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martedì 12 novembre 2019

L’Amore va Oltre la Morte

(Robert J.Grant)
“Prega spesso per quelli che sono morti .. E’ ben fatto ... Coloro che sono passati
attraverso l’altra porta di Dio spesso stanno in ascolto, in ascolto della voce di chi hanno
amato sulla Terra ... Le tue preghiere li guidano avvicinandoli di più a quel trono d’amore e
mercé, quel cono di luce, sì, quel fiume di Dio.”
Lettura 3954-1 di Edgar Cayce
Poche cose nella vita sono più laceranti e dolorose di quando un nostro caro
muore inaspettatamente o quando un genitore deve accompagnare un figlio
all’ultimo riposo. L’angoscia che accompagna una tale perdita deve essere
insormontabile. Tali esperienze sembrano andare contro natura. Ci hanno
insegnato che, a tempo debito, sono i figli a seppellire i propri genitori , non il
contrario. Allo stesso modo non sembra giusto che un caro ci venga tolto senza
avere la possibilità di prepararci per la sua dipartita.
Per molta gente, la morte di un figlio è un evento che la spinge ad iniziare una
ricerca spirituale per raggiungere una comprensione più profonda degli enigmi
di vita e morte. Per molti, la morte inattesa o prematura di una persona cara
segna l’inizio di uno sviluppo spirituale in cui, attraverso la loro ricerca, trovano
una filosofia o comprensione spirituale che apre il passaggio alla conoscenza
che l’anima continua ad esistere dopo la morte. Nell’epilogo al libro di John
Gunther Death Be Not Proud (Morte, Non Essere Orgogliosa), scritto dopo la
morte di suo figlio Johnny, Frances Gunther, sua moglie, descrisse il viaggio
dal buio del dolore ad un luogo in cui essi scoprirono la luce della guarigione
spirituale: “Eppure alla fine ... quando tutti i libri sono stati messi da parte, e
tutte le parole; quando si è soli con se stessi; che cosa rimane nel proprio
cuore? Solo questo: vorrei che avessimo amato Johnny di più ...Naturalmente
abbiamo amato Johnny moltissimo ... Amare Johnny di più. Che importanza ha
? Che importanza può avere adesso? Tutti i genitori che hanno perso un figlio
sapranno ciò che voglio dire. I genitori in tutto il mondo che hanno perso dei
figli in guerra hanno sentito questo tipo di domanda e cercato una risposta. Per
me significa amare di più la vita, essere più consapevole della vita, dei propri
simili, della Terra. Significa cancellare, in un modo strano ma reale, le idee di
male e odio e del nemico; e trasmutarle, con l’alchimia della sofferenza, in idee
di chiarezza e carità. Significa preoccuparsi sempre di più per altre persone, a
casa e all’estero, su tutta la Terra. Significa interessarsi di più per Dio.”
Molta gente cercò consiglio da Edgar Cayce quando la morte entrò nella loro
vita inaspettatamente o, come sembrava, “troppo presto”. Incontrare Cayce o
ricevere una delle sue letture psichiche spesso segnava l’inizio della loro
comprensione che la vita è continua. Ad alcuni genitori Cayce disse che loro
figlio aveva bisogno di stare con loro solo per un breve periodo di tempo;
tuttavia, in quel breve periodo, l’anima del figlio sperimentò un’eternità
d’amore durante la breve vita terrena con i genitori.
Cayce diede una lettura per una bambina di sei anni, malata terminale. Egli
informò i genitori che potevano essere di grande aiuto per la figlia morente
rassicurandola sulla “bellezza della transizione”. Cayce disse anche ai genitori
che il processo del passaggio della figlia attraverso la morte era un’esperienza
per procurare crescita e sviluppo all’anima. Mentre si trovava nello stato di
trance durante una lettura per i genitori e la loro bambina, egli disse:
“Quindi, soltanto tenere il corpo il più comodo possibile e conservare intorno a
questa mente in via di sviluppo la bellezza della transizione, è l’aiuto, come
troviamo, che può essere dato. Si potrebbe dare moltissimo per quanto
riguarda gli atteggiamenti o le fasi delle forze karmiche, ma per quanto
riguarda quelle materiali o fisiche - soltanto far capire alla mente [della
bambina] le bellezze della transizione nell’evoluzione spirituale delle forze
mentali e dell’anima al corpo e ai genitori quell’aiuto, quel vigore, che produce
una comprensione maggiore degli scopi dell’ingresso di un’anima nella
materialità, anche quando si soffre per quelle esperienze e si porta - come
sembra - poca opportunità di aiuto materiale. Eppure queste esperienze [il
processo del morire] costruiscono nell’intimo di ogni anima ciò che è uno
sviluppo continuo per quelli che cercano di conoscere le vie della Divinità ...
Che ognuno quindi studi per dimostrare che venga approvato dalle Forze
Creatrici. Mentre queste [circostanze], dal punto di vista materiale, sembrano
poca cosa, la speranza e la promessa che sono state date sono certe.” (1270-
1)
Nella prima parte della lettura Cayce sembrava dare istruzioni ai genitori, cioè
di sedersi al capezzale della bambina parlandole in modo tranquillizzante,
rassicurante. Che la bambina fosse in coma o cosciente, le rassicurazioni -
come “ti amiamo ...Sei circondata dagli angeli della luce e della bellezza ... C’è
una grande luce ... Segui quella luce ... Tutta va bene” - raggiungono sempre,
secondo Cayce, l’anima della persona che sta attraversando la transizione della
morte. La cosa più utile era dire alla bambina di cercare con lo sguardo la
Luce, menzionata così tante volte nelle esperienze di premorte - perché quella
Luce è la luce dell’Amore Incondizionato, o Dio. In essenza, Cayce stava
dicendo ai genitori che tali espressioni di amore aiutavano la bambina a
lasciarsi andare con maggiore facilità.
Senza considerare il lato spirituale della vita - e l’esistenza continua dell’anima
dopo la morte - le fasi del morire sono insopportabilmente brutali e
traumatiche per la mente finita, cosciente, logica. Sia la disintegrazione
graduale del corpo durante le fasi finali della malattia terminale sia la morte
inaspettata per trauma o malattia improvvisa sono estremamente difficili e
dolorosi per la persona moribonda e la sua famiglia. Nella lettura sopra
menzionata Cayce sembrava dire ai genitori che non si poteva arrivare alla
vera comprensione dell’esperienza senza prendere in considerazione il lato
spirituale.
Nella natura ci sono degli schemi che possono essere paragonati alle fasi di
vita, morte e rinascita. La metamorfosi di un bruco che diventa farfalla
simboleggia il viaggio dalla vita alla morte e quindi la rinascita. Per ironia della
sorte, la farfalla raggiunge la sua vera vita solo dopo essere emersa dal
bozzolo. Essa vola libera da ogni confine ed è una nuova creazione. In questo
modo positivo possiamo considerare il processo della morte e del morire. Nel
suo romanzo The Adventures of a Reluctant Messiah (Le Avventure di un
Messia Riluttante) Richard Bach ci fornisce delle parole di saggezza per
descrivere il lato spirituale del processo di morte: “Ciò che il bruco chiama la
fine del mondo, il Maestro lo chiama farfalla.”
Ripetutamente Edgar Cayce rassicurava molte persone che i vincoli dell’amore
non possono essere spezzati dalla morte del corpo fisico. L’amore non conosce
tempo, né spazio né limitazioni. Quelli che abbiamo amato e che se ne sono
andati prima di noi, li ameremo di nuovo dopo che ci saremo disfatti da questo
“trambusto mortale” chiamato il corpo fisico. In tante letture Edgar Cayce
disse: “Ciò che è morte per il fisico è una nascita nello spirituale ... L’amore
non muore mai ... cambia solo forma.” In questa luce possiamo essere più che
certi che quando noi cambiamo forma nel momento della morte fisica, ci sarà
davvero una riunione e un “tornare a casa”.
Da: Personal Spirituality, maggio 2006
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