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venerdì 20 maggio 2022

I segreti dell’arca perduta

Le letture di Cayce non solo confermano l’esistenza di questo famoso oggetto
sacro, ma rivelano anche la sua importanza per noi oggi
L’Arca dell’Alleanza, un tesoro venerato degli ebrei, viene menzionata oltre 200
volte nell’Antico Testamento (sotto vari nomi come l’Arca, Arca della
Testimonianza, Arca del Signore, ecc.) e anche il Nuovo Testamento allude ad essa.
Questa cassa di legno, ricoperta d’oro, con anelli ai lati per accogliere lunghe
stanghe per trasportarla, conteneva tre oggetti sacri e emanava una forza d’energia
capace di folgorare quelli che la toccavano. Non solo viaggiò con gli israeliti
durante il loro viaggio di 40 anni verso la Terra Promessa, ma più tardi Salomone
onorò l’Arca dell’Alleanza (in seguito chiamata l’”Arca”) costruendo un Tempio e
collocandola in una zona sacra, il “Sancta Sanctorum” (I Re 8,1-21). Quando
Gerusalemme fu invasa e il tempio distrutto, l’Arca scomparve e ancora oggi
abbondano le teorie riguardo al suo attuale luogo di riposo. Le letture di Cayce non
solo confermano l’esistenza di questa “reliquia” famosa, ma rivelano anche la sua
importanza per noi oggi.
LA CREAZIONE E LO SCOPO DELL’ARCA
La storia di questa reliquia comincia con gli israeliti (discendenti di Abramo che
onorava un solo Dio), a cui fu ingiunto di lasciare la schiavitù in Egitto e di cercare
una terra per loro. Mosè, scelto dal Signore come il loro capo, fece sette viaggi alle
alture più elevate del monte Sinai per comunicare direttamente con Dio (Geova) e
ricevere i Dieci Comandamenti , così come altre leggi e regolamenti necessari per la
guida e per favorire l’ubbidienza. A Mosè fu inoltre indicato di costruire l’Arca, un
centro mobile di venerazione, che avrebbe accompagnato la gente nel loro viaggio:
“Essi mi faranno un santuario e io abiterò in mezzo a loro.” (esodo 25,28)
Il modello di Dio per l’Arca istruì di costruirla di legno Shittim (una varietà di
acacia) – di due cubiti e mezzo di lunghezza e un cubito e mezzo di larghezza e
altezza (circa 110×60×60 cm) – e rivestita di oro puro all’interno e all’esterno (Edgar
Cayce indicò una lunghezza di circa 70 cm per un cubito nella lettura 281-25
riguardo al Tempio della Bellezza e al Tempio del Sacrificio dell’antico Egitto.). Sui
due lati di questa cassa due anelli d’oro accoglievano le stanghe rivestite d’oro
usate per trasportala. Sul coperchio o Propiziatorio due cherubini dorati, con le
facce rivolte l’una verso l’altra con le ali stese che si toccano, formavano il trono di
Dio (il “seggio della misericordia”) (Esodo 25). In questa area Dio promise che
avrebbe interagito con Mosè: “Io ti darò convegno in quel luogo A” e che avrebbe
dato tutti i comandamenti per i figli d’Israele (Esodo 25,22). Artigiani esperti,
Bezaleel e Aholiab, furono scelti per costruire l’Arca e per preparare il Tabernacolo
(tenda portatile) che l’avrebbe conservata quando la gente non era in viaggio (esodo
36).
Inizialmente furono riposte all’interno dell’Arca le due tavolette di pietra con,
incisi, i Dieci Comandamenti; la Verga di Aronne, che era germogliata,
rappresentava l’autorità di Dio; e un’urna d’oro contenente la manna,
simboleggiando la provvidenza di Dio (Lettera agli Ebrei 9,4).
IL POTERE DELL’ARCA
La Bibbia e altre fonti sostengono chiaramente che l’Arca era una potente fonte
d’energia, capace di creare una carica elettrica abbastanza forte per folgorare le
persone. Esistono molte teorie diverse per spiegare quale fosse l’origine
dell’energia dell’Arca. Probabilmente l’Arca ha fatto da elemento di batteria
elettrochimico, alimentato dalla fermentazione della manna, che deriva dal frassino
(Fraxinus ornus). La manna fermentata si scompone in una forma di acido che
poteva essere conservato nell’urna d’oro dell’Arca. Poi l’energia elettrica può
essere stata prodotta dalle reazioni chimiche all’interno – lo stesso principio dietro
le batterie galvaniche e voltaiche, dalla fine del diciottesimo all’inizio del
diciannovesimo secolo. Sebbene l’argento ed il rame siano conduttori superiori di
elettricità, anche l’oro è assai apprezzato perché resiste quasi completamente alla
formazione di composti non conduttivi, principalmente ossido, sulla sua superficie.
Indipendentemente dalla fonte esatta del suo potere, la Bibbia insinua che l’Arca
ha il potere di uccidere o causare distruzione per coloro che sfidano la volontà di
Dio. Fra le “vittime” dell’Arca un uomo di nome Uzza “A stese la mano verso l’arca
di Dio e l’afferrò A e l’ira del Signore si accese contro Uzza; e Dio lo percosse per la
sua colpa ed egli morì sul posto, presso l’arca di Dio” (2 Samuele 6, 6-7). Uzza non
aveva onorato due delle condizioni essenziali salde riguardo all’Arca. Innanzitutto,
dato che questa cassa famosa aveva in sé la presenza di Dio, era un oggetto sacro
che conteneva l’ammonimento diretto “A non toccheranno le cose sante, perché
non muoiano” (Numeri 4,15). Inoltre sbagliò permettendo che l’Arca fosse
trasportata su un carro. Dio aveva specificatamente ordinato di non togliere mai le
lunghe stanghe portanti dall’Arca: “Le stanghe dovranno rimanere negli anelli
dell’Arca; non dovranno essere tolte di lì” (Esodo 25,15). Questo perché le stanghe
sarebbero state appoggiate sulle spalle degli uomini, così che l’Arca potesse essere
trasportata in sicurezza su un terreno aspro. Cayce allude a questo episodio nella
lettura 262-72: “Non essere troppo ansiosa; poiché chi è troppo ansioso è come
Uzza”. Questa lettura ci ricorda che Uzza fu dalla parte del torto soprattutto perché
era “troppo ansioso” e pensava di poter prendere una scorciatoia alla volontà di
Dio. Non aveva ancora imparato a “confidare nel Signore con tutto il cuore e non
appoggiarti sulla tua intelligenza A” (Proverbi 3,5).
Durante il loro viaggio, l’Arca veniva sempre portata almeno 2000 cubiti (o passi)
davanti al popolo ebraico (Giosuè 3,4). Il Midrash, un’interpretazione ebraica del
testo biblico, spiega che l’energia che emanava da essa sgombrava il passaggio da
serpenti, scorpioni e spine (T.Va Yakhel, 7). Quando Dio ordinò agli israeliti di
conquistare la città murata di Gerico, furono fornite istruzioni specifiche secondo
cui l’Arca doveva essere portata intorno alla città accompagnata dal suono di
trombe. La Bibbia afferma che, il settimo giorno di questo procedura, il muro crollò,
permettendo l’ingresso nella città (Giosuè 6, 1-21).
In una battaglia accesa con i filistei, gli israeliti furono sconfitti e il loro nemico
s’impadronì dell’Arca e la trasferì nella sua comunità. All’istante una grande statua
del loro dio, Dagon, si rovesciò e infine si frantumò, e seguirono altre sventure.
Dopo sette mesi di sofferenza i filistei restituirono l’Arca agli israeliti che vivevano
nella comunità di Bet-Semes. Benché la gente lì si rallegrasse, “guardò l’arca del
Signore A” (un atto vietato da Dio) e oltre 50.000 morirono (1 Samuele 6, 19). In un
altro esempio del potere dell’Arca, due uomini, Nadab e Abiu, si assunsero il
compito di portare un “fuoco illegittimo” per offrire un sacrificio al trono di Dio
sull’Arca e morirono lì per un “fuoco che si staccò dal Signore” (Levitico 10, 1-2).
Anche se non si riferì specificatamente al potere che emanava dall’Arca, Cayce
spiegò: “A ogni vibrazione diventa elettrica nella sua azione e nel suo effetto”
(2492-5). “Elettricità o vibrazione è quella stessa energia, la stessa potenza che
chiamate Dio. Non che Dio sia una luce elettrica o una macchina elettrica, ma quella
vibrazione che è creativa è di quella stessa energia come la vita stessa” (2828-4).
La tradizione orale si riferisce a “scintille” o una radiosità dinamica che forma un
arco fra i due cherubini dorati sul coperchio dell’Arca, forse fungendo da terminali
positivo/negativo. Come ricorda la Bibbia: “In mezzo ai due cherubini che saranno
sull’arca della testimonianza,” disse il Signore a Mosè, “ti darò i miei ordini riguardo
ai figli d’Israele” (Esodo 25, 22).
Questa cassa sacra era coperta di tele di lino e pelli d’animali quando
viaggiavano e circondata di tendine quando stavano fissi in un posto. Il famoso
ingegnere elettrotecnico Nikola Tesla (1856-1943), “il padre dell’elettricità”, ipotizzò
che l’Arca fosse “una macchina in cui l’elettricità veniva generata per mezzo
dell’attrito dell’aria contro le tendine di seta e accumulata in una cassa costruita
come un condensatore”, un tipo di elettricità statica o un accumulatore
elettromagnetico. Tesla, che aveva un grandissimo rispetto per la Bibbia, scrisse:
“A Senza dubbio Mosè fu un elettricista pratico e abile molto in anticipo sui tempi.”
L’elettricità statica fu prodotta con successo nella “batteria di Baghdad” (paese
dei sumeri, circa 2500 a.C.), ed esperimenti con un comune contenitore di vetro, la
grande bottiglia di Leida, dimostrarono che l’energia elettrica può essere generata
in modo molto semplice. (Forse l’Arca vibrava con regolarità ad una bassa intensità
di elettricità statica, ma le veniva infusa un’energia superiore quando lo Spirito
Santo di Dio direttamente trasmetteva dei messaggi attraverso essa.)
Secondo la leggenda, quando l’Arca era riposta nel Tempio di Salomone nel
“Sancta Sanctorum”, il sacerdote che entrava in quell’area per offrire dei sacrifici
aveva una corda legata intorno alla gamba; nel caso fosse morto in seguito alla
forte energia poteva essere tirato fuori senza mettere in pericolo altre persone.
L’ARCA E LE LETTURE
Cayce conferma la descrizione nell’Antico Testamento della costruzione
dell’Arca. Ad almeno sette individui che ricevettero delle letture sulle loro vite
passate fu detto che avevano partecipato alla costruzione, decorazione o al
trasporto di questa famosa cassa dorata. Queste persone erano conosciute in
questa incarnazione passata come: Belda, che era stato “un inserviente nelle
attività riguardo al servizio stesso del tempio” e “nei preparativi delle tende intorno
all’Arca” (1000-14); Jehocehan, “aiutò quelli a montare a Gilgal A l’Arca
dell’Alleanza A” (1033-1); un altro, Areil, aiutò a decorare l’Arca (1123-1); Barthuel,
lavorò “con metalli così come con il legno”, partecipando all’iniziale costruzione
dell’Arca (1747-3); Abiden, fu noto “per il disegno dell’Arca in particolare, i suoi
contenuti, la sua fattura, i tendaggi per il luogo sacro” (2398-2); Shaib, “preparò i
tendaggi” durante la costruzione dell’Arca (3706-2); Emeliel, fu riconosciuto come
uno “che portò l’Arca” (5275-1).
Queste letture specifiche di Cayce per individui che erano vissuti in tempi
dell’Antico Testamento non solo affermano il concetto della reincarnazione, ma
richiamano anche in mente la forte possibilità che anche noi siamo vissuti in
quell’epoca. Consideriamo, quindi, che il viaggio attraverso il “deserto” verso la
“Terra Promessa” di quella gente dagli strani nomi potrebbe far parte delle nostre
storie personali!
DOV’E’ L’ARCA PERDUTA OGGI?
Fra i rotoli del mar Morto trovati a Qumran (1952) fu il rotolo di rame che elencava
i tesori sacri salvati dal tempio di Salomone. Disse che “tutto l’oro e l’argento
del Grande Tabernacolo [enfasi dell’autore] e i suoi tesori A” erano nascosti nella
valle di Anchor “sotto la collina su cui si deve salire A” Un’altra fonte sosteneva
che il profeta Geremia “trovò un vano a forma di caverna in cui introdusse il
tabernacolo e l’arca e l’altare degli incensi e sbarrò l’ingresso (2 Maccabei, 2, 5)
Le letture di Cayce mettono in chiaro: “Perché – perché si è preso così poco in
considerazione come, con il ritorno, si è pensato così poco al fatto dove fosse l’arca
dell’alleanza, che doveva per sempre restare nel Sancta Sanctorum? L’Arca non era
stata distrutta e non fu distrutta, né rimossa, finché arrivò il Principe di Pace, che
dichiarò che ‘né in questa città né su questo monte, bensì nei cuori degli uomini ci
sarà l’incontro nel Sancta Sanctoruma.’” (1000-14)
Di conseguenza, benché l’Arca ancora esista, Dio non comunica più attraverso
essa. Invece la Coscienza Cristica è “il tabernacolo più grande e più perfetto, non
costruita da mano di uomo A” (Lettera agli Ebrei 9,11) “Porrò le mie leggi nella loro
mente e le imprimerò nei loro cuori A” (ibid. 8, 10).
Cayce raccomandò: “Sta vicino all’Arca dell’Alleanza che è dentro di te, sapendo
che il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo devono passare dentro e attraverso di te se
vuoi avvicinarti di più vicino alla pienezza dei tuoi scopi sulla Terra” (5177-1). Perciò
quella stessa energia che una volta pulsava fra le ali stese dei due cherubini dorati
sull’Arca ora si muove in ognuno di noi – formando un arco fra la nostra ghiandola
pituitaria e quella pineale – quando la nostra natura spirituale si sveglia e
silenziosamente cerca la comunione con il Signore.
Possiamo ipotizzare che il concetto dell’Arca dell’Alleanza si sia gradualmente
evoluto nella costruzione di chiese, dove la gente s’incontrava per glorificare Dio e
mantenere il contatto con Lui, sempre chiedendo il suo intervento nelle loro vite.
Ma che si manifestasse da una cassa dorata, una grande cattedrale o da dentro
di noi, il Creatore è sempre rimasto vicino ai Suoi figli, offrendo guida,
rassicurazione, speranza, amore e perdono.
CAYCE E L’ARCA: “C’è molto, come indicato, che è di natura estremamente
sensibile; molto che appartiene a ciò che molti chiamano etereo o irreale o non
pratico. Ma con un ideale l’entità può andare lontano. Può essere stabilito nello
studio di quelle cose che fanno parte del modo di presentare le bellezze nelle
decorazioni e nelle forze decorative dentro e fuori. Oppure può essere stabilito
nello studio del perché di quelle cose presentate nell’Esodo o nel Levitico riguardo
al modo di costruire l’alleanza –l’arca dell’alleanza, o il tabernacolo, e
specialmente riguardo al tipo di decorazioni; inoltre il tipo di decorazione nel
tempio prima costruito da Salomone e poi ciò che è rappresentato specialmente
da ciò che è stato scritto nella Lettera agli Ebrei, sul come tutte queste cose sono
solo schemi, le espressioni delle emozioni che vengono dal corpo dell’uomo
stesso, e come quell’Uno rappresenta un ideale per il mondo, per la terra in tutte le
forme.” (1123-1)
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