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lunedì 18 marzo 2019

Che Cosa è la Quarta Dimensione ?

La quarta dimensione viene menzionata in tutte le letture di Edgar Cayce, ma non
viene mai definita in modo più conciso che nella lettura 364-10: “[La] quarta
dimensione è un’idea.”
La lettura pone, quindi, delle domande su questa idea: “... Dove si proietterà?
Ovunque! Da dove nasce? Chi lo sa! Dove finirà? Chi lo può dire! In essa tutto è
compreso! Ha sia lunghezza, larghezza, altezza, che profondità - è senza principio
ed è senza fine! ...”
Sentiamo e leggiamo da molte fonti metafisiche che la nostra mente limitata,
tridimensionale, non può assolutamente comprendere come è fatta la quarta
dimensione. Se assumiamo che quell’affermazione sia vera, allora creiamo quasi
automaticamente un ostacolo intimidatorio alla comprensione e quindi presumiamo
che la persona media non abbia esperienze a 4 dimensioni. Così ci escludiamo
perché non abbiamo ciò che ci vuole innanzitutto per comprendere l’idea. Però
sono sicuro che possiamo avere un’impressione molto migliore di quella che
abbiamo sul come il mondo quadridimensionale possa essere; e non dobbiamo
essere sensitivi per farlo.
Una volta credevo che studiare la quarta dimensione fosse un processo
puramente intellettuale, impregnato di logica e di fatto privo di esperienza
personale. La maggior parte delle cose che lessi sull’argomento aveva delle
affermazioni come: “La quarta dimensione sta ad angolo retto rispetto alle tre
dimensioni dello spazio normale; perciò non possiamo immaginarci la direzione che
prende, come non possiamo nemmeno immaginare in quale direzione si trovino
passato o futuro rispetto al presente.” Dovevo accettare la logica dei loro
argomenti, ma non ne ero felice. Poi mi presentarono il materiale di Edgar Cayce.
Tra le altre cose mi fece guardare i sogni a lungo e con attenzione. Per questo
immaginai un modo di pensare in una direzione che non possiamo immaginarci. Si
comprende in questo modo.
Il nostro mondo materiale ha tre dimensioni, come lo ha anche il mondo sognato.
Secondo il calcolo comune queste due realtà sono lontane l’una dall’altra. Può una
delle due entità, quella nel sogno o quella che è sveglia, indicare la direzione del
mondo dell’altra o dire quanto sia distante?
Sperimentiamo il mondo sognato e quello non sognato come due posti differenti,
ognuno con la propria scenografia di tre dimensioni spaziali. Siccome li
sperimentiamo come separati, possiamo anche immaginare una linea di
collegamento fra loro. Nell’occhio della mente quella linea immaginaria si proietta in
una direzione che si trova al di fuori di quei mondi a tre dimensioni.
In quella direzione - lungo la linea di collegamento - si trova la quarta
dimensione, questo diventò la mia definizione. Giusta o sbagliata, ora avevo per lo
meno un’esperienza per analogia che dava alle parole “quarta dimensione” un
significato maggiore di quanto non avessero mai avuto in precedenza.
Rimasi fermo su quel punto per molto tempo. Ma recentemente diventai
consapevole di un tipo di sogno che mi portò più vicino alla realizzazione del mio
desiderio di comprendere la quarta dimensione.
Le letture dichiarano con chiarezza che alcune esperienze nei sogni sono,
almeno in parte, proiezioni dalla quarta dimensione. Là, in quel luogo dove l’anima
vaga di notte, si intersecano a volte il terzo e quarto livello dimensionale della
coscienza. Credo che in almeno un tipo di sogno relativamente comune
sperimentiamo effettivamente una realtà quadridimensionale. Approdai a questa
visuale tramite la letture 364-10.
Dopo aver letto Ouspensky e il materiale di Edgar Cayce sulla quarta dimensione
avevo già un ampio numero di associazioni verbali raggruppate intorno a quel
concetto. Perciò sentivo che tutto ciò che mi occorreva era una definizione più
precisa di idea, allora avrei saputo che cosa significava quarta dimensione. Idea si
rivelò un concetto inafferrabile. Grazie a Mozart ne ricevetti infine una prospettiva
nuova.
Alcuni mesi fa cominciai a cercare delle informazioni su uno strano tipo di sogni.
E’ qualcosa come un’istantanea fotografica, un’immagine singola, eppure malgrado
la sua qualità statica sembra ricco di movimento. Come una storia ha un principio,
una parte centrale e una fine. I miei sogni non sono lucidi. Eccetto per la loro
curiosa compressione temporale essi sono comuni.
Mentre facevo delle ricerche nei volumi di Edgar Cayce sui sogni, sperando di
trovare qualcosa che avrebbe avuto attinenza con quei sogni-istantanee, per
qualche ragione misteriosa qualcosa che avevo letto su Mozart mi ritornò alla
memoria.
Fu alla fine degli anni ’50. Stavo leggendo un libro sulla creatività. Vi trovai la
descrizione di Mozart su come gli arrivavano le ispirazioni musicali. Esse
risuonavano nella sua mente tutte in una volta, disse, come una singola nota. Per
rendere la musica comprensibile agli altri musicisti egli sezionava quella “nota”
nelle sue parti e le trascriveva sulla carta. La “nota” di Mozart, come la
comprendevo io, e il mio sogno-istantanea sono uguali in quanto contengono in sé
ogni cosa “tutto in una volta”. Quella è la loro singolarità principale.
Perché i sogni-istantanee non sono già ben noti a tutti coloro che studiano i
sogni? Forse perché la trasformazione dell’immagine a 4 dimensioni in una storia a
3 dimensioni avviene così velocemente che semplicemente non ce ne accorgiamo.
Rammentare un sogno dall’inizio alla fine richiede tempo. Dato che il contenuto di
questi sogni è breve, essi possono sembrarci semplicemente come delle vignette e
per questo non fuori dal comune. Tutti i loro elementi storici elementari vengono
presentati insieme, pronti per l’analisi. Non mi accorgevo che qualcosa di molto
fugace avvenisse nella mia mente subito prima che gli elementi della storia del mio
sogno apparissero. Per quello non avevo scoperto prima il carattere bizzarro di
questi sogni.
La nostra mente organizza senza sforzi gli insiemi di memoria. Sfilano davanti al
nostro occhio interiore in una parata ininterrotta. L’intera procedura è così
involontaria che raramente notiamo la sua dinamica intrinseca. Di conseguenza è
facile, quando ripassiamo uno di questi tipi di sogni, farci sfuggire il fatto che
stiamo analizzando visualmente un’ ”immagine-istantanea” o, come mi piace
chiamarle, “mini-visioni dell’eterno ora.”
Quando sveliamo l’immagine di un evento “istantanea” necessariamente
disfacciamo gli elementi iniziali, centrali e finali e li organizziamo nel tempo. Però è
l’immagine originale stessa che dimostra caratteristiche quadridimensionali. Credo
che il meccanismo della situazione sia pressappoco come segue.
Supponete che qualcuno stia studiando un sogno-istantanea. Prima che
l’osservatore cominci ad analizzare l’immagine, le sue parti coesistono
simultaneamente, un po’ come fanno le parole di un manoscritto non letto. Quindi,
quando l’immagine attira l’attenzione dell’osservatore, inizia immediatamente la sua
elaborazione automatica. Le sue parti, una per volta, occupano il centro
dell’attenzione dell’osservatore come un elemento nel suo presente. Poi, man mano
che si presenta l’elemento successivo, il primo ricede nel passato dell’osservatore.
Prima della sua analisi ogni parte, dal punto di vista dell’osservatore, è nel futuro.
Dato che il contenuto della loro storia è così breve, tutta questa attività mentale
dura appena più di un batter d’occhio. Quando tutti i componenti sono stati
elaborati dall’osservatore essi formano una memoria composta e, come tale, si
presentano sul palcoscenico insieme, pronti per l’analisi.
Prima dell’elaborazione, questi eventi da istantanea sono un
qualcosa di singolo, sospeso immobile nella mente. Dopo
l’elaborazione assumono delle azioni normali, tridimensionali; e tutte
queste vengono ordinate in una sequenza cronologica.
Credo che quella descrizione aiuti a rendere quel concetto quadridimensionale
altrimenti quasi irresolubile di “niente spazio, niente tempo” cognitivamente
raggiungibile. Per esempio, mi ha aiutato a comprendere molte letture che prima
erano stati opachi. Il seguente, per esempio, ha ora un senso per me, mentre prima
non lo aveva. Ho messo in corsivo le parole che sono significative per la mia
comprensione di questo paragrafo.
“Per interpretare questa [vita passata] sarebbe necessario - per una
comprensione perfetta - associarla con un’altra apparizione [esperienza egiziana
con Ra Ta]. E ricordare quelle cose date - non c’è tempo, non c’è spazio, però l’uso
o l’applicazione individuale di questa [interpretazione] può dividerla in attività che
richiedono che vengano affrontate le conclusioni o scelte cercate o fatte in quelle
esperienze.” [2072-8]
Questo riassume abbastanza bene dove ero per quanto riguarda la quarta
dimensione fino al momento poco tempo fa, quando lessi di nuovo nel 364-10 le
parole:
“...[La] quarta dimensione è un’idea.”
Avevo appena finito di leggere quella frase quando improvvisamente tutte le idee
e domande esposte nei paragrafi precedenti si mobilizzarono spontaneamente in
un’unità coerente la cui sostanza era più o meno come segue:
Un’idea è tanto viva quanto un sogno. Entrambi sono dei prodotti della mente. La
quarta dimensione non è semplicemente un costrutto concettuale o verbale. E’ una
realtà in pieno sviluppo e stiamo vivendo in essa tanto sicuramente quanto i
sognatori vivono nei loro sogni.
Se, come dicono le letture, la quarta dimensione è un’idea e il nostro mondo
tridimensionale ne è uno schema oscurato, allora ognuna delle nostre vite che si
svolgono qui in questo mondo di materia è un’espansione di una particolare nota di
coscienza in quell’altro regno che tutto comprende. Noi, così sembrerebbe, nello
spazio e attraverso il tempo, siamo in e di un’idea vivente che tutto comprende.
Come Edgar Cayce lo espresse:
“L’oggi, l’eterno ora, è sempre davanti ad ogni entità, sia in ciò che
comunemente viene chiamato materialità che nello spirito.” [1293-1]
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