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sabato 23 ottobre 2021

Edgar Cayce e lo gnosticismo

Cercare Dio dentro di noi
In una lettura di Cayce eseguita nel 1941 per Thomas Sugrue l’autore della
biografia di Cayce “La storia di Edgar Cayce – vi è un fiume”, troviamo questa
domanda:
E’ lo gnosticismo il tipo di cristianesimo più vicino a quello che è stato dato
attraverso questa fonte?
La risposta di Cayce in trance:
Questo è un paragone ed era quello comunemente accettato finché si cominciò a
stabilire delle regole in cui ci furono i tentativi di prendere delle scorciatoie. E non
ce ne sono nel cristianesimo! (5749-14)
Grazie ai ritrovamenti di Qumran poi chiamati la biblioteca di Nag Hammadi, nel
1947, solo pochi anni dopo la domanda di Sugrue, la risposta di Cayce diventò più
chiara quando , nel 1979 fu pubblicato il libro I vangeli gnostici di Elaine Pagels,
professoressa di religione all’Università di Princeton. Questo testo spiega il
rapporto controverso fra i vari gruppi gnostici con coloro che esprimevano ciò che
diventò il punto di vista ortodosso nel corso dei primi quattro secoli di
cristianesimo. Il primo movimento cristiano fu molto vario e ricco di controversie e
quei vari gruppi fecero ogni sforzo per definire il significato di Gesù e del Suo
rapporto con Dio e con l’umanità.
A questo punto è importante dare una definizione del termine gnosticismo, e
dato che gli studiosi non concordano su un termine specifico useremo una
definizione ampia: lo gnosticismo è la credenza che, all’interno della coscienza di
ogni anima, c’è una conoscenza e consapevolezza interiore e personale della nostra
unione con Dio. La consapevolezza cosciente di questa unione è disponibile
attraverso la contemplazione, la meditazione e la preghiera profonda. I greci
chiamavano questa consapevolezza cosciente Conoscenza o Gnosi. L’uso che
Sugrue ha fatto del termine “gnosticismo” si riferiva certamente alla definizione più
ampia appena citata, invece delle molte denominazioni specifiche indicate da chi
studia le varie scuole di pensiero gnostico. Spiega anche l’inizio della risposta di
Cayce: “Questo è un parallelo e fu quello comunemente accettato.” Le letture non
necessariamente definiscono tutti questi sistemi di pensiero specificamente
gnostico come “comunemente accettati”, bensì il concetto generale che l’intima
consapevolezza o conoscenza (gnosi) della nostra unione o unità con Dio è a
disposizione di ogni cercatore.
Secondo la maggior parte dei sistemi di pensiero gnostico, questa coscienza di
Dio presente in tutti è una porzione di ogni anima ed è stata celata attraverso un
trasferimento ad una maggiore attenzione sul mondo materiale e le sue molte
distrazioni. Le letture di Cayce offrono senza dubbio un punto di vista parallelo della
storia della creazione che comprende uno spostamento dalla nostra unione
cosciente con Dio verso uno stato di uso egoistico del mondo materiale. Le letture
contengono anche una soluzione al nostro ritorno alla consapevolezza di questa
unione attraverso il risveglio di ciò che Cayce chiamava la Coscienza Cristica. Nella
lettura 5749-14 definì questa Coscienza Cristica come la consapevolezza in ogni
anima della sua unione con Dio che è impressa nella mente
come schema e che attende di essere destata dalla
volontà. Il concetto di Cayce del rapporto dell’anima con
Dio trova una corrispondenza con la scuola di pensiero
gnostica riguardo alla storia e il ritorno futuro alla
consapevolezza cosciente della sua unione con Dio.
Corrispondenze con le letture di Cayce
Quali altri schemi nelle letture di Cayce hanno una
corrispondenza con i concetti gnostici? Alcuni testi
gnostici così come altri pensatori paleocristiani come ad
esempio Origene (teologo del III secolo) includevano il
concetto della reincarnazione nel loro modo di vedere il mondo. Lasciavano
intendere che tutte le anime cadute alla fine sarebbero ritornate al loro stato
originale di coscienza colmo di armonia e pienezza. Oltre al punto di vista sulla
reincarnazione, il sentiero per questo ritorno era simile a quello descritto da Cayce.
Uno di questi sentieri era quello insegnato da Valentino i cui insegnamenti sono
vicini a quelli delle letture.
Valentino nacque in Egitto intorno al 100 d.C., fu istruito ad Alessandria, si
trasferì a Roma intorno al 138 e diventò un insegnante noto e membro rispettato
della Chiesa Romana. Clemente di Alessandria riferì che Valentino sostenne di
avere derivato i suoi insegnamenti da Theodas, discepolo e seguace di Paolo.
Come sono gli insegnamenti di Valentino rispetto a quelli di Cayce?
• Valentino insegnò che, in origine, il Dio trascendente non creò il mondo come
domicilio per le anime, questo è simile alla storia della creazione nelle letture.
• Valentino disse che qualcosa non va nel mondo e che la struttura dell’essere
è in cattive condizioni e difettosa in conseguenza della nostra ignoranza del
nostro vero stato. Viviamo in un’illusione creata da noi stessi e non capiamo
chi siamo davvero. Possiamo superare questo solo conseguendo la Gnosi o
Conoscenza del nostro vero stato di essere. Le letture di Cayce descrivono
uno stato simile.
• Gli gnostici valentiniani offrirono dei corsi a coloro che cercavano una
comprensione profonda degli insegnamenti del Cristo. Invece di predicare un
messaggio in una chiesa, i valentiniani avevano delle scuole dove quelli che
desideravano crescere spiritualmente arrivavano per imparare. Erano
condotte come studi di piccoli gruppi al di fuori delle regolari attività
ecclesiastiche. Quando Edgar Cayce affermò che tutti possono raggiungere
livelli superiori di coscienza, un gruppo dei suoi amici decise di chiedere alla
fonte che cosa dovevano fare. Così nel 1931 ebbe inizio il Gruppo di Studio
n°1. Continuarono per 12 anni e pubblicarono Una Ricerca di Dio, libro 1 e 2.
La fonte diede delle letture sul loro sviluppo e consigliò loro come crescere e
presentare il materiale. Questo diventò la base del programma per i gruppi di
studio dell’A.R.E., un programma di studio per piccoli gruppi per la crescita
spirituale.
• I valentiniani restarono nella chiesa, ma credevano che ci fossero dei misteri
più profondi di quelli che venivano offerti nella chiesa, così li insegnarono per
conto proprio. Anche Cayce rilevò l’importanza di non trasformare le letture
in un nuovo “ismo”, e di restare nella chiesa ed usare il materiale nelle letture
per rendere più forte la propria vita nella chiesa.
La scuola valentiniana offriva un’interpretazione più esoterica della dottrina e
pratica cristiana. Nell’opinione degli gnostici, gli ortodossi leggevano i testi in modo
troppo letterale e, di conseguenza, non comprendevano i misteri della crescita
spirituale, né si impegnavano nella disciplina richiesta. I valentiniani partecipavano
alla vita della chiesa, ma tenevano i loro incontri separatamente. Gli incontri erano
aperti a tutti quelli che erano interessati. Non potevano insegnare i loro misteri nella
chiesa, visto che molti non erano interessati o pronti. C’erano dei corsi per nuovi
arrivati e corsi avanzati per chi diventava più maturo nella fede.
La crescita spirituale
In tutte le letture che portarono ai libri dei gruppi di studio, Una Ricerca di Dio 1 e
2, Cayce mise in rilievo il ruolo di Gesù come nostro maestro, salvatore, fratello
maggiore e l’ideale che dovremmo seguire. Guidato dalle letture, il primo gruppo di
studio lavorò insieme verso una crescita spirituale maggiore e un movimento
interiore verso una maggiore consapevolezza della loro Coscienza Cristica. Migliaia
di altri hanno seguito le loro orme attraverso il programma per i Gruppi di Studio
dell’A.R.E. e sono di conseguenza cresciuti spiritualmente. Studiare
approfonditamente le 24 lezioni ed integrare meditazione e preghiera nella propria
vita era il sentiero che le letture raccomandavano. Sotto molti aspetti questo
approccio trova una corrispondenza con l’approccio che la scuola valentiniana
prese per condurre i cercatori ad una consapevolezza maggiore di Dio. Le letture
sottolineano che ogni anima fa questo viaggio e che non ci sono scorciatoie.
Quali regole erano dei tentativi di prendere delle scorciatoie a cui fece
riferimento la risposta alla domanda di Sugrue? Quando la chiesa cristiana primitiva
diventò istituzionalizzata, la guida fu data a coloro che avevano esperienza nella
fede e nella conoscenza. Questi capi stabilirono le regole di condotta che misero la
struttura sociale delle chiese in condizione di lavorare insieme in armonia verso
delle mete comuni. Erano inoltre responsabili di attirare nuovo fedeli per far
crescere la chiesa. Via via che sorgevano domande riguardo al significato della fede
c’erano divergenze di opinioni su Dio e Gesù e il destino ultimo dell’anima.
Risvegliarsi all’unione con Dio
La preoccupazione più grande era il significato del termine “salvezza”. Per gli
gnostici, salvezza significava risvegliarsi all’unione con Dio e una consapevolezza
interiore di ciò che Gesù chiamava Coscienza Cristica. Gli gnostici delineavano una
caratteristica qualitativa per coloro che erano membri della sacra chiesa del Cristo.
Per molti credenti l’approccio degli gnostici era troppo difficile e richiedeva troppa
disciplina e troppo sforzo. Era inoltre un approccio più intellettuale non alla portata
di gran parte della plebe che volevano raggiungere. Per costruire un’istituzione che
sarebbe servita alle necessità della maggioranza e che
avrebbe tenuto conto dello sviluppo di una società
morale, la chiesa doveva essere disponibile a tutti. Di
conseguenza i capi sostenevano un approccio più
semplice che richiedeva “soltanto” che la gente credesse
nelle dottrine della chiesa come venivano interpretate dai
capi, che partecipasse ai riti definiti dalla chiesa come
fondamentali per la salvezza ed ubbidisse alla struttura
gerarchica o politica. Il punto di vista predominante fu
quindi che, per arrivare alla salvezza, si doveva avere fede
nel Credo stabilito dalla chiesa, accettare il Nuovo
Testamento come verità, farsi battezzare e credere nel
nome di Gesù. Quelle quattro fondamenta avrebbero
portato alla salvezza e all’ingresso in paradiso.
L’accettazione di questi requisiti minimi per giungere alla salvezza definiti dalla
chiesa è un atto relativamente semplice che non richiede grossi impegni. Di certo
molti cristiani oggi vanno oltre questi requisiti esplorando in profondità il loro
rapporto con il Cristo nella preghiera e nell’esercizio devozionale. Tuttavia,
attualmente nelle chiese istituzionali si dà poca importanza a ciò che gli gnostici
chiamerebbero una ricerca profonda, interiore della consapevolezza cosciente di
Dio nell’intimo. Come gli gnostici, Edgar Cayce sottolineava quanto è importante
realizzare la consapevolezza interiore della Coscienza Cristica che è dentro ognuno
di noi. Nelle letture che portarono ai libri su Una Ricerca di Dio, si dava risalto alla
meditazione e allo sforzo impegnato oltre a quella che dal pulpito si sente spesso
definire come la via alla salvezza. Molte persone nelle chiese ufficiali credono, una
volta che hanno accettato di credere nel nome di Gesù, di essere salve e, al
momento della morte, di essere portate in paradiso e di vivere con Gesù in eterno.
Nella lettura 5392-1 Cayce disse: Quando si analizza se stessi, quando si trovano
gli ideali spiritualmente, mentalmente, materialmente – e non si dice soltanto “credo
in questo principio o dogma che è presentato da questo o quell’altro gruppo” o
anche ciò che può essere il principio di una chiesa o organizzazione – ma ciò che
può essere valido per se stessi. Ricorda, non c’è alcuna scorciatoia per diventare
coscienti della forza divina, che è una parte della tua coscienza.
Le letture di Cayce affermavano la realtà della reincarnazione come parte del
processo dello sviluppo dell’anima. Escludendo il concetto della reincarnazione,
l’approccio della chiesa, nel contesto di un’unica possibilità di salvezza, rese più
potenti le regole semplici, perché credere in Gesù e nelle dottrine della chiesa
sembrava assicurare la salvezza senza lo sforzo interiore indicato nelle letture di
Cayce e nell’approccio gnostico. Era questo approccio che la fonte di Cayce chiamò
“le regole in cui ci furono i tentativi di prendere delle scorciatoie” nella sua risposta
alla domanda di Sugrue.
Le letture di Cayce dicono invece che ogni anima deve lavorare sulla propria
salvezza in un mondo materiale, entrando [in un corpo] e rientrando, affinché possa
essere manifesta quella coscienza nell’anima che la farebbe diventare una
compagna con il Creatore. (5753) Il lavoro verso la salvezza è un sentiero che porta
a vivere secondo l’ideale stabilito da Gesù il Cristo e a partecipare agli atti di
preghiera e profonda meditazione. Descrivendo questo approccio Cayce metteva in
risalto che, seguendo gli insegnamenti di Gesù e partecipando alla meditazione
profonda, è possibile conoscere la Coscienza Cristica presente in ogni anima.
Questi concetti erano analoghi a quelli dei primi cristiani gnostici negli anni subito
dopo Gesù e durante lo sviluppo della chiesa.
Quando sottolineano l’importanza che ogni individuo trovi Dio nell’intimo, le
letture di Cayce sono molto più vicini all’approccio gnostico manifestato ai tempi
dei primi cristiani. L’insegnamento di Gesù che Egli è la Via, la Verità e la Luce è
un’esortazione a seguire il Suo esempio invece di una semplice formula di credere
nel Suo nome come “tutto ciò che è richiesto” per conoscere la nostra unione con
Dio.
Da: Venture Inward, luglio-settembre 2014
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