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sabato 23 novembre 2019

Da Darwin a Cayce

L’incontro fra evoluzione ed involuzione
di Mark Thurston, Ph.D.
Solitamente non si parla contemporaneamente di Charles Darwin e Edgar Cayce.
Pare che questi due personaggi di cardinale importanza, entrambi nati nel diciannovesimo
secolo, abbiano lavorato creativamente in sfere diverse – l’uno come pioniere della
scienza naturale, l’altro come esploratore dei luoghi intimi della mente e dello spirito. In
realtà, potrebbe essere facile assumere che la loro ricerca e i loro insegnamenti si
contraddicano – l’uno si concentrò sulle realtà fisiche della biologia e della selezione
naturale, l’altro mise in rilievo la supremazia del mondo invisibile che si trova dietro ogni
realtà materiale.
Alcuni mesi fa, un’avventura personale mi fece, però, considerare quanto distanti o
compatibili siano davvero Darwin e Cayce. Durante un viaggio in un luogo lontano, che fu
importantissimo per lo sviluppo delle teorie di Darwin, fui stimolato a cercare dei modi in
cui questi due uomini potevano essere visti almeno come complementi nella creazione di
un quadro più ampio sul funzionamento della vita.
In molti modi la “Nuova Era” di cui Cayce ed altri parlarono è prevalentemente una
questione di scienza e spiritualità che trovano un terreno comune. Per esempio, una
caratteristica dei nostri tempi è vedere le esplorazioni del mondo interiore e le esplorazioni
del mondo esterno come essenzialmente due lati della stessa moneta. Coloro che
respingono questa sintesi saranno come i capi della chiesa nel Rinascimento, i quali
restarono cocciutamente fedeli al punto di vista medievale e rifiutarono la nuova
conoscenza degli scienziati come Copernico e Galileo. Ora, all’inizio del ventunesimo
secolo, - un periodo che sembra il secolo delle scienze biologiche e naturali – quelli di noi
profondamente interessati alla spiritualità dovrebbero cercare dei modi per collegare gli
insegnamenti di figure pionieristiche come Darwin e Cayce.
Per me l’incentivazione a questo tipo di pensiero fu un viaggio recente alle isole
Galapagos. C’era qualcosa di molto speciale in queste isole che permise a Darwin di
raccogliere alcune delle prove più importanti per sostenere le sue teorie nascenti. Sembra,
però, un luogo lontano ed inospitale perché vi venisse un giovane genio. Chi era questo
uomo che è passato alla storia come una delle figure più rivoluzionarie nella scienza?
A 16 anni Darwin (era nato nel 1809) se ne andò da casa per studiare medicina
all’università di Edimburgo. Ma la vista della chirurgia eseguita senza anestesia gli ripugnò
e alla fine andò all’università di Cambridge per prepararsi a diventare sacerdote. Dopo
aver ottenuto la laurea, Darwin continuò a sviluppare la sua passione per lo studio della
natura ed accettò un invito a servire come naturalista senza paga sulla Nave di Sua
Maestà, la “Beagle”, che salpò alla fine del 1831 per una spedizione scientifica di cinque
anni nelle terre nell’Oceano Pacifico.
La ricerca di Darwin che derivò da questo viaggio venne a costituire la base del suo
famoso libro Sull’Origine delle Specie per Mezzo della Selezione Naturale. Pubblicato
nel 1859 – circa 18 anni prima della nascita di Edgar Cayce – il libro fu forte oggetto di
discussione. In questa pubblicazione innovatrice Darwin descrisse la sua teoria
dell’evoluzione, mettendo in discussione le convinzioni contemporanee sulla creazione
della vita sulla terra. Darwin visse con la sua famiglia vicino a Londra e continuò a scrivere
e pubblicare le sue opere sulla biologia per tutta la vita. Pare che, nell’ultima parte della
sua vita, abbia sofferto di un disturbo di panico e di una malattia rara contratta durante i
suoi viaggi nell’America del Sud. Era afflitto dall’affaticamento e da una malattia intestinale
per il resto della sua vita e morì nel 1882.
Al suo tempo, le osservazioni, teorie e pubblicazioni di Darwin
minarono la visione del mondo della sua era, compresa la nozione che
Dio aveva con cura e con uno scopo creato il mondo e ogni tipo di
creatura e pianta, esattamente come li troviamo nei tempi moderni. A
quell’epoca la maggior parte della gente pensava che il mondo in cui
vivevano fosse lo stesso di quello creato da Dio migliaia di anni fa, com’è descritto nella
Genesi. Il punto più controverso di Darwin era la nozione che venne divulgata come “gli
esseri umani discendono dalle scimmie”, cosa che, naturalmente non rispecchia in modo
preciso il punto di vista della sua teoria, ma comunque coglie l’essenza del principio: gli
esseri umani in realtà non sono proprio tanto speciali; siamo semplicemente ancora
un’altra specie che si è sviluppata con un processo evolutivo.
A prima vista sembrerebbe che gli insegnamenti di Cayce, diverse decadi più tardi,
confutino Darwin, almeno per quanto riguarda le origini dell’umanità. Come una volta
Cayce lo espresse: “L’uomo non discende dalla scimmia, ma l’uomo si è evoluto – è
risuscitato, capisci, di quando in quando, ogni tanto, un po’ qui, un po’ là, linea su linea e
linea e linea su linea”. (3744-5) Come dobbiamo giudicare questa asserzione,
specialmente alla luce delle prove scientifiche quasi certe che i nostri corpi come homo
sapiens contengano un’assomiglianza del DNA così notevole con altri primati? Qui
dobbiamo stare attenti. Diventiamo come i capi cocciuti della Chiesa di 500 anni fa, se
ignoriamo il fatto inconfutabile che i nostri corpi appartengono al regno animale e che sono
il prodotto di millenni di evoluzione biologica.
In realtà, 123 letture di Cayce alludono all’”evoluzione”, quindi non era un principio che
egli metteva in dubbio. Piuttosto si trattava di definire “che cosa” si evolve e come il mondo
invisibile, non materiale dello spirito è anch’esso incluso nel processo.
La storia di Cayce della creazione e della comparsa di forme di vita sulla terra è
certamente un racconto complesso ed affascinante. Alcuni la trovano ispirante; altri hanno
l’impressione che sia una favola fantastica, priva di prove a sostegno. Ma affinché non ci
facciamo prendere dagli aspetti sensazionalistici di questo racconto – la coscienza
spirituale ribelle che si proietta in animali e piante; razze miste di animali; umani con code
e piume – concentriamoci sull’essenza della sua storia della nostra creazione.
Cayce mise risalto sull’”involuzione” piuttosto che sull’”evoluzione”. Involuzione è il
processo di “farsi coinvolgere o restare impigliato”. E così, nella filosofia spirituale di
Cayce, l’origine dell’uomo è per prima cosa una creazione spirituale. In questo senso,
“l’uomo non si è evoluto dalle scimmie” perché inizialmente ciascuno di noi è stato un
essere del mondo spirituale. Ma il piano divino per noi fu di crescere oltre a ciò che
eravamo all’inizio – in questo senso, di “evolverci” nella coscienza. Il piano per noi fu di
conoscere la nostra unione con Dio e anche di conoscere pienamente la nostra stessa
individualità. (“ D come entità-anime, affinché noi potessimo sapere di essere noi stessi,
eppure tutt’uno con Lui D” 3003-1) Quel piano richiedeva l’involuzione – l’arrivo di esseri
spirituali nel mondo tridimensionale, materiale. Attraverso l’involuzione ci fu data
l’opportunità di fare esperienza di noi stessi in un modo concentrato, individuale. Almeno
un nuovo tipo di consapevolezza fu reso possibile.
Ma nel racconto minuzioso di Cayce le cose presero una piega sbagliata. Le anime
cominciarono ad usare il loro libero arbitrio in modo ribelle. Le esperienze non servivano
più tanto a portare consapevolezza spirituale nella realtà materiale, quanto invece auto
gratificazione e diversivo egoistico. La materialità cominciò a non servire da banco di
prova per un nuovo tipo di consapevolezza cosciente, quanto invece da prigione e
trappola. Si stava perdendo il potenziale dell’involuzione.
Per riscattare le possibilità dell’involuzione, doveva avere un ruolo l’evoluzione. Ma non
era l’evoluzione puramente materialistica che era tutto quello che Darwin riuscì ad
immaginare. Dal mondo spirituale fu creato per le anime un tipo di corpo molto speciale.
La forma umana fu creata dapprima come una creazione spirituale. Quel corpo fatto di
energia sottile aveva lo schema per un sistema nervoso estremamente sensibile e i centri
spirituali (o “chakra”) che avrebbero reso possibile un nuovo tipo di coscienza individuale.
Ma quello schema dell’energia sottile – quel corpo spirituale – doveva
necessariamente assumere una presenza fisica ed ora entrò in gioco
anche il processo fisico dell’evoluzione. Per mezzo dell’intervento dal
mondo spirituale, una specie di primati si venne a trovare sotto
l’influenza di quello schema corporeo che era stato creato nel regno
invisibile. E nel corso di molti millenni – seguendo le leggi fisiche della
mutazione e della selezione naturale – si evolse lentamente una nuova specie come homo
sapiens. Nel capitolo sulla “filosofia” della biografia di Cayce, Vi è un Fiume, Thomas
Sugrue lo descrive in questo modo: “Le anime discesero su queste scimmie – aggirandosi
al di sopra ed intorno ad esse piuttosto che occupandole – ed influirono su di esse perché
si muovessero verso una meta diversa rispetto a quella semplice che avevano seguito”. Le
anime potevano proiettarsi o “incarnarsi” in quei corpi fisici ed ora ebbe inizio la storia
umana – ma sempre con quell’intento originale che in precedenza era stato travisato e
perso: che le anime diventassero compagne co-creative e coscienti di Dio, sapendo di
essere se stesse eppure sempre tutt’uno col Tutto.
Che cos’è che agevolò la visione di Cayce di come involuzione ed evoluzione furono
entrambe parti importanti nella nostra storia? Quale fu il laboratorio che permise a Cayce,
lo scienziato spirituale, a cogliere queste immagini, intrecciando involuzione ed
evoluzione? Quale fu l’equivalente per Cayce di quello che Darwin trovò
sulle isole Galapagos?
Per rispondere a queste domande, consideriamo ciò che rese le
Galapagos un laboratorio così straordinario per Darwin. Egli fu in grado di
isolare delle variabili. Fu in grado di vedere ciò che accade nel tempo
quando un organismo viene lasciato da solo per cambiare. Gli esempi
migliori furono i passeriformi della famiglia dei fringillidi – 13 specie
diverse su isole diverse e tutte avevano un tipo diverso di becco, disegnato precisamente
per essere adatto al genere di cibo disponibile su quell’isola. Ci fu lo stesso tipo di prova
ad ispirare Darwin quando esaminò diverse specie di iguane. Le diverse isole hanno
caratteristiche diverse e così le iguane si erano evolute per sopravvivere al meglio sulla
loro particolare isola – per esempio, le iguane marine nere su alcune isole e le iguane
terrestri marroncine su altre.
Ma il laboratorio di Cayce non fu affatto lo stesso. Per lui, il “laboratorio” era la stanza
nella quale faceva le sue letture chiaroveggenti. E erano le letture sulla salute a dargli
circa 9000 osservazioni scientifiche nell’arco di un periodo di 43 anni. In ciascun di queste
migliaia di storie di casi poteva isolare le variabili e vedere come interagiscono. La sua
chiaroveggenza medica e la sua visione spirituale gli permettevano di vedere in una nuova
luce l’essere finalizzato ad uno scopo del corpo umano.
In realtà, spesso viene trascurata l’importanza delle letture sulla salute. Esse
contengono molto di più di un insieme di raccomandazioni olistiche e di medicina naturale
sulla salute. Sono una filosofia estremamente sofisticata sull’interazione di corpo, mente e
spirito. Quelle 9000 letture mediche sono il cuore e l’anima dell’eredità che Cayce ci ha
lasciato. Qualcuno forse sostiene che Cayce abbia fatto esclusivamente letture sulla
salute per i primi 23 anni della sua opera chiaroveggente perché stava ancora raffinando e
sviluppando il suo dono per gli altri tipi di letture che poi sono diventate possibili negli ultimi
20 anni. Quel modo di ragionamento rende le letture sulle vite passate o le letture
sull’interpretazione dei sogni in qualche modo più importanti delle semplici letture sulla
salute.
Al contrario, si potrebbe argomentare che ciò che rende Cayce una
figura così importante nella storia umana è il suo punto di vista rivoluzionario
sul corpo umano. Ci mostra una via per comprendere il corpo come un
mezzo per il lavoro spirituale. Presenta il corpo umano non come un
ostacolo alla crescita dell’anima, bensì piuttosto come l’istrumento
attraverso il quale la crescita dell’anima viene incrementata.
E tutto questo è possibile nella filosofia olistica di Cayce grazie al modo
pratico in cui fu in grado di sintetizzare i principi dell’involuzione e dell’evoluzione. Egli
aggiunse altre informazioni alle osservazioni brillanti che Darwin fece sulle isole
Galapagos. Cayce prende i fatti della scienza biologica materialistica e li integra con le sue
percezioni chiaroveggenti su come le energie di corpo, mente e spirito interagiscono. In
questo matrimonio fra la teoria dell’evoluzione e quella dell’involuzione, Cayce ci offre un
modello molto importante per le decadi future. Senza dubbio le scienze tradizionali e le
esplorazioni della spiritualità continueranno a svilupparsi nel 21esimo secolo. La nostra
sfida sta nel trovare modi per comprendere queste due correnti come ricerche
complementari che, alla fine, ci portano alla stessa verità.
Venture Inward, marzo/aprile 2004
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