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sabato 23 ottobre 2021

Che cosa dobbiamo fare con Gesù

(Kevin J. Todeschi)
Io sono il buon pastore: il buon pastore offre la vita per le pecore .. .Io sono il
buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me. Come il Padre
conosce me, così conosco il Padre: e offro la mia vita per le pecore. E ho altre
pecore che non sono di quest’ovile: anche queste io devo condurre, e ascolteranno
la mia voce e diventeranno un solo gregge, e un solo pastore. (Giovanni 10,11, 14-
16)
Per un periodo di tre anni Gesù il Nazareno ammassò un gruppo di seguaci che
avrebbero infine iniziato una delle più grandi trasformazioni religiose che il mondo
avrebbe mai conosciuta. Queste persone, da tutti i sentieri e stazioni della vita, Lo
seguirono per le Sue promesse, il fascino della Sua presenza e l’impatto del Suo
ministero. Forse, più che qualsiasi altra cosa, erano i miracoli di guarigione di Gesù
che all’inizio attirarono così tanti a Lui. La sua fama si diffuse in tutta la Terra Santa
e, quasi con altrettanta rapidità, nacquero i dissensi sul chi era questo Uomo? Il
consenso unanime su quell’unica domanda ha eluso gran parte dell’umanità negli
ultimi 2000 anni.
In tutta la storia le prospettive che la gente ha avuto sulla vita e gli insegnamenti
di Gesù sono state varie, spesso anche in contrasto fra di loro. Alcuni individui
coinvolti nelle cosiddette “filosofie della New Age” o negli studi religiosi
comparativi hanno spesso deciso che Gesù fosse “solo un insegnante”. Altri hanno
deciso di ignorarLo del tutto. E’ stato solo un profeta? I membri delle religioni non
cristiane possono aver ignorato la Sua vita e il Suo ministero. Altri possono aver
detto: “Beh, i cristiani sono stati crudeli con me e perciò Gesù non mi interessa.” E’
stato un Uomo che ha commesso bestemmia pensando a Se Stesso come Dio?
Persino fra coloro che si chiamano cristiani non esiste un accordo perfetto sulla
Sua divinità. Come risultato delle dispute sul significato della Sua vita e del Suo
ministero ci sono dozzine di fazioni confessionali, accuse di eresia, scismi di fede e
innumerevoli guerre. E’ stato l’unico Figlio di Dio? E’ stato un Dio che divenne
umano, o è sempre stato un Dio? Queste e molte altre domande abbondano.
Cercare di comprendere la natura di Gesù e il significato della Sua vita è
qualcosa che la maggior parte di noi ha fatto. Da bambino, crescendo nella chiesa
cattolica, ebbi la massima difficoltà a capire uno degli insegnamenti religiosi che
era la credenza che solo coloro che erano battezzati avevano la possibilità di
salvarsi. Non potevo fare a meno di preoccuparmi di coloro che non avevano mai
sentito di Gesù o quelli che erano stati morti molto prima che Egli fosse nato o
quelli che sembravano molto spirituali, ma erano di un'altra fede. Se eravamo tutti
figli di Dio, perché Dio non voleva darci tutti la stessa possibilità di andare in
paradiso? Benché ci fossero sicuramente dei tentativi di rispondere a questa mia
domanda, le risposte non soddisfacevano il mio bisogno di logica. Semplicemente
non ci sembrava essere alcun senso nel fatto che Dio avesse stabilito le cose in
quel modo.
Nello stesso periodo all’incirca scoprii che anche quelli che sapevano di Gesù
non erano necessariamente d’accordo l’uno con l’altro. Infatti, crescere nello Utah
in una casa cattolica voleva dire fare alcuni brevi incontri con il pregiudizio che mi
confusero le idee del tutto e che addirittura mi ferirono. L’estate scorsa, più di
trent’anni più tardi, incontrò nuovamente il “pregiudizio religioso”, quando due
individui di una grande compagnia di audiovisivi si rifiutarono di collaborare con me
su un progetto che stavo facendo per l’A.R.E., a causa del mio legame con il
materiale di Edgar Cayce e perché loro erano dei “cristiani rinati”. Era ancora
doloroso e alquanto ironico pensare che certe persone non volevano aver a che fare
con me, perché loro amavano Gesù.
Continuano fino ad oggi storie sull’evitare gli altri e su animosità incredibili a cui
cristiani e non cristiani allo stesso modo si sono sottoposti reciprocamente per
questa questione di Gesù. Di fronte a tale disaccordo e confusione qualsiasi
tentativo per una riconciliazione fra le fazioni deve essere impossibile. Oppure no?
C’è forse un altro modo di considerare la vita di Gesù in una maniera che unifichi
invece di dividere l’umanità? La prospettiva trovata nel materiale di Edgar Cayce
suggerisce che esista, ed è una prospettiva che offre alcune intuizioni stimolanti e
profonde.
Per la maggior parte di noi, indifferentemente dalla nostra formazione religiosa -
se ci chiamiamo cristiani, ebrei, musulmani, buddisti o indù, o anche agnostici - il
Gesù con cui siamo stati cresciuti non è necessariamente il Gesù nelle letture di
Edgar Cayce. Però, se lo esaminiamo da vicino, sembra il Gesù che incontriamo
nella Bibbia. Guardiamo più da vicino la prospettiva delle letture. Chi è stato questo
Gesù di Nazareth? E che cosa dobbiamo fare con questo Uomo?
Gesù come Fratello Maggiore
Queste cose ve le ho dette, affinché in me possiate avere pace. Nel mondo avrete
delle tribolazioni: ma state allegri; io ho superato il mondo. (Giovanni 16,33)
Essenzialmente le letture presentano Gesù come il nostro “Fratello maggiore”,
come un’anima che venne per mostrare ad ognuno di noi la via del ritorno alla
nostra Fonte spirituale, manifestando in modo perfetto le leggi del Creatore. Parte
della Sua missione fu dimostrare pienamente la consapevolezza vivente dello
Spirito sulla terra - qualcosa che ognuno di noi dovrà fare col tempo. Alla fine
saremo tutti sfidati a manifestare lo stesso modello nella nostra vita attraverso
servizio e amore incondizionato. Infatti, la vita di Gesù fatto di servizio per gli altri ci
dà un esempio per tutta l’umanità. Come dichiara una lettura:
Poiché il Maestro, Gesù, proprio il Cristo, è il modello per ogni uomo sulla terra,
che egli sia pagano o ebreo, parto o greco. Poiché tutti hanno il modello, che
facciano appello a quel nome o no ... 3528-1
Questo modello di perfezione viene chiamato la Coscienza Cristica, “descritta
come la consapevolezza in ogni anima, impressa come schema sulla mente e in
attesa di essere risvegliata dalla volontà, dall’unità dell’anima con Dio.” (5749-14)
Indifferentemente dalle credenze religiose o personali degli individui questo
modello di Cristo esiste come potenziale in ogni fibra del loro essere. E’ quella parte
di noi tutti che è in perfetto accordo con il Creatore e che sta semplicemente in
attesa per trovare espressione nella nostra vita.
Un uomo di trentotto anni, che principalmente desiderava delle informazioni
supplementari su come poter manifestare meglio lo scopo della sua vita, chiese un
chiarimento sulle parole “Gesù” e “Cristo”:
D- Qual è il significato e l’importanza delle parole Gesù e Cristo . . .?
R- Proprio come indicato. Gesù è l’uomo - l’attività, la mente, i rapporti che aveva
con gli altri. Sì, Egli pensava agli amici, Egli era amorevole, Egli era gentile, Egli era
dolce. Egli diventò fragile, Egli diventò debole - eppure ottenne quella forza che Egli
ha promesso, nel diventare il Cristo, soddisfacendo e superando il mondo! Tu sei
reso forte - nel corpo, nella mente, nell’anima e nello scopo - da quel potere nel
Cristo. Quindi, il potere è il Cristo. Il è modello in Gesù. 2533-7
Questo potere trasformativo della Coscienza Cristica viene risvegliato quando gli
individui agiscono in accordo con il modello stabilito dall’esempio della vita di
Gesù. Infatti, questo risveglio è lo scopo essenziale per cui ogni anima entra nella
vita:
D- Qual è lo scopo principale di questa incarnazione?
R- Per glorificare la Coscienza Cristica sulla terra - nella vita di coloro con cui vieni
a contatto e per viverla tu stesso. 2441-4
In altre parole, uno degli scopi per ognuno di noi è vivere un “ministero di
guarigione”. Ciò che Gesù ha fatto, lo siamo chiamati tutti a fare, e dal racconto
biblico è chiaro che Egli guarì chiunque Gli si presentasse.
Hugh Lynn Cayce era solito riferirsi allo stesso argomento quando diceva:
“Guariamo o feriamo ogni singolo individuo con cui veniamo a contatto attraverso i
nostri pensieri, le nostre parole e le nostre azioni.” L’impatto che abbiamo gli uni
con gli altri è incalcolabile. Eppure, se lo desideriamo, i nostri passi possono essere
guidati lungo il sentiero della nostra vita, perché Gesù è un Maestro vivente, un
Fratello maggiore che ci assisterà nella nostra vita quotidiana e ci indicherà la
direzione che dobbiamo prendere. Essenzialmente possiamo aspettarci che quella
direzione sia il servizio agli altri - ciò che Cayce a volte chiamava “preferire”
qualcun altro o mettere le loro necessità al primo posto:
...“Amatevi l’un l’altro”, in tale modo che tu preferisca persino quelli che parlano
male di te sopra di te, persino colui che vorrebbe farti del male, persino colui che
parla in modo sgarbato, ingiusto; tu preferisci loro e il loro approccio a quel trono al
di sopra del tu sé. Questo è il modo. Questa è la via, la Sua via. Poiché Egli è la via,
la verità e la luce. In Lui non vi è oscurità . . . E troverai, come arrivano i giorni,
come passano le settimane, che ti sarà mostrato giorno per giorno il passo
successivo. 683-2
Gesù come Maestro Vivente
Perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me, e io in te, siano
anch’essi in noi una cosa sola: perché il mondo creda che tu mi hai mandato. E la
gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro; perché siano una cosa sola, proprio
come noi . . . (Giovanni 17,21-22)
Proprio come un fratello più grande può a volte fornire introspezione e consigli
per alcune delle difficoltà della vita - perché egli o ella le ha passate prima - Gesù
come Fratello maggiore può assisterci nell’affrontare le sfide della vita. Ciò che può
sorprendere gli individui è che questo fatto non ha nulla a che fare con la religione,
ha a che fare con spiritualità e con la scoperta del nostro vero rapporto con Dio - un
rapporto che condividiamo con Gesù.
Quando chiese come affrontare le difficoltà personali, un individuo ebbe come
risposta:
Riguardo al come affrontare ogni problema: Portalo a Gesù! Egli è la tua
risposta. Egli è Vita, Luce e Immortalità. Egli è Verità ed è tuo Fratello maggiore . . .
“Che cosa vorrebbe Gesù che io facessi” per ogni domanda nei tuoi rapporti con il
tuo prossimo, nella tua casa, nei tuoi problemi giorno per giorno. Questa piuttosto
dovrebbe essere la domanda, più che “Che cosa dovrei fare?” 1326-1

Alcuni anni fa un’esperienza personale mi convinse che l’interesse del nostro
Fratello maggiore per la nostra vita non è semplicemente un credo intellettuale o
una questione di fede; è, invece, una verità letterale. Una notte, dopo un incontro
molto inspirante del gruppo di studio, tornai a casa e mi preparai per
addormentarmi. Una parte della discussione di gruppo di quella sera era stata l’idea
che fosse possibile ricevere una guida utile e significativa dai nostri sogni. Con ciò
in mente misi un taccuino e una penna sul mio comodino e scrissi la domanda:
“Che tipo di guida posso ricevere per la mia crescita spirituale personale?” Una
parte del sogno che ebbi quella notte è come segue:
“. . .ero in Egitto. William (un individuo che conobbi attraverso l’A.R.E.) disse che
un uomo con degli occhi bellissimi, circondato dalla luce, mi stava aspettando in
una parte di un’altra piramide. Sapevo che l’uomo era Gesù e che ero in ritardo,
perché Egli mi aveva aspettato per molto, molto tempo. Strada facendo passai
vicino ai miei genitori che, penso, mi dissero di sbrigarmi.
Arrivai all’altra piramide e Gesù era veramente circondato dalla luce. Aveva un
aspetto così amorevole e comprensivo, e allo stesso tempo sembrava così ‘a casa’
in mezzo a tutta la gente che Gli sedeva intorno. Mi fece sedere vicino a Lui e tutti
cominciarono a farmi delle domande su dei passi di danza che Gesù,
apparentemente, mi aveva insegnato, e mi chiesero di insegnare a loro ciò che
avevo imparato. Ricordai vagamente il fatto che Gesù mi aveva insegnato alcuni
passi di danza, ma non mi ricordavo com’erano, eppure mi ritrovai a dire a tutti che
avrei senz’altro insegnato loro ciò che avevo imparato. Gesù mi guardò
amorevolmente di tanto in tanto e una volta dovetti fermarmi quando mi resi conto
che stavo pensando una cosa poco gentile di un’altra persona ... Gesù mi guardò e
mi ricordò ciò che avevo pensato e mi disse che, più che ogni altra cosa, avevo
bisogno di cominciare a lavorare sui miei pensieri ...” Diario dei Sogni, 18 maggio,
1982
Mi svegliai la mattina dopo, convinto di aver ricevuto una risposta specifica alla
mia domanda, ed era una risposta che era venuta da Gesù Stesso. In aggiunta, il
sogno mi dava anche una possibile introspezione sull’aver lavorato nel passato con
le parole di Gesù e con le leggi universali.
L’idea che lo Spirito sia profondamente impegnato nelle attività del mondo
materiale non è poi tanto straordinaria, considerando la verità sulla natura
dell’umanità. Dalla prospettiva delle letture non siamo semplicemente dei corpi fisici
con delle anime, ma invece siamo degli esseri spirituali che si manifestano sulla
terra. La dinamica di questo legame profondo e letterale con Dio può essere trovata
in tutta la sacra scrittura - cominciando con la Genesi, quando leggiamo che Dio
fece gli umani nell’immagine del Creatore. Ma il nostro rapporto con Dio come
nostro Genitore non è stato forse descritto più chiaramente che nella parabola del
Figliol Prodigo (Luca 15,11-24).
Questa parabola, raccontata da Gesù, descrive chiaramente il viaggio dell’anima:
all’inizio siamo stati con Dio; attraverso la forza del nostro libero arbitrio eravamo in
grado di fare delle scelte che non erano necessariamente in perfetto accordo con il
Creatore. A un certo punto “sorgeremo” e decideremo di ritornare alla volontà
perfetta di Dio per noi - ed Egli ci incontrerà, mentre siamo ancora molto distanti.
Infatti, le letture constatano: “L’anima deve quindi ritornare - ritornerà - al suo
Creatore.” (272-9)
Uomo o Dio ? Come Noi o del Tutto Unico ?
. . . Che farò dunque di Gesù chiamato il Cristo? (Matteo 27,22)
E’ semplicemente un fatto storico che la vita di questo Uomo abbia influenzato
profondamente il corso degli eventi umani. Questo è innegabile. Oltre a questo,
però, c’è poca concordanza. Molto semplicemente, la domanda ancora aperta è se
Gesù era il Figlio di Dio o meno. Per secoli i cristiani hanno risposto di sì
emotivamente, i non cristiani, altrettanto emotivamente, hanno risposto di no. Ma
anche fra i cristiani, ulteriori domande hanno spesso solo complicato il problema di
quanto Gesù sia diverso dal resto di noi: Se Egli è diventato umano, questo non fa
supporre che Egli era come noi? Ma se Egli era come noi, come poteva essere Dio?
Generalmente la risposta sta da qualche parte nel mezzo: Egli era come noi, eppure
non come noi.
Le letture di Edgar Cayce offrono un’alternativa. Infatti, da questo punto di vista, i
non cristiani hanno ragione nella loro posizione che Gesù non fosse l’unico Figlio di
Dio, ma la ragione potrebbe essere molto diversa da qualsiasi cosa che possano
immaginare. Le letture non solo affermano che Gesù fosse il Figlio di Dio, ma
constatano anche la stessa cosa di ognuno di noi: noi siamo tutti figli di Dio e
fondamentalmente, un figlio non è diverso da qualsiasi altro. In altre parole: Gesù
era come ognuno di noi e, in definitiva, ognuno di noi è destinato ad essere come
Lui.
Sebbene tale idea possa dapprima ripugnare a molte persone, si trova la prova
per questa premessa sia nella Bibbia sia nel materiale di Edgar Cayce. Parlando
dell’umanità, Gesù Stesso dichiara: “Essi non sono del mondo, proprio come io non
sono del mondo.” (Giovanni 17,16) Sorprendentemente forse, un uomo d’affari
ebreo arrivò a questa stessa conclusione settant’anni fa nelle domande che pose in
una lettura di Cayce basata su una lettura precedente:
D- “Gesù fu fatto perfetto, Dio entrò nel Suo. Noi siamo uomini non ancora perfetti,
Dio non ancora uguale a Dio. Egli rappresenta il nostro cosiddetto futuro, il sentiero
al trono.”
R- Corretto. Egli è il sentiero al trono, in quanto noi, uomo, dobbiamo diventare
come quell’Uno che dirige la via.
D- “. . Come noi, Gesù era sia Dio sia Uomo, finché Egli diventò solo Dio.”
R- Corretto. 900-100
Prima di offenderci per questa incredibile possibilità, gridando accuse di eresia o
credendo che l’idea sia l’opera del diavolo, dobbiamo guardare da vicino la vita di
Gesù. Non troveremo soltanto che Egli fu accusato di bestemmia per questa stessa
pretesa, ma troveremo che Egli affermò questa verità per ognuno di noi:
Io e il Padre siamo una cosa sola. Poi presero di nuovo delle pietre per lapidarlo.
Gesù rispose loro, Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre mio; per
quale di esse mi volete lapidare? Gli risposero, dicendo, Non ti lapidiamo per
un’opera buona; ma per la bestemmia e perché tu, che sei uomo, ti fai Dio. Rispose
loro Gesù, Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete dei?
(Giovanni 10,30-34)
La legge a cui Gesù si riferisce è l’Antico Testamento, in particolare il Salmo
Ottantadue che asserisce che non solo siamo figli di Dio, ma siamo inoltre anche
“dei” (in fase di sviluppo, si intende).
Anche se i cristiani fondamentalisti si sono offesi per la dichiarazione che
ognuno sia una parte di Dio, negli anni recenti sempre più persone che lavorano
con le tradizioni spirituali esoteriche hanno cominciato a crederlo. Sfortunatamente,
anche coloro che accettano questa premessa hanno spesso dimenticato
l’atteggiamento appropriato che dovrebbe accompagnarla. In realtà, questa pretesa
non è tanto vera come constatazione verbale riferita a se stessi; invece è solo vera
in quanto diventiamo divini l’uno nei confronti dell’altro:
Poiché in verità in Lui, il Padre-Dio, ti muovi e hai la tua esistenza. Agisci di
conseguenza! Non agire come se pensassi di essere un Dio! Puoi diventare tale, ma
quando lo diventi non pensi a te stesso. Poiché qual è il modello? Egli non pensò
che fosse un furto renderSi uguale a Dio, ma Egli agì di conseguenza sulla terra.
Egli si tolse ogni condizione o rango perché tu, attraverso la Sua grazia, attraverso
la Sua compassione, attraverso il Suo sacrificio, potessi avere un avvocato con
quella Prima Causa, Dio; quel primo principio, spirito. 4083-1
Dobbiamo Cominciare ad Agire come Gesù
Poiché io vi ho dato un esempio, affinché voi facciate come io ho fatto a voi.
(Giovanni 135)
Per anni ho combattuto con ciò che significa realmente vivere in accordo con ciò
che Gesù vorrebbe che io facessi. Spesso ho evocato immagini di passi che dovevo
fare (anche se non con troppo successo) per “fare quello che avrei dovuto fare”.
Troppo spesso queste cose finivano per essere orientate verso una meta - come
scrivere un articolo sui principi spirituali. Oppure sembravano molto al di là della
mia portata, desiderio o capacità presenti - come vivere un’esistenza alla Madre
Teresa. E’ solo relativamente di recente che ho cominciato a rendermi conto che la
vita è un progresso, non è una destinazione. Per me questo significa che oggi, in
qualunque circostanza mi trovi, ho la possibilità di “sorgere e ritornare al Padre”
per mezzo del modo in cui interagisco con gli altri. Anche se questo pensiero deve
ancora penetrare nella profondità della mia consapevolezza (cioè, “reagisco”
ancora troppo spesso in modo non appropriato), è un frammento di sapienza che
continua a combaciare con il compito importante di “lavorare sui miei pensieri” -
cioè, lavorare su chi sono, piuttosto che concentrarmi tanto su ciò che sto facendo.
Il Gesù che ci unisce è un Fratello maggiore profondamente impegnato ad
assistere il ritorno di ogni singola anima alla consapevolezza della loro unità con
Dio, fino a quando “ci sarà un gregge e un pastore” (Giovanni 10,16). Questo Gesù
non è interessato alla conversione religiosa, al settarismo o alle grandi realizzazioni
personali; invece, Egli è semplicemente interessato al come ci trattiamo l’un l’altro.
Questo stesso suggerimento fu dato a Thomas Sugrue, l’autore di Vi è un Fiume. E,
più che ogni altra cosa, credo che sia questa guida che abbiamo l’opportunità di
imparare da Gesù, il nostro Modello, il nostro Fratello maggiore.
Che cosa [quindi] farai con questo Uomo, tuo Fratello maggiore, il tuo Cristo che
- perché il tuo destino possa essere sicuro in Lui - ti ha mostrato la via più
eccellente. Non in potenti atti di valore, non nell’esaltazione della tua conoscenza o
del tuo potere; bensì nella dolcezza delle cose dello spirito: amore, gentilezza,
sopportazione, pazienza; queste cose tuo Fratello te le ha mostrate, perché tu,
applicandole nelle tue associazioni con il tuo prossimo giorno per giorno, qui un
po’, là un po’, possa diventare una cosa sola con Lui, come Egli ha destinato che tu
dovresti essere! Ti vuoi separare? Poiché non c’è nulla ... che ti possa separare
dall’amore del tuo Dio, del tuo Fratello, tranne il tuo stesso sé! 849-11
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