LA CITTA’ DI POSEIDIA
D- Descrivete brevemente una delle grandi città di Atlantide
al culmine della sua prosperità commerciale e materiale, dandone
il nome e la posizione.
R- Questo lo troviamo in quella chiamata Poseidia, o la città
che fu costruita sulla collina che dominava dall’alto le acque
di Parfa (?), e anche nella vicinanza dell’uscita e dell’entrata
delle acque dalle quali, attraverso le quali molti dei popoli passavano
nella loro associazione o connessione con quelli delle mura esterne
o paesi esterni. Troviamo questa una città non del tutto circondata
da mura, bensì una parte della stessa costruita in modo che le
acque di questi fiumi diventassero degli stagni intorno ai quali si
ottenevano dei luoghi sia per il sacrificio sia per lo sport, e quelle
necessità per la pulizia del corpo, della casa ecc., e queste
- - come troviamo - - vennero portate da grandi condotti o canali in
queste parti per la conservazione, ma costantemente tenute in movimento
così che si purificassero nel loro corso; poiché, come
troviamo, come si vede, l’acqua in movimento sulle pietre o quelle
varie forze nelle forze naturali purifica se stessa in sei metri di
spazio.
Quanto al tipo delle costruzioni, queste erano disposte per gran parte
in file - - una sull’altra; eccetto soprattutto i templi - - che
si trovavano intorno ai fuochi sacri dove questi venivano offerti, i
sacrifici che vennero costruiti gradualmente dalla gente nel loro tentativo
di placare quelle forze nella natura, e da cui, troviamo, venivano tutte
quelle forme nelle varie parti della terra in cui queste venivano portate
nei loro canali necessari, per produrre le variazioni nel loro ambiente
e le relative condizioni. In questo tempio troviamo delle grandi colonne
semi circolari di onice, topazio e intarsiate con berillo, ametista
e pietre che facevano le variazioni perché raccoglievano i raggi
solari. Perciò una parte dello stesso diventò adoratori
del sole in altre parti, da dove ci fu un’uscita di popoli.
In questo ardevano i fuochi sacri, e lì si levavano i fuochi
intermittenti che andavano e venivano, che più tardi vennero
adorati da alcuni che portarono molta distruzione, perché aspettavano
a lungo nel periodo prima che la distruzione veniva. Questi erano quei
luoghi in cui ci fu infine la necessità di offrire dei sacrifici
umani che, quando messi nei fuochi, diventavano le ceneri che venivano
gettate sulle acque che venivano bevute da quelli che venivano fatti
prigionieri provenienti da parti di altri paesi.
Nell’allestimento di questi (sacrifici) quelli nel tempio dominavano
- - piuttosto che quelli che avevano delle posizioni ufficiali nell’eseguire
gli ordini di chi si trovava in queste posizioni.
Quanto al modo di costruzione questi avevano un cortile esterno - -
o dove gruppi o masse potevano riunirsi. In quello interno quelli che
facevano parte di un gruppo scelto o quelli delle camere secondarie.
Quelli del cortile interno, o luogo sacro intorno all’altare,
erano solo per gli eletti, o i pochi scelti. 364-12