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giovedì 21 novembre 2019

La Reincarnazione dei Re

di Adrian Gilbert
Uno dei temi più interessanti che è venuto fuori dalle letture di Edgar Cayce è il
concetto di reincarnazione. Non sappiamo se, in una delle nostre vite passate,
siamo stati principi, regine, ricchi commercianti o frati cappuccini, oppure se siamo
stati coinvolti nelle crociate, nella caduta di troia o nell’Esodo. Secondo la
testimonianza delle letture, è molto probabile.
Nel mio libro “I Re Magi” ho esplorato ciò che si dice nelle letture sulla carriera
precedente di Giovanni Battista. Cayce asserì che le parole attribuite a Gesù in
Matteo, capitolo 11, dovrebbero essere prese letteralmente: Giovanni Battista era la
reincarnazione del profeta Elia. Per indagare su questo ho paragonato la storia di
Elia, come viene narrata nel Vecchio Testamento, con la storia del Nuovo
Testamento di Giovanni. Mi sono reso conto che poteva essere compreso
correttamente solo alla luce del suo karma. La Bibbia ci racconta che Elia fece
infuriare l’allora re di Israele, Ahab, e ancora di più la sua regina, Gezabele. Egli li
fece avvertire che sarebbero stati destituiti e che Gezabele sarebbe stata divorata
dai cani. Questa profezia si avverò. Gezabele fu gettata da una finestra e morì, e
infatti venne divorata tutta, ad eccezione di testa, mani e piedi, dagli animali
affamati. (2 Re, 9)
Le parallele fra la storia di Elia e di Giovanni continuano ad affascinarmi.
Inoltre sembra chiaro che, se Giovanni era Elia, allora Herodiade, la moglie di Erode
Antipa e grande rivale di Giovanni, deve essere stata la reincarnazione di Gezabele.
E suo marito, Erode Antipa, era presumibilmente la reincarnazione di re Ahab. Ciò
che rende questo fatto ancora più interessante è che Erode ed Herodiade erano re e
regina della Galilea al tempo di Giovanni, e questa regione faceva parte del vecchio
regno di Israele che secoli prima era stato governato da Ahab e Gezabele. Così ciò
che si era incarnato ai tempi di Giovanni non era solo un individuo o un gruppo di
individui, bensì una situazione intera che comprendeva re, regine e profeti.
Se questo fosse un episodio isolato, allora potremmo forse archiviarlo come
anomalia interessante. Ma non è così. Nel suo celebre libro Manuale di occultismo,
il famoso astrologo Sepharial (Walter Gornold) presenta la prova di una
correlazione sorprendente fra la vita di Luigi IX – “San Luigi” – e di Luigi
XVI. Questi due re di Francia nacquero a 539 anni di distanza:
rispettivamente nel 1215 e nel 1754. Stranamente lo stesso intervallo di
539 anni separa i loro matrimoni, l’ascesa al trono e molti altri eventi in
queste vite all’apparenza parallele. E’ possibile che Luigi XVI che, a
differenza di san Luigi, fu un re senza successo e finì la sua vita sulla
ghigliottina, era in realtà la reincarnazione del re precedente? Se fosse così, che ne
è della moglie di Luigi XVI, Maria Antonietta? Questo deve essere l’argomento di
un’ulteriore ricerca.
Il lavoro di Sepharial sui due Luigi mi incoraggiò a considerare le vite dei re
d’Inghilterra per vedere se c’erano segni simili di reincarnazione. Ciò dovette
rivelarsi altrettanto proficuo. Ho trovato parallele evidenti fra le carriere di re Artù,
l’eroe dei britanni cristiani nelle loro guerre del quinto al sesto secolo contro gli
anglo-sassoni pagani, e il re cristiano Alfredo di Wessex il quale resistette in modo
simile alle invasioni pagane del nono secolo.
Un altro possibile caso di un destino di reincarnazione che spicca è la vita di
Enrico VI (1421-71). Per molti versi la sua carriera fu anticipata da quella di Riccardo
II (1367-1400). Entrambi re salirono sul trono d’Inghilterra da ragazzi, entrambi
sopravvissero a ribellioni del popolo, entrambi non avevano progenie viva da
succedere a loro, entrambi furono deposti da un cugino e entrambi vennero alla fine
assassinati. Benché non ci sia lo stesso schema cronologico che Sepharial trovò
con gli Luigi, sembra esserci un collegamento per le coincidenze e similarità nel
carattere di Enrico e Riccardo. Questi aspetti salienti dei loro caratteri sono tanto
singolari che sembra probabile che l’ultimo sia in effetti la reincarnazione del primo.
Portando avanti le mie ricerche ho trovato prove ancora più
convincenti nella strana corrispondenza nella carriera fra due dei più
famosi re d’Inghilterra: Enrico II (1133-89) e Enrico
VIII (1491-1547). Entrambi re salirono sul trono al
seguito di guerre civili della generazione precedente.
Entrambi furono autocrati, ed entrambi cercarono di
rafforzare la propria posizione a spese della monarchia
francese.
La cosa più impressionante però è un rapporto parallelo di
questi due Enrico con un’altra figura di primo piano in quei tempi. Poco dopo
essere diventato re, nel 1154, Enrico II nominò Thomas Becket il suo cancelliere.
All’inizio Becket si mostrò uno strumento volonteroso del re, poiché
anche se uomo di chiesa, combatté personalmente in battaglia e pretese
pesanti tasse dalla chiesa per finanziare le guerre di Enrico. Questo
cambiò nel 1162, però, dopo che Thomas Becket era diventato
arcivescovo di Canterbury, su istigazione di Enrico. Indossando la
camicia di cilicio e adottando la vita di un asceta, il prima fedele Becket
diventò ora una spina nel fianco del re. Nel 1170 la frustrazione di Enrico con il suo
amico di un tempo esplose. “Chi mi libererà da questo ecclesiastico turbolento?”
chiese. Quattro cavalieri leali presero Enrico in parola e, in un atto di infamia che
dovette provocare indignazione in tutta l’Europa, uccisero l’arcivescovo al’interno
dei sacri recinti della cattedrale di Canterbury. Per il chiasso causato da questo
sacrilegio, Enrico fu costretto ad indossare egli stesso la camicia di cilicio e di far
penitenza davanti al papa. Nel frattempo “Thomas Becket il martire” venne presto
canonizzato, e la sua tomba a Canterbury divenne quella più visitata in
Inghilterra.
Ora, se facciamo un salto in avanti di 357 anni, troviamo
risonanze straordinarie di questa storia nel rapporto di Enrico VIII con
il suo cancelliere, Sir Thomas More. Benché un laico per alcuni anni,
More seguì l’esempio di Becket. Abbracciò la vita ascetica di monaco
cartesiano, indossò il cilicio, si flagellava il venerdì e dormiva sul nudo
pavimento con solo un ceppo per cuscino. Nel 1518 egli diventò un
consigliere della corona e perciò un confidente intimo di Enrico VIII il
quale lo trattava come il suo amico più intimo. Nel 1529 More succedette al
cardinale Wolsey come Lord Cancelliere, la carica una volta tenuta da Thomas
Becket. Però, proprio come Becket aveva bloccato i tentativi del suo sovrano di
interferire nelle questioni della chiesa, così egli resistette al desiderio di Enrico di
divorziare dalla prima moglie, Caterina di Aragon. Il rifiuto di Sir Thomas More di
riconoscere Enrico come capo della chiesa d’Inghilterra causò ulteriori guai, e nel
1535 egli venne giustiziato per tradimento. Questa volta non ci fu alcun pentimento
da parte di Enrico, e tre anni dopo egli ordinò il trasferimento e la distruzione della
tomba di Thomas Becket. Sir Thomas More, tuttavia, rise per ultimo, perché nel 1935
papa Pio XI lo proclamò santo, proprio come Becket.
Considerando queste prove possiamo vedere che la vita di san Thomas More e
il suo rapporto con Enrico VIII ha un’assomiglianza straordinaria con quella
diThomas Becket con Enrico II. Possiamo solo concludere che queste due anime, re
e cancelliere, avevano legami karmici. Questo sembra un esempio molto evidente e
chiaro di ciò che potremmo chiamare la reincarnazione di due individui con dei
problemi. E’ un bene che col senno di poi riusciamo a volte a vedere schemi come
questi, almeno quando riguardano vite ben documentate come quelle di santi e
monarchi. Durante questa ricerca mi resi però conto che sarebbe molto più utile se
potessimo identificare questi schemi via via che si evolvono nel presente. Ciò mi
portò a considerare quella che è forse la situazione più pressante del nostro
tempo, la guerra in Iraq.
In questo contesto vale forse la pena notare che nell’anno 114 l’imperatore
romano Traiano iniziò l’annessione della Mesopotamia all’impero. All’inizio la
conquista andò bene. Senza molta opposizione Traiano annesse l’Armenia e
Adiabene (ciò che è ora l’Iraq curdo) prima di seguire il fiume Tigri fino a Ctesifone
(Baghdad) e raggiungendo infine il golfo persico. Sebbene Traiano fosse un
generale di grande successo, sotto il suo comando l’impero romano si era
pericolosamente esteso. Nel 117, quando scoppiarono ribellioni in luoghi diversi
come Britannia, Egitto, Palestina e Sarmatia, i parti (persiani, oggi iraniani), il più
grande nemico di Roma, si prepararono a contrattaccare in Mesopotamia. Traiano
morì lo stesso anno, e per la fortuna di Roma fu Adriano a succedergli, uno dei più
capaci di tutti gli imperatori. Quando comprese il pericolo della situazione egli ritirò
l’esercito romano da ciò che è ora l’Iraq e stabilì il confine dell’impero lungo il fiume
Eufrate. Come conseguenza l’impero romano stesso dovette sopravvivere intatto
per altri trecento anni.
Ora è forse ingenuo suggerire che esiste qualche legame karmico fra quegli
eventi e la presente situazione in Iraq. Però, se Roma era la superpotenza di
quell’epoca, lo sono oggi anche gli Stati Uniti. C’è una congruenza di potere
politico, se non un’identità. Similmente il nemico principale di entrambi nel medio
oriente era ed è Partia/Iran. Potrebbe quindi darsi che parte dell’impeto ad invadere
l’Iraq nel 2003 fosse uno schema rimasto ancora dal 117 d.C.? Se sì, il prossimo
presidente americano fisserà il limite dell’influenza americana nel medio oriente
lungo l’Eufrate piuttosto che lungo i confini dell’Iran, o cercherà di distruggere
la Partia una volta per tutte? Non conosciamo ancora la risposta a questa domanda,
ma sarebbe interessante se egli fosse la reincarnazione di Adriano.
Da: Ancient Mysteries, novembre/dicembre 2007
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