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domenica 17 novembre 2019

Ra Ta - il gran sacerdote d’Egitto

Quando le acque del Diluvio universale si ritirarono, portarono alla luce
piccoli tumuli di terra. Il grande airone dalle piume bianche discese dai cieli,
posandosi sul monticello egizio Ben Ben ad On, nota anche come Eliopoli, “città del
sole”.
Una mente celestiale di raro potere e scopo scrutò il pianeta alla ricerca della
giusta occasione. Vide degli umani giunti dai paesi in passato grandi di Og, i quali
ora vivevano intorno al monte Ararat che si stava asciugando (dove si pensa che
l’arca di Noè sia approdata). Queste creature incarnate stavano diventando forti di
un nuovo ideale spirituale. La mente celestiale sapeva, da quel luogo nel profondo
di se stessa che conosce ogni cosa, che questa gente sarebbe alla fine entrata in
Egitto portando quel paese a fare un grande viaggio di illuminazione. Questa fu
l’occasione che stava cercando. Tuttavia, dato che un profeta ha poco onore nella
sua stessa tribù e nel suo paese, questa grande mente cercò un modo per arrivare a
questa gente dal di fuori del loro gruppo e delle loro terre.
Ad est del monte Ararat, nelle terre persiane, essa trovò la tribù di Zu e una
figlia il cui corpo, cuore e mente erano perfetti per l’incarnazione di questo profeta.
Le si avvicinò; con amore ed idealismo persuase il suo sé più profondo e cedere e,
sovrastando le cellule del suo corpo, animò il suo ventre, fecondandola col seme
della sua futura forma. Con grande sorpresa del suo sé terreno e di suo padre, ella
si trovò gravida, benché vergine. Sfortunatamente i suoi congiunti ebbero poca
pazienza per i suoi racconti mirabili di concepimento interiore e la cacciarono dalla
tribù con infamia. Suo padre, disorientato dal proprio amore pronto-a-credere-tutto
per la figlia e dalla sua, finora esistente, rigida fede nelle leggi fisiche, stette
immobile quando ella fu cacciata.
Viaggiò verso occidente – non per qualche piano escogitato, bensì per una
spinta interiore, intuitiva verso ovest. Alla fine si accampò nelle vicinanze della tribù
di Ararat. Questa non amava la tribù di Zu, di conseguenza ella non fu accolta in
modo cordiale, bensì semplicemente tollerata. Ma quando nacque suo figlio e la sua
bellezza venne percepita, ella fu tollerata un poco di più. Il bambino crebbe di
statura e saggezza, rivelando una perspicacia che presto lo identificò come profeta.
In una delle presentazioni del bambino, egli profetizzò l’ingresso della sua tribù
nelle ricche terre d’Egitto. Profondamente commosso dalla sua profezia, re Ararat
cominciò ad avere il ragazzo in grande stima, dando conforto ed appoggio a lui e
alla madre – la cui vita ebbe finalmente una svolta positiva.
Il ragazzo aveva un colorito insolito. Aveva la pelle più chiara della madre; i
capelli erano come il sole. Per queste caratteristiche venne chiamato Ra Ta, “il sole
sulla terra”.
Ra Ta mostrò la notevole capacità di controllare animali selvatici, in particolare i
grandi felini. Li attirava a sé per poi guidare le loro attività. A ventuno anni
condusse re Ararat e la sua tribù fuori dai monti verso sud, attraverso le pianure e
nelle ricche terre d’Egitto. Circa novecento anime facevano parte di questa forza
d’invasione. Leoni, sotto il controllo del giovane Ra Ta, fecero strada.
I nativi dell’Egitto furono sbalorditi alla vista di questo ragazzo illuminato dal
sole con i suoi leoni, che stava conducendo un folto gruppo di gente montanara
forte e combattiva nel loro paese di benessere e prosperità. Era calli contro
manicure, pelli contro sete, muscolo contro carne delicata. In altre parole, non c’era
competizione.
In un breve incontro fra i governatori nativi, un giovane scriba egizio propose di
accogliere con cordialità questi nuovi arrivati invece di combatterli. In Egitto c’era
più che sufficiente perché tutti vivessero bene insieme e sembrava che i
conquistatori fossero in grado di impadronirsi dell’Egitto se costretti a farlo. Si
misero d’accordo. La proposta fu portata agli invasori. Alcuni di Ararat risero
all’idea; altri furono ispirati dallo spirito di cooperazione e coesistenza. Ra Ta fu fra
le menti più disposte a collaborare e così trovarono l’accordo.
Tuttavia, anche se ci sarebbe stato il dominio congiunto sulle terre, la gente di
Ararat avrebbe scelto chi fra i nativi sarebbe stato il co-governatore. Il pungolo di
questa contro-proposta non abbandonò mai il giovane scriba che aveva proposto la
coesistenza, ma era rassegnato all’accordo. Non poteva sapere che i conquistatori
avrebbero scelto lui come co-reggente – una decisione che l’avrebbe fatto salire
dallo stato rispettabile di scriba insegnante alla posizione elevata di co-reggente e
consigliere dell’organo governativo di tutto l’Egitto.
Il re di Ararat raccolse molti intorno a sé perché agissero come consiglio di
governo. Questo consiglio comprendeva alcuni sacerdoti dal gruppo di Ra Ta di
insegnanti, educatori ed iniziati spirituali, alcuni capi nativi, alcuni capi della tribù di
Ararat e, naturalmente, lo scriba nativo. Più tardi, quando un sopravvissuto degli
Atlantidei approdò inaspettatamente alle loro rive, il Consiglio Interno incluse anche
qualcuno dei loro capi.
Una volta che il paese fu sistemato e il consiglio stabilito, la vita cominciò e la
cultura crebbe.
Tutte le femmine delle tribù furono alloggiate per la sera in grandi
edifici collegati ai templi. Maschi furono alloggiati in grandi edifici
connessi con i palazzi reali. Gli edifici erano disposti
meravigliosamente a gradinate. Ogni sala aveva tre o quattro
pavimenti a gradinate. Le stanze da letto private erano piccole. Tutti
gli oggetti, come coperte, tappeti e biancheria erano fatte a mano.
Queste sale a gradinate di stanze private si collegavano con grandi saloni per
riunioni di gruppo allo scopo di apprendimento, ricreazione e danze. C’erano sale e
camere speciali per il concepimento, per le nascite e per l’educazione dei figli.
C’erano inoltre sale e camere speciali per iniziazioni ed insegnamenti sacri.
Secondo Cayce, gli edifici erano “progettati e costruiti per dimostrare le relazioni di
individui con individui e le relazioni di individui con le Forze Creatrici (sintonia
personale) e di grandi gruppi di individui con le Forze Creatrici”. (294-149)
Secondo Cayce, l’enfasi spirituale di Ra Ta e l’enfasi secolare del re fu la prima
separazione deliberata e cooperativa nella storia di chiesa e stato.
Ra Ta riunì il suo gruppo, costituendolo di coloro che ascoltavano le idee di (1)
mondi invisibili al di là di questo, (2) zone nel corpo che rappresentano la vita non
fisica, (3) attività che avvengono durante l’intervallo fra un’incarnazione ed un’altra,
(4) e quelle fra l’attività di un giorno e l’attività del sonno notturno! Insegnava che
questa vita interiore fosse importante e che ne valesse la pena conoscerla. I nativi
restavano maggiormente fedeli alla vita materiale esteriore e alla sue gioie, invece di
cercare qualche vita interiore invisibile. L’Egitto in cui Ra Ta entrò era una civiltà
altamente sviluppata materialmente. Egli portò un nuovo punto di vista, difficile da
comprendere da una prospettiva strettamente materiale. In ogni caso, la gente si
ricordava come, da giovane uomo, aveva condotto i leoni in Egitto, quindi lo
stettero ad ascoltare. Inoltre egli scoprì delle prove archeologiche che
convalidarono i suoi insegnamenti sulla loro preistoria. Per questo molti si recarono
da lui e lo ascoltarono. Alcuni fra questi perfino si rinchiusero nell’austerità dei
templi.
Nei templi si svilupparono, insegnarono e praticarono degli esercizi per
accrescere la consapevolezza spirituale e la sintonia con le Forze Universali.
Vennero messe a punto le fasi di iniziazione ed illuminazione. Aspiranti sacerdoti e
sacerdotesse continuarono ad avanzare attraverso queste fasi che cambiavano il
corpo e la mente. I primi stadi si trovavano nel Tempio del Sacrificio, dove al centro
dell’attenzione c’erano le depurazioni e le purificazioni, per la maggior parte intese a
rendere perfetto il corpo. I secondi stadi erano nel Tempio della Bellezza, dove la
sintonia e l’illuminazione erano al centro dell’interesse, per lo più in relazione con la
mente e lo spirito.
Gli altari venivano preparati secondo la guida interiore.
Comprendevano altari sacrificali e altari abbellitori. Su questi altari
non si sacrificavano animali, uccelli, rettili o esseri umani, come
oggi si potrebbe pensare. Su questi altari gli individui deponevano i
propri errori e li cancellavano con i fuochi delle forze invisibili che
venivano messi in moto per mezzo della sintonia con i poteri dello
Spirito. Quando queste depurazioni venivano unite alla guida
interiore per impegnarsi in una particolare carriera di servizio, si potevano allora
fare grandi passi avanti nella libertà dall’essere terreno e dalla coscienza limitata.
Questo avveniva solo dopo che i cercatori avevano scelto di dare se stessi a questi
servizi. Nessuno veniva costretto ad entrare nei templi e una volta che vi erano
entrati, nessuno veniva costretto a passare attraverso i vari stadi. Tutti dovevano
scegliere o essere mossi dall’intimo.
Il Tempio del Sacrificio venne costruito per coloro che cercavano la
purificazione fisica e mentale. Per paragonare questa struttura con qualcosa dei
nostri giorni, dovremmo unire uno dei nostri migliori ospedali con una delle nostre
migliori stazioni termali. Ristrutturare e purificare il corpo poteva impiegare diversi
mezzi, dalla chirurgia ai bagni profumati, dalla chimica al massaggio, dal
cambiamento doloroso alla trasformazione nirvanica.
Il Tempio della Bellezza venne costruito per coloro che cercavano di
consacrarsi e dedicarsi alla sintonia e al servizio. Per paragonare questa struttura
con qualcosa dei giorni nostri dovremmo unire ad una delle nostre università
altamente idealistiche, una delle nostre organizzazioni religiose più amorevoli di
stile monasteriale ed unire a queste uno dei nostri centri di preghiera e meditazione.
Oggigiorno non sarebbe facile farlo.
Il Tempio della Bellezza trasformava i partecipanti. Allo sviluppo di corpo,
mente ed anima univa il servizio a Dio, agli esseri umani e al mondo. Il programma
non era isolato o elitario. Che si venisse destinati a lavorare nei servizi sacri degli
altari o nei lavori quotidiani del granaio, entrambe le cose venivano considerate allo
stesso modo come una manifestazione divina del proprio massimo potenziale per
esaltare Dio durante la vita.
Secondo la lettura 294-149, ecco lo scopo per tutto questo: “Affinché ci potesse
essere una relazione più stretta degli individui col Creatore e una relazione migliore
degli individui fra di loro.”
Nonostante molti miglioramenti, Ra Ta lottò con delusioni e scoraggiamento. Si
trovava in una vita materiale. Alcuni di questi controllavano le persone come
subordinati e schiavi per il proprio vantaggio, cosa che non concordava con l’ideale
di Ra Ta di un unico Dio e un’unica famiglia dei figli di Dio, tutti fratelli e sorelle
uguali fra loro. Erano necessari molti cambiamenti per poter realizzare gli ideali e le
comprensioni spirituali.
Le letture di Cayce affermano che stiamo arrivando in un periodo nel tempo che
è esattamente uguale a questo periodo nell’Egitto antico – un ritorno nei cicli
naturali. La differenza chiave è che sarà molto più interiorizzato.
Ancient Mysteries, dicembre ‘08/gennaio 2009
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