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sabato 23 ottobre 2021

La Cabala e Cayce: comunicare direttamente con Dio

Non esiste un libro singolo intitolato “La Cabala”, come vale anche
per la Bibbia e il Corano. Gli insegnamenti della Cabala si trovano in
centinaia di manoscritti e trattati risalenti ad alcuni migliaia di anni
prima dell’incarnazione di Cristo fino ai tempi moderni.
I primi manoscritti della Cabala introdussero l’idea dell’estasi che
deriva dalla diretta comunione con Dio. Questa estasi fu ben definita
da Plotino (204-270), il fondatore del neo-platonismo, autore delle
Enneadi): “La liberazione della mente dalla sua coscienza finita,
diventando tutt’uno e identificata con l’infinito.” La meta del mistico
era sempre passare dalla coscienza individuale, finita alla coscienza
universale, finita che era la condizione naturale di Dio.
Questa nozione della comunicazione con Dio forma il cuore di ogni
pensiero cabalistico. Questi primi mistici introdussero anche l’idea che
gli incontri ravvicinati con Dio possono essere pericolosi per le menti
impreparate. Benché la Torah indichi che ogni ebreo fedele potrebbe
comunicare direttamente con Dio senza rischio, i cabalisti credevano
che un vero contatto con una forza tanto infinita ed onnipotente
quanto lo è Dio potesse portare alla pazzia. Per questo motivo i
cabalisti, inizialmente, limitarono lo studio e la pratica a persone sopra
i 40 anni d’età, che già comprendevano gli elementi essenziali della
legge e delle pratiche spirituali.
Anche con oltre 100 codici cabalistici a disposizione, si continuò e
cercare e ricevere saggezza direttamente dal cielo attraverso
rivelazione, percezione intuitiva, profonda meditazione ed
illuminazione spontanea.
Il Mistero del Carro (circa 7 a.C.) è un manoscritto del movimento
Merkaba (dall’ebraico RKB, “viaggiare” verso il cielo). Fu sviluppato da
una visione di un carro fiammeggiante avuta dal profeta Ezechiele.
Trovandosi vicino ad un fiume in Babilonia, Ezechiele vide nei cieli
quattro creature alate (un uomo, un leone, un bue e un aquila – molto
simile alle visioni di Daniele e dell’Apocalisse, che Cayce
identificò nella lettura 281-16 come quattro influenze
carnali che devono essere soggiogate dallo Spirito), ruote
rotanti (i chakra?) e un trono fiammeggiante. Seduta sul
trono fu “la gloria del Signore” (Ezechiele 1). Questi
cabalisti di Merkaba usarono questa visione come un modo per
descrivere i regni di Dio, che si trovano al di sopra del mondo
materiale che gli umani conoscono. Meditavano sull’immagine del
carro fiammeggiante, usandola come un mantra visivo.
Una parte degli scritti di Merkaba sono gli scritti di Hekhalot
(ebraico per “palazzi celesti”) che descrivono in dettaglio come i
cercatori della presenza di Dio entravano in stati simili a quelli
meditativi per mettersi in comunione con l’eterno infinito (Ein Sof) –
proprio come fece Cayce per fare alcune delle sue letture più spirituali.
I cabalisti credono che Dio continui a mettersi in comunione con le
menti e i cuori di chi è aperto alla comunione come lo era Mosè.
Gli scritti di Merkaba e Hekhalot descrivono il sentiero attraverso i
mondi superiori verso il carro celeste come un sentiero pericoloso e
terrificante. Passava accanto a sette cieli pieni di eserciti di angeli.
Fiumi di fuoco uscivano dal cielo mentre gli angeli tiravano il carro
attraverso l’aria. La meditazione si concentrava sul carro al fine di
superare gli ostacoli che si trovavano sul percorso per arrivare al carro
stesso e di vedere l’immagine del Signore seduto sul
trono. Per arrivare al trono ci voleva preparazione e pratica
spirituale notevole, attenzione e concentrazione
straordinarie e un desiderio incrollabile di conoscere Dio
direttamente.
Un altro movimento di cabalisti alla ricerca di estasi fu
sviluppato dai mistici di una città di nome Safed nell’Asia minore (oggi
Turchia) - chiamata la città della Cabala. I concetti e i metodi di Safed
si diffusero in tutto il Mediterraneo orientale – dalla Turchia all’Egitto,
compresa la Palestina, e fino alla lontana Persia e furono conosciuti
come il cabalismo Lurianico, dal suo fondatore Isaac Luria (1534-
1572), che era noto anche come “Ari” (ebraico per leone). Invece di
cercare di viaggiare attraverso i palazzi del cielo verso il carro e
l’immagine del Signore, i mistici lurianici cercavano il “vuoto puro”
(tehiru), dove l’essenza di Dio si ritirava per conservare la perfezione
mentre la Creazione si sviluppava. I perfetti e puri non potevano
restare in mezzo agli errori che dovevano necessariamente verificarsi
durante il viaggio volontario della crescita dell’anima. Questi cabalisti
credevano che il Creatore si ritirasse in uno stato immobile e vuoto e
che si possa trovare Dio solo là.
Ciò che i primi cabalisti cercavano era il contatto diretto e personale
con il divino. Benché lo cercassero nel contesto e nel mondo delle
leggi, rituali e tradizioni religiosi, il loro contatto personale con il
divino li distinse dalla comunità più grande del giudaismo e, più tardi,
dalla cristianità. Molti mistici cristiani ricevevano i loro metodi mistici
dallo studio della Cabala, così come dallo gnosticismo, platonismo ed
ermetismo. Quei metodi ed esperienze estatiche venivano tenuti
segreti perché la comunità più grande non era in grado di affrontare
individui che erano in unione spirituale diretta con il Dio di tutta la
creazione. Le autorità e anche le masse erano convinte che il diavolo
dovesse essere coinvolto in ogni divinazione del genere, e durante
alcuni periodi di maggiore popolarità della Cabala, l’inquisitore sempre
all’inseguimento era autorizzato ad arrestare e condannare quei
mistici ad essere bruciati sui roghi, specialmente se non erano
cristiani, com’era il caso con i cabalisti.
In sostanza, la Cabala ci aiuta a diventare consapevoli delle forze
invisibili della vita e a discernere ciò che è eterno da quello che è
transitorio. Lo fa rivelando le fonti dell’energia creativa, della
coscienza celestiale e del filo di unicità che passa attraverso la
molteplicità della vita esteriore.
Secondo il punto di vista di Edgar Cayce, tutti i movimenti religiosi
più importanti di questo pianeta hanno lo “stesso spirito di fondo”
nella loro filosofia fondamentale. Qui gli fanno una domanda in merito
riguardo al ruolo di Gesù nello sviluppo religioso/filosofico in questo
mondo:
“(D) Che parte ebbe Gesù nelle Sue reincarnazioni nello sviluppo
degli insegnamenti essenziali delle seguenti religioni e filosofie?
Dapprima, il buddismo.
(R) Questo ne è solo una.
(D) Islamismo, confucianesimo, scintoismo, bramanismo,
platonismo, giudaismo.
(R) Com’è stato indicato, l’entità [Gesù] – come entità –
ha influenzata direttamente o indirettamente tutte quelle
forme di filosofia o pensiero religioso che insegnavano che
Dio è Uno. Nella prima, come uno che era legato – nella
meditazione o nello spirito – a colui che ne era alla guida, e
quelle cose che sono state aggiunte sono molto simili a ciò
che è stato aggiunto nel giudaismo. Che sia nel buddismo,
islamismo, confucianesimo, platonismo o che altro – a questi è stato
aggiunto molto da ciò che è stato detto da Gesù nel Suo cammino in
Galilea e Giudea. In tutte queste, quindi, vi è quello stesso spirito di
fondo.” (364-9)
Peculiare del cabalismo è il riferimento di Cayce al giudaismo e
platonismo, e se aggiungiamo lo gnosticismo e l’ermetismo, allora
abbiamo le filosofie fondatrici del misticismo occidentale – anime che
cercano la comunione diretta con il loro Creatore.
Cabala significa “ricevere”, ma con la sfumatura “corrispondere” in
un modo che è “a tu per tu” – come Mosè ricevette da Dio e comunicò
con Dio a tu per tu, così che il suo viso “risplendette” per l’esperienza
(Esodo 34,29). Cayce ferma la sua attenzione su questo, istruendoci:
“segregatevi dalle preoccupazioni del mondo. Pensate a ciò che volete
fare perché il vostro Dio vi incontri a tu per tu.” (281-41)
Qualunque cosa ognuno di noi individualmente creda sia utile per
incontrare Dio a tu per tu deve essere il procedimento della nostra
preparazione. Cayce ci dice di “pensare” a questo e poi di usare quello
che ci arriva come aiuto per incontrare Dio.
Ecco un’intuizione di Cayce: “Nelle preparazioni, quindi, ciascuno
metta la mente, il cuore, l’anima in pace con Lui; e arriverà quella luce
che splenderà nell’ora più buia, in quei periodi in cui ve ne è più
bisogno. Avvicinatevi al trono della misericordia con misericordia verso
tutti.” (262-21) Mostrare misericordia nei confronti di tutti mentre si
cerca di incontrare il Creatore Misericordioso a tu per tu è una buona
pratica per esercitarsi.
Una volta che ha inizio la nostra unione spirituale con Dio, è
necessario che continuiamo così su una base piuttosto regolare, come
in questa lettura: “Mantieniti vicino a quel risveglio mentale e
spirituale che arriva con la comunione con Lui nel tuo sé interiore,
poiché Egli è in grado di guidarti attraverso tutte le ombre che possono
sorgere.” (262-37) Quando siamo di fronte alla luce dell’amore, della
misericordia e della guida di Dio, tutte le ombre nel nostro cuore, nella
mente e nella vita restano indietro. La nostra vita prende una strada
nuova ed illuminata verso la felicità e la pace eterna.
Personal Spirituality, estate 2010
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