La spiritualità evoluzionistica e le letture di Edgar Cayce

     Una delle direzioni “nuove” più alla moda sulla scena spirituale contemporanea è qualcosa che viene chiamato “spiritualità evoluzionistica”. Andando molto oltre l’evoluzione dell’anima individuale, la spiritualità evoluzionistica è invece incentrata sull’evoluzione dell’intero cosmo e del nostro ruolo in quella storia in svolgimento. E’ una visione del mondo che guarda questo vasto cosmo, dove nascono continuamente nuove stelle e muoiono quelle vecchie, questa Terra, dove la vita continua ad evolversi verso una diversità e complessità sempre maggiore, e la coscienza umana, che continua ad espandersi sempre di più, e vede un’unità fondamentale di scopo. L’universo sta andando da qualche parte e noi siamo una parte chiave di quel viaggio.
     Dal punto di vista della spiritualità evoluzionistica possiamo vedere l’impronta di un’irrefrenabile spinta per creare nel mondo esteriore di stelle, pianeti, piante ed animali e nel mondo interiore dove la coscienza stessa si sta evolvendo su scala cosmica, influenzando contemporaneamente ogni atomo di creazione manifesta. Questo significa che abbiamo una parte importante da recitare qui in questo mondo manifesto della forma. La nostra ricerca spirituale non è “laurearci” su questa Terra, come se fosse solo una scuola da superare, bensì partecipare come anime incarnate, risvegliate che possono servire come “battistrada” per ciò che può essere il più grande avanzamento evoluzionistico che questo mondo abbia mai conosciuto.
     L’idea di una manifestazione in svolgimento o in fase di sviluppo del divino nel mondo materiale ha origini che risalgono a molto prima che il darwinismo aggiungesse “evoluzione” al lessico popolare. La si trova già nel ‘600 negli scritti del filosofo tedesco Leibniz e continua fra i filosofi idealisti tedeschi come Fichte, Schelling e Hegel alla fine del ‘700 e all’inizio dell’800. Schelling in particolare ci offre una prospettiva evoluzionistica su uno dei rompicapi che hanno sconcertato molti cercatori spirituali: se il nostro scopo e destino ultimo è soltanto restare in perfetta unione con Dio oltre questo mondo manifesto di forma, perché Dio non ha predisposto così fin dall’inizio? In altre parole, se è possibile avere un’anima dotata di libero arbitrio che teoricamente potrebbe riscendere nel mondo della forma e della separazione, ma nella realtà ha superato ogni tendenza a rifarlo mai, allora perché Dio non ci ha risparmiato il fastidio creandoci così dal principio? Presagendo la spiritualità evoluzionistica moderna, Schelling scrisse: “La creazione ha una meta finale? E se sì, perché non è stata raggiunta subito? Perché il compimento non fu realizzato fin dal principio? A queste domande c’è solo una risposta: perché Dio è Vita e non solo Essere.”
     Dal punto di vista della spiritualità evoluzionistica, l’espressione della vita – non solo nei mondi biologici e cosmologici, ma anche nella cultura umana in evoluzione – è un attributo della spinta creativa divina. Una prospettiva puramente biologica dell’evoluzione trascura il ruolo cruciale dello Spirito, proprio come un’idea puramente spirituale dell’evoluzione dell’anima trascura l’importanza integrante del nostro impegno qui su questa Terra. Il saggio indiano Aurobindo, vedendo il conseguimento del nirvana come l’inizio dell’impegno con la forza evolutiva del cosmo, fu fra i primi ad esprimere ciò che gli evoluzionisti moderni ritengono come assiomatico: l’evoluzione avviene in modo sincrono nelle manifestazioni esteriori, fisiche della vita e nelle dimensioni interiori, centrate nella coscienza.
     Forse la formulazione più sviluppata di come l’evoluzione cosmologica, biologica e spirituale si intrecciano viene dalle opere del sacerdote francese Pierre Teilhard de Chardin. Come Gesuita che studiava sia la paleontologia sia la geologia, Teilhard colse le implicazioni spirituali della teoria evoluzionistica per tutta la razza umana e il futuro della Terra. “L’esito del mondo, le porte del futuro, l’ingresso nel sovrumano – questi non vengono spalancati per alcuni privilegiati né per un solo popolo eletto a esclusione di tutti gli altri,” scrisse. “Si apriranno solo per un avanzamento di tutti insieme, in una direzione in cui tutti possono unirsi e trovare completamento in un rinnovamento spirituale della Terra.”
     Un rinnovamento spirituale della Terra: quanto è opportuno quel messaggio! Eppure fino a tempi recenti, questa prospettiva evoluzionistica è stata generalmente ignorata dalla maggior parte delle persone più spirituali. Nella nostra cultura i bigotti con la teologia del “biglietto per il paradiso” e gli appartenenti alla New Age, con la spiritualità del tipo “questo mondo è solo un’illusione di cui liberarsi”, hanno in gran parte ignorato l’enorme importanza del nostro posto in questo mondo in evoluzione della forma manifesta. Cionondimeno quell’importanza non può essere esagerata in un mondo che sembra sbagliare riguardo alle proprie risorse limitate per risolvere i problemi che assillano l’umanità. La spiritualità evoluzionistica è per le persone che sono state sia nell’inferno sia nel paradiso e ora sanno che abbiamo una scelta su quale dei due decide il destino del nostro mondo. Oppure, per usare il linguaggio di quell’altro messaggero della spiritualità evoluzionistica, Edgar Cayce, “l’anima di ogni individuo è quindi una porzione del Tutto, con il diritto di nascita delle Forze Creatrici di diventare una co-creatrice con il Padre, una collaboratrice con Lui. Via via che quel diritto di nascita viene quindi manifestato, la crescita ne consegue. Se viene reso egoistico, ritardi ne devono essere il risultato.” (1549-1)
     Il riferimento in questa lettura alla crescita dell’anima individuale è evidente. Ma notate anche quei termini che vediamo così spesso nelle letture e per i quali così raramente ci soffermiamo per rifletterci nel contesto dell’evoluzione del cosmo: co-creatore e collaboratore. A volte, nella nostra impazienza di ottenere l’accesso alle dimensioni spirituali oltre questo regno manifesto, dimentichiamo che la creazione di questo universo sembra essere stata qualcosa che Dio voleva fare. In realtà, la prima cosa che ci viene detta su Dio nella maggior parte delle tradizioni spirituali del mondo è che Dio creò i cieli e la terra. Questa terra non è una colonia penale per anime ostinate, bensì il campo della creazione in corso, in cui siamo invitati a partecipare. Quella è la spiritualità evoluzionistica.
     Nella cosmologia delle letture di Cayce, la materialità nacque attraverso lo spirito che si spinse nella materia. Quindi “lo Spirito fu individualizzato e poi divenne ciò che riconosciamo l’uno nell’altro come entità individuali.” Da lì il punto essenziale per lo spirito è “usare la materia” e ogni cosa nell’ambiente terrestre per la gloria delle Forze Creatrici (3508-1). E’ quindi possibile che questa creazione vasta in modo sbalorditivo, con i suoi misteri insondabili, si occupi di niente di più che del nostro sviluppo? Alla fine della giornata, l’idea che il piano terrestre esista solo come scuola per le anime, non è un tantino narcisistica?
     Quanto più ampia è la prospettiva evoluzionistica, in cui, nonostante le nostre deviazioni e la nostra tendenza a separarci da Dio nella coscienza, il nostro scopo principale, la nostra vocazione e destino prioritario, è essere strumenti della creazione! Come lo formula lo studioso religioso e autore Christopher Bache: “Solo dopo aver assorbito Darwin e ricalcolato l’età dell’universo, dopo che la visione delle forme statiche della vita era stata sostituita con una visione di processi fluidi che si flettono su vasti tratti di tempo, solo allora potevamo osare congetturare l’immensità della sinfonia di cui facciamo parte.” Siamo il limite preminente dell’evoluzione nel regno manifesto; in noi e attraverso noi arriva l’avanzamento evolutivo di tutto ciò che è.
     Appena abbiamo questa idea, la vediamo ricorrere in tutte le letture di Cayce. La coscienza che possediamo è di per sé un avanzamento evolutivo che ora ha la possibilità di portare ed un’ulteriore evoluzione. Nelle parole del filosofo americano Ken Wilber; “Sia gli umani sia le rocce sono ugualmente Spirito, ma solo gli umani possono coscientemente rendersi conto di quel fatto, e fra la roccia e l’umano c’è l’evoluzione.” La spiritualità evoluzionistica ci chiama a scegliere come ci svilupperemo ed useremo la coscienza, cosa che il primo pensatore evoluzionistico Henri Bergson chiamò il “principio motore” dietro all’evoluzione. Edgar Cayce mette la volontà al centro della nostra capacità creativa, ricordandoci che il nostro effetto sull’evoluzione dell’universo è come l’effetto che gli atomi dei nostri corpi hanno su di noi (1473-1). Altrove leggiamo: “Sappi che, siccome il tuo servizio è una porzione dell’Energia Creatrice o Dio, quando viene esercitato, influenza il polso – per così dire – dell’universo” (1261-1).
     Questa influenza che abbiamo sul polso dell’universo non è cosa da poco. Una lettura sembra addirittura indicare che è solo attraverso la mente che la materia stessa si evolve: “… vi è l’evoluzione dell’anima, l’evoluzione della mente, ma non l’evoluzione della materia – eccetto attraverso la mente e ciò che la costruisce.” (262-56) E’ possibile che attraverso i nostri stessi corpi, attraverso la coscienza che incorporiamo in ogni cellula, abbia luogo l’avanzamento continuo della creazione? Questa lettura prosegue accennando a quella possibilità: “Ogni elemento, ogni corpuscolo del corpo è un universo in se stesso, o un universo sull’inizio di energia e forza.”
     Avere l’influenza sul polso dell’universo può sembrare un’idea molto astratta, quindi vediamo i suoi aspetti concreti e pratici nella realtà quotidiana in cui viviamo. In un tempo in cui affrontiamo così tante crisi – ecologica, politica, sociologica, economica – una cosciente condizione di creatore può essere l’unica speranza per questo mondo. Non abbiamo più il lusso dello sviluppo spirituale per ragioni puramente personali o per emozioni e conforti speciali dell’esperienza spirituale. Come una lettura sulle condizioni mondiali lo formulò: “Quando il tempo o il periodo si avvicina per questi cambiamenti che vengono con il nuovo ordine, è doveroso per tutti coloro che hanno un ideale – come individui, nonché come gruppi o società o organizzazioni, di praticarlo, applicarlo nella loro esperienza – e nei loro rapporti reciproci. Poiché se questi non si danno da fare, allora ci deve davvero essere un ordine nuovo nei loro rapporti e nelle loro attività.” (3976-18)
                                                                          Venture Inward, ottobre-dicembre 2011