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venerdì 20 maggio 2022
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La Cappadocia - Il rifugio dei primi cristiani

Nei tempi biblici la Cappadocia era nota come Asia minore, il luogo
delle prime sette chiese dell’apocalisse di cui ciascuna (secondo le letture
di Cayce) corrisponde ad uno dei sette centri spirituali nel corpo umano
(sia i suoi peccati sia le sue virtù, le sue debolezze e le sue forze).
Oggi è il paese bello ma traballante chiamato Turchia. Queste terre
hanno sempre avuto faglie sismiche attive e fenomeni vulcanici, dovuti al
passaggio della placca araba (Arabia) sotto la placca dell’Anatolia
(Turchia). Malgrado questi pericoli geologici, le terre che appartengono
alla Turchia moderna sono state per millenni un domicilio dinamico per
molte culture irrequiete. Questa terra è stata la patria per hittiti, assiri, lidi,
troiani, persiani, greci/ionici, ponzi, armeni, romani, bizantini, seljuk
(musulmani sunniti) e civiltà ottomani. Ci si chiede se le culture instabili
che hanno occupato queste terre sono state la causa dei suoi terremoti e
vulcani, o il loro risultato.
Durante i primi periodi dell’epoca cristiana questa terra era un rifugio
per gli ebrei migranti de “la Via”, come i primi cristiani chiamavano se
stessi, alcuni dei quali erano anche gnostici. Furono perseguiti dalle
legioni romane che avevano l’ordine di distruggere gli ebrei tradizionali e
gli ebrei de La Via. Nel secondo capitolo degli Atti degli Apostoli, gli
abitanti della Cappadocia vengono descritti come “ebrei timorosi di Dio”
che hanno vissuto la pentecoste (ricevendo lo Spirito Santo):
“Venuto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita perché
ciascuno li sentiva parlare la propria lingua. Erano stupefatti e fuori di sé
per lo stupore dicevano: ’Costoro che parlano non sono forse tutti Galilei?
E com’è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa? Siamo
Parti, Medi, Elamiti e abitanti della Mesopotamia, della Giudea, della
Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e
delle parti della Libia vicino a Cirene, stranieri di Roma, ebrei e proseliti,
Cretesi e Arabi e li udiamo annunziare nelle nostre lingue le grandi opere
di Dio.’” (Atti, 2, 6-11)
L’apostolo Pietro rivolse la sua prima lettera ai primi cristiani in
Cappadocia e ad altri:
“Pietro, apostolo di Gesù Cristo, ai fedeli dispersi nel Ponto, nella
Galizia, nella Cappadocia, nell’Asia e nella Bitinia, eletti secondo la
prescienza di Dio Padre, mediante la santificazione dello Spirito, per
obbedire a Gesù Cristo e per essere aspersi del suo sangue: grazia e pace
a voi in abbondanza.” (1 Pt, 1, 1-2)
Il discepolo Paolo nacque nella regione a sud della Cappadocia, a
Tarso, e si spostò in tutta la Cappadocia durante i suoi molti viaggi
missionari. Ma quando i romani presero Masada nel 73 d.C., era l’ultima
presenza ebraica nella Terra Santa. La madre Terra e le sue sculture
vulcaniche nella Cappadocia offrivano riparo e protezione per molti di
questi primi cristiani.
Le grotte e i passaggi sotterranei della Cappadocia divennero presto
città sotterranee, percorsi nascosti per la fuga e luoghi per praticare in
segreto le proprie convinzioni spirituali. Queste città sotterranee erano
così sofisticate da avere camini di ventilazione, pozzi per l’acqua, servizi
sanitari, enormi magazzini per le provviste e persino camere per la
produzione del vino. Avevano, naturalmente anche delle cappelle
sotterranee affrescate, abbazie e sale per le riunioni.
Era relativamente facile costruire questi locali nella roccia vulcanica
morbida ma solida di questa zona, chiamata tufo. Molti passaggi e molte
camere sotterranei erano stati scavati in tempi antichi, ma vennero
ampliati e rifiniti durante i periodi di persecuzione romana dei primi
cristiani, prima che la fede fosse formalmente riconosciuta e protetta
dall’imperatore bizantino Costantino il cui governo aveva il suo centro
nella moderna Istanbul.
Alla fine la chiesa si stabilì formalmente in Cappadocia dopo l’anno
300 d.C. e le si attribuisce un trio noto nella chiesa della Cappadocia come
“I tre Cappadociani” o “la foglia di trifoglio della Cappadocia”. Questi tre
erano san Basile il grande, con il suo amico san Gregorio di Nazianzo, e
suo fratello san Gregorio di Nyssa (circa 350 d.C.). In seguito alle invasioni
degli eserciti islamici nella Terra Santa, la Cappadocia fu uno degli stati
dei crociati dopo la quarta crociata.
I rifugiati armeni che fuggivano alle invasioni dei Seljuk islamici
costruirono il regno di Cilicia ed annessero la Cappadocia. Ma nel 1071
alcune tribù turche cominciarono ad insediarsi in Anatolia (la Turchia di
oggi) e lentamente, nei successivi 200 anni, la Cappadocia si venne a
trovare sotto il dominio islamico. Il cristianesimo si spostò a nord in
Russia e nell’Europa centrale e nordorientale.
Dai primi anni del cristianesimo fino a circa il 1200 la Cappadocia fu
un centro dinamico di venerazione. A partire dal 300 i monasteri furono
attivi e saldi e operarono per centinaia di anni. La Cappadocia è oggi una
popolare attrazione turistica protetta dal governo islamico della Turchia. Vi
si possono vedere le cappelle affrescate, le grandi sale da pranzo per i
pasti in comune, i camini per l’aria e i pozzi che rendevano questa zona
uno dei primi rifugi del cristianesimo.
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