Che
Cosa è la Guarigione Intuitiva ?
(Dott.
Judith Orloff)

Il
crepuscolo luccicò violetto, inondando le colline della New England.
Subito sopra potei vedere il pianeta Giove radioso sotto un frammento
della pallida luna d’estate. Una vista magica che mi rafforzava.
La prima serata, ancora calda, stava in equilibrio fra luce e ombra -
come lo siamo tutti noi - dirigendomi verso ciò che doveva venire.
Stavo andando a guidare un workshop sulla
guarigione intuitiva per 150 detenute di un riformatorio per donne nel
Connecticut. Ero stata invitata a parlare da un’assistente sociale
della prigione ed intuitiva dotata, Marcelle, che aveva letto il mio libro
‘La Seconda Vista’. Al telefono ci trovammo subito.
Era inflessibile e divertente, con la voce di una ragazza da strada proveniente
direttamente da Brooklyn. “Queste donne si sono rovinate ,”
disse. “Hanno fatto delle scelte terribili nella loro vita. Venga
ad insegnare loro ad ascoltare la propria saggezza. Le piacerà.
Le farà del bene.” Ero onorata. Afferrai l’occasione
al volo. Ancora una volta fui stupefatta per dove la vita mi portava.
La guarigione intuitiva in una prigione? Approvata dal direttore? Durante
il mio tirocinio medico all’UCLA (Università di Los Angeles),
potrei mai aver immaginato un momento del genere?
Non dico che non mi sentissi ansiosa al
pensiero di andarci. Una volta avevo visitato un carcere di massima sicurezza
per uomini - un’esperienza illuminante, ma snervante. So che è
irrazionale, ma ogni volta che ho da fare con persone in uniforme statale
mi sento in colpa, come se avessi fatto qualcosa di sbagliato. E’
un riflesso. Anche se non vado veloce mi mostro imbarazzata ogni volta
che una macchina della polizia mi insegue. Inoltre, lo devo ammettere,
il solo pensiero di essere rinchiusa e di sentirmi dire cosa fare mi getta
in un panico estremo. Suppongo che sia una combinazione di un tocco di
claustrofobia, il mio terrore di regole e regolamentazioni arbitrarie
e il mio bisogno di sapere che posso scappare immediatamente da ogni situazione,
se scelgo di andarmene. Sono sempre quella a cui piace essere al volante
della propria macchina . . . non si sa mai.
La mia tensione diminuì mentre mi
stavo avvicinando all’entrata. Intorno alla prigione c’erano
acri di erba lussureggiante fiancheggiata da meli selvatici a forma di
ombrello e gruppi di pini nodosi profumati. Mi stupii dei gruppi di tacchini
dalle piume porpore e delle oche nere del Canada che vivevano allo stato
brado, protetti sul terreno statale. Marcelle mi salutò sorridente:
“Benvenuta a Danbury.” Trattenni il fiato. Degli universi
erano in collisione. Eccola lì, con la pelle scura ed esotica come
una zingara nella sua lunga gonna floreale coloratissima, i capelli corvini
fluenti - un cenno alla sua discendenza libanese. Ma dietro di lei c’era
un recinto a doppio filo spinato fatto di lame di rasoio con punte di
pugnale. Mi feci forza, presi un respiro lungo, profondo. Entrammo.
Prigioni
non sono posti di curve o colori. Ovunque guardassi c’erano solette
angolate di calcestruzzo, recinti rettangolari beige, porte della volta
quadrata che sbattevano violentemente quando si chiudevano, e panche scolorite
che cigolavano tutte fortemente. Marcelle ed io attraversammo il cortile
- circa la dimensione di due campi da calcio - ed entrammo nell’auditorio,
un paesaggio che sembrava brullo, ma ciononostante vibrava con energia
palpabile. Per me un grande dono nell’essere intuitiva è
la capacità di percepire ciò che non si può vedere.
Ora, qui, sentii dei riflettori invisibili che mi scaldavano come il sole,
provenienti dagli occhi delle donne. Tutto intorno osservai centinaia
di occhi che guardavano su verso di noi, che domandavano, cercavano, brillavano.
Un misto di ruvidezza e dolcezza. Occhi marroni africani, ovali, misteriosi,
occhi di vecchie rugose, altri limpidi azzurri o verdi. Potevo percepire
il ronzio della rabbia e della paura, l’irrequietezza sotto la loro
pelle . . . ed allo stesso tempo un luccichio sottile che permeava tutto.
“Buona sera, signore,” Marcelle
salutò la folla allegramente. “Vorrei presentarvi alla dottoressa
Orloff.” Salii sul palcoscenico e mi sedetti con cautela. Mi sentivo
minuscola, scrutando l’enorme auditorio gremito di un mare di donne
in uniforme cachi. Sapevo che le esteriorità delle nostre vite
non potevano essere più diverse. Inoltre ero una figura perfetta
per essere presa come stereotipo. Psichiatra e guaritrice intuitiva dalla
California? Andiamo. Quante persone, particolarmente sulla Costa Orientale,
potevano avere un’occasione di divertimento con ciò? Se solo
fossi venuta dal Midwest! Mi chiesi se mi avessero ascoltato affatto.
Dovetti ricordare a me stessa che il modulo da firmare per questo workshop
era stato compilato nel giro di 20 minuti. Queste donne avevano tutte
scelto di venire, di rinunciare al loro tempo libero.
Cominciai con le informazioni di base. “Quante
di voi sono state messe in guardia dalla vostra intuizione di non commettere
un crimine, ma non le hanno dato retta ?” Quasi tutte alzarono la
mano. “Quante di voi hanno mai saputo che la loro salute era in
pericolo, ma hanno ignorato i segnali che il corpo ha mandato?”
Le mani si alzarono di nuovo.
“Quante di voi hanno percepito che
un rapporto sarebbe stato ingiurioso, ma l’hanno comunque iniziato?”
“Lo sapevo al primo appuntamento!” gridò una bionda
vigorosa dal fondo. Tutte risero, forti dell’intesa. Chiaramente
molte di queste donne avevano ricevuto dei segnali per evitare le difficoltà,
ma non avevano ascoltato. Tuttavia fui sorpresa sia per la loro onestà
sia della loro conoscenza di se stesse.
Per tutta l’ora successiva fui inondata
da una serie continua di domande. “Che cosa è la guarigione
intuitiva?” chiese una donna. “Significa soprattutto venire
in contatto con il vostro cuore per sentire la vostra intuizione. Quindi
usare quell’informazione per guarire. Il primo passo,” dissi,
“è trovare quella piccola voce silenziosa dentro di voi che
vi racconta la verità sulle cose. Una specie di angelo custode.
Dovete essere molto tranquille per sentirla.”
“Ci ho provato. Non riesco a sentirla,”
ella disse. “Il rumore nella mia testa è troppo forte. Non
riesco a smettere di pensare a mio figlio. Non riesco a smettere di pensare
ad uscire di qui.” Uscire di qui: sapevo di sentire un
ritornello che infestava questo posto, una monomania non irragionevole.
Ero consapevole dell’angoscia di questa
donna. Come si poteva non esserlo? Ma il mio compito era trasmetterle
l’idea che noi tutti abbiamo le nostre preoccupazioni - le nostre
ossessioni. Era giusto voler uscire di prigione. Era giusto pensare a
suo figlio. Ma per cominciare a guarire doveva trovate la quiete. “All’inizio,”
spiegai, “è naturale avere pensieri. Il nostro elenco di
cose da fare, le nostre speranze, i nostri sogni, le paure - anche la
più valida di queste deve essere temporaneamente messa da parte
se vogliamo trovare la nostra voce intuitiva. La chiacchiera della mente
continua per sempre. Il segreto è imparare a meditare. Praticate
l’essere nella quiete per alcuni minuti ogni giorno. Potete farlo
più a lungo quando siete pronte. Ogni volta che un pensiero arriva,
allenatevi a concentrarvi sul vostro respiro. Questo vi aiuterà
a trovare il silenzio.”
Mi guardai intorno per vedere le facce nella
stanza. Le donne sembravano essere completamente con me. Mi raccolsi,
continuai. “Quante di voi meditano ora?” domandai, aspettandomi
solo qualche mano. Quasi metà del pubblico rispose; fui deliziata.
Devo aver trasmesso il mio stupore. “Abbiamo qui corsi di meditazione
e di yoga ogni giorno,” esclamò qualcuno. Sorprendente -
niente affatto la mia visione di una prigione.
Durante questa discussione notai che una
donna austera, pallida nella prima fila stava diventando nervosa. I suoi
occhi scuri, incrostati di mascara nero, sembravano drogati ed impazienti.
(Più tardi scoprii che era un assassina condannata.) La sua mano
sbalzò dritta in aria, richiedendo la mia attenzione. Per la verità
avevo troppa paura per non rispondere. “Per favore, possiamo smetterla
di parlare così tanto?” ringhiò. Oh no, pensai, ora
sta arrivando. La stanza piombò nel silenzio. Guardai nella direzione
di Marcelle ma sembrava perfettamente calma. Nel frattempo la donna continuava
semplicemente a fissarmi. Voleva qualcosa da me, ma che cosa? Non lo capivo
- ciò era evidente. Finalmente disse, esasperata: “Sono stufa
di parlare soltanto. Voglio sapere quale sensazione la guarigione
intuitiva dà. Non possiamo meditare qui? Non può per favore
farcelo vedere?” “Sì!” altre voci si unirono
alla sua. Tirai un sospiro di sollievo. Naturalmente.
Così quella sera di agosto nella
prigione federale di Danbury 152 donne meditarono insieme. Con luci fluorescenti
che ci abbagliavano, una voce disincarnata che abbaiava degli ordini tramite
altoparlante nel cortile, chiudemmo gli occhi e respirammo. “Cominciate
focalizzandovi sul cuore,” dissi. “Lentamente . . . cominciate
a sentire l’amore dentro di voi. Non forzatelo. Aprendovi all’amore
è il modo in cui ascoltate. Allora la voce della vostra intuizione
può essere sentita. Lasciate che l’amore scorra in ogni parte
del vostro corpo che è malata o che fa male. Se arriva un’immagine
prendetene nota, non fermatevi sopra di esse. Ma più tardi guardate
come può aiutarvi a guarire. Siate consapevoli solo del vostro
respiro. Se avete del dolore emotivo fate che l’amore vi circonda
completamente. Semplicemente accettate tutto.” Per quasi 20 minuti
questa assemblea di donne - condannate per assassinio, violenza su bambini,
appropriazione indebita, cospirazione per rovesciare il governo, rapine
in banca - comunicò, rise, pianse. Alcune sperimentarono un bagliore
di amore, per altre fu molto di più.
L’amore risuona da universo ad universo.
Trasformò un auditorio di prigione in un luogo di devozione. Ogni
volta che un gruppo di persone si riunisce con l'intenzione di guarire
è una forte medicina. Ogni volta che cerchiamo sinceramente l’amore
nel nostro cuore la magia ci afferra. A Danbury vidi ancora una volta
che indipendentemente da quanto chiunque di noi sia caduto in basso vi
è sempre la promessa di redenzione. Sono grata a quelle donne per
la franchezza dimostrata e per il loro coraggio di guarire. Ha aiutato
a rendermi impavida. Ognuno di noi ha sofferto la malattia. Tutti ci siamo
sentiti feriti, traditi, delusi. Tutti dobbiamo cercare con tanta fatica
per trovare l’amore.
Con l’amore arriva la libertà.
Conosco il pericolo della metafora, di paragoni fatti con troppa facilità.
Tuttavia devo dirvi che le prigioni in cui viviamo, esterne o interne,
hanno potere su di noi solo fino al punto in cui permettiamo loro di definire
chi siamo. Oppure per quelli di noi al di fuori del recinto fatto di fili
a rasoio soltanto fino al punto in cui neghiamo che esse esistono. Pensate
alle decadi di incarcerazione del premio Nobel Nelson Mandela. Malgrado
condizioni orribili egli non soccombette mai all’odio razziale né
abbandonò i suoi principi.
Come Mandela, i detenuti che incontrai e
il loro momento di guarigione ci offrono degli specchi per vedere noi
stessi più chiaramente. Oltre alla questione di quanto crudele
fosse l’ambiente da cui veniamo e della vera miseria e dei costi
della povertà alcuni di noi sono più bravi di altri nel
controllare le proprie emozioni o non vivendole in modo distruttivo. Queste
donne ci insegnano una verità intuitiva essenziale: il fatto di
essere tutti fortemente interconnessi l’uno con l’altro. Vale
a dire, siamo tutti piuttosto simili che non. Potrebbe facilmente non
sembrare così.
Dopo la nostra meditazione, dato che sono
intuitiva, le detenute mi pregarono con insistenza di predire i risultati
dei loro casi giudiziari, la data del loro rilascio, se o meno avrebbero
ottenuto la libertà condizionale. Erano prese da preoccupazioni
della vita reale che non erano le mie. Ciononostante non smisi mai di
sentire le nostre somiglianze. Siamo tutti un unico cuore, legati inscindibilmente.
Per ognuno di noi, se vogliamo alleviare malattia o disperazione, l’amore
deve essere la lente attraverso la quale vediamo noi stessi ed il mondo.
I particolari variano da una vita all’altra, ma il compito rimane
lo stesso.
Prendete la mia esperienza in questa prigione
come un punto di partenza, un microcosmo molto umano della nostra fame
di guarire. Per noi tutti l’amore è il sostegno della guarigione
intuitiva, l’essenza di tutte le cose spirituali. Quello che è
dentro e fuori. Oscurità e luce. La Risposta. Nella tradizione
del mio insegnante spirituale vi è un sentiero, il Tao, sul quale
tutti gli altri sentieri convergono. Sia che troviate l’amore di
cui parlo nella religione convenzionale, nella contemplazione tranquilla
o nella radiosità della luna, dovete comunque sapere in ogni cellula
del vostro essere che è reale e incondizionato. Non un concetto
astratto o una meta remota, bensì una forza accessibile, degno
di fiducia nella vostra vita quotidiana. Se non riuscite a sentirla, permettetemi
di mostrarvi come potete sentirla. Tutto quello che ci vuole è
innocenza e una mente aperta. Aspettate e basta. Vi aspettano dei miracoli.
Il sentiero spirituale che percorriamo è molto largo e fatto di
terra e pietre solidissime. E’ pronto a sopportare ogni aspetto
di chi siete e altro ancora. Che abbiate una salute eccellente o che siate
malati, felici o no, non c’è una singola parte di voi che
non sia benvenuta in questo viaggio.
Fatemi dire in particolare che cosa significa
guarigione intuitiva. E’ ascoltare i segnali del vostro corpo -
la vostra voce intima e il vostro cuore intimo, la vostra connessione
spirituale - per scoprire come diventare più integri fisicamente,
emotivamente e sessualmente. L’intuizione vi dà un vantaggio
sulla prevenzione delle malattie. Percependo dei segnali di avvertimento
potete agire prima per ristabilire l’integrità del vostro
sistema interno di difesa, a volte prima della comparsa dei sintomi. Tutti
gli esseri umani sono manifestazioni di energia. Se arriva la malattia
potete imparare come equilibrare intuitivamente l’energia del vostro
corpo per accelerare la rigenerazione e la riparazione. La conoscenza
che ottenete se ascoltate si traduce positivamente a tutte le sfere della
vostra vita. Vi dà una direzione pratica per avvicinarvi ad ogni
problema.
La
guarigione intuitiva è integrativa. Significa rispettare l’intelligenza
della vostra mente analitica, ma anche fare appello ad una saggezza più
profonda per guidarvi. E’ una danza. Il vostro intelletto e la vostra
intuizione sono degli alleati; possono lavorare bene insieme. Ricordate
solo che l’intelletto, per quanto brillante sia, è limitato
dalla sua focalizzazione lineare. Riesce a vedere solo tanto. In contrasto
l’intuizione è multidimensionale, può penetrare oltre
la superficie, offre soluzioni per la vostra salute e per la vostra felicità
che la mente sola non può apprezzare. La difficoltà sta
nel fatto che il chiacchierio della mente è spesso così
forte da sommergere la conoscenza dentro di voi. Potete ritrovare quella
conoscenza.
Inoltre l’intuizione vi porta nel
regno del genio - dove idee, immagini e sogni si accendono, rendendo la
guarigione una realtà assoluta anche quando la scienza lo considera
impossibile. Come medico ho sentito quante volte dottori ben intenzionati
avevano detto ai miei pazienti: “La sua malattia è cronica.
Dovrà semplicemente convivere con essa” o “l’unico
modo per sentirsi meglio è prendere questa pillola.” Un tale
consiglio può essere pericoloso, debilitante, falso. Ci sono sempre
delle opzioni; trovarle può voler dire che dovrete diventare una
specie di rivoluzionario. Osate andare oltre la saggezza medica convenzionale.
Fidatevi che sarete in grado di destare la vostra visione interiore. Quando
lo farete le risposte diventeranno chiare - anche se a volte totalmente
inattese.
Preparatevi ad essere sorpresi. Qui sta
agendo un senso cosmico di umorismo. Può sembrare che un briccone
dispettoso stia facendo andare avanti lo spettacolo. Voi chiedete delle
soluzioni - ve le daranno. Cercate di non essere presi in giro e non sottovalutate
la loro importanza. Sulla superficie, il consiglio che ricevete può
sembrare oltraggioso, per niente pratico, l’ultima cosa al mondo
che volete fare. Non avete un’indicazione come metterlo in pratica.
Non saltate a qualche conclusione. La logica inganna.
Gli scenari più improbabili di guarigione
possono essere i più ispirati. Io sono una prova vivente. A vent’anni
ebbi un sogno esplicito che mi disse che avrei fatto la psichiatra, che
avrei ottenuto i credenziali per aiutare a rendere valido il campo psichico.
Io un medico? In quei giorni nulla avrebbe potuto suonare meno attraente.
Ero una hippy. Stavo vivendo con il mio ragazzo artista in un loft a Venice
Beach, un impiegato nel reparto asciugamani alla May Company. Inoltre
i miei genitori erano medici, come lo erano la maggior parte dei loro
amici. Uffa. Molto noioso. Gravitavo verso i tipi creativi ai margini.
Avevo appena cominciato ad esplorare il mio lato intuitivo, lavorando
come ricercatrice all’UCLA con la parapsicologa dott. Thelma Moss.
Per lo meno sapevo abbastanza allora per credere che questo sogno potesse
avverarsi. Non che avessi mai pensato che si fosse avverato. In quel periodo
i miei genitori mi mandarono da una consulente per la carriera. Mi fece
un test, poi mi parlò dei risultati. Non dimenticherò mai
le sue parole: “Qualunque cosa lei faccia,” disse, “non
scelga una professione in cui bisogna aiutare gli altri.” Supponete
che io seguissi questo consiglio. Avrei mancato la mia vera vocazione.
Per fortuna il mio sogno mi ha salvata. La sua energia mi ha spinto attraverso
14 anni di addestramento medico.
I
messaggi intuitivi che ricevete possono cambiarvi la vita. Vi prego, ascoltate.
Ne può venire fuori solo del bene. Tuttavia so quanto è
facile fissarsi su ciò che state già inseguendo, ciò
che sentite è giusto per voi. Io faccio questa lotta tutte le volte.
Semplicemente apertevi alle altre possibilità, come ho imparato
a fare io. Vedete come il vostro futuro si evolve. Vi è spesso
un sincronismo; si possono presentare delle opportunità. Se è
così, seguitele. Osservate dove vi portano. Il cambiamento di questo
tipo ha sempre una componente di imprevedibilità. Può essere
misterioso, accattivante. Preparatevi a sorridere. (Venture
Inward, settembre/ottobre 2010)
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