spirituali
(o “chakra”) che avrebbero reso possibile un nuovo tipo
di coscienza individuale.
Ma
quello schema dell’energia sottile – quel corpo spirituale
– doveva necessariamente assumere una presenza fisica ed ora entrò
in gioco anche il processo fisico dell’evoluzione. Per mezzo dell’intervento
dal mondo spirituale, una specie di primati si venne a trovare sotto
l’influenza di quello schema corporeo che era stato creato nel
regno invisibile. E nel corso di molti millenni – seguendo
le leggi fisiche della mutazione e della selezione naturale –
si evolse lentamente una nuova specie come homo sapiens. Nel capitolo
sulla “filosofia” della biografia di Cayce,
Vi è un Fiume, Thomas Sugrue lo descrive in questo modo:
“Le anime discesero su queste scimmie – aggirandosi al di
sopra ed intorno ad esse piuttosto che occupandole – ed influirono
su di esse perché si muovessero verso una meta diversa rispetto
a quella semplice che avevano seguito”. Le anime potevano proiettarsi
o “incarnarsi” in quei corpi fisici ed ora ebbe inizio la
storia umana – ma sempre con quell’intento originale che
in precedenza era stato travisato e perso: che le anime diventassero
compagne co-creative e coscienti di Dio, sapendo di essere se stesse
eppure sempre tutt’uno col Tutto.
Che cos’è che agevolò
la visione di Cayce di come involuzione ed evoluzione
furono entrambe parti importanti nella nostra storia? Quale fu il
laboratorio che permise a Cayce, lo scienziato spirituale, a cogliere
queste immagini, intrecciando involuzione ed evoluzione? Quale fu l’equivalente
per Cayce di quello che Darwin trovò
sulle isole Galapagos?
Per rispondere a queste domande, consideriamo
ciò che rese le
Galapagos
un laboratorio così straordinario per Darwin.
Egli fu in grado di isolare delle variabili. Fu in grado di vedere ciò
che accade nel tempo quando un organismo viene lasciato da solo per
cambiare. Gli esempi migliori furono i passeriformi della famiglia dei
fringillidi – 13 specie diverse su isole diverse e tutte avevano
un tipo diverso di becco, disegnato precisamente per essere adatto al
genere di cibo disponibile su quell’isola. Ci fu lo stesso tipo
di prova ad ispirare Darwin quando esaminò diverse specie di
iguane. Le diverse isole hanno caratteristiche diverse e così
le iguane si erano evolute per sopravvivere al meglio sulla loro particolare
isola – per esempio, le iguane marine nere su alcune isole e le
iguane terrestri marroncine su altre.
Ma il laboratorio di Cayce
non fu affatto lo stesso. Per lui, il “laboratorio” era
la stanza nella quale faceva le sue letture chiaroveggenti. E erano
le letture sulla salute a dargli circa 9000 osservazioni scientifiche
nell’arco di un periodo di 43 anni. In ciascun di queste migliaia
di storie di casi poteva isolare le variabili e vedere come interagiscono.
La sua chiaroveggenza medica e la sua visione spirituale gli permettevano
di vedere in una nuova luce l’essere finalizzato ad uno scopo
del corpo umano.
In realtà, spesso viene trascurata
l’importanza delle letture sulla salute. Esse contengono molto
di più di un insieme di raccomandazioni olistiche e di medicina
naturale sulla salute. Sono una filosofia estremamente sofisticata sull’interazione
di corpo, mente e spirito. Quelle 9000 letture mediche sono il cuore
e l’anima dell’eredità che Cayce
ci ha lasciato. Qualcuno forse sostiene che Cayce abbia fatto esclusivamente
letture sulla salute per i primi 23 anni della sua opera chiaroveggente
perché stava ancora raffinando e sviluppando il suo dono per
gli altri tipi di letture che poi sono diventate possibili negli ultimi
20 anni. Quel modo di ragionamento rende le letture sulle vite passate
o le letture sull’interpretazione dei sogni in qualche modo più
importanti delle semplici letture sulla salute.
Al
contrario, si potrebbe argomentare che ciò che rende Cayce
una figura così importante nella storia umana è il suo
punto di vista rivoluzionario sul corpo umano. Ci mostra una via per
comprendere il corpo come un mezzo per il lavoro spirituale. Presenta
il corpo umano non come un ostacolo alla crescita dell’anima,
bensì piuttosto come l’istrumento attraverso il quale la
crescita dell’anima viene incrementata.
E tutto questo è possibile nella
filosofia olistica di Cayce grazie al modo pratico
in cui fu in grado di sintetizzare i principi dell’involuzione
e dell’evoluzione. Egli aggiunse altre informazioni alle
osservazioni brillanti che Darwin fece sulle isole Galapagos. Cayce
prende i fatti della scienza biologica materialistica e li integra con
le sue percezioni chiaroveggenti su come le energie di corpo, mente
e spirito interagiscono. In questo matrimonio fra la teoria dell’evoluzione
e quella dell’involuzione, Cayce ci offre un modello molto importante
per le decadi future. Senza dubbio le scienze tradizionali e le esplorazioni
della spiritualità continueranno a svilupparsi nel 21esimo secolo.
La nostra sfida sta nel trovare modi per comprendere queste due correnti
come ricerche complementari che, alla fine, ci portano alla stessa verità.
Venture
Inward, marzo/aprile 2004