Giacomo,
il fratello di Gesù

Dichiarare
che Gesù fu un figlio unico è chiaramente un mito, visto
che i Suoi fratelli e le Sue sorelle sono elencati nella Bibbia. “Non
è egli forse il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello
di Giacomo, Giuseppe e di Simone? E le sue sorelle non sono qui con
noi?” (Matteo 13, 55-56; Marco 6,3)
Le letture di Cayce spiegano
che Gesù fu concepito per mezzo dello Spirito Santo (1158-5)
e che, dopo la Sua nascita, fu la scelta di Maria e Giuseppe astenersi
dai rapporti intimi per 10 anni. Quando Gesù ricevette “insegnamenti
da parte di altri” e non fu più sotto il loro tetto (5749-8),
essi allargarono la famiglia conformemente ai costumi ebraici. (Essi
si sposarono quando Giuseppe ebbe 36 anni e Maria 16 (5749-8-22, 23),
così ci fu il tempo sufficiente per avere altri figli –
e il primo fu Giacomo.)
E’ diffuso il malinteso
che Gesù fosse alienato dalla Sua famiglia per vari episodi narrati
nel Nuovo Testamento. Il primo è un passaggio che sostiene che
i Suoi “fratelli” non credessero in lui”. (Giovanni
7,5) All’inizio del Suo ministero, quando i membri della famiglia
lo esortarono a parlare nel tempio, Egli si rifiutò di parlare
temporaneamente, spiegando: “Il mio tempo non è ancora
venuto …” (Giovanni 7,6), ma quella faccenda si risolvette
presto. (Giovanni 7,14)
In una lettura di Cayce per
Ruth, una sorella di Gesù, fu evidente che era sensibile alle
cose sgarbate che venivano dette sul fratello durante il periodo in
cui Egli stava introducendo concetti nuovi che vennero fraintesi. (1158-9)
E’ comprensibile che
per le persone più vicine a Gesù fosse a volte difficile
adattarsi alla Sua missione senza precedenti. Quando fu ancora bambino,
per esempio, scomparve per tre giorni prima che i genitori lo trovassero
nel tempio “ … seduto in mezzo ai dottori, ascoltando e
facendo loro domande.” Quando Maria e Giuseppe espressero preoccupazione
per la Sua assenza, Egli rispose: “Perché mi cercavate?
Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?”
(Luca 2,49)
Un altro episodio citato come
prova che il Maestro fosse alienato dalla Sua famiglia si verificò
quando Egli predicava ad una “moltitudine” di gente e i
membri della Sua famiglia si unirono all’assembramento. Quando
Gesù fu avvisato della loro presenza, Egli colse l’occasione
per predicare l’unità di tutta l’umanità ponendo
con un domanda retorica: “Chi è mia madre e chi sono i
miei fratelli?” e rispose: “… chiunque fa la volontà
di Dio è mio fratello e mia sorella e madre.” (Matteo 12,46-50;
Marco 3,31-35; Luca 8,19-21). Davanti ad altre prove, questo episodio
non può essere interpretato col senso che Gesù e la Sua
famiglia non fossero uniti.
Per l’importanza del
Suo ministero e dei viaggi frequenti, Gesù aveva bisogno di un
sistema di sostegno ragguardevole e le prove confermano che un seguito
che comprendeva membri di famiglia ha effettivamente viaggiato con lui:
“ … discese a Cafarnao, insieme con sua madre, i fratelli
e i suoi discepoli …” (Giovanni 2,12) Persino per l’ultima
cena “ … Maria, la madre di Gesù e i fratelli …”
furono tutti presenti. (Atti 1,13-14) Il fatto che due dei fratelli
del Maestro, Giacomo e Giuda, furono scelti come apostoli, è
una prova ulteriore per il fatto che la famiglia sosteneva il Suo ministero.
Gesù stimava Suo fratello
Giacomo così tanto da sceglierlo come Suo successore. “I
discepoli dissero a Gesù: ‘Sappiamo che stai per lasciarci.
Chi sarà il nostro capo?’ Gesù disse loro: ‘Dovunque
sarete, dovrete andare da Giacomo il Giusto, per amor del quale cielo
e terra ebbero origine.’” (Vangelo gnostico di Tommaso,
Logion 12, SV) L’ascesa di Giacomo a questa posizione elevata
avverò la profezia ebraica che i discendenti reali di Davide
( tracciati attraverso la discendenza di Maria descritta in Matteo 1)
avrebbero assunto posizioni di potere.
In altri due documenti gnostici,
La prima Apocalisse di Giacomo e La seconda Apocalisse di Giacomo, Gesù
viene descritto che baciava due volte Suo fratello, riferendosi a lui
come “Giacomo, il Giusto”, preannunciando la sua ascesa
ad una posizione elevata e prevedendo la sua morte come martire.
Edgar Cayce accennò
all’importanza di Giacomo in una lettura per un individuo che
era vissuto in quei tempi precedenti: “Quando la chiesa di Gerusalemme
fu fondata, l’entità fu presente quando Giacomo –
il fratello del Signore – fu elevato a quella posizione o a quel
posto alla testa della chiesa …” (2390-3) In un’altra
lettura fatta per una donna che era stata una delle sorelle di Gesù,
le fu detto: “Lui, tuo fratello Giacomo, fu innalzato alla posizione
di capo, perché l’onore fu per Gesù, il
Cristo, per Lui a cui sono dovuti ogni onore e gloria …”
(1158-5)
Gli scritti del Nuovo Testamento
emarginarono Giacomo per ragioni che esamineremo più tardi, ma
ci sono dei passaggi che dimostrano la sua autorità: Paolo osservò
che dopo la sua conversione andò a Gerusalemme per vedere Pietro
e incontrarsi con Giacomo, “il fratello del Signore”. (Gal.1,19)
Quando Pietro fuggì miracolosamente dalla prigione, la sua prima
azione fu sollecitare una riunione. “Andate a dire queste cose
a Giacomo e ai fratelli.” (Atti 12,17) Alla prima conferenza cristiana
a Gerusalemme (49 d.C.), Giacomo assunse un ruolo di leadership. Lo
storico Josephus (37-96 d.C.) scrisse che la rivolta e la distruzione
conseguente di Gerusalemme cominciarono come protesta per l’assassinio
di Giacomo per lapidazione.
Il libro di Giacomo nel Nuovo
Testamento rispecchia gli insegnamenti del Maestro, dato che entrambi
misero in risalto la necessità di essere “perfetti”
(Matteo 5, 48; Giacomo 1,4); di dimostrare compassione nei confronti
degli altri (Matteo 5,7; Giacomo 2,13); di essere pacificatori (Matteo
5,9; Giacomo 3,18) e di concentrarsi sulle cose che riguardanti l’oggi
più che gli eventi futuri (Matteo 6,34; Giacomo 4,13-14).
I
compimenti considerevoli di Giacomo caddero nel dimenticatoio nel cristianesimo
organizzato, quando la Chiesa adottò la dottrina che Gesù
fu “Dio sulla terra” e Maria fu la “Madre di Dio”.
Per corroborare quel mito diventò necessario assegnare a Maria
il ruolo della “vergine perpetua” e ignorare i suoi figli
e i loro compimenti. Un manoscritto apocrifo del secondo secolo, il
Protovangelo di Giacomo, sostiene che Maria rimase vergine dopo la nascita
di Gesù e che Giuseppe, un vedovo, aveva dei figli dal suo matrimonio
precedente. Questa informazione contrasta con gli scritti nella Bibbia,
(Matteo 13,55; Marco 6,3; Gal. 1,19), con le testimonianze storiche
e con le letture di Edgar Cayce.
Il teologo cristiano greco
Clemente (150-215 d.C.), insieme con Josephus (storico ebraico, 37-96
d.C.) e Gerolamo (studioso cristiano, 340-420 d.C.) testimoniò
che Giacomo fu nominato “Vescovo di Gerusalemme” dagli apostoli
dopo la crocifissione. Perciò Pietro non fu il “primo papa”,
anche se quella premessa era fondata in un solo episodio narrato solo
nel Vangelo di Matteo (16, 15-19). Gesù aveva chiesto ai discepoli:
“Ma chi dite che io sono?” e Pietro rispose: “Sei
il Cristo, il Figlio del Dio vivente.” Siccome Gesù non
aveva insegnato quella verità, Egli elogiò la risposta
di Pietro dicendo: “ … la carne e il sangue non te l’hanno
rivelato, ma mio Padre che è nei cieli … su questa roccia
voglio costruire la mia chiesa e le porte dell’inferno non avranno
la meglio su di essa .”
Una lettura di Cayce (262-87)
spiega che fu la professione di fede di Pietro che Cristo è
“ … il Figlio del Dio Vivente” che il Maestro lodò,
più che Pietro stesso. “La chiesa non è mai un corpo,
mai un’adunanza … bensì una consapevolezza collettiva
[di Dio] nel cuore dell’individuo.” Per questo a tutti
gli individui che si destano alle verità universali sono conferiti,
per natura, “ … le chiavi del regno dei cieli …”
perché lo Spirito Santo si sta manifestando in loro.
Dal Nuovo Testamento sappiamo
che Pietro non sostenne il Maestro in varie occasioni, ma a Pentecoste
dopo la crocifissione, Pietro ricevette lo Spirito Santo e dedicò
la sua vita a fare il missionario per gli ebrei, mentre Paolo servì
i non-ebrei.
Un altro fratello di Gesù,
Giuda, è identificato come il “fratello di Giacomo”
(Luca 6,16; Atti 1,13). Elencando i nomi degli apostoli, due scrittori
dei vangeli (Matteo 10,3; Marco 3,18) si riferiscono a Giuda come Lebbaeus
(soprannome Taddeo) , forse per distinguerlo da Giuda Iscariota. Il
libro del Nuovo Testamento di Giuda che mette in guardia dai falsi insegnanti
ed esorta i lettori ad opporsi ad essi rafforzando la propria fede –
e aiutando gli altri a fare altrettanto – fu scritto dal fratello
di Gesù. Una lettura di Cayce predisse che altre tavole degli
scritti di Giuda, riposte “in rotoli” nascosti in tombe,
sarebbero state scoperte un giorno. (137-121)
Molto si parla della disparità
apparente fra Giacomo e Paolo in riferimento alla salvezza attraverso
fede o opere. Visto che il patriarca, Abramo, è
identificato come uomo di fede, Paolo lo usò come modello, affermando:
“Abramo ebbe fede in Dio e ciò gli fu accreditato come
giustizia.” (Rom.4,3) Per converso, Giacomo mise in risalto che
fu solo dopo che Abramo fu pronto a sacrificare suo figlio
Isacco che il Padre lo benedisse pienamente perché “ …
un uomo è giustificato dalle opere e non solo dalla fede.”
(Giacomo 2,24)
Siccome Paolo mise in evidenza
la salvezza attraverso la fede e dei suoi scritti è composta
la metà del Nuovo Testamento, quel dogma è solidamente
conservato nel cristianesimo organizzato. Nel contesto, però,
tutte le lettere degli apostoli erano indirizzate a non-ebrei convertiti
dei suoi giorni che si erano affidati a molto dei per essere protetti.
Paolo dovette convincere quel gruppo che la salvezza arriva attraverso
la fede in un unico Dio e così la fede fu designata come requisito
per la salvezza. Non possiamo trascurare il fatto che Paolo mettesse
in risalto anche la responsabilità individuale: “ …
il giusto giudizio di dio renderà a ciascuno secondo le sue opere.”
(Rom. 2,5-6) E - com’è stato messo in evidenza da Gesù
– l’amore per il prossimo è un requisito per la salvezza.
Paolo scrisse: “Anche se ho la fede per spostare le montagne e
non ho l’amore, non sono nulla …” (I Cor. 15)
Una lettura di Cayce offre
ulteriore illuminazione sul tema della fede e delle opere: “ Alla
mente comune di oggi, l’offerta di Isacco da parte di Abramo sembrerebbe
sciocca, eppure, com’è stato affermato: ‘Gli fu accreditata
come giustizia, non peccato.’ Questa è quindi un’applicazione
personale della consapevolezza che è nella coscienza del ricercatore
di Dio.” (262-128) Quanto è grande il peccato di coloro
che si destano alla bontà di Dio, che Lo conoscono come Padre,
che sanno che dovrebbero fare del bene eppure non lo fanno. La “fede”
apre la porta alla comunione con Dio; attraverso le “opere”
vi entriamo!
Poiché il libro di
Giacomo del Nuovo Testamento rifletteva gli insegnamenti di Gesù
e non favoriva nessuna dottrina specifica, Martin Lutero se ne riferì
come un’“epistola di paglia” aggiungendo: “
… non ha nulla della caratteristica di un vangelo.” Il teologo
tedesco Martin Dibelius (1883-1947) si lamentò inoltre: “Giacomo
non ha alcuna teologia!” però il passaggio biblico più
citato nelle letture di Cayce (citato 336 volte secondo Dick Daily,
autore de Il Manuale della Bibbia di Edgar Cayce) è
Giacomo 1,27: “Questa è pura religione ed essere incorrotti
davanti a Dio e il Padre: far visita a chi non ha padre e le vedove
nella loro afflizione e tenersi incontaminati dal mondo.“
Siccome i “senza padre”
sono quelli che non si sono mai destati ad un rapporto spirituale con
Dio e le “vedove” una volta godevano di quella intimità,
ma la persero, Giacomo ammonisce il lettore ad aiutare e sostenere tutti
i propri simili. Quella è l’essenza del cristianesimo,
egli sostiene, e sarà completata in modo più effettivo
quando gli individui rimarranno “incontaminati dal mondo.”
Oggi ci sono segni evidenti
che le persone stiano accettando la responsabilità personale
nella questione della salvezza, invece di affidarsi soltanto alla fede.
Quel clima di maturità spirituale emergente ha favorito una nuova
comprensione per i contributi di Giacomo come viene comprovato dai libri
scritti dai biblisti: Giacomo, il Fratello di Gesù (Robert
Eisenman), Giacomo il Giusto (John Painter) e Il Fratello
di Gesù (Jeffrey Butz).
Il movimento dello Spirito
Santo in tutto il mondo – che richiama l’attenzione alle
verità universali e favorisce la consapevolezza spirituale –
è appoggiato dall’alto, se accettiamo il messaggio di Giacomo:
“Ogni dono buono e ogni dono perfetto è dall’alto
e viene giù dal Padre …” (Giacomo 1,17)
Venture
Inward, novembre/dicembre 2009