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domenica 17 novembre 2019

I primi dieci minuti dopo la morte

Hugh Lynn Cayce
Uno dei discorsi di Edgar Cayce fatti da sveglio si chiama “I primi dieci minuti
dopo la morte”. Contiene una storia che sentii raccontare mio padre in molte
occasioni. A quanto pare lo colpiva molto.
Si trovò su un treno per andare a Hopkinsville nel Kentucky, seduto vicino ad un
giovanotto che era stato coinvolto in un incidente di annegamento qui a Virginia
Beach. Nel tentativo di salvare suo fratello, che era annegato, era andato con lui e,
come disse ad Edgar Cayce, così facendo divenne cosciente della presenza di sua
madre. Sua madre era morta e lo esortò a lasciar andare suo fratello; che egli
avrebbe dovuto tornare, ma, così facendo, stava cercando di stare attaccato al
fratello. Alla fine, su insistenza di sua madre, lasciò libero suo fratello e ritornò in
superficie. I soccorritori lo rianimarono, benché non ne avesse alcun ricordo. Era
privo di senso quando lo tirarono fuori dall’acqua e in fine riprese conoscenza.
A quanto pare, questo ragazzo era così sicuro della realtà di questa esperienza
con sua madre quando stava morendo che colpì Edgar Cayce moltissimo. Penso
che lo rassicurò delle centinaia di esperienze quasi quotidiane che, a quanto pare,
ebbe durante la sua vita – di tanto in tanto altre persone sperimentavano la stessa
cosa –, che questo senso della sfera fra vita e morte, particolarmente sul punto di
morte, era molto sottile e la comunicazione del tutto possibile.
Vorrei aggiungere un’esperienza personale che, quando ero molto giovane, fece
la stessa impressione su di me quanto quella di mio padre col ragazzo. Ero al primo
anno universitario alla Washington & Lee e stavo in camera con Thomas Sugrue
[poi autore della biografia di Edgar Cayce Vi è un Fiume, n.d.t.]. Litigavamo e
discutevamo tutto il tempo. Un nostro amico, Gus, del secondo anno di studio che
se ne intendeva alla grande, un giorno fece del suo meglio per convincerci che
eravamo matti di credere nelle cose psichiche, nei sensitivi o nella sopravvivenza
dopo la morte. La stessa sera Tom ed io studiammo in camera, mentre Gus andò a
ballare a Natural Bridge.
Nel bel mezzo di quella stessa notte mi svegliai. Stavo seduto nel letto, ma il mio
corpo era sdraiato e mi resi conto che c’era una parte di me che poteva staccarsi
dal corpo semplicemente scegliendo di farlo. Mi mossi e scoprii che era possibile
entrare di nuovo nel corpo in molto modi. Mi avevano detto che bisogna entrare
attraverso un buco nel corpo, ma posso testimoniare che si può entrare nel corpo in
molti modi diversi, dalla cima della testa e fare così un atterraggio perfetto. Si può
scivolare dentro e si può persino – l’ho provato, lo si può fare – salire su dal
materasso e rientrare nel corpo. All’improvviso la stanza cominciò a riempirsi di una
nuvola. Era buio pesto, ma potei vedere facilmente tutta la stanza. La coscienza era
al di fuori di quel corpo di carne. La nuvola scese nella stanza. Mi spostai al centro
della stanza e nella coscienza fui sul pavimento. Guardai il mio corpo; era sempre
sul letto, addormentato. Dalla nuvola uscirono una mano e una voce; era la voce di
Gus ed era la mano di Gus. Disse: “Cayce, viene quassù, vieni quassù. Questo è
fantastico! Devo fartelo vedere. Viene quassù.” Cercai di staccarmi dal pavimento e
quando toccai la nuvola ebbi paura, mi spaventai e mi ritrovai nuovamente nel mio
corpo. Mi sedetti, ora ogni parte di me: la coscienza e il corpo di carne. Cominciai a
cercare di capire nella mia testa che cosa pazza potesse essere successa, quale
sogno folle. Una nuvola e Gus e la sua voce nella mia stanza. All’improvviso
qualcuno bussò alla porta e una voce urlò: “Cayce, alzati. Alzati e va’ all’ospedale.
Stanno portando là il corpo di Gus. E’ stato ucciso a mezzanotte.”
Accesi la luce. Erano circa le due, uscii e vidi il corpo di Gus. La sua testa era
solo un po’incrinata. Era stato catapultato fuori dal sedile posteriore di una
macchina quando tornò da Natural Bridge. In quei giorni di Proibizionismo guidare
era molto pericoloso perché si beveva molto e molti morirono.
Ora, quell’esperienza con un uomo che non credeva e a cui io non credevo non
poteva essersi verificata più di mezz’ora circa dopo la sua morte. Strano modo di
comunicazione.
Com’è questa Morte? Edgar Cayce lo incontrò un giorno e parlò con lui.
Preparandosi per fare una lettura Cayce aveva perso coscienza. Spesso si vedeva
viaggiare su un raggio di luce. Descriveva l’esperienza così:
“Quando andai fuori mi resi conto che avevo contattato la Morte, come
personaggio, come individuo o come essere vivente. Quando me ne resi conto dissi
alla Morte: ‘Non sei come ti descrivono di solito – con una maschera nera o col
cappuccio nero, come uno scheletro o come Padre Tempo con la falce. Invece sei
bello, con le guance rosee, robusto – e hai un paio di forbici.’ In realtà dovetti
guardare due volte le gambe, gli arti o anche il corpo per vederlo prendere forma.
Rispose: ‘Sì, la Morte non è ciò che molti sembrano pensare. Non è la cosa
orribile che viene spesso descritta. Soltanto un cambiamento – soltanto una visita.
Le forbici sono davvero gli attrezzi più rappresentativi della vita e della morte per
l’uomo. Queste in verità uniscono dividendo – e dividono unendo. La corda non si
estende, come si pensa solitamente, dal centro, ma viene spezzata dalla testa, dalla
fronte – quella parte morbida che vediamo pulsare nel bambino. Perciò vediamo
persone anziane, senza che ne siano consapevoli, acquistare forza dai baci dei
giovani, e i giovani acquistano saggezza per mezzo di quei baci. Certamente le
vibrazioni possono essere innalzate a tal punto da riallacciare o riconnettere la
corda, proprio come il Maestro fece con il figlio della vedova di Nain. Poiché Egli
non lo prese per la mano (che era legata al corpo come fu il costume del giorno),
bensì lo toccò sulla testa – e il corpo prese vita dalla Vita stessa! Così la corda
d’argento può essere spezzata – ma la vibrazione E’” Qui finì il sogno, Cayce disse.
Esaminiamo più da vicino le letture di Edgar Cayce riguardo al materiale sulla
vita dopo la morte per poter condividere queste conoscenze come strumenti, come
mezzi di intuizione, come comprensione che ciascuno può usare a modo
suo.
Ecco una definizione della morte dalle letture:
La morte sul piano materiale è passare attraverso la porta esterna
entrando in una coscienza nelle attività materiali che fa parte di ciò che
l’entità, o anima, ha fatto con la sua verità spirituale nelle sue
manifestazioni nell’altra sfera. 5749-3
In un’altra lettura:
E una morte nella carne è una nascita nel regno di un’altra esperienza, per
coloro che sono vissuti in tal modo da non essere legati da vincoli terreni. 989-2
A quanto pare, come vedremo, molte persone rimangono così fortemente
attaccate al fisico che se ne portano dietro una parte.
Una volta qualcuno chiese ad Edgar Cayce: “Nel momento del cambiamento
chiamato morte, l’entità è libera da un corpo fisico o materiale?” La risposta fu:
Libera dal corpo materiale, ma non libera dalla materia; solo cambiata nella
forma riguardo alla materia ed è tanto acuta riguardo ai regni della coscienza
quanto lo è nel corpo fisico o materiale o carnale, o ancora di più [i sentimenti, le
emozioni, i legami]. 262-86
La materia è cambiata, accelerata, ma all’inizio il contatto con la terra non è
perso. Per quella dimensione di coscienza ci sono molti termini diversi, alcuni la
chiamano astrale. E’ necessario sperimentare, muoversi, viaggiarvi un po’ per avere
l’esperienza. Edgar Cayce spesso descriveva in modo dettagliato come un
viaggiatore la dimensione che stava attraversando.
Nel senso fisico si potrebbe pensare all’elica di un aereo. Quando accelera fino
ad un certo punto, scompare. Sappiamo che non è andata da nessuna parte, ma ci
sembra così. Si è mossa.
Oppure possiamo pensare all’acqua: quando bolla nella pentola è cambiata, ma è
ancora là: ha cambiato la sua forma. Ora, in un certo senso, quando trapassiamo ci
siamo liberati dalla carne, ma non dalla materia. Abbiamo un corpo più sottile, un
vero corpo fisico, ed è quello che fa le esperienze all’inizio. Sembrerebbe che una
transizione – e si può ottenere questa informazione da varie fonti diverse – dipenda
moltissimo dallo sviluppo dell’individuo, dalla comprensione e dal lavoro che
l’individuo ha fatto per equilibrare la sua vita, liberandola e lasciandola andare.
Le letture indicano che, come nella nascita abbiamo l’inizio di un soggiorno
terreno – breve o lungo che sia – così la nascita sul piano spirituale comincia con la
morte sul piano terreno; la morte è quindi soltanto la separazione delle forze
spirituali e dell’anima dalla connessione terrena. In una lettura Cayce sostiene:
Poiché vita e morte sono tutt'uno e soltanto coloro che considerano l'esperienza
come un tutt'uno possono giungere a comprendere o capire ciò che la pace davvero
significa. 1977-1
Diverse persone hanno qualche capacità di capire la morte, ma molte altre non
l’hanno. Che strana cosa è questa paura della morte, questa paura della distruzione,
questa grandissima paura che ossessiona l’uomo riguardo alla sua transizione,
dove sta andando, che cosa c’è dopo? Così vale la pena cercare di ottenere questa
pace, inoltre lavorare con i vostri concetti e con le vostre esperienze, se volete,
perché abbiamo bisogno di un po’ di pace dentro e fuori di noi e anche intorno a
noi.
Ecco un’illustrazione, una similitudine, con cui lavorare. Un denominatore molto
comune per noi tutti è il sonno.
E il sonno è un’ombra, quell’intermissione nelle esperienze terrene, di quello
stato chiamato morte. 5754-1
Il sonno. Un terzo della nostra vita, della vita fisica, è trascorso nel sonno, in uno
stato alterato di coscienza. Con questa similitudine abbiamo quindi un modo ci
comprendere questa transizione chiamata morte, questa esperienza. E’ come il
sonno.
Guardiamo un attimo le esperienze della transizione. Che cosa accade subito
dopo che moriamo? Dapprima dobbiamo esaminare alcune delle letture e poi alcune
esperienze.
Ciò che si pensa continuamente si diventa; ciò che si serba nel cuore e nella
mente lo si rende parte della pulsazione del proprio cuore, attraverso le proprie
cellule del sangue, e si costruisce nel proprio fisico ciò di cui il proprio spirito e
l’anima deve nutrirsi e ciò che esso possiederà quando passa nel regno per il quale
le altre esperienze di ciò che ha acquisito qui sul piano fisico devono essere usate.
3744-4
Di nuovo i paralleli. E’ la mente che costruisce e, alla morte, entrerete
esattamente nel posto e nella condizione che costruite adesso – non allora, ma
adesso. Ci sarà una transizione e si andrà avanti.
Uno dei concetti che più ci disorienta di tutte le nostre limitazioni di percezione è
il concetto del tempo. E’ un concetto che si sgretola nell’esperienza psichica. Per
questo il mondo psichico a volte ci spaventa e disorienta tanto. Ciò di cui
pensavamo che fosse un passato, presente e futuro saldo cessa di esistere.
Improvvisamente ci rendiamo conto che il tempo non esiste affatto, che è tutto nella
nostra testa e che vi è soltanto un unico tempo. Sperimentiamo e fabbrichiamo
passato, presente e futuro per convenienza e per la nostra protezione. Solo quando
cominciamo ad abbattere quelle barriere e usiamo tempo e spazio, due barriere che
abbiamo creato nella mente, cominciamo davvero ad apprezzare ciò che sta
accadendo. Poiché tutto è una cosa sola. Adesso siamo nel bel mezzo della vita e
della morte. Stiamo morendo in ogni momento, ogni giorno. Il cambiamento è
costante, ma non ne siamo consapevoli a causa di queste strane percezioni che
abbiamo del tempo e dello spazio.
Costruiamo quindi lo schema in cui entreremo, è uno schema mentale, uno stato
mentale. Cayce spiega:
Quando il corpo fisico mette da parte il corpo materiale [- ora qui egli distingue
tra questo corpo fisico reale e il corpo carnale -], ciò che nel fisico è chiamato anima
diventa il corpo dell’entità, e ciò che è chiamato il supercosciente diventa la
coscienza dell’entità, come il subconscio è per il corpo fisico. Il subconscio diventa
la mente o l’intelletto del corpo. 900-34
In altre parole perdiamo la coscienza fisica. Quelli che conosciamo come il
subconscio o l’inconscio a questo punto diventano la mente attiva. Nelle nostre
fiabe si trovano alcune illustrazioni sul modo in cui questo funziona su questi altri
piani di coscienza.
Quando l’entità anima-e-spirito assume la sua forma sul piano spirituale, quando
il corpo fisico prende forma sul piano materiale, è soggetto sul piano spirituale a
quelle leggi immutabili del piano spirituale. L’entità spirituale dell’individuo è
composta, quindi, di spirito, supercoscienza, anima, corpo subconscio, quando il
corpo è preparato per l’entità sul piano spirituale, assumendo quindi la posizione
nella forza - o spazio - universale che l’entità ha preparato per se stessa e passa
attraverso il suo sviluppo in quel piano finché è pronta di nuovo per manifestarsi
sul piano carnale e seminare quel grado di sviluppo verso quella perfezione che
renderebbe l’entità perfetta nella sua interezza o tutt’uno con il Creatore. 900-20
Ecco qualche illustrazione di come funziona questo tipo di cosa. Osservare
Edgar Cayce ogni giorno era come guardare attraverso un microscopio che apre
una goccia d’acqua chiara e, all’improvviso, essa prende vita; era così quando si
guardava attraverso gli occhi di un sensitivo, o come guardare uno spazio vuoto nel
cielo con un telescopio e tutto si animava di stelle. Quindi conoscere la vita giorno
per giorno con quest’uomo voleva dire non sapere mai cosa sarebbe successo in
seguito, che cosa avrebbe detto o cosa ti sarebbe successo nel bel mezzo della
casa.
Una mattina si svegliò tutto eccitato con questa storia molto interessante e
strana. La sera precedente aveva dormito, disse, e qualcuno bussò lievemente sulla
finestra. Si accorse che qualcuno la fuori gli stava parlando e riconobbe la persona.
Era una ragazza che, molti anni prima, aveva lavorato per lui nel suo studio a Selma
nell’Alabama. Egli sapeva che era morta, ma era una signorina molto perbene e gli
chiedeva per favore di scendere e di farla entrare dalla porta di casa; voleva vederlo,
ma voleva entrare nel modo corretto. Egli scese ed aprì la porta ed eccola lì in piedi.
Poteva guardare attraverso lei, ma era sufficientemente solida per entrare, sedersi e
parlargli. Voleva sapere cosa fare.
“So che sono morta,” disse. “Ho vissuto con mia madre e con mio padre.
Continuano ad andare via ed a lasciarmi e non so dove andare o cosa fare. Stavo
intorno allo studio e ricordavo che, se fossi riuscita a raggiungerLa, avrebbe potuto
dirmi cosa fare. Sono stata malissimo. Sa, sono morta per quella malattia che
avevo, problemi di stomaco; il medico mi ha operato e sono morta durante
l’operazione. Quando sono arrivata da questa parte stavo ancora male, stavo ancora
soffrendo ed ero molto preoccupata. Poi il medico morì e terminò l’operazione da
qui. Ora sto bene.” Erano passati anni, ma e lei sembravano dieci minuti. “Devo
sapere cosa fare adesso,” disse. Così mio padre le parlò della luce, come cercarla e
come pregare per trovarla. Egli disse che avrebbe pregato per lei e che avrebbe
fatto pregare il gruppo per lei e che, quando lei avrebbe visto questa luce, avrebbe
dovuto seguirla; allora avrebbe saputo dove andare.
Chi medita conosce la luce che a volte arriva durante la meditazione. Faremmo
meglio a trovarla prima di passare dall’altra parte. Forse ne avremo bisogno, per
scoprire dove andare. A causa dell’assenza del tempo dall’altra parte, una
sensazione di smarrimento può essere molto preoccupante. Quindi dobbiamo
essere in grado di andare avanti.
Ricordate la strana esperienza che ebbi con Gus quando, poiché ero in uno stato
alterato di coscienza, egli, a quanto pare, fu in grado di toccarmi e stabilire un
contatto. Se non cambiamo il nostro stato di coscienza, difficilmente si verifica la
comunicazione. Diverse volte, dopo che Edgar Cayce aveva terminato una lettura,
ricominciava a parlare come se stesse scorrendo indietro su quella luce. Sembrava
fermarsi e parlare con qualcuno che si trovava su un altro livello di coscienza. Non
succedeva spesso, ma quando accadeva era una cosa molto strana, come se si
ascoltasse solo una parte di una conversazione telefonica. Si poteva sentirlo parlare
con persone che non si potevano vedere. Non erano là. Stavano parlando di cose
che avvenivano intorno a loro.
Un giorno lo udimmo come se stesse parlando al fratello di mia madre, mio zio,
che era deceduto anni prima a causa della tubercolosi. Questo zio era stato il
capitano di una squadra di baseball e questo fu la prima cosa di cui cominciò a
parlare con mio padre in questo stato alterato. Nella conversazione che udimmo fu
inoltre trasmesso la notizia che era andato alla casa che il nonno stava costruendo
quando quest’ultimo morì. Questo posto era diventato il centro attraverso cui stava
fluendo questa grande famiglia, un punto di contatto, un punto di ritorno. Mio zio
stava spiegando che era tornato in questa casa. La casa era stata terminata ed egli
vi aveva visto la famiglia. Tutti erano partiti da questa casa su percorsi diversi;
sapeva che erano morti. Spiegò che era stato in grado di fare alcune delle cose che
aveva sperato di poter fare riguardo alla squadra di baseball. Ora stavano vincendo
le partite. Prima non ne avevano vinto molte.
Strani, gli schemi della mente che vengono costruiti, la casa che viene costruita,
un simbolo a cui ritornarono, un’intera grande famiglia. Un punto di transizione, un
punto in movimento.
Un giorno al termine di una lettura, quando a mio padre era stata data la
suggestione di svegliarsi, fece la semplice dichiarazione che se tu, Edgar Cayce,
vuoi vedere tua madre da viva dovresti subito andare a trovarla. Non c’era stata
alcuna notizia sul fatto che sua madre fosse malata, tuttavia dopo essersi svegliato
comprò un biglietto, salì su un treno ed andò a Hopkinsville nel Kentucky. Sua
madre gli diede il benvenuto davanti al portone. All’apparenza non c’era nulla in lei
che non and asse bene, però ecco che si era fatto vivo per la morte della madre –
anche se a lei non ne parlò. Il giorno dopo ella si mise a letto. Per due giorni Edgar
le rimase accanto. La madre non soffriva molto, si sentiva solo debole. Edgar le
sedette accanto osservando come usciva dal corpo, come lo descrisse. Ella parlò
con sua madre, suo padre e con la sorella che erano tutti deceduti. Poi rientrò nel
proprio corpo e parlò con suo figlio. Fu solo dopo la sua conversazione con la
madre e il padre – i nonni di Edgar – che gli disse: “Edgar, morirò. Sono così
contenta che tu sia qui con me. Ho appena parlato con mia madre e mio padre ed
andrò con loro la prossima volta che torneranno. La prossima volta che torneranno
sarò pronta.” Poi proseguì dicendo a Cayce cosa fare riguardo alle sorelle e, come
avrebbe fatto qualsiasi madre, di prendersi cura di questo, quest’altro e quello
ancora; stava organizzando le cose per la transizione in modo che, quando
sarebbero tornati il giorno dopo, sarebbe andata con loro. E così fece, in modo
molto tranquillo e meraviglioso ed Edgar Cayce osservò questo. Non tutti possono
fare questa esperienza, vederla, sentirla o cominciare a sapere ciò che sta
accadendo qui. Secondo Edgar Cayce, la compagnia dei propri cari cerca
compagnia sull’altro piano.
Una volta qualcuno chiese a Cayce: “Che cosa s’intende per paradiso a cui Gesù
si riferì parlando al ladro sulla croce?” Su questo fece un’affermazione interessante:
Lo stato fra vita e morte; la consapevolezza di essere in quello stato di
transizione fra la fase materiale e quella spirituale della coscienza dell’anima.
[Questo paradiso, come Gesù lo chiamò, è una transizione.] La consapevolezza che
vi è la compagnia di entità o anime o forze separate in quegli stadi di sviluppo. 262-
92
I concetti di tempo e spazio possono disorientarci estremamente. Le letture
parlano di un’altra area di questa transizione, quanto tempo cioè possa volerci per
la morte: “E molti individui sono rimasti in quello stato chiamato morte per quello
che chiamate anni senza rendersi conto di essere morti!” (1472-2) Questa è un’idea
piuttosto inquietante e sulle prime forse la contestate; forse insistete che Dio non
potrebbe permettere quel tipo di cose. Non possiamo essere così soli; non
possiamo essere così isolati. Dobbiamo solo girarci e guardare noi stessi nel
presente per capire esattamente di cosa si tratta qui. Costruiamo la separazione
l’uno dall’altro in questa vita e ci isoliamo con le nostre maschere e i nostri schemi
che confondono gli altri. Se non riusciamo a comunicare l’uno con l’altro, nemmeno
con chi cerchiamo ed amiamo, come possiamo aspettarci di farlo in questa
transizione. Diciamo “tutto sarà migliore”, ma è la mente che costruisce e c’è quello
stato di transizione. Su questo abbiamo molti esempi dalle letture:
I sentimenti, i desideri di ciò che chiamate appetiti sono cambiati o per nulla
consapevoli. La capacità di comunicare è ciò che di solito disturba o preoccupa gli
altri.
Quindi, quanto alla domanda ‘quanto tempo’ – ciò dipende dall’entità.
Poiché, com’è stato detto, le forze psichiche di un’entità sono costantemente
attive – che l’entità-anima ne sia consapevole o no. Quindi, com’è stata l’esperienza
di molti, queste diventano tanto individuali quanto lo sono le stesse individualità o
personalità. 1472-2
Nel passaggio l’entità diventa cosciente o ha luogo il riconoscimento di essere
su un piano quadridimensionale o superiore, in modo molto simile in cui la
coscienza è ottenuta sul piano materiale. 5749-3
In altre parole, si nasce su quel piano proprio come si nasce su questo. Siete
coscienti quando arrivate da bambini e potete perfino andare indietro con la
regressione e sapere esattamente cosa stavate pensando quando siete arrivati da
bambini. Questo è stato fatto per molto tempo. Qui entra in gioco la coscienza, non
quella fisica, bensì la coscienza del sé attuale – il sé superiore. Registriamo sempre,
fin dal momento della nascita – forse anche prima della nascita, nello stato
embrionale. Stiamo ricordando, costruendo, sperimentando, ma non ne siamo
consapevoli. Così, in questa transizione della morte in cui entriamo, costruiamo. Al
momento non siamo forse consapevoli di quella transizione, forse non ci rendiamo
conto che siamo morti; ma qui il tempo non c’è, così questa transizione avviene in
un modo interessante. Questo veniva messo in evidenza in diverse letture.
Nella separazione dell’anima e dello spirito da una dimora terrena, entrambi
entrano nel regno dello spirito. Quando l’entità ha del tutto completato la sua
separazione, essa va verso quella forza che l’entità si è meritata attraverso l’azione
sul piano terreno e nelle varie sfere o nei vari elementi, com’è stato preparato per il
suo (l’entità spirituale) sviluppo, così prende soggiorno, finché l’entità sarà pronta
per manifestare di nuovo attraverso la carne quello sviluppo acquisito nell’entità
spirituale, poiché la volontà deve essere resa tutt’uno con il Padre, affinché
possiamo entrare in quel regno dei beati poiché, com’è stato detto, solo i fedeli, i
perfetti possono vedere Dio e noi dobbiamo essere tutt’uno con Lui. 294-15
Cayce qui descrive lo stato mentale che prepariamo per noi stessi. Entriamo in
quello stato di coscienza per mezzo del nostro modo di pensare e di ciò che
cerchiamo di soddisfare. Siamo così strettamente legati alla terra che per un po’
non ci rendiamo nemmeno conto di essere morti, ma poi cominciamo subito a
risvegliarci. Può essere un sonno come di un bambino e in seguito un risveglio. Il
bambino “registra” per tutto il tempo ogni parola, ogni impressione, ma non è
cosciente e non ricorda; tuttavia le informazioni possono essere richiamate alla
memoria. Abbiamo un registratore “incorporato”, non solo su questo piano, ma
anche sull’altro. Così questa transizione è come una nascita qui, in questo senso, e
le persone accolgono e preparano la via per noi.
Ora forse dite: “Che cosa è di coloro che vanno via e tornano qui? Come
possono incontrarmi là se corrono di nuovo qui e si incarnano?” Ricordate, queste
sono cose della mente. Là il tempo e lo spazio non esistono. Incontriamo ciò che
abbiamo creato e la transizione avviene come la mente la crea. E’ reale, molto più
reale di quello che ora avviene qui.
Una sera a Selma in Alabama ascoltai un uomo morire. Aveva chiuso a chiave la
sua porta, così nessuno poteva raggiungerlo. Arrivarono i vigili del fuoco,
innalzarono delle scale e sfondarono la porta. Undici anni dopo papà stava facendo
una lettura per una persona di Selma e improvvisamente disse: “Quest’uomo si è
appena reso conto di essere morto.” Aveva continuato ad occuparsi dei propri
affari.
In questi tempi ci sono molte dimostrazioni di questa esperienza provenienti da
tutto il mondo. Le comunicazioni indicano e riflettono lo sviluppo degli individui
interessati. Non è uno schema fisso, non più di quanto lo è la nascita. E’ simile, ma
di certo la nascita di un bambino in un campo in India, la cui madre si rialza e
continua l’aratura pochissimo tempo dopo, è diversa dalla nascita che avviene in un
ospedale moderno negli USA o in Europa. O quello che nasce per mezzo di
suggestione o ipnosi è del tutto diverso da colui che viene tolto dal grembo della
madre, sofferente e urlante a causa della mancanza di conoscenza su come gestire
la nascita di un bambino. Così è diverso qui e anche là, a seconda dello sviluppo
dell’individuo. Non è fisso, non è stabilito. Morire è una faccenda molto personale.
Non pensare neanche per un momento E che un’entità-anima individuale che
parte da un piano terrestre come cattolico, metodista, episcopaliano sia
qualcos’altro perché è morto! E’ soltanto un episcopaliano, cattolico o metodista
morto. 254-92
Noi conserviamo quella conformazione mentale, quello schema e lo
portiamo con noi. Affrontiamo la situazione che abbiamo creato. Abbiamo
le stesse idee, gli stessi atteggiamenti.
Sul piano spirituale i nostri cari si preparano per la nascita e anche per
la morte, proprio come facciamo qui. Come ricorderete, Edgar Cayce udii
e vide i suoi nonni parlare con sua madre quando lei stava facendo la
transizione.
Anch’io ebbi una strana esperienza. Di solito pensiamo che i fantasmi facciano
paura, apparendo di notte e in posti strani. E’ una cosa bizzarra. Quelli che giravano
in casa nostra lo facevano soprattutto di giorno. Mio nonno è tornato. Era stato
sepolto a Hopkinsville, e circa una settimana dopo comparve a Virginia Beach. Lo
potevamo udire, ma non potevamo vederlo. Gladys Davis, mio fratello e il postino lo
possono confermare. Fu un’esperienza strana. Mio nonno era presente in casa
nostra. Nessuno se l’era aspettato che morisse durante quella visita ed egli tornò
per mettere in ordine i suoi documenti. “Non resterà a lungo, Non disturbatelo. Non
andate nella sua stanza. Lasciatelo stare, Lasciatelo sistemare le cose. Sta bene,
Potete pregare per lui, se volete, ma non disturbatelo.” Continuai a sentirlo e
continuai a non credere che egli fosse là, che dovesse essere un topo o il
pavimento che scricchiolava o qualcos’altro. Correvo di sopra e guardavo,
pensando che ogni momento l’avrei scontrato se era là – ma niente.
Un giorno in cui eravamo tutti seduti a pranzo sentimmo dei rumori di sopra
come se ci fossero delle persone che camminavano per la stanza. A volte si sentiva
il loro respiro. Si poteva sentire quello strano fenomeno della presenza di questo
uomo. Forse la nostra memoria e il fatto che lo sentivamo respirare e muoversi in
certi modi ha ingrandito la cosa, ma sono certo che l’energia ci sia stata. “Devo
guardare di nuovo”, dissi. Papà rispose: “Se fossi in te, non lo farei.” Dissi: “Beh, io
devo vedere.” Mi alzai da tavola e mi diressi verso le scale per andare di sopra. Mio
nonno era sul pianerottolo. Andai a sbattere contro di lui, sapevo che era lui, e
questo mi fece prendere una paura del diavolo. Per qualche strana ragione avevo i
capelli dritti in testa. Pensavo di aver ricevuto una scossa elettrica. Mio nonno stava
transitando, si stava spostando. Dopo quell’esperienza non lo disturbai più.
La meditazione è il modo per mettersi in sintonia con una sensibilità maggiore;
sognare è il modo per scoprire dove si sta andando e che aspetto avrà. Se non
avete nessun’altra ragione per prendere nota dei vostri sogni, annotateli per
scoprire in che tipo di cosa “salterete” quando morirete. Sarà molto utile. I sogni
sono una cartina – come le cartine stradali – dello schema che state creando e in
cui entrerete. Dai vostri sogni potete cominciare a capire com’è dall’altra parte. Per
questo l’importanza dei sogni in questo contesto.
La meditazione è il modo in cui viaggiamo in quel regno, sulla luce, con la luce.
La preghiera per gli altri che sono morti è luce, li aiuta. La preghiera illumina la via,
come fa la luce di una torcia elettrica. Così meditiamo per determinare quello stato e
quella consapevolezza di come viaggiamo. Sicuramente nei sogni e in meditazione
noi tutti abbiamo visto, a volte, l’inizio di questo risveglio e dell’apertura della
coscienza, quando cominciamo a muoverci con la luce. Con le parole delle letture:
Tuttavia se impariamo sempre di più che le separazioni sono soltanto questo:
attraversare le stanze, per così dire, della casa di Dio, diventiamo in queste
separazioni, in queste esperienze – consapevoli di ciò che s’intende per ciò che è
stata ed è la legge, come dal principio: “Sappiate, oh voi popoli, che il Signore
vostro io è Uno!”
E dovete essere tutt’uno – tutt’uno con un’altra persona, tutt’uno con Lui – se
volete essere, come infatti siete – corpuscoli nel flusso vitale del vostro Redentore!
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