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martedì 12 novembre 2019

La magnifica biblioteca di Alessandria

Bastano le parole “biblioteca di Alessandria” per evocare visioni di colonne massicce, pavimenti di marmo, alte statue e corridoi infiniti contenenti la più grande collezione di testi del mondo antico. Ma la biblioteca con il museo annesso era molto di più che una struttura impressionante per ospitare l’archivio dell’umanità per le conoscenze scritte. Era un’università con sale conferenze, sale studio, servizi ristorativi, chiostri, giardini botanici, una sala di scrittura e un osservatorio astronomico. Era più simile a un centro per studi avanzati che attirava studiosi da tutto il mondo per la ricerca e lo studio in collaborazione. Le letture di Cayce lo confermano.
Diversi destinatari di letture sulle vite passate furono identificati come abituali frequentatori della grande biblioteca, e inoltre fra i testi della sua vasta collezione ci furono gli insegnamenti di Uhjltd – Edgar Cayce in un’incarnazione precedente nell’antica Persia (294-142).

La creazione e l’intitolazione della biblioteca
La storia inizia con Alessandro Magno che appare nelle letture di Cayce come un’incarnazione precedente del sig. 1208, il quale è anche identificato nelle letture per essere stato Thomas Jefferson, il 3° presidente degli Stati Uniti d’America.
La biblioteca prese il nome da Alessandro, figlio di un re macedone. All’epoca la Macedonia era una provincia della Grecia. A 14 anni Aristotele, uno studente di Platone, divenne il suo insegnante – entrambi avevano studiato nei templi egizi. Di conseguenza Alessandro era molto interessato anche ai misteri dell’Egitto.
Alessandro nacque nel 356 a.C. e all’età di 16 anni condusse l’esercito macedone in battaglia. Suo padre, il re, fu assassinato nel 336 a.C., così Alessandro divenne re a 20 anni. All’inizio delle sue campagne andò in Egitto e rivendicò l’Egitto per la Grecia. Poi predispose i piani per una grande città che aveva la forma del suo mantello, una consuetudine che indicava che l’aveva vinto in battaglia. Tuttavia, più guerriero che re, non arrivò mai a svilupparla a causa della sua morte precoce. Morì a Babilonia di una febbre misteriosa nel 323 a.C.
Nelle letture di Cayce non è menzionato nulla sul coinvolgimento di Alessandro nella creazione della grande biblioteca e non dovrebbe essere diversamente. La storia insegna che Alessandro non mise piede nell’istituzione con cui oggi egli è messo maggiormente in correlazione. Invece nel 331 a.C., dopo aver sottomesso l’Egitto e gran parte del mondo conosciuto, decretò la creazione di un testamento duraturo della sua grandezza – una città che sarebbe diventata il centro mondiale del sapere e della cultura.
L’area per la costruzione della città, che giunse ad Alessandro in un sogno, si trovava sul mar Mediterraneo, vicino al delta del Nilo. Quella che una volta fu la città portuale di Rhakotis sarebbe diventata la metropoli più imponente e importante dell’antico Egitto. Oltre al museo e la biblioteca annessa ci sarebbe stato un enorme porto marittimo e il grande faro (di circa 34 piani di altezza), una delle sette meraviglie del mondo antico.
Alessandria era anche il centro maggiore dell’ellenismo, parola che deriva da “tutto ciò che è greco”, come la cultura, le maniere, le arti e la lingua greca. Nei suoi anni d’oro l’ellenismo divenne così importante da influenzare ogni cosa.


La costruzione e la conservazione delle testimonianze
Fu la grande biblioteca a distinguere la città da tutte le altre. Per oltre 600 anni attirò studiosi e uomini di scienza da ogni dove. Alcuni fra i filosofi più famosi insegnarono qui: Clemente, Plotino, Pitagora, Ammonio Sacca, Filone e Origene. Al suo apice la biblioteca si distingueva per la fusione delle conoscenze e del pensiero di oriente e occidente.
Subito dopo aver scelto la posizione e il nome della città, Alessandro partì per quello che oggi è l’Iraq settentrionale. Il governatore Cleomene di Naucrati iniziò la costruzione della città e il dragaggio del porto, che in seguito fu continuato da Tolomeo I, un militare greco macedone sotto Alessandro e uno dei tre che succedette all’impero di Alessandro dopo la sua morte nel 323 a.C. Tolomeo divenne il sovrano dell’Egitto (323-282 a.C.) e fondò una dinastia che governò per tre secoli – di cui l’ultima a regnare fu Cleopatra.
Sotto la direzione di Tolomeo I la costruzione iniziò con il museo che era in parte accademia, centro di ricerca e biblioteca e fu qui che matematici, poeti, scienziati e filosofi giungevano da tutto il mondo per studiare e scambiare idee. Vi si insegnò un’ampia varietà di materie, come matematica, astronomia, scienze, arte, scultura, scrittura, lingue, geografia, i vari punti di vista filosofici e molto altro.
Nel corso dei secoli fra i visitatori ci furono luminari come Euclide (325-265 a.C.), il padre della geometria; Claudio Tolomeo (circa 100-178 d.C.) i cui testi astrologici sono ancora studiati oggi; e Ipazia (circa 350/79-415 d.C.), l’ultima dei grandi matematici e filosofi alessandrini, che diventò famosa per essere stata assassinata per mano di una folla di cristiani zelanti.
Secondo Cayce, studiarono qui anche Maria, la madre di Gesù, e Josie, l’assistente di Maria e la prima insegnante di Gesù. Per di più, alcuni documenti che esse studiarono fornivano profezie su Gesù che all’epoca era ancora un neonato:

“Durante i viaggi verso l’Egitto … la custodia e l’attenzione riguardo al Bambino e
alla Madre fu per la maggior parte nelle mani di .. Josie … Il soggiorno in Egitto fu a
e intorno ad Alessandria.
Josie e Maria non furono oziose … ma quelle testimonianze – che [furono]
conservate lì in alcune parti delle biblioteche – erano una parte del lavoro che era
stato destinato a questa entità … Il soggiorno lì fu … circa … quattro anni, sei mesi,
tre giorni.
… Naturalmente c’erano – per via di alcuni documenti che erano stati letti dall’entità
Josie, così come dai genitori [Maria e Giuseppe] – i desideri di sapere se ci fossero
ora quei poteri insoliti indicati in questo Bambino – che era, sotto ogni aspetto, un
corpo normale e sviluppato, pronto per quelle attività dei bambini di quel
particolare periodo.” (1010-17)

Fortunatamente per gli studiosi di Cayce di oggi, la donna per cui fu fatta questa lettura (una teosofa e neuropatologa di 71 anni) ebbe la presenza di spirito per chiedere:

“(D) Qual era il tipo dei documenti studiati da Josie in Egitto?
(R) Quegli stessi documenti di cui gli uomini d’Oriente dissero …’Per mezzo di
quei documenti abbiamo visto la sua stella.’ Queste [erano] … previsioni
astrologiche, così come quei documenti che erano stati redatti …relativi alla venuta
del Messia … parte dei documenti da coloro sul Carmelo [gli Esseni] … da quelli
dati da Elia – che fu il precursore, che fu il cugino, che fu il Battista [in questa
incarnazione] … Documenti – non solo relativi al tipo di lavoro dei genitori, ma
anche ai loro luoghi di soggiorno e alle caratteristiche stesse che indicavano questi
individui; il tipo e il carattere che avrebbero fatto parte delle esperienze di chi
sarebbe venuto a contatto con il Bimbo; il fatto che gli indumenti indossati dal
Bambino avrebbero guarito i bambini. Poiché il corpo, essendo perfetto, irradiò ciò
che era salute, la vita stessa. Proprio come oggi gli individui possono irradiare,
tramite il loro sé spirituale, la salute, la vita, quella vibrazione che distrugge la
malattia nei corpi in qualsiasi forma. Queste furono le caratteristiche e il genere di
cose studiate da Josie …
Questi documenti furono distrutti, naturalmente, in un periodo molto più recente.”
(1019-17)


Tolomeo I


L’istruzione e le iniziazioni di Gesù
Secondo le letture, quando fu abbastanza cresciuto, Gesù fu mandato via per essere istruito. In una lettura per la donna la cui lettura rivelò che era la reincarnazione di Ruth, la sorella minore di Gesù, si sentì dire che era nata:

“L’anno seguente [dopo la nascita del loro fratello Giacomo che nacque poco dopo il
ritorno della famiglia dall’Egitto] quando c’erano stati per mezzo dei Re Magi
d’Oriente gli inizi degli insegnamenti di Gesù e il suo soggiorno in Persia, India …”
(1158-4)

Al ritorno di Gesù alla sua famiglia al momento della morte del padre, Cayce menzionò: “… la partenza [successiva] di quel fratello [Gesù] per l’Egitto per le iniziazioni o insegnamenti finali, con Giovanni – un altro parente …” (1158-4) Gesù e Giovanni tornarono in Egitto, ma si recarono nella città ancora più antica di Eliopoli (dove, secondo alcuni studiosi, Mosè sarebbe stato sommo sacerdote).

“(D) Per favore descrivete l’istruzione di Gesù in Egitto … e le materie studiate.
(R) Non ad Alessandria – invece a Eliopoli, per il periodo in cui doveva conseguire
lì il sacerdozio o sostenere gli esami – come fece Giovanni. L’uno fu in una classe,
l’altro nell’altra … quando vennero ESAMINATI…; superandovi le prove. Queste,
che esistevano da quando erano state stabilite, erano prove grazie alle quali si
arrivava a quella posizione in cui si veniva accettati o rifiutati dai … mistici, così
come dai vari gruppi o scuole in altri paesi. Poiché, com’è stato indicato spesso
attraverso questo canale, l’unificazione degli insegnamenti di molti paesi fu attuata
in Egitto; poiché quello fu il centro dal quale ci doveva essere l’attività o influenza
radiale sulla terra …” (2067-7)

Tuttavia, non si trattò solo dell’istruzione: “… il Principe della Pace entrò in Egitto per la Sua prima iniziazione lì.” (315-4)
A Tolomeo II, figlio di Tolomeo I, fu riconosciuta l’idea originale di una biblioteca universale – un’istituzione che ospitava una copia di ogni libro esistente nel mondo. Per raggiungere questo obiettivo, un centinaio di studiosi o più furono messi al lavoro nella sala di scrittura copiando manoscritti in prestito mentre altri furono in missione di raccolta fondi sul campo. Sotto l’egida reale di Tolomeo II era inoltre l’istituzione di una pratica ancora in uso oggi: quando veniva aggiunto un libro alla biblioteca, le relative informazioni importanti – come il titolo, l’autore e l’editore dell’opera, il luogo d’origine e la lunghezza e la sua collocazione nella biblioteca – venivano registrate in un ampio schedario, equivalente a un catalogo a schede.
Tolomeo III compì un ulteriore passo avanti nel suo entusiasmo di collezionare manoscritti. Tutte le navi che ormeggiavano ad Alessandria erano obbligate a consegnare tutti i testi nel loro possesso alle autorità. Venivano quindi fatte delle copie dagli scribi ufficiali e consegnate ai proprietari dei manoscritti. Gli originali divennero proprietà della biblioteca. Questo potrebbe spiegare la seguente risposta a questa domanda trovata nelle letture:

“(D) Perché la Bibbia non parla dell’istruzione di Gesù, o forse ci sono ora dei
manoscritti sulla terra che verranno trovati presto, i quali danno questi dettagli
mancanti?
(R) Ce ne sono alcuni che sono stati contraffatti. Tutti quelli che esistevano sono
stati distrutti – cioè, gli originali – con le attività ad Alessandria.” (2067-7)



Il faro di Alessandria






Un’enorme raccolta antica di testimonianze
Si diceva che la biblioteca sia arrivata a contare più di 700.000 rotoli oltre a tavolette di cera, pelli di animali, targhe di bronzo e anche qualche incisione su pietra. Ovviamente gran parte della raccolta doveva provenire da tempi antichi o civiltà primitive.
Una lettura sulle vite passate per una segretaria di 49 anni disse che era stata una serva greca che aveva dovuto ricercare le testimonianze per molti insegnanti che cercavano l’illuminazione. “Lì l’entità profittò molto di ciò che Platone, Aristotele e gli scrittori antichi del periodo avevano trovato … le esperienze dei saggi dei tempi antichi, ma che erano state conservate nelle testimonianze dei manoscritti o su papiro o quelle pietre che erano state conservate …” (813-1)
Nonostante le difficoltà iniziali (ci furono diversi incendi e altre catastrofi che distrussero parti ella collezione), la biblioteca continuò a prosperare dopo la caduta della dinastia tolemaica e l’arrivo dei romani nel secondo e terzo secolo a.C. Si diceva che altre raccolte storiche abbiano accolto i documenti e le biblioteche private di Aristotele e Pitagora. La grandezza della raccolta, tuttavia, stava nella sua varietà. Oltre a testi greci c’erano opere dall’antico Egitto, dall’India e dalla Cina. A quanto si riferisce, il buddismo era ben rappresentato, così come le scritture ebraiche.
Cayce si riferì alla biblioteca come “… la raccolta più grande di manoscritti, di scritti, delle varie forze, che sia mai stata conosciuta nel mondo dell’esperienza sul piano terrestre …” (412-5)
Per un uomo che ebbe un’incarnazione ad Alessandria come esattore delle tasse romano di nome Cercel, Cayce ci dice: “… la grande biblioteca … ad Alessandria, dove c’erano state le raccolte di dati da parte dei saggi antichi … non solo gli egizi e i persiani e le terre oltremare, ma anche le attività in tanti altri paesi vennero incluse lì nelle testimonianze …” (877-27)
Qui – secondo la lettura 294-142 condotta per lo stesso Edgar Cayce – vennero anche registrati gli insegnamenti provenienti dalla vita passata di Cayce come Uhjltd, il capo persiano che fondò una grande città nel deserto e che, dopo aver superato una ferita potenzialmente mortale, sviluppò i poteri psichici che più tardi si manifestarono in Edgar Cayce. Similmente la raccolta comprendeva gli insegnamenti di Zoroastro o Zarathustra, (nipote di Uhjltd e figlio di Zend – un’incarnazione di Gesù, secondo le letture), il fondatore della religione zoroastriana e fonte d’ispirazione dell’Avesta, la sacra scrittura zoroastriana.
La raccolta della grande biblioteca viene anche menzionata in una lettura condotta per un amico di Hugh Lynn Cayce, figlio di Edgar, il quale, secondo la lettura, in un’incarnazione precedente era stato uno degli autori che insieme scrissero il Vangelo secondo Marco. Giovanni Marco, come viene identificato nella lettura, aveva la particolarità unica di essere stato guarito sia da Giovanni Battista sia da Gesù prima di passare a diffondere la parola di Dio nell’Africa settentrionale e ad Alessandria. Il loro lavoro “era stato redatto nella grande biblioteca ad Alessandria.” (452-5)
Cayce identifica un’altra fonte di un materiale che era stato redatto da una moglie di Erode.

“Quindi l’entità scrisse su quei popoli dai periodi dei profeti fino al periodo in cui
c’era stato l’annuncio a quei gruppi che cercavano la Sua venuta [gli Esseni]. E
questi [i suoi scritti] erano una parte delle testimonianze … nella biblioteca
alessandrina.” (2067-1)

Secondo le letture, anche i documenti creati dagli Esseni furono in quell’archivio.

“Le attività o lezioni, o le informazioni ottenute dalla custode degli archivi degli
Esseni - o Judy – erano quelle cose che indussero l’entità in seguito a investigare da
sé quelle testimonianze che, secondo le voci, erano state scritte e che erano nella
biblioteca di Alessandria …” (1151-10)

Comprese in queste c’erano delle testimonianze “… dei Re Magi che vennero dagli altri paesi subito prima della nascita, e al momento della nascita si presentarono – o alcuni giorni dopo – nella città di Betlemme.” (1151-10)
Sfortunatamente queste testimonianze furono distrutte quando la biblioteca fu distrutta. Tuttavia, forse sono delle copie di questi documenti che furono trovati nel 1947 nei rotoli del Mar Morto.

Tolomeo II

La distruzione della biblioteca – versioni contrastanti
L’aspetto più controverso della biblioteca di Alessandria è la sua distruzione che ancora oggi è un argomento di discussione. Quando, come e da chi fu distrutta?
I nemici del pensiero o della saggezza universale arrivarono da ogni direzione. A parte i greci, c’erano assiri, persiani, romani, musulmani e poi i cristiani ortodossi. Visto che la religione era talmente una parte integrante della cultura egizia con varie divinità e la presenza di una porzione della biblioteca nel tempio di Serapide (una divinità greco-egizia introdotta da Tolomeo) che fu considerata pagana. Per questo era offensiva per molti.
Diversi storici attribuirono la sua distruzione alla conquista romana dell’Egitto durante il primo secolo a.C., e alcuni, come Plutarco, citarono specificamente i soldati di Giulio Cesare come la causa ultima della sua distruzione. Tuttavia, altri storici antichi sostennero di essersi recati alla biblioteca di Alessandria dopo che Cesare era stato in città, e queste affermazioni potrebbero essere influenzate dal fatto che c’era più di una biblioteca nella zona. Se accettiamo le informazioni che arrivano attraverso le letture di Cayce, sappiamo che Maria, Giuseppe e Josie studiarono nella biblioteca poco tempo dopo la nascita di Gesù, ben oltre il primo secolo a.C.
Secondo un’altra teoria fu distrutta nel 389 d.C. da una folla di cristiani guidata dal patriarca Teofilo quando rasero al suolo il tempio pagano di Serapide, prima di farne una chiesa cristiana e nel 645 d.C. i musulmani eliminarono tutto ciò che era rimasto.
Per ciò che riguarda la collocazione nel tempo, nella lettura sugli scritti di Marco, Cayce ci dice:

“Gran parte di ciò che fu redatto dall’entità in questo paese fu distrutto in o durante
il secondo secolo …” (452-5)

Chi ha distrutto le testimonianze? Sembra che ci fossero in molti a voler veder eliminati i contenuti della biblioteca. Secondo le letture, alla fine vi furono coinvolti due gruppi.

“Essi [gli scritti nella biblioteca di Alessandria] furono distrutti dai maomettani e
dalle divisioni nella chiesa, che venivano dagli ebrei e non dai romani, né da un
miscuglio di influenza romana ed ebraica.” (2067-7)

Non è chiaro se la distruzione ebbe luogo nel corso del tempo o tutta in una volta. Perché furono distrutti questi preziosi documenti? Cayce riassunse la tragedia in poche parole in una lettura per la segretaria quarantanovenne precedentemente menzionata:

“Le esperienze dei saggi dei tempi passati … furono più tardi distrutte in modo così
spietato da coloro che vollero imporre ai popoli futuri le proprie interpretazioni del
passato.” (813-1)
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