Site Logo
domenica 17 novembre 2019

La Vita Passata di Gesù come Giuseppe, Figlio di Giacobbe

Edgar Cayce ha rivelato nelle sue letture che Giuseppe è stato un’incarnazione
precedente di Gesù. E’ una delle storie più belle della Bibbia: un ragazzo dalle
modeste origini passa dalla povertà alla grande ricchezza, dagli inizi umili al grande
potere e rende bene per male.
Secondo la cronistoria biblica di Giuseppe (Gen. 37-50), quando Rachele,
moglie preferita di Giacobbe, partorì Giuseppe, egli diventò il figlio prediletto di
Giacobbe. Era un ragazzo bello e di talento e i suoi fratelli più grandi erano gelosi e
risentiti del posto speciale che aveva nel cuore di Giacobbe. Essi complottarono per
ucciderlo, ma all’ultimo minuto, per intercessione di Ruben, lo misero invece in un
pozzo. Quando videro passare un gruppo di commercianti viaggiatori, decisero di
venderlo come schiavo.
Cayce ci dice che Giacobbe aveva 12 figli e che Ruben era il
maggiore. Non era geloso di Giuseppe in modo insano come i suoi fratelli
e quando vollero ucciderlo disse loro: “Non spargete il sangue, gettatelo
in questa cisterna che è nel deserto, ma non colpi telo con la vostra
mano” (Gen. 37,22) Ruben sperava così di salvare Giuseppe,
proponendosi di ritornare più tardi e di salvarlo. Questa è una delle trame
che sarà intessuta nell’arazzo della vita futura di Giuseppe come Gesù.
Durante la vita di Gesù, l’uomo che era stato Ruben (suo fratello nella sua vita
di Giuseppe) era un membro del Sinedrio, il quale rappresentava la tribù di Ruben!
“L’entità era allora fra coloro che erano i derisori, fra quelli dello stesso Sinedrio;
perché allora l’entità, col nome di Samaleuen, rappresentava le tribù di Ruben ed
era della casa di quella particolare gente. Poiché essa rappresentava questa in
quelle esperienze all’inizio della separazione della casa, perché l’entità era lo
stesso Ruben!” (lettura 693-3)
Il Sinedrio era l’organo religioso dominante degli ebrei durante l’occupazione
romana. Era composto di sommi sacerdoti, anziani e scribi della religione ebraica
ortodossa. Fu questo gruppo di uomini ad orchestrare il processo di Gesù e a
caldeggiare la Sua crocifissione. Avevano grande potere, ma non l’autorità ultima
per eseguire una condanna a morte ed era per questo che Gesù venne portato
davanti al governatore romano, Pilato. E’ possibile, quando il Sinedrio dibatteva sul
modo di sbarazzarsi di Gesù, che Ruben parlasse cercando di salvare l’uomo che
era stato suo fratello in una vita precedente? Se lo fece, era inutile e nella sua difesa
di Gesù gli altri membri del Sinedrio ebbero il sopravvento.
Nella sua vita come Samaleuen, Ruben era circondato dai suoi “fratelli” nel
Sinedrio che cospirarono per uccidere Gesù, proprio come i suoi fratelli durante la
sua vita come Ruben avevano cospirato per uccidere Giuseppe. “Allora i sommi
sacerdoti e gli anziani del popolo si riunirono nel palazzo del sommo sacerdote, che
si chiamava Caifa, e tennero consiglio per arrestare con un inganno Gesù e farlo
morire.” (Matt. 26, 3-4) E’ un fatto rilevante che l’anima di Ruben si trovò di fronte
alla stessa situazione in un’altra vita.
La Bibbia ci dice che il fratello che vendette Giuseppe come schiavo si
chiamava Giuda. Giuda disse ai suoi fratelli: “Che guadagno c’è ad uccidere il
nostro fratello e a nasconderne il sangue? Su, vendiamolo agli Ismaeliti e la nostra
mano non sia contro di lui, perché è nostro fratello e nostra carne.“ (Gen. 37,26)
Ecco un altro confronto interessante fra le vite di Giuseppe e Gesù. Lo storico
ebraico Josephus indica la somma che i commercianti pagarono per Giuseppe
come 30 pezzi d’argento (sebbene nella Bibbia sia stata indicata come 20 pezzi
d’argento). Il discepolo Giuda vendette Gesù al Sinedrio per 30 pezzi d’argento.
Possono Giuda (che vendette Giuseppe) e Giuda Iscariota essere stati la stessa
anima in due vite diverse – in una un fratello, nell’altra un discepolo? Cayce non lo
dice specificamente, ma, se fosse così, sarebbe per ironia della sorte. Quando gli
chiesero se l’idea di Giuda nel tradire Gesù era di costringerLo ad imporSi come re,
Cayce replicò: “Piuttosto il desiderio dell’uomo di costringerlo a farlo e il
compimento di ciò di cui Gesù parlò durante la Cena.” (lettura 2067-7)
Un altro paragone interessante fra le vite di Giuseppe e Gesù è che entrambi
indossavano abiti tessuti appositamente per loro. Rachele aveva tessuto la “veste
di molti colori” di Giuseppe con molto amore per suo figlio. Dopo averlo venduto ai
commercianti, i suoi fratelli macchiarono di sangue la sua veste di molti
colori e la mostrarono a Giacobbe, dicendo che un animale selvatico
aveva ucciso Giuseppe. Proprio come Giuseppe indossava una veste
tessuta per lui dalla madre, Gesù portava una veste che Marta aveva
tessuto per lui con molto amore. Cayce dice che la veste “era tessuta in
un unico pezzo con il foro nella parte superiore attraverso il quale
doveva passare la testa e poi scendeva su tutto il corpo, così che con le cordicelle
veniva legata intorno alla vita.” (3175-3) Il colore della veste era grigio perla, con
simboli ebraici intrecciati nella parte bordata del fondo. Tutti consideravano un
grande onore per Marta che il Maestro indossasse sempre questa veste. Sul luogo
della crocifissione, Marta fu sicuramente presente e vide i soldati tirare a sorte per
questa bella veste che lei aveva tessuto appositamente per il Maestro.
Giuseppe era molto amato da suo padre Giacobbe. A Giacobbe deve essersi
spezzato il cuore, quando i figli tornarono per dirgli che animali selvatici avevano
ucciso Giuseppe. Cayce insinua in una delle sue letture che Giacobbe ritornò come
il discepolo Giovanni durante la vita di Gesù. (3976-15) Ciò sarebbe una bellissima
trama nell’arazzo di queste due vite. Il padre, che aveva perso il figlio e poi lo ritrovò
nella sua vita di Giacobbe, fu l’amato discepolo di Gesù che “perse” il suo Maestro
durante la crocifissione per poi ritrovarlo nella resurrezione. Dalla croce Gesù affidò
sua madre alle cure di Giovanni. La seguente letture di Cayce descrive ciò che
accadde dopo la resurrezione. “Maria, la madre di Cristo, divenne un’abitante nella
casa di Giovanni – il quale si unì con quelli di Betania; perché Giovanni, come forse
si sa bene, era il più ricco dei discepoli del Cristo. Al presente, i suoi beni sarebbero
valutati, in valuta americana, in quasi un quarto di un milione di dollari G” (295-8)
Senza dubbio, Giacobbe si era guadagnato la benedizione di rinascere durante la
vita del Maestro come Suo discepolo amato (e ricco). E’ anche interessante notare
che, proprio come Giacobbe aveva 12 figli in quella vita, Gesù aveva 12 discepoli
(e Giovanni era uno di loro).
L’Egitto ha una parte importante sia nella vita di Giuseppe sia in quella di
Gesù. Giuseppe sarebbe morto per mano dei suoi fratelli, se non fosse stato
venduto al gruppo di commercianti viaggiatori e portato in Egitto. Sotto il decreto di
Erode, Gesù sarebbe stato ucciso da neonato se lui e la sua famiglia non fossero
fuggiti in Egitto.
Sia Giuseppe sia Gesù da giovani si recarono in Egitto. In Le Vite del Maestro
Glenn Sanderfur dice: “Secondo Cayce, gli anni di Gesù prima del Suo ministero
non erano inattivi o solo un periodo di semplice apprendistato di carpenteria sotto
Giuseppe a Nazareth. Erano piuttosto anni in cui il giovane Gesù studiò diverse
filosofie spirituali fondate sulla fede nell’unico Dio.” Egli non solo visitò l’India e la
Persia, ma Lui e suo cugino Giovanni studiarono in Egitto. Cayce dice che le prove
di questa formazione e dell’iniziazione verranno trovate in documenti che si trovano
nella piramide. (5749-2, -7) Da giovane, Gesù andò in Egitto per prendere lì la sua
iniziazione finale prima di tornare a Cafarnao per cominciare il Suo ministero e fu in
Egitto che Giuseppe salì al potere per una serie di eventi straordinari.
Quando i commercianti portarono Giuseppe in Egitto, lo
vendettero a Putifarre, un ufficiale del faraone. Fu un giovane talmente
competente e fidato che nel giro di poco diventò capo amministratore
della casa, ma fu imprigionato sotto l’accusa di aver tentato di sedurre
la moglie di Putifarre (benché, in realtà, avesse respinto le avances di
lei). Anche in prigione le qualità straordinarie di Giuseppe vennero riconosciute e fu
nominato amministratore degli altri prigionieri. Qui usò a proprio vantaggio i suoi
talenti per interpretare i sogni quando interpretò correttamente due sogni – uno per
il capo fornaio del faraone e uno per l’assaggiatore di vino del faraone (che si
trovarono anch’essi in prigione). Profetizzò che, alla fine, l’assaggiatore di vino
sarebbe tornato dal faraone, ma che il fornaio avrebbe peso da un albero. Quando
queste cose accaddero come predette e l’assaggiatore di vino ritornò dal faraone,
egli dimenticò di raccontargli del talento di Giuseppe, come aveva promesso di fare.
Due anni dopo, però, quando il faraone stava cercando disperatamente qualcuno in
grado di interpretare i suoi sogni, l’assaggiatore di vino gli
raccomandò di consultare Giuseppe.
La predizione di Giuseppe che il fornaio avrebbe peso da un
albero fa presagire il metodo di morte che egli stessi avrebbe infine
subito nella sua vita come Gesù. E’ interessante che, nella
produzione della BBC/Discovery Channel sulla vita storica di Gesù, un esperto dei
metodi romani di crocifissione sostenne che si usarono gli olivi per farne delle croci
e che Gesù portò la sbarra orizzontale sulla sua via verso la croce, non la croce
tradizionale come la conosciamo. Se questo è vero, allora egli letteralmente “pese
da un albero.”
Il faraone fu così colpito dalla capacità di Giuseppe di interpretare i suoi sogni
che lo rilasciò dalla prigione e alla fine lo nominò il suo vice in Egitto per
amministrare un programma di conservazione di cibo. Giuseppe aveva predetto per
il paese sette anni di abbondanza, seguiti da sette anni di grande penuria. Quando
arrivarono i sette anni di penuria, il paese fu sollevato per il fatto che
Giuseppe aveva avuto l’accortezza di mettere da parte delle scorte. Il faraone aveva
tanta stima di Giuseppe da dargli in moglie una delle figlie del sommo sacerdote. Il
suo nome era Aseneth e gli generò due figli, Manasse ed Efraim.
La carestia arrivò fino a Canaan e i fratelli di Giuseppe si
recarono in Egitto per comprare del grano. Qui vediamo emergere
un lato curioso di Giuseppe. Benché egli riconoscesse i fratelli, essi
non lo riconobbero ed egli comincia a giocare con loro il gioco del
gatto col topo. Tutti i suoi fratelli erano ora in Egitto, con
l’eccezione del figlio più piccolo di Rachele, di nome Beniamino,
che avevano lasciato a casa. Giuseppe deve essere stato
particolarmente impaziente di vedere questo fratello minore, visto che i due erano
nati dalla stessa madre. Li accusò di essere delle spie e trattenne Simeone come
ostaggio, in attesa che fossero andati in Canaan e tornati con Beniamino. Perché
Giuseppe non abbia rivelato la sua identità ai suoi fratelli è uno dei misteri della
Bibbia. Glenn Sanderfur dice in “Le Vite del Maestro”: “A quanto pare, tuttavia,
malgrado tutti i suoi meriti, Giuseppe non raggiunse la perfezione G la storia biblica
lo mostra che giocherellò con i fratelli quando vennero in Egitto per comprare del
grano e aggravò il loro dolore con le sue richieste riguardo a Beniamino.”
Dopo il ritorno dei fratelli con Beniamino, Giuseppe continuò a non rivelare loro
la sua vera identità e li lasciò partire per tornare a casa. Nascose, però, una sua
coppa d’argento nel sacco di grano di Beniamino e, quando i fratelli scoprirono
questo, tornarono al palazzo per restituirla. Alla fine Giuseppe rivelò la sua vera
identità e li esortò a tornare col padre per venire vivere in Egitto.
Grande fu la gioia di Giacobbe quando scoprì che Giuseppe non solo era vivo,
ma che era l’uomo responsabile per aver salvato tanti dalla fame durante la carestia.
In Genesi 50,20 Giuseppe dice ai suoi fratelli: “Se voi avete pensato del male contro
di me, Dio ha pensato di farlo servire a un bene, per compiere quello che oggi si
avvera: far vivere un popolo numeroso.” Qui vediamo il perdono che Giuseppe
dimostrò ai fratelli. Non solo perdonò i fratelli, ma convinse il faraone a dare a suo
padre e ai suoi fratelli dell’ottima terra in Gosen per vivere. Anche Gesù predicò il
perdono durante tutti il Suo ministero e persino nell’ora della sua estrema angoscia
pregò: “Padre, perdona loro, perché no sanno quello che fanno.” (Luca 23,34)
Proprio come la vendita in schiavitù di Giuseppe operò a favorire l’intento di Dio
(salvare una nazione e la sua famiglia individuale dall’inedia), così fece anche la
morte di Gesù sulla croce. Grazie alla Sua resurrezione Gesù superò il mondo e ci
mostrò la via del ritorno al Creatore. Le esperienze tragiche nelle due vite di
Giuseppe e Gesù furono trasformate nel bene più grande per l’umanità.
Venture Inward, novembre/dicembre 2008
Privacy Policy
Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.
Maggiori informazioniOK
La pubblicazione del materiale contenuto in questo sito è stata autorizzata dall’A.R.E., Inc., Virginia Beach, con tutti i diritti riservati all’A.R.E., Inc. Virginia Beach, all’A.R.E. Press, Association for Research and Enlightenment, Inc., a nonprofit organization, e, per le citazioni delle letture di Cayce, a Edgar Cayce Readings ©1971,1993,1994,1995,1996 by the Edgar Cayce Foundation.All rights reserved.
powered by Infonet Srl Piacenza