Il
Peccato E’ Disubbidienza
D: Definite peccato e peccato originale,
o che cosa fu il peccato originale. Per favore spiegate.
R: Può essere definito in una parola - disubbidienza !
In principio l’uomo perfetto ricevette tutti gli attributi del Dio-Padre,
in ambienti ideali preparati da Dio per la manifestazione materiale dell’uomo.
Paragoniamo l’uomo reso perfetto attraverso l’esperienza con
l’uomo che è intenzionalmente disubbidiente:
All’inizio troviamo l’uomo che ascolta quelle influenze in
disaccordo con il modo di Dio. Poi nel tempio, già a 12 anni, troviamo
l’uomo perfetto che cerca, che domanda e che risponde alle domande
sul rapporto dell’uomo con Dio.
Il peccato è quindi la disubbidienza intenzionale. Fa’ il
paragone dentro di te per quanto riguarda quelle esperienze indicate nel
I, II, e III della Genesi e quelle nel II di Luca - dove troviamo il nostro
modello, la nostra lezione e quelle illustrazioni che indicano il peccato
contro la rettitudine, uno che cerca intenzionalmente di conoscere il
rapporto con il Creatore o la risposta: “Non sai che devo occuparmi
degli affari di mio Padre ?” Quanta differenza rispetto a quell’altra,
“la donna che mi hai dato, lei mi ha persuaso, e così ho
mangiato” ! 262-125
D: Definite volontà. Che cos’è ?
R: La volontà è quella facoltà della corpo-mente
con cui l’uomo esprime i desideri egoistici della carne o la volontà
del Padre. Chiaro ? “Voglio alzarmi ed andare da mio padre.”
“Padre, dammi la mia parte. Voglio andare nel mondo e cercare.”
Vedi la differenza nei due ? Uno, voglio, per l’individuo. Voglio
alzarmi ed andare da mio padre, presentandosi soggetto alla Volontà
del Tutto, ed una manifestazione del desiderio del sé. In questo
vediamo le due operazioni della volontà, ed attraverso la stessa
si può ottenere ciò che è di valore o ciò
che viene inteso dalla volontà o dalla forza forte della volontà.
900-220
D: Qual è la differenza
fra il Regno di Dio ed il Regno dei Cieli ?
R: Com’è stato indicato, l’uno è dentro di noi
mentre l’altro è l’attività dell’Infinito
su quelle influenze che fanno pesare le esperienze del regno nella vita
degli individui. Perché Egli l’ha così spesso paragonato
alle varie esperienze che possono essere nelle emozioni degli individui;
come p.e.: il regno dei Cieli viene paragonato a colui che ha cento pecore
ed una fu persa, ed egli lasciò le novantanove ed andò a
cercare quella che era stata persa. Oppure il regno dei cieli viene paragonato
a colei che perse una monetina e mise sotto sopra tutta la casa e chiamò
i vicini a gioire con lei perché aveva trovato ciò che era
stato perso. Questi sono esempi del regno dei Cieli; mentre il Regno di
Dio - quelli che vi entrano hanno conosciuto la Felicità del Regno
dei Cieli nella propria esperienza. 262-111
Questa variazione differenzia il
regno dei cieli dal regno del Padre: l’uno è le esperienze
del finito, l’altro è la gloria con l’Unione nell’infinito.
Perciò, via via che gli individui diventano consapevoli di queste
attività, il regno dei cieli è dentro nell’intimo.
262-29
D: Che cos’è la verità
?
R: Ciò che rende consapevoli del divino in ogni singola attività;
che è del sé mentale, materiale, spirituale - ed è
una crescita in ogni singola anima.D: Che
cos’è il giudizio ?
R: Con quale giudizio sarai giudicato ? La Legge è amore; l’Amore
è legge. Il giudizio è pesare l’amore, la legge secondo
l’intenzione, lo scopo dell’attività nei suoi rapporti
con te stesso e con la forza che ha spinto alla stessa. Un soppesare di
prove in un’attività; dato che la Legge è ciò
attraverso cui, per mezzo di cui, in cui tutti sono giudicati. 262-81
D: Per favore spiegate la fede
spirituale.
R: L’applicazione di ciò che è stato risvegliato dallo
spirito dentro il sé. 262-18
Poi vorremmo definire per l’entità
che cosa intendiamo quando diciamo che l’entità ha pazienza
- in un modo attivo, positivo e non semplicemente come una cosa passiva.
Subire o sopportare avversità o critica
o idiosincrasie di altri non è affatto necessariamente pazienza.
Può diventare semplicemente una pesante fatica non solo per se
stessi ma uno sfogo di espressione da parte di altri che può non
essere mai del tutto soddisfacente perché non vi è alcuna
resistenza.
La pazienza passiva ha certamente il suo posto; ma considera la pazienza
piuttosto dai precetti del rapporto di Dio con l’uomo: l’amore
sconfinato è pazienza. La sopportazione è a volte pazienza,
la coerenza è sempre pazienza. 3161-1
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