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domenica 17 novembre 2019

Giacomo, il fratello di Gesù

Dichiarare che Gesù fu un figlio unico è chiaramente un mito, visto che i Suoi
fratelli e le Sue sorelle sono elencati nella Bibbia. “Non è egli forse il carpentiere, il
figlio di Maria, il fratello di Giacomo, Giuseppe e di Simone? E le sue sorelle non
sono qui con noi?” (Matteo 13, 55-56; Marco 6,3)
Le letture di Cayce spiegano che Gesù fu concepito per mezzo dello Spirito
Santo (1158-5) e che, dopo la Sua nascita, fu la scelta di Maria e Giuseppe astenersi
dai rapporti intimi per 10 anni. Quando Gesù ricevette “insegnamenti da parte di
altri” e non fu più sotto il loro tetto (5749-8), essi allargarono la famiglia
conformemente ai costumi ebraici. (Essi si sposarono quando Giuseppe ebbe 36
anni e Maria 16 (5749-8-22, 23), così ci fu il tempo sufficiente per avere altri figli – e il
primo fu Giacomo.)
E’ diffuso il malinteso che Gesù fosse alienato dalla Sua famiglia per vari
episodi narrati nel Nuovo Testamento. Il primo è un passaggio che sostiene che i
Suoi “fratelli” non credessero in lui” (Giovanni 7,5). All’inizio del Suo ministero,
quando i membri della famiglia lo esortarono a parlare nel tempio, Egli si rifiutò di
parlare temporaneamente, spiegando: “Il mio tempo non è ancora venuto ?”
(Giovanni 7,6), ma quella faccenda si risolvette presto. (Giovanni 7,14)
In una lettura di Cayce per Ruth, una sorella di Gesù, fu evidente che era
sensibile alle cose sgarbate che venivano dette sul fratello durante il periodo in cui
Egli stava introducendo concetti nuovi che vennero fraintesi. (1158-9)
E’ comprensibile che per le persone più vicine a Gesù fosse a volte difficile
adattarsi alla Sua missione senza precedenti. Quando fu ancora bambino, per
esempio, scomparve per tre giorni prima che i genitori lo trovassero nel tempio “ ?
seduto in mezzo ai dottori, ascoltando e facendo loro domande.” Quando Maria e
Giuseppe espressero preoccupazione per la Sua assenza, Egli rispose: “Perché mi
cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?” (Luca
2,49)
Un altro episodio citato come prova che il Maestro fosse alienato dalla Sua
famiglia si verificò quando Egli predicava ad una “moltitudine” di gente e i membri
della Sua famiglia si unirono all’assembramento. Quando Gesù fu avvisato della
loro presenza, Egli colse l’occasione per predicare l’unità di tutta l’umanità ponendo
con un domanda retorica: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?” e rispose: “?
chiunque fa la volontà di Dio è mio fratello e mia sorella e madre.” (Matteo 12,46-50;
Marco 3,31-35; Luca 8,19-21). Davanti ad altre prove, questo episodio non può
essere interpretato col senso che Gesù e la Sua famiglia non fossero uniti.
Per l’importanza del Suo ministero e dei viaggi frequenti, Gesù aveva bisogno di
un sistema di sostegno ragguardevole e le prove confermano che un seguito che
comprendeva membri di famiglia ha effettivamente viaggiato con lui: “ ? discese a
Cafarnao, insieme con sua madre, i fratelli e i suoi discepoli ?” (Giovanni 2,12)
Persino per l’ultima cena “ ? Maria, la madre di Gesù e i fratelli ?” furono tutti
presenti (Atti 1,13-14). Il fatto che due dei fratelli del Maestro, Giacomo e Giuda,
furono scelti come apostoli, è una prova ulteriore per il fatto che la famiglia
sosteneva il Suo ministero.
Gesù stimava Suo fratello Giacomo così tanto da sceglierlo come Suo
successore. “I discepoli dissero a Gesù: ‘Sappiamo che stai per lasciarci. Chi sarà il
nostro capo?’ Gesù disse loro: ‘Dovunque sarete, dovrete andare da Giacomo il
Giusto, per amor del quale cielo e terra ebbero origine.’” (Vangelo gnostico di
Tommaso, Logion 12, SV) L’ascesa di Giacomo a questa posizione elevata avverò la
profezia ebraica che i discendenti reali di Davide ( tracciati attraverso la
discendenza di Maria descritta in Matteo 1) avrebbero assunto posizioni di potere.
In altri due documenti gnostici, La prima Apocalisse di Giacomo e La seconda
Apocalisse di Giacomo, Gesù viene descritto che baciava due volte Suo fratello,
riferendosi a lui come “Giacomo, il Giusto”, preannunciando la sua ascesa ad una
posizione elevata e prevedendo la sua morte come martire.
Edgar Cayce accennò all’importanza di Giacomo in una lettura per un individuo
che era vissuto in quei tempi precedenti: “Quando la chiesa di Gerusalemme fu
fondata, l’entità fu presente quando Giacomo – il fratello del Signore – fu elevato a
quella posizione o a quel posto alla testa della chiesa ?” (2390-3) In un’altra lettura
fatta per una donna che era stata una delle sorelle di Gesù, le fu detto: “Lui, tuo
fratello Giacomo, fu innalzato alla posizione di capo, perché l’onore fu per Gesù, il
Cristo, per Lui a cui sono dovuti ogni onore e gloria ?” (1158-5)
Gli scritti del Nuovo Testamento emarginarono Giacomo per ragioni che
esamineremo più tardi, ma ci sono dei passaggi che dimostrano la sua autorità:
Paolo osservò che dopo la sua conversione andò a Gerusalemme per vedere Pietro
e incontrarsi con Giacomo, “il fratello del Signore”. (Gal.1,19) Quando Pietro fuggì
miracolosamente dalla prigione, la sua prima azione fu sollecitare una riunione.
“Andate a dire queste cose a Giacomo e ai fratelli.” (Atti 12,17) Alla prima
conferenza cristiana a Gerusalemme (49 d.C.), Giacomo assunse un ruolo di
leadership. Lo storico Josephus (37-96 d.C.) scrisse che la rivolta e la distruzione
conseguente di Gerusalemme cominciarono come protesta per l’assassinio di
Giacomo per lapidazione.
Il libro di Giacomo nel Nuovo Testamento rispecchia gli insegnamenti del
Maestro, dato che entrambi misero in risalto la necessità di essere “perfetti” (Matteo
5, 48; Giacomo 1,4); di dimostrare compassione nei confronti degli altri (Matteo 5,7;
Giacomo 2,13); di essere pacificatori (Matteo 5,9; Giacomo 3,18) e di concentrarsi
sulle cose che riguardanti l’oggi più che gli eventi futuri (Matteo 6,34; Giacomo 4,13-
14).
I compimenti considerevoli di Giacomo caddero nel
dimenticatoio nel cristianesimo organizzato, quando la Chiesa
adottò la dottrina che Gesù fu “Dio sulla terra” e Maria fu la
“Madre di Dio”. Per corroborare quel mito diventò necessario
assegnare a Maria il ruolo della “vergine perpetua” e ignorare i
suoi figli e i loro compimenti. Un manoscritto apocrifo del secondo
secolo, il Protovangelo di Giacomo, sostiene che Maria rimase vergine dopo la
nascita di Gesù e che Giuseppe, un vedovo, aveva dei figli dal suo matrimonio
precedente. Questa informazione contrasta con gli scritti nella Bibbia, (Matteo
13,55; Marco 6,3; Gal. 1,19), con le testimonianze storiche e con le letture di Edgar
Cayce.
Il teologo cristiano greco Clemente (150-215 d.C.), insieme con Josephus
(storico ebraico, 37-96 d.C.) e Gerolamo (studioso cristiano, 340-420 d.C.)
testimoniò che Giacomo fu nominato “Vescovo di Gerusalemme” dagli apostoli
dopo la crocifissione. Perciò Pietro non fu il “primo papa”, anche se quella
premessa era fondata in un solo episodio narrato solo nel Vangelo di Matteo (16, 15-
19). Gesù aveva chiesto ai discepoli: “Ma chi dite che io sono?” e Pietro rispose:
“Sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente.” Siccome Gesù non aveva insegnato quella
verità, Egli elogiò la risposta di Pietro dicendo: “ ? la carne e il sangue non te
l’hanno rivelato, ma mio Padre che è nei cieli ? su questa roccia voglio costruire la
mia chiesa e le porte dell’inferno non avranno la meglio su di essa .”
Una lettura di Cayce (262-87) spiega che fu la professione di fede di Pietro che
Cristo è “ ? il Figlio del Dio Vivente” che il Maestro lodò, più che Pietro stesso. “La
chiesa non è mai un corpo, mai un’adunanza ? bensì una consapevolezza collettiva
[di Dio] nel cuore dell’individuo.” Per questo a tutti gli individui che si destano alle
verità universali sono conferiti, per natura, “ ? le chiavi del regno dei cieli ?”
perché lo Spirito Santo si sta manifestando in loro.
Dal Nuovo Testamento sappiamo che Pietro non sostenne il Maestro in varie
occasioni, ma a Pentecoste dopo la crocifissione, Pietro ricevette lo Spirito Santo e
dedicò la sua vita a fare il missionario per gli ebrei, mentre Paolo servì i non-ebrei.
Un altro fratello di Gesù, Giuda, è identificato come il “fratello di Giacomo”
(Luca 6,16; Atti 1,13). Elencando i nomi degli apostoli, due scrittori dei vangeli
(Matteo 10,3; Marco 3,18) si riferiscono a Giuda come Lebbaeus (soprannome
Taddeo) , forse per distinguerlo da Giuda Iscariota. Il libro del Nuovo Testamento di
Giuda che mette in guardia dai falsi insegnanti ed esorta i lettori ad opporsi ad essi
rafforzando la propria fede – e aiutando gli altri a fare altrettanto – fu scritto dal
fratello di Gesù. Una lettura di Cayce predisse che altre tavole degli scritti di Giuda,
riposte “in rotoli” nascosti in tombe, sarebbero state scoperte un giorno. (137-121)
Molto si parla della disparità apparente fra Giacomo e Paolo in riferimento alla
salvezza attraverso fede o opere. Visto che il patriarca, Abramo, è identificato come
uomo di fede, Paolo lo usò come modello, affermando: “Abramo ebbe fede in Dio e
ciò gli fu accreditato come giustizia.” (Rom.4,3) Per converso, Giacomo mise in
risalto che fu solo dopo che Abramo fu pronto a sacrificare suo figlio Isacco che il
Padre lo benedisse pienamente perché “ ? un uomo è giustificato dalle opere e non
solo dalla fede.” (Giacomo 2,24)
Siccome Paolo mise in evidenza la salvezza attraverso la fede e dei suoi scritti è
composta la metà del Nuovo Testamento, quel dogma è solidamente conservato nel
cristianesimo organizzato. Nel contesto, però, tutte le lettere degli apostoli erano
indirizzate a non-ebrei convertiti dei suoi giorni che si erano affidati a molto dei per
essere protetti. Paolo dovette convincere quel gruppo che la salvezza arriva
attraverso la fede in un unico Dio e così la fede fu designata come requisito per la
salvezza. Non possiamo trascurare il fatto che Paolo mettesse in risalto anche la
responsabilità individuale: “ ? il giusto giudizio di dio renderà a ciascuno secondo
le sue opere.” (Rom. 2,5-6) E - com’è stato messo in evidenza da Gesù – l’amore per
il prossimo è un requisito per la salvezza. Paolo scrisse: “Anche se ho la fede per
spostare le montagne e non ho l’amore, non sono nulla ?” (I Cor. 15)
Una lettura di Cayce offre ulteriore illuminazione sul tema della fede e delle
opere: “ Alla mente comune di oggi, l’offerta di Isacco da parte di Abramo
sembrerebbe sciocca, eppure, com’è stato affermato: ‘Gli fu accreditata come
giustizia, non peccato.’ Questa è quindi un’applicazione personale della
consapevolezza che è nella coscienza del ricercatore di Dio.” (262-128) Quanto è
grande il peccato di coloro che si destano alla bontà di Dio, che Lo conoscono
come Padre, che sanno che dovrebbero fare del bene eppure non lo fanno. La
“fede” apre la porta alla comunione con Dio; attraverso le “opere” vi entriamo!
Poiché il libro di Giacomo del Nuovo Testamento rifletteva gli insegnamenti di
Gesù e non favoriva nessuna dottrina specifica, Martin Lutero se ne riferì come
un’“epistola di paglia” aggiungendo: “ ? non ha nulla della caratteristica di un
vangelo.” Il teologo tedesco Martin Dibelius (1883-1947) si lamentò inoltre:
“Giacomo non ha alcuna teologia!” però il passaggio biblico più citato nelle letture
di Cayce (citato 336 volte secondo Dick Daily, autore de Il Manuale della Bibbia di
Edgar Cayce) è Giacomo 1,27: “Questa è pura religione ed essere incorrotti davanti
a Dio e il Padre: far visita a chi non ha padre e le vedove nella loro afflizione e
tenersi incontaminati dal mondo.“
Siccome i “senza padre” sono quelli che non si sono mai destati ad un rapporto
spirituale con Dio e le “vedove” una volta godevano di quella intimità, ma la
persero, Giacomo ammonisce il lettore ad aiutare e sostenere tutti i propri simili.
Quella è l’essenza del cristianesimo, egli sostiene, e sarà completata in modo più
effettivo quando gli individui rimarranno “incontaminati dal mondo.”
Oggi ci sono segni evidenti che le persone stiano accettando la responsabilità
personale nella questione della salvezza, invece di affidarsi soltanto alla fede. Quel
clima di maturità spirituale emergente ha favorito una nuova comprensione per i
contributi di Giacomo come viene comprovato dai libri scritti dai biblisti: Giacomo, il
Fratello di Gesù (Robert Eisenman), Giacomo il Giusto (John Painter) e Il Fratello di
Gesù (Jeffrey Butz).
Il movimento dello Spirito Santo in tutto il mondo – che richiama l’attenzione
alle verità universali e favorisce la consapevolezza spirituale – è appoggiato
dall’alto, se accettiamo il messaggio di Giacomo: “Ogni dono buono e ogni dono
perfetto è dall’alto e viene giù dal Padre ?” (Giacomo 1,17)
Venture Inward, novembre/dicembre 2009
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